martedì 15 ottobre 2013

SEARCHING FOR SUGAR MAN

(id.)
di Malik Bendjelloul (Svezia, 2012)
con Sixto 'Sugar Man' Rodriguez, Stephen Segerman, Craig Bartholomew Strydom
durata: 86 min.


Ci sono storie che meritano di essere raccontate, perchè questo è uno dei compiti del cinema. Che, ricordiamocelo, forse non cambia la vita delle persone ma di sicuro contribuisce a renderla migliore. E una storia come quella di Sixto Rodriguez può veramente aiutarti a guardare il mondo con occhi diversi, può perfino farti credere alla favola del Sogno Americano perchè, per quanto incredibile, questa storia è accaduta davvero. E Searching for Sugar Man non è affatto un mockumentary (termine che oggi va parecchio di moda) ma un film vero, che racconta una storia vera. E per una volta ci permettiamo di non essere d'accordo col grande John Ford: mai come in questo caso, infatti, la leggenda ha ceduto il passo alla realtà...

La leggenda è quella di un talentuoso cantautore ispanico, trapiantato all'inizio degli anni '70 nella fredda e livida Detroit: città famosa per essere la capitale mondiale dell'automobile e, nel contempo, teatro di clamorose disparità sociali. All'ombra dei maestosi grattacieli delle grandi multinazionali dell'auto si contrappongono infatti le desolate periferie, lo squallore di strade deserte e malfamate, la puzza dei bassifondi. In pratica, il manifesto del capitalismo. In queste strade Sixto 'Sugar Man' Rodriguez canta storie di miseria, di emarginazione, di lotta, ma anche di riscatto e di rinascita. Lui è bravo, si fa notare dalla critica che lo esalta, paragonandolo perfino a Bob Dylan. Riesce anche a pubblicare due album bellissimi, Cold Fact e Coming from Reality (rispettivamente nel 1970 e 1971). Solo che il pubblico americano, da sempre in cerca di eroi, non se lo fila proprio. I due dischi sono un flop clamoroso, che il mercato non gli perdona: messo alla porta dalla casa discografica, indebitato e senza un soldo, Rodriguez vede la sua carriera musicale stroncata sul nascere.

Ma la leggenda continua: il caso vuole che dall'altra parte del mondo, in Sudafrica (altro luogo di clamorosi e ben più drammatici contrasti sociali) una turista americana introduca illegalmente una copia di Cold Fact (un bootleg, come si dice in gergo musicale)  che, inaspettatamente, viene riprodotta e comincia a fare il giro del paese: nel Sudafrica dell'odioso apartheid i testi di Rodriguez diventano il simbolo della ribellione, dell'alternativa al sistema dispotico, vengono fatti propri dalle numerose band locali (anche bianche) che vedono nella musica uno strumento di opposizione al regime. In breve tempo Cold Fact diventa un disco maledettamente importante: il governo cerca di ritirarlo dai negozi, censurandolo e addirittura 'graffiando' con la punta di un cacciavite le copie in vinile, in quanto 'blasfeme' e sovversive, non facendo altro però che alimentare ancor più nei giovani la voglia di trasgressione. Cold Fact  vende milioni di copie, più o meno legali, e la figura di Rodriguez assume tratti addirittura mitologici: chi è infatti questo cantante sconosciuto e misterioso? Possibile che di lui non si sappia niente? Possibile che non abbia una faccia? Possibile che sia scomparso? E, soprattutto, come ha fatto a scomparire?

Le leggende si susseguono: E' stato ucciso? E' morto di stenti? Si è dato fuoco? Si è suicidato sparandosi un colpo in bocca alla fine di un concerto? Nel Sudafrica degli anni bui, isolato dal mondo e con l'informazione rigidamente controllata dal regime, un qualsiasi scambio col mondo esterno è praticamente impossibile e tutte le ipotesi trovano spazio. Solo negli anni '90, quando con la liberazione di Nelson Mandela e il lento ritorno alla democrazia le 'maglie' governative si allentano, arriva finalmente qualcuno intenzionato a vederci un po' più chiaro: due ragazzi di Città del Capo, Stephen Segerman e Craig Bartholomew Strydom, si mettono in testa di scoprire come è morto davvero il loro idolo. Lo fanno spulciando uno per uno i testi di ogni canzone per trovare qualche indizio, qualche riferimento, il nome di qualcuno che possa averlo conosciuto...

La ricerca, senza l'ausilio di internet (che all'epoca muoveva i primi passi) si rivela ardua. Ma per puro caso, e con un colpo di scena degno di un thriller hollywoodiano, i due riescono a 'scovare' e contattare il primo manager discografico di Rodriguez. Che, a sorpresa, rivela loro la più banale e inaspettata delle spiegazioni: il vecchio cantante non è affatto morto ma, poco prosaicamente, essendo sul lastrico ha continuato a vivere nella sua casetta nei sobborghi di Detroit facendo l'operaio per quarant'anni per sbarcare il lunario. Ed eccolo quindi (finalmente!) il vero Rodriguez affacciarsi timidamente alla finestra, sorridente, con gli occhiali scuri e la faccia rugosa e attonita di chi proprio non se l'aspettava!

A questo punto, il film potrebbe anche concludersi. Il mistero è stato svelato: Rodriguez è un distinto settantenne che ha messo al mondo tre figlie, le ha educate a dovere, le ha fatte studiare e appassionarsi all'arte e alla cultura, è riuscito perfino a laurearsi e ha trovato anche il tempo di candidarsi a sindaco della città! E invece la storia continua, e arriva la parte più clamorosa di questo racconto: i due ragazzi rivelano telefonicamente a Rodriguez che nel loro paese è una star di prima grandezza ("più di Elvis e di Bob Dylan!") riuscendo addirittura a convincerlo a fare una tournée in Sudafrica! Nel 1998 Rodriguez tiene una serie di concerti davanti a folle oceaniche di gente festante e in delirio per lui, firmando autografi e stringendo mani a chiunque. Per poi, una volta finito tutto, tornarsene di nuovo nella sua casupola di Detroit a spaccare legna da ardere per il caminetto...

Searching for Sugar Man è, prima di tutto, una splendida storia. Così incredibilmente 'americana', con tanto di caduta agli inferi, redenzione e lieto fine. Così bella che non c'era bisogno di stravolgere nulla per raccontarla, ed è stata assolutamente giusta la decisione del regista svedese Malik Bendjielloul di ricavarne un documentario: nessuna fiction infatti avrebbe potuto eguagliare una realtà già incredibile di suo. Ma la bellezza della storia non deve assolutamente far passare in secondo piano la portata artistica del film, che è straordinario: strutturato come un thriller, carico di tensione, colpi di scena, mai banale, capace di regalarci una carrellata di ritratti umani notevoli e di spessore. E che, nonostante la splendida colonna sonora (composta ovviamente da Rodriguez!) non fa mai in modo che lo spettatore possa 'distrarsi' con le canzoni, coinvolgendolo fino alla fine nel racconto. Indice indiscutibile di grande cinema.  

16 commenti:

  1. Oh, alla fine sei riuscito a recuperarlo!
    Mi fa molto piacere, come mi fa piacere che tu abbia apprezzato. Ma del resto difficile non farlo, se non impossibile! :)

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    1. Sì, direi impossibile: film emozionante e straordinario! Che peccato che abbia avuto una pessima distribuzione (solo in Italia, ovviamente... all'estero è stato un successone, arrivando perfino a vincere l'Oscar come miglior documentario)

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    2. Effettivamente gli avrebbe sicuramente giovato una maggior visibilità. Quando andai a vederlo io, a giugno, negli unici tre giorni in cui l'avevano messo in distribuzione, la sala era semideserta. Però (qua a Torino) una sala d'essai lo ha riproposto e sono almeno 3 settimane che è in programmazione!
      (io avevo ordinato il DVD il giorno dopo averlo visto) :)

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    3. Stessa cosa anche a Firenze, in una sala d'essai che ha appena riaperto (quasi un miracolo!). Giusto per chi non si rende conto dell'importanza delle sale d'essai...

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  2. mi hai incuriosito parecchio!
    al 90 % lo recupero.

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  3. Film splendido, storia toccante e personaggio mitico.
    D'accordo su tutta la linea!

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    1. Grazie Ford! Benvenuto da queste parti! :)

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  4. Visto, finalmente. E penso che film del genere dovrebbero vederli più gente possibile. Qui si parla di vita, sono LEZIONI di vita. Che non si dimenticano.

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    1. Assolutamente d'accordo, Scarlett. E spero che film come questo contribuiscano (come ha fatto Gianfranco Rosi,vincendo a Venezia) a riabilitare un genere sempre ingiustamente sottovalutato come il documentario, capace invece anch'esso di regalarci emozioni immense, come e più delle pellicole di finzione!

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  5. Con le tue recensioni mi fai venire sempre voglia di andare al cinema!!! Adesso mi tocca vedere anche questo. Peccato che qui ci sono solo multisala che proiettano Cattivissimo Me! Umpf :(

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    1. Lo so... e dalle tue parti purtroppo sono soprivvissuti solo i multisala. E' un problema grosso questo, culturale ed economico. Mi dispiace, spero che prima o poi riuscirai a recuperarlo perchè merita davvero.

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