domenica 7 marzo 2010

And the Oscar goes to...


L'Oscar per gli americani è un po' come il Festival di Sanremo per noi... e non occorrerebbe dire altro. Insomma, se Sanremo è Sanremo, L'Oscar è l'Oscar. Punto. Come ho sempre detto in questi casi, le premiazioni dell'Academy non vanno prese troppo sul serio, del resto nemmeno in America c'è qualcuno che si straccia le vesti per la mancata vittoria di questo o quel candidato: la Notte delle Stelle è l'avvenimento televisivo dell'anno (e già questo la dice lunga), e i telespettatori in poltrona amano più che altro il glamour, la moda, lo star-system, il divismo, la competizione, gli sguardi assassini tra i contendenti... è un pubblico fatto di casalinghe, pensionati, persone di medio-bassa cultura a cui interessa davvero relativamente chi sarà il Miglior Film dell'anno, non fosse altro per il fatto che tutti i film in gara, ormai, sono già passati in sala e la loro sorte al botteghino è già stata decretata, nel bene o nel male. Tuttavia bisogna riconoscere, incontestabilmente, che la statuetta dorata riveste ancora un grande fascino tra gli addetti ai lavori: l'Oscar, infatti, è il premio dell'industria cinematografica americana, e siccome i giudici sono gli stessi protagonisti che si votano tra di loro (attori, registi sceneggiatori, montatori, scenografi, ecc...) ecco che un Oscar diventa un premio molto ambito, sia in termini di prestigio personale che, soprattutto, in termini di denaro da spuntare nel prossimo ingaggio. Del resto senza Hollywood non esisterebbe la Magia del Cinema, e la Notte degli Oscar è la sublimazione del Potere degli Studios: possiamo storcere il naso quanto vogliamo su questa baracconata festivaliera, ma onestamente è difficile immaginare di poterne fare a meno.
Diverso invece il discorso per noi europei, dove il nome Oscar fa ancora gola (e molto) agli esercenti cinematografici, e dove una statuetta in aggiunta al titolo del film può valere (forse) parecchi quattrini in più, magari rilanciando una pellicola passata inosservata qualche mese prima e che, una volta glorificata dall'Academy, può "risorgere" in sala e portare nuovi incassi: si pensi, tanto per fare un esempio, a un film come The Hurt Locker, da noi meteora al botteghino e che ora potrebbe invece beneficiare di un'eventuale vittoria...
Insomma, che ci piaccia o no ignorare la serata di stasera è difficile. E allora tanto vale parlarne, magari per giocare un po' sui pronostici e le curiosità del premio. Vediamo dunque, categoria per categoria, come "potrebbe" andare e quali sarebbero, invece, le intenzioni del sottoscritto se avesse lui (seee... ti piacerebbe!) in mano la possibilità di far vincere i premi.
Sognare, del resto, non costa nulla...

MIGLIOR FILM.
Beh, qui c'è poco da dire. Avatar è il "caso" cinematografico dell'anno, e poco conta se sia stato "montato" ad arte o meno. Lo spettacolare (ma anche banalotto) giocattolone iper-tecnologico firmato James Cameron ha incassato finora qualcosa come due miliardi e mezzo di dollari in tutto il mondo, a fronte dei 500 milioni spesi per realizzarlo (anche questo è un record), e ha sdoganato una tecnologia (il 3D) che ha di fatto riportato la gente nelle sale allontanando la pirateria: a fronte di tutto ciò è davvero molto difficile ipotizzarne la sconfitta... C'è chi sostiene che l'Academy non ami la fantascienza e nemmeno Cameron (inviso e invidiato da molti per la sua megalomania) e potrebbe preferirgli il pamphlet bellico The Hurt Locker, ma onestamente ci credo poco: è vero che il film della Bigelow è molto più amato dalla critica cinematografica, ma non dimentichiamoci, per l'ennesima volta, che l'Oscar è il premio dell'industria (non dei critici): è Hollywood che premia se stessa e non penso che volterà le spalle a Avatar, vorrebbe dire sconfessare minare le proprie fondamenta, e non accadrà.
Praticamente nulle le possibilità degli altri film, a dimostrazione che l'allargamento a dieci nominations è stata soprattutto una boutade televisiva, un espediente per acchiappare l'audience: faccio il tifo per il delizioso Tra le nuvole di Reitman (commedia amara, nostalgica e terribilmente attuale sulla società moderna), o per il gioiellino fantascientifico District 9. Non hanno speranze, ma è già importante che ci siano...
Vincerà: AVATAR
Il mio preferito: TRA LE NUVOLE

MIGLIOR REGIA
Qui il discorso è diverso. La regia è una categoria "strana": sinceramente non ho mai capito bene che differenza ci sia, per l'Academy, tra miglior regia e miglior film, in quanto mi sembrerebbe ovvio che se un film è il più bello dell'anno la stessa cosa debba dirsi anche per il suo regista... e in effetti, guardando l'albo d'oro dei vincitori, vediamo che le due categorie coincidono spesso, diciamo otto volte su dieci. Forse lo sdoppiamento è un escamotage per assegnare un'Oscar anche al produttore, chissà... A ogni modo, come dicevo, quest'anno il discorso è interessante: perchè a contendersi la statuetta ci sono un'uomo e una donna, e si dà il caso che la donna sia nientemeno la ex-moglie dell'uomo... insomma, per James Cameron e Kathryn Bigelow sarà sfida in famiglia, stile Guerra dei Roses, e non è azzardato sostenere che, contrariamente a quanto detto sopra, potrebbe spuntarla proprio la coriacea signora Bigelow, molto più amata a Hollywood dell'ex-marito. Intanto, perchè The Hurt Locker è sicuramente molto più bello di Avatar (nonostante la morale guerrafondaia e trita, per me inaccettabile), e quindi il premio alla Bigelow sarebbe una specie di "risarcimento", e poi perchè in 82 anni mai nessuna donna è riuscita a portarsi a casa la stauetta per la regia... insomma, secondo me ce la può fare. Anche qui, inutile farsi illusioni su un possibile outsider: Tarantino e i suoi Bastardi dovranno solo applaudire, stessa cosa per il bravo Jason Reitman di Tra le Nuvole e Lee Daniels, autore della sorpresa Precious.
Vincerà: KATHRYN BIGELOW
Il mio preferito: JASON REITMAN

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Competizione ad altissimo livello, come non si vedeva da anni. Jeff Bridges potrebbe finalmente farcela, dopo una carriera intera, a vincere l'Oscar per la sua brillante interpretazione di un cantante country alcolizzato e disilluso in Crazy heart, una specie di fotocopia de Il Grande Lebowski, il suo ruolo più celebre. Tuttavia dovrà guardarsi bene da George Clooney, commovente e mai così bravo in Tra le nuvole, e da Morgan Freeman, convincente Nelson Mandela in Invictus di Eastwood. Ma il mio cuore batte, inesorabilmente, per l'immenso Colin Firth di A single man, straordinario interprete di un ruolo complicato e gravoso... per me ha già vinto, indipendentemente dalle scelte di stasera. Solo "ornamentale" dovrebbe essere la presenza di Jeremy Renner, protagonista di The Hurt Locker.
Vincerà: JEFF BRIDGES
Il mio preferito: COLIN FIRTH

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
A differenza dei colleghi maschietti, poco pathos invece per le migliori attrici, a conferma che a Hollywood i ruoli femminili da un po' di tempo a questa parte scarseggiano. Delle cinque interpreti in gara, infatti, nessuna ha un ruolo memorabile: potrebbe vincere Sandra Bullock, la candidata più "glamour", mai nominata prima e in corsa con The blind side, una delle sorprese della stagione a stelle e strisce. Ma dovrà guardarsi da due attempate signore di Hollywood, peraltro già "oscarizzate" in passato: Helen Mirren (The last station) e l'eterna Meryl Streep (Julia & Julia), arrivata addirittura alla sedicesima nomination! La rivale più pericolosa per la Bullock, però, potrebbe essere l'esordiente (!) Gabourey Sidibe: fino a un anno fa non faceva nemmeno l'attrice, poi dopo aver risposto ad un annuncio sul giornale è stata scritturata per Precious e da lì è cominciato il suo sogno (molto americano). L'Academy ha sempre tenuto in considerazione certe "favole"... Platonica, invece, la candidatura della giovane Carey Mulligan (An education) che però è la vera rivelazione dell'anno: ha una faccina pulita, furbetta e molto espressiva. Ce ne ricorderemo.
Vincerà: SANDRA BULLOCK
La mia preferita: CAREY MULLIGAN

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Qui non c'è proprio gara: Christoph Waltz, nel ruolo dello spietato "cacciatore di ebrei" di Bastardi senza gloria è il vincitore annunciato, e non potrebbe essere che così. Il sottoscritto non ama particolarmente Quentin Tarantino, ma gli va dato merito di aver scritto per questo 53enne austriaco il ruolo della vita. Un personaggio fantastico, di quelli che ti capitano una volta nella vita. Chapeau. Nessuna speranza per gli altri, anche se lo Stanley Tucci di Amabili Resti è un degno avversario.
Vincerà: CHRISTOPH WALTZ
Il mio preferito: CHRISTOPH WALTZ

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Anche qui il pronostico sembra chiuso: la conduttrice televisiva Mo'nique, già partecipante di svariati reality, promotrice negli USA dell'ironica teoria del "grasso è bello", non dovrebbe aver problemi nel portarsi a casa l'Oscar. La sua performance in Precious è di quelle che colpiscono l'Academy, e poi è il premio più abbordabile per il piccolo film di Lee Daniels, sorpresa cinematografica dell'anno, che "deve" vincere qualcosa per tenere a galla il cinema indipendente. Peccato per le due brave interpreti di Tra le nuvole, Anna Kendrick e la bellissima Vera Farmiga. Per Penelope Cruz, già premiata lo scorso anno, e Maggie Gyllenhaal la nomination è gia un premio.
Vincerà: MO'NIQUE
La mia preferita: VERA FARMIGA

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Teoricamente, nessuno può competere con Quentin Tarantino: il suo verbosissimo Bastardi senza gloria è "il" film di sceneggiatura per eccellenza, ed è il logico favorito in questa categoria. Però... se le cose dovessero andare in un certo modo (cioè bene) per Kathryn Bigelow, nel senso di una pioggia di statuette che la incanalerebbero verso il trionfo (poco probabile), The Hurt Locker potrebbe giocare un brutto scherzo al regista di Knoxville, mai troppo amato dall'Academy. Anche se però, alla fine, la migliore sceneggiatura in assoluto è quella del bellissimo cartone Up, che però temiamo dovrà accontentarsi del premio per l'animazione. Peccato.
Vincerà: BASTARDI SENZA GLORIA
Il mio preferito: UP

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Questa è la categoria dove ci sono le cose migliori di questa annata cinematografica, a cominciare dallo script del sorprendente District 9 di Neill Bloomkamp, coraggioso e geniale film di fantascienza sudafricano che sfrutta l'immaginazione per parlare di problemi più che attuali della nostra società: il razzismo, l'apartheid, l'immigrazione, la sovrappopolazione... una bella pagina di cinema. Molto leccato ma tutto sommato ben scritto l'inglese An Education, molto "british" (scusate il gioco di parole) e in questo caso non è una parolaccia. Ci sono poi le sorprese Precious (di cui abbiamo già ampiamente parlato) e lo sconosciuto In the Loop, ancora inedito in Italia. Però questa è la categoria di Tra le nuvole, decisamente il più bel film tra quelli in gara quest'anno, e pieno di candidature senza speranza. Questa è l'unica realisticamente possibile, e nessuno gliela deve togliere, sennò mi arrabbio!
Vincerà: TRA LE NUVOLE
Il mio preferito: TRA LE NUVOLE

MIGLIOR FILM STRANIERO
Anche qui confronto serratissimo, probabilmente all'ultimo voto: si rinnova il duello tra l'austriaco Il nastro bianco di Michael Haneke e il francese Un Prophète, di Jacques Audiard. Finora in tutte le occasioni (Festival di Cannes, Golden Globes, EFA) ha sempre prevalso il primo, ma i 5.800 giurati dell'Academy potrebbero considerare troppo autoriale il film austriaco e "dirottare" le loro preferenze sulla ben più commerciale pellicola francese. Tuttavia, per il sottoscritto, l'opera di Haneke è notevolissima e merita un Oscar sacrosanto. Vedremo.
Vincerà: IL NASTRO BIANCO
Il mio preferito: IL NASTRO BIANCO

LE ALTRE CANDIDATURE
Restano le briciole... dando per scontato che Avatar dovrebbe fare incetta di tutte le candidature tecniche (effetti visivi, sonori, suono, fotografia, scene, musica), a The Hurt Locker potrebbe toccare la statuetta per il miglior montaggio (Tarantino permettendo), mentre appare scontata (e meritata) la vittoria di Up nei cartoni animati. Desta curiosità la candidatura dei nostri Signoretti e Sodano per Il Divo nella categoria del miglior trucco (ma sarà difficile battere Star Trek). Il pronostico per i migliori costumi va a The Young Victoria della pluripremiata Sandy Powell, mentre per la miglior canzone originale il premio non dovrebbe sfuggire alla bella "Take it all", forse l'unico motivo per vedere il deludentissimo Nine.

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