sabato 10 maggio 2014

ALABAMA MONROE - UNA STORIA D'AMORE


(The broken circle breakdown)
di Felix Van Groeningen (Belgio, 2013)
con Johan Heldenbergh, Veerle Baetens, Nell Cattrysse
durata: 111 min.


Questione di sensibilità. Ci sono film che ti prendono alla gola, allo stomaco, a volte al cuore. Film che ti possono commuovere fino allo sfinimento oppure farti incazzare come pochi: dipende sempre da quanto il nostro animo è più o meno disposto a recepire certe storie (e naturalmente, sono il primo a riconoscerlo, dal proprio bagaglio personale di esperienza e vita vissuta). Premessa doverosa per dire che il sottoscritto rispetta, comprende e non inveisce contro chi ha profondamente amato Alabama Monroe (e sono in parecchi, da quello che sento in giro), ma allo stesso modo sostiene con forza il suo pensiero: questo è uno dei quei film che proprio non riesco a vedere, e che non riguarderò mai più in vita mia...  perchè lo trovo tremendamente falso e ricattatorio, oggettivamente e soggettivamente tremendo. Chi si sente offeso da queste righe, senza rancore, può fermarsi qui a leggere. Per chi vuole continuare, invece, cercherò di spiegare il perchè.

Alabama Monroe è un film soggettivamente brutto perchè è pura e semplice speculazione del dolore. E' un film che pretende fin da subito di farti amare i suoi personaggi, incondizionatamente, e allo stesso modo ricattarti in modo bieco e spudorato quando le cose precipitano nel dramma. Non è un film che ti parla, che ti fa riflettere, è un atto di fede: lo spettatore è obbligato a commuoversi, non può fare altro, costretto a versare lacrime a comando e stimolato, in continuazione, da subdoli flashback che in ogni scena contrappongono brutalmente la Felicità degli inizi alla Disperazione del presente, quasi a dire 'al mondo non c'è scampo, la gioia è effimera, il dolore è ineluttabile...' ma siamo ben lontani dalla Melancholia vontrieriana, qui la concezione del dolore è di una banalità sconcertante: troppo facile infatti alternare sequenze di torridi amplessi e scatenati balli folk alle lugubri immagini ospedaliere, alla stregua del contrappasso dantesco: come se la felicità fosse una colpa, un peccato da espiare. Una logica agghiacciante.
Ma Alabama Monroe è anche un film oggettivamente furbo, e un tantinello già visto. La trama infatti è praticamente identica a quella di un bel lungometraggio francese di un paio d'anni fa: si chiamava La guerra è dichiarata (vedere qui la recensione dell'epoca) e, a parte le location fiamminghe e la colonna sonora country, Alabama Monroe ne è praticamente la fotocopia: racconta la storia di una giovane coppia (cantante bohemien lui, tatuatrice tatuata lei, entrambi devoti alla musica bluegrass) che mettono al mondo una bambina destinata ad ammalarsi dopo pochi anni di leucemia... stessa vicenda ma svolgimento profondamente diverso, per stile e contenuti: mentre il film francese (superiore da ogni punto di vista) si concentra infatti sulla lotta alla malattia e sulla volontà di reagire, di non darla vinta alla morte, adottando un registro nient'affatto pietistico ma, al contrario, portatore di un messaggio dichiaratamente positivo, il film di Van Groeningen preferisce raccontare il disfacimento del rapporto di coppia dei due genitori in seguito al dramma che li ha colpiti: più che 'Una storia d'amore' (come recita il maldestro sottotitolo italiano) è la fine di un amore, narrato nel modo più edulcorato e lacrimevole possibile, melodrammatico fino alla stucchevolezza.


Non bastano le notevoli prove dei due attori protagonisti e il grande lavoro sulla colonna sonora, da vero e proprio musical, a salvare un film confusionario e privo di ogni senso della misura. Alabama Monroe è un calderone di luoghi comuni e senza alcun approfondimento serio sui temi che tratta: la delirante, grezza e confusissima propaganda pro-staminali urlata nel finale del padre della bambina, più che una denuncia sembra il sermone di un invasato: piacerà a chi cerca lacrime facili, ma lo trovo profondamente irrispettoso del dramma. Quello vero.

26 commenti:

  1. però non ho capito,cioè sono uguali perchè entrambi parlano di una coppia che ha figli malati gravi?

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    1. Esatto, la trama è praticamente identica. Una fotocopia.

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  2. Come sai, io non solo l'ho trovato bellissimo, ma mi sono commossa eccome. Non ho trovato furberia o pietismo nel racconto, anzi, pur essendo una lacrimafacile sento subito quando queste ci sono. Quello che mi si è mostrato è stata un'analisi di una storia d'amore, per l'appunto, diversa e forse sì, inferiore a quella dei francesi, ma comunque potente.

    Capisco il tuo punto di vista, che hai saputo spiegare più che bene, ma non concordo, nono! :)

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    1. Grazie per la comprensione, Lisa. E' la cosa più importante: ci sta di non essere d'accordo (è il bello della critica!) ma alla base ci dev'essere sempre il rispetto per le opinioni degli altri... non fosse altro che così è più bello discutere e confrontarsi! :)

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  3. A me è piaciuto, e non l'ho trovato né ricattatorio, né stucchevole.
    Ci sono persone che di fronte al dolore non riescono a trovarla da nessuna parte, la forza di reagire. E qui, a differenza di "la guerra è dichiarata", ci troviamo di fronte ad una "guerra persa"...

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    1. Vero, la forza di reagire non tutti riescono a trovarla. Però non è necessario ricattare gli spettatori cercando il pietismo ad ogni costo, obbligandoci a piangere a comando. Il discorso poi si farebbe lungo: la guerra è persa quando si rinuncia a combatterla o quando si muore nonostante la lotta? Il film, su questo, non dà alcuna risposta. Almeno secondo me.

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  4. E' la prima volta che mi trovo in totale e completo disaccordo con te.
    Nella vita, capita proprio così.
    Si ama - incondizionatamente o no -, ci si trova e ci si perde - questo, spesso inesorabilmente.
    Film bellissimo.

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    1. E capita anche di non essere d'accordo caro Ford... e menomale, dai! :)

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  5. No,scusa ma questa volta dissento.Ne' furbo, ne' stucchevole. non mi pare che loro due non lottino,semplicemente la vita puo' essere assai crudele, ed un dolore del genere puo' uccidere qualunque cosa colpisca e fare terra bruciata. Capisco come si possa anche non risollevarsi

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  6. Kelvin, de gustibus, io l'ho trovato molto vero, per niente furbo anzi, ti fa riflettere sullo stato dei politicanti, che devono decidere PER NOI cosa è giusto e cosa non lo è, tra questi ci metto pure la chiesa, che rifiuta cure che possono salvare delle vite, poi de gustibus, la reazione a un film non è mai la stessa da persona a persona, io l'ho trovato uno dei migliori fil dell'anno che ho visto :)

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  7. Condivido il tuo pensiero, anche se ho trovato interessante il montaggio.

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    1. Sì, tecnicamente il film è ben fatto. Niente da dire. Aspetto di leggere il tuo commento, dato che sei uno dei pochi che la pensa come me...

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  8. la guerra è dichiarata, altro film che ho amato molto, racconta una storia simile, ma lo stile con cui è realizzato è del tutto differente.
    definire questa pellicola ricattatoria mi sembra poi oggettivamente fantascienza pura... :)

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  9. Sauro, io l'ho trovato commovente come pochi altri film che ho visto. Per una volta non ti ho ascoltato, e anche se ho sofferto tanto non mi è parso affatto un film falso: lo devi rivedere!! :)

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  10. Film struggente e potentissimo, per me uno dei più belli dell'anno. Sconfitto agli oscar solo dalla macchina mediatica berlusconiana che ha permesso al mediocre Sorrentino di portare a casa un riconoscimento immeritato... avercene di film così!

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  11. Immaginavo il coro di reazioni contrarie che avrebbe scatenato questa recensione. Come ho scritto all'inizio, sia chiaro che rispetto il giudizio di tutti perchè, davvero, la sensibilità è diversa in ciascuno di noi e questo è un film che, chiaramente, si giudica prima col cuore che col cervello. Non metto affatto in discussione che alla malattia, al dramma, a certe cose che appaiono più grandi di te spesso si finisca con la sconfitta, col il cedere alla sorte avversa. Ma non è questo il punto: è ovvio che rispetto il dolore, anche di chi non vuole (o non ce la fa) a combatterlo, la mia critica è verso la facilità con cui il film sbatte in faccia il dolore allo spettatore. Lo fa (a mio personalissimo parere, è chiaro) in modo facile, scontato e ricattatorio, pretendendo la commozione a prescindere. E questo lo trovo ignobile e disturbante.
    Quanto a 'La guerra è dichiarata', sinceramente mi stupisco che tutti sorvoliate sul fatto che questo film ne è la 'copia-conforme'... intendiamoci, non voglio accusare nessuno di plagio (anche perchè non ho prove), non so 'chi-ha-copiato-chi' , ma mi sembra evidente che le due storie sono praticamente uguali! E questo, onestamente, non mi sembra un punto a favore di 'Alabama Monroe'.

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    1. il film si basa sulla piece teatrale "The Broken Circle Breakdown featuring the Cover-ups of Alabama" che, se non erro, è del 2008, quindi direi che non si può parlare di plagio. ;)

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    2. Invece 'La guerra è dichiarata' pare che sia proprio una storia vera: il film è la diretta esperienza vissuta dalla stessa coppia di registi-protagonisti, che si racconta sullo schermo. Ma infatti io non credo alla malafede, le coincidenze ci possono stare... cambia lo svolgimento. E qui ognuno dice la sua :)

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  12. intanto "La guerra è dichiarata" mi manca, cercherò di recuperare.
    capisco quello che scrivi, ma non sono d'accordo, allora "Camino" e "Oscar et la dame rose" sono ricattatori perché dentro c'è il dolore dei bambini?

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    1. Non li ho visti nessuno dei due... mea ignoranza :)
      E ovviamente hai tutto il diritto di non essere d'accordo, ci mancherebbe: vedi quello che ho scritto sopra :)

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  13. Caro Sauro, rientro a casa da una visione che mai come prima ha saputo lasciarmi rabbia addosso. Io e te, nonostante il profondo rispetto e amicizia sincera, ci troviamo spesso in disaccordo. Be', oggi condivido tutto, comprendo ogni singola parola di questa recensione che ho aspettato di proposito a leggere. Odio il cinema quando specula sul dolore, odio doverlo odiare perché allo stesso tempo so che il dolore è esattamente così. Odio il mondo intero stasera. Ma capisco tutto di questa tua analisi, tutto.

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    1. Grazie. Anche se in questo caso avrei preferito che fossimo ancora in disaccordo... mi dispiace che questa visione ti abbia così provata: sei una persona sensibile e tenera, onesta. Cosa che non è questo film. E' vero che tutto attiene alla sfera personale, ma questo film ti mette a dura prova, in ogni caso.

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  14. La reazione di fronte a pellicole come queste , come giustamente spieghi anche tu, è strettamente personale. Ho letto recensioni molto dure e comincio a credere che non sia il film per me.

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    1. Ciao Manuela,
      E' proprio così: questo purtroppo è uno di quei film che ti costringono a giudicarli prima con la pancia, poi col cuore e solo per ultimo con la testa. E per me non va bene, perchè è chiaro l'intento ricattatorio... non saprei se consigliartelo o meno: io, in genere, preferisco non rinunciare a priori alla visione perchè magari, anche inconsciamente, il nostro pregiudizio ci porta talvolta su sentieri sbagliati. Però è anche vero che certe cose proprio non rientrano nelle nostre corde e non ce la si fa proprio a vederle... dipende, si ritorna sempre lì, dalla propria sensibilità.

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  15. Non condivido quanto hai detto, pur trovando le tue motivazioni esposte con garbo e intelligenza. Non l'ho trovato il capolavoro che dicono molti, eppure il modo in cui è raccontato mi è piaciuto molto. Non mi è arrivato al cuore a causa di alcune immancabili furberie, però non è passato in maniera liscia.

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    1. Sapevo che la maggioranza dei miei lettori non sarebbe stata d'accordo con me... probabilmente è la mia indole che non mi fa reggere certi film, non so cosa farci. Comunque noto che anche te sei stato abbastanza critico: è questione di sensibilità, come ho già ripetuto. Certi dettagli possono più o meno irritare a seconda del proprio stato d'animo o delle esperienze vissute.

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