sabato 2 ottobre 2010

INCEPTION (USA, 2010) di Christopher Nolan

La metamorfosi (preoccupante) di un regista. Questo mi è rimasto di Inception subito dopo averlo visto, e non è una bella sensazione. Christopher Nolan si è ammalato di bulimia, malattia assai contagiosa a Hollywood e difficile da guarire, se non imparando a convivere con essa (ci stanno provando da tempo James Cameron e Peter Jackson, tanto per fare degli esempi). E' un brutto virus, alimentato prevalentemente dai soldi e dal successo, che ti riempe la pancia e il portafoglio, e che se non viene curato a dovere finisce per svuotarti il cervello... Nel caso del talentuoso regista inglese siamo ancora nella fase d'incubazione, ma i sintomi sono preoccupanti.

E' inutile girarci intorno: da Inception mi aspettavo molto, molto di più. Perchè da uno come Nolan è lecito aspettarsi grandi cose. Se questo film l'avesse diretto un Ron Howard o un Tony Scott qualsiasi avrei quasi gridato al miracolo, ma da Christopher Nolan era ovvio aspettarsi ben altro rispetto ad un immenso videogioco costosissimo e iper-tecnolocico come questo.
Nolan sa di essere bravo e 'cool' (parola che oggi va molto di moda), e probabilmente il successo, il denaro e una certa critica accondiscendente hanno "instillato" nel suo cervello (proprio come il protagonista del film!) un certo delirio di onnipotenza, portandolo a strafare.
Sì, perchè Incepion è fondamentalmente un film esagerato, megalomane, basato su una sceneggiatura incredibilmente complicata, contorta e strutturata su ben cinque livelli di lettura, come strombazzato da tutti i flani in fase di promozione. Questi famosi cinque livelli dovrebbero essere il punto di forza della pellicola, la dimostrazione della genialità e dell'inventiva del suo 'creatore'.

Ma quando lo spettatore, nelle due ore e mezza di durata del film, si interroga SOLO e SOLTANTO sulla trama, stando attendo SOLO a capire in quale livello si trova e cercando di ricordarsi i collegamenti con gli altri quattro... beh, è chiaro che c'è qualcosa che non va. Ed è chiaro che il presunto 'punto di forza' si trasforma nel principale limite del film.
Inception è un gigantesco gioco di ruolo, un 'master mind' cinefilo dove alla fine tutto coincide e tutto torna il suo posto (forse), ma arido come il deserto e freddo come il ghiaccio. Un difficile videogame dove il gioco ha il sopravvento sulle emozioni, e che dopo che ci hai giocato spegni l'interruttore e amen. Non ti resta niente. Non ricordi un personaggio che ti faccia appassionare, commuovere, trepidare... gli interpreti sono funzionali esclusivamente alla trama, e per quanto siano tutti bravissimi (DiCaprio in testa, ma non è una novità) nessuno di loro ti coinvolge davvero. Sono solo oggetti, pedine interscambiabili e manovrabili col joystick, senza nè anima nè corpo. Esemplare è la figura della giovane Ariadne, la 'geometra dei sogni': questa ragazzina giovanissima e intelligentissima compare dal nulla e si integra perfettamente nella banda creata da Cobb, come se quelle persone le conoscesse da una vita. Eppure di lei non si sa niente, nè chi sia, nè da dove viene, nè cosa faccia, nè perchè si trovi lì. Si sa solo che in quel momento 'serve', e quando il film finisce arrivederci e grazie...

In Inception non c'è traccia di emozioni, e nemmeno di originalità: per quanto stilisticamente perfetto e avvincente, finisce col sembrare solo una versione 'riveduta, corretta e gonfiata' di Matrix, con evidenti 'rimandi' più o meno voluti ad altre opere miliari della fantascienza. A me è parsa evidente l'assonanza con Solaris: Cobb ad un certo punto ritrova la moglie nel 'limbo' e non vuole più abbandonarla, a costo di rischiare la vita. Sa benissimo che lei può vivere soltanto lì, nel suo subconscio, e sa bene che questo può causare danni irreversibili al proprio cervello. Dovrà fare una scelta, esattamente come il Kris Kelvin di Tarkovskij... ma è l'unico barlume di 'umanita' in una pellicola davvero troppo cerebrale per essere amata.
VOTO: * * *

5 commenti:

  1. Sono d'accordo con te. A me il film non è piaciuto per niente. Mi sono annoiata e non mi sono mai sentita coinvolta.
    Stringendo, stringendo: si parla di lutto, di come elaborarlo,della voglia di rifugiarsi in un mondo subcosciente in cui tutto gira più o meno bene. E anche "l'idea fissa" di cui si parla nel film, guarda caso si innesta in un contesto di distacco e di sofferenza. Insomma temi sui cui è facile agganciare uno spettatore, intortati però con grandi effetti di animazione.
    Come dici tu: "Uscito dal cinema non resta nulla!"
    Ciao Matilda

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Eh sì. I film troppo cerebrali piacciono solamente a chi ha troppo cervello. Per tutti gli altri c'è Hugo Cabret.

    Se c'è un capolavoro negli ultimi 10 anni è questo.

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  4. Finalmente uno che la pensa come me sui personaggi di contorno!
    Alla fine a mio parere un gran bel film, ma la megalomania di Nolan impedisce di vedere dei piccoli dettagli che, se modificati, potevano renderlo davvero un capolavoro.

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