mercoledì 12 maggio 2010

COSA VOGLIO DI PIU' (Italia, 2010) di Silvio Soldini

Silvio Soldini è un regista coraggioso, e di questo dobbiamo rendergli merito. Potremmo definirlo "il Danny Boyle italiano" per la sua capacità di inventarsi sempre film così diversi tra loro, sia per tematica che per registro: lo abbiamo "scoperto" col notevole Le acrobate, ha raggiunto la notorietà con il leggero e delicatissimo Pane e tulipani, seguito a distanza dal tenero (e meno riuscito) Agata e la tempesta, ha cambiato di nuovo registro col drammatico e tristemente attuale Giorni e nuvole. In mezzo a tutto ciò, ha trovato anche il tempo di realizzare quello che, a mio modesto parere, è il suo capolavoro: sto parlando di Brucio nel vento, forse il film commercialmente meno importante, incompreso, sottovalutato, eppure dirompente per la sua forza emotiva e figurativa. La storia di un'ossessione d'amore, travolgente e inarrestabile, anche di fronte alla tragedia...

Ecco, Brucio nel vento è forse la pellicola che più si avvicina a Cosa voglio di più, l'ultima fatica del regista, appena uscita nelle sale: anche questa è la storia di una passione impossibile tra due persone, entrambe sposate, che si scoprono fatalmente attratte tra di loro. Attenzione: stiamo parlando di "passione" e non di "amore", che non può esserci quando il sentimento diventa ossessivo e compulsivo, feroce e carnale insieme. Mi si dirà che un film che parla di "corna" certo non brilla per originalità, ma è proprio questo l'aspetto in cui Soldini è un maestro: imbastire una storia il più possibile avvincente partendo da un assunto, ahimè, decisamente comune. Il tradimento, appunto. L'abilità di Soldini sta nel rendere coinvolgente e stra-ordinaria (nel senso letterale del termine) la "normalità" di una relazione extraconiugale: per questo soffriamo e ci sentiamo a disagio nel vedere tutti i sotterfugi, gli escamotage, le bugie, gli inganni compiuti dai due amanti per ritagliarsi qualche attimo di intimità. Ci pervade un senso di tristezza e profonda compassione quando lo schermo ci mostra gli amplessi della nuova coppia consumati in uno squallido albergo a ore della periferia mlanese. Restiamo con la bocca amara e le labbra contrite nel constatare lo sfaldarsi di rapporti tenuti insieme solo dall'apparenza e... dal portafoglio (i protagonisti sono tutti appartenenti alla nuova "lower-class" italica, fatta di lavoretti precari e mutui da pagare...). Soldini in questo è bravissimo, e questa è decisamente la parte migliore di Cosa voglio di più, tra l'altro anche un bel titolo (finalmente) azzeccato, che "centra" perfettamente la situazione di due esseri umani lacerati dall'insoddisfazione e dalla quotidianità.

Dove invece la pellicola gira decisamente a vuoto è nella descrizione dell'universo che circonda i due protagonisti, e qui non è possibile NON notare una sceneggiatura abbastanza trasandata e tagliata col coltello: Anna e Domenico, i due "adulteri", si conoscono per due-minuti-due ad un party, si rivedono per due-minuti-due il giorno dopo e la sera successiva già fanno l'amore come ricci: d'accordo il colpo di fulmine, ma insomma... E se Alba Rohrwacher, tutto sommato, se la cava ed è credibile nel suo ruolo, Pierfrancesco Favino sembra soffrire oltremisura il suo status di nuovo "oggetto del desiderio" femminile, e questo lo si nota decisamente nelle sequenze erotiche, in verità piuttosto umoristiche ... per non parlare poi del personaggio di Alessio (il marito di Anna, interpretato da Giuseppe Battiston, attore-feticcio di Soldini), che incarna tutti (ma proprio tutti!) i clichè del marito sfigato e cornuto: a letto legge sempre libri, è passivo, bolso, indolente, negativo, un ruolo evidentemente troppo macchiettistico per essere credibile.

Tuttavia, come detto, pur con i suoi difetti e i suoi limiti, Cosa voglio di più è una pellicola che merita la visione: non fosse altro che per il modo in cui ci fa toccare con mano, e sul serio, l'instabilità e la grettezza di una società i cui valori, ormai, assomigliano molto ai palazzoni anonimi, grigi e tutti uguali dell'hinterland milanese. Soldini non è un regista banale, e anche se (come in questo caso) non tutto gira per il verso giusto, va sempre apprezzato per il coraggio che mette nelle sue storie: qualità ormai sempre più rara in un panorama cinefilo, il nostro, anche questo sempre più "omologato". Verso il basso, ovviamente.
VOTO: * * *

1 commento:

  1. E' incredibile... sei l'unico che pare aver capito questo film. Mi fa sentire un po' meno fuori dal mondo.

    Vale

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