martedì 8 gennaio 2013

THE MASTER

(id.)
di Paul Thomas Anderson (USA, 2012)
con Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Laura Dern
VOTO: ***/5

Era il titolo più atteso in assoluto della 69. Mostra del Cinema di Venezia, voluto a tutti i costi da Alberto Barbera tanto da inserirlo come 'film sorpresa' all'immediata vigilia della rassegna e inseguito fino all'ultimo giorno utile pur di averlo al Lido, dove era giunto con l'etichetta del 'film che parla di Scientology', ovvero uno dei misteri più impenetrabili e sinistri dei nostri anni. Logico dunque che le aspettative su The Master fossero inevitabilmente altissime. Forse troppo per quello che in fin dei conti, sarà banale dirlo, resta soltanto un film...

Già, perchè le domande sono principalmente due: se The Master fosse arrivato normalmente in concorso a Venezia anzichè con quest'alone da film-evento, misterioso e imperscrutabile, il nostro giudizio sarebbe sato differente? A essere onesti, probabilmente sì. E' chiaro che l'eccesso di attesa porta molte volte a rimanere delusi. Seconda domanda: ma, insomma, The Master è un bel film? Risposta: sì, lo è abbastanza. Ma non tanto da essere un capolavoro. E per essere ancora più chiari, non solo non era il miglior film del concorso veneziano, ma nemmeno tra tutti quelli diretti dal regista Paul Thomas Anderson: Magnolia, Boogie Nights, e soprattutto Il Petroliere ci erano piaciuti molto di più.

Doveva essere, almeno così ce lo avevano descritto, un film che avrebbe dovuto far luce sui segreti di Scientology, ovvero una delle associazioni più ricche, potenti, discusse e misteriose del mondo. Qualcuno la descrive apertamente come una setta, da dove è difficilissimo uscire una volta che se ne è entrati a far parte. Quello che è certo è che Scientology è un'organizzazione molto potente a Hollywood: fra i suoi membri annovera personaggi del calibro di Tom Cruise, John Travolta, Kirstie Allen e Juliette Lewis... Come dire: parlarne male o gettare apertamente ombre su di essa potrebbe essere molto pericoloso per chi vi si cimenta. Lavorativamente parlando, s'intende.

Sarà (forse) per questo che l'approccio di Anderson verso questa specie di loggia è, per così dire, abbastanza timido: innanzitutto nel film non vengono mai fatti i nomi nè di Scientology nè del suo fondatore, tale L.Ron Hubbard (scrittore di fantascienza abbastanza famoso che sul finire degli anni '50 si inventò una propria religione  - chiamata Dianetismo - basata principalmente sull'autostima e sul culto del proprio ego), anche se è evidente che il personaggio di Lancaster Dodd (interpretato di Philip Seymour Hoffman) ne è chiaramente ispirato.

E poi, soprattutto, The Master la smette abbastanza presto di scavare nelle crepe della misteriosa organizzazione per buttarsi a capofitto sul rapporto (latentemente omosessuale) tra il pigmalione Dodd e il suo allievo prediletto Freddie Quell (Joaquin Phoenix). Un rapporto, come prevedibile, morboso, malato e disturbante, fatto di eccessi, pratiche estreme, ricatti materiali e psicologici, lavaggi del cervello e innata reciproca attenzione. Non solo di sensi, ma anche di necessità complementari: Dodd è il 'guru' che cerca adepti per propagandare il suo credo, Quell è un poveraccio (reduce di guerra, traumatizzato, isterico, ossessionato dal sesso) che ha bisogno di soldi e fiducia...

In conclusione, The Master è un film bello ma irrisolto, un film su Scientology che non parla di Scientology... o comunque non ha il coraggio di farlo fino in fondo. E anche se certamente la sinistra setta resta sempre sullo sfondo, le luci della ribalta si accendono più che altro sui due straordinari interpreti, che si rubano la scena a vicenda e si mangiano il film, regalandoci un autentico manuale di recitazione. La Coppi Volpi vinta ex-aequo a Venezia è sacrosanta. The Master vorrebbe essere (anche) una riflessione sul potere suggestionale dei media e sulle insicurezze di un popolo apparentemente forte ma in realtà fragilissimo, che ha un bisogno smodato di autostima e ideali in cui credere (anche fasulli).
A volte ci riesce, a volte no, ma è inutile dire che film come questo meritano la visione 'a prescindere'. Anche solo come spunto di conversazione. Consigliato.

7 commenti:

  1. dalle mie parti non è ancora in programmazione e mi sto dannando perché è un film che aspetto da tanto e perché sono ben 5 anni che non vedo più un film di P.T. Anderson ed è davvero troppo :)
    Ebbene sì, sono fra quelli che hanno aspettative altissime, ma mi accontenterò anche di un The Master minore all'idea che mi sono fatta, perché sono sicura che sarà cmq un film interessante (e le tue parole me ne danno conferma!)

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    1. Un Anderson 'minore' è sempre 'maggiore' di tanti altri film... su questo non c'è dubbio: merita la visione! E comunque dal punto di vista stilistico è davvero impeccabile, niente da dire. Le mie sono critiche soprattutto verso il contenuto, ma la confezione è extra-lusso! Fammi sapere poi che ne pensi :-)

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  2. Kelvin, l'ho rivisto anch'io. Ad una seconda visione mi rendo conto che il film è strutturato come un ellisse i cui fuochi sono il sesso e la manipolazione, variare i due fuochi significa cambiare l'eccentricità dell'ellisse.

    ATTENZIONE SPOILER:
    In fin dei conti sotto il gelo cerebrale del film si nasconde qualcosa di semplicissimo: la storia di un disadattato (madre rinchiusa in clinica psichiatrica = complesso di edipo (scena della spiaggia) = deficit di affetto (sogni e ossessioni erotiche, vedi le donne nude che si "spogliano" di fronte al mestro) = tendenza a farsi abbindolare dall'unico in grado di dimostrargli affetto, cioè il maestro (scena dell'interrogatorio)

    Tutto questo è trattato con grande finezza ed è ok, ma in definitiva ho capito che ciò che mi fa impazzire di questo film (a parte il trionfo registico-attoriale) sono 2 cose:

    - il fatto che il regista non muova nessun giudizio sulla setta, cioè che non cerchi di "manipolare" te, il pubblico (sennò il film "peccherebbe" dello stessa accuse che sfodera). Puoi vederlo come segno di debolezza, per me è il contrario. Non ci sono figure veramente buone o cattive. Magari solo Amy Adams che è proprio una stronza.

    - il fatto che nonostante le premesse, che sembrano portare a un finale amaro, il film finisce bene. Vedi la scena finale (il seno della donna- il seno della scultura di sabbia, ancora un ellisse) nonostante tutte le premesse, l'allievo non si fa alla fine catturare dal maestro (lui che fugge in moto nel deserto e il maestro che lo chiama, quella scena è abbastanza chiara). Non gli serviva credere in un ideale artificiale, gli bastava solo un pò d'affetto, che (forse) trova nella donna della penultima scena.

    Forse è un opera di transizione: se il petroliere è ambientato negli anni 20-30, questo negli anni 40-50, forse hai sentito dire che il prossimo (tratto da "Vizio di Forma" di Thomas Pynchon) sarà ambientato negli anni 60-70. Storia d'America targata Anderson.

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    1. Ciao Stefano, e grazie del tuo bellissimo commento! Sul finale del film sono d'accordo con te, è davvero intrigante e spiazzante... in effetti tutto ci si potrebbe aspettatre tranne che un lieto fine (seppur a modo suo). Un epilogo 'tristemente dolce' che è anche un pezzo di ottimo cinema. Niente da dire.
      Però non sono d'accordo, lo sai, sul giudizio morale del film. Il fatto è che, secondo me, 'The Master' evita proprio il confronto con lo spettatore: non è questione di 'manipolare', si può benissimo prendere di petto la questione senza prendere posizione. Ma qui si assiste proprio a una fuga: Anderson getta il sasso nello stagno e ritira la mano, comincia a parlare della misteriosa organizzazione e poi scappa, parla d'altro... perchè, ad esempio, non approfondire il fatto che la setta di Dodd riceve profumati finanziamenti da ricconi che si lasciano subito abbindolare? Perchè questi munifici adepti versano fiumi di denaro a un signore che nemmeno conoscono? Come ha fatto Dodd a entrare nel giro? In 'The Master' di tutto questo non si parla... scelta legittima, per carità, però piuttosto comoda.
      Potrebbe essere davvero un'opera di transizione: e certamente il prossimo progetto si presenta ben più ambizioso. E a questo punto cresce lk'attesa :-D

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  3. Ciao Sauro. Finalmente l'ho visto e, nel mio caso, le elevate aspettative si sono trasformate in una delusione. Non è una bocciatura completa, ci mancherebbe, proprio perché, come giustamente hai sottolineato, la confezione è di standard elevato e i due protagonisti offrono prove davvero sbalorditive, giustamente premiate con la Coppa Volpi. Il punto però è che c'è poco altro. Non sarebbe un difetto in sé l'essere narrativamente ellittico, ma in questo caso è sinonimo di evoluzione praticamente assente tanto nella psicologia dei personaggi quanto in ciò che Anderson vuole comunicare allo spettatore. Per questo la scelta di non prendere posizione (più che su Scientology, setta che a posteriori è stata fin troppo tirata in ballo dai giornalisti, sulle persone, incluse quelle implicate meno direttamente con Dodd) pesa ancora di più. Questo aspetto indebolisce, a mio avviso nettamente, l'intera opera, disperdendo anche l'intensità, la drammaticità del rapporto tra maestro e allievo. Una pellicola in cui ritrovo il difetto principale di "A dangerous method" di Cronenberg (che comunque mi aveva convinto maggiormente): troppo sbilanciata sulle riflessioni invece che sulle emozioni. Ciao

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    1. Ciao Alex! Grazie per la visita. Sono completamente d'accordo con te, in effetti è un film assolutamente 'freddo': perfetto ma che non coinvolge, oltre che poco coraggioso. La classica montagna che partorisce un topolino. Tecnicamente bellissimo, ma abbastanza dimenticabile.

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