domenica 21 dicembre 2014

IL RAGAZZO INVISIBILE

(id.)
di Gabriele Salvatores (Italia, 2014)
con Ludovico Girardello, Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio, Noa Zatta, Hristo Jivkov
durata: 100 min.


Fa rabbia, non lo nego, vedere un film italiano tanto atteso non mantenere le promesse, specie se a dirigerlo è un cineasta al quale tutto si può imputare tranne che manchi di coraggio: Gabriele Salvatores è infatti uno dei pochissimi registi italiani capace di assumersi il rischio di sperimentare generi (quasi) sempre diversi e inusuali per il nostro cinema, spaziando dalla commedia al grottesco, dal thriller alla fantascienza, fino a questo fantasy pieno di effetti speciali e buone intenzioni, costato la ragguardevole cifra (per gli standard di casa nostra) di otto milioni di euro, e con l'ambizione dichiarata di aprire la 'via italiana' ai comics-movie...


Purtroppo però il coraggio e le buone intenzioni non bastano a salvare un film clamorosamente sbagliato come Il ragazzo invisibile, e la rabbia aumenta soprattutto se vedi il film partire benissimo e poi naufragare miseramente in una trama delirante e raffazzonata, quasi incomprensibile per lo spettatore, con personaggi-chiave ben oltre la caricatura e un numero imprecisato di finali e sotto-finali che provano, confusamente, a prepararci a un possibile sequel. Troppa carne al fuoco, troppi argomenti da trattare, troppo poco tempo per tenere tutto questo legato assieme in poco più di un'ora e mezza di durata (e qui ci si chiede come mai non sia stato possibile aggiungere almeno una ventina di minuti per caratterizzare meglio le - sempre troppe - storie che si intrecciano. Ma passiamo oltre).

Un peccato, perchè come dicevo la prima parte del film è bellissima: Michele è il 'solito' tredicenne timido e introverso, un po' nerd, deriso e vessato dai compagni di classe, innamorato della 'solita' ragazzina bionda che non lo degna di uno sguardo. In previsione di una festa in maschera nella quale spera finalmente di potersi dichiarare alla medesima, Michele acquista da un rigattiere un misterioso costume cinese che si dice abbia poteri straordinari... il ragazzo non tarderà ad accorgersene: preso atto di possedere il dono dell'invisibilità, proverà immediatamente ad usarla a proprio vantaggio nei modi che potete immaginare: prima vendicandosi dei bulli che lo prendono in giro, poi intrufolandosi nei bagni delle ragazzine sotto la doccia, assecondando così la fantasia erotica forse più comune e 'mitizzata' dagli adolescenti...

Come dice lo stesso Salvatores, tra tutti i superpoteri possibili il dono dell'invisibilità è quello più intimo, nel senso che tutti almeno una volta abbiamo provato il desiderio di scomparire per poter avere una vita più facile, tipico soprattutto delle persone timide e insicure che non amano mostrarsi e prendere di petto la loro vita. L'invisibilità è uno scudo attraverso la quale potersi esprimere senza mostrarsi, se ci pensate bene funziona un po' come i social-network: dietro la tastiera di un computer spariscono le inibizioni e le paure, nell'illusione di poter rinunciare ad affrontare il mondo a viso aperto seguendo una strada in apparenza meno sconnessa... e l'adolescenza non è forse il momento della vita in cui si prende coscienza che diventare adulti non è poi così semplice e bello come sembra(va)? Ecco, per quasi metà della sua durata Il ragazzo invisibile è un film tenero e genuino, che affronta benissimo l'aspetto sociale e psicologico della pubertà, senza pesantezza e con un buon ritmo, oltretutto ambientato in una location meravigliosa (la città di Trieste) fotografata per una volta non da cartolina ma come luogo affascinante e misterioso, ben in tema con il racconto.

Ma gli aspetti positivi purtroppo si fermano qui. Dopodichè il film comincia a perdere efficacia e compattezza man mano che la storia, progressivamente e incautamente, comincia a complicarsi: premesso che non ho letto la graphic-novel a cui si ispira, e di cui perciò non sono in grado di giudicarne il livello di fedeltà e approfondimento, Il ragazzo invisibile si trasforma in uno sballato psico-thriller d'azione che procede per accumulo e butta sul piatto una gran quantità di situazioni confuse e trattate con superficialità che fatalmente disorientano lo spettatore: nei quaranta minuti di film che restano assistiamo alla comparsa di pericolosi criminali russi (!), misteriosi rapimenti, bambini con mutazioni genetiche, agenti segreti in assetto da guerra fredda, genitori dati per morti che spuntano dal nulla, atmosfere di colpo plumbee che sfociano persino nel paranormale... francamente troppo anche per il più grande appassionato di comics, in un frullato di generi che procede così veloce da non dare a chi guarda nemmeno il tempo di abituarsi a ciò che sta vedendo.

Insomma, una pellicola che parte bene e finisce malissimo, mal sostenuta da una sceneggiatura quasi imbarazzante e i cui veri 'mostri' sono certi personaggi cinematograficamente improponibili (un Fabrizio Bentivoglio in versione strizzacervelli-pazzo-bolscevico è davvero duro da digerire...). Salvatores 'osa' molto, alza coraggiosamente l'asticella di rischio, purtroppo però non sempre il coraggio è ripagato dalla qualità. E così Il ragazzo invisibile rimane, a malicuore, una bella occasione perduta.

 

14 commenti:

  1. Io comunque lo andrò a vedere, specie perché. per via del titolo, ci sono abbastanza 'legato' a doppio filo. Però peccato che in Italia non si riesca a fare (quasi) mai qualcosa di decente una volta che si esce dai soliti lidi... e dire che gli sceneggiatori sono quelli de "La doppia ora"...

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    1. Sì, è un peccato... soprattutto perché la sceneggiatura è il vero anello debole del film: troppi personaggi, pochissimo caratterizzati, troppa voglia di strafare. Sinceramente, dispiace davvero.

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  2. Il problema, a mio avviso, di quando si osa troppo nei contenuti è appunto non avere poi il coraggio di allungare il film. Se si volevano mettere tutte quelle cose nella seconda parte si doveva, per forza di cose, allungarlo. Altrimenti si doveva rimanere sul semplice. Per complicare una storia e nel contempo renderla credibile serve il "tempo" di farlo. Un'ora e mezza è davvero molto poco.

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    1. Il dilemma, secondo me, sta nel taglio che si vuol dare al film: come ripeto, la prima parte più intimista e riflessiva funziona molto bene e rende perfettamente il senso di spaesamento, rabbia e presa di coscienza di un tredicenne. Si poteva continuare su questa strada e lo avrei preferito. Ma Salvatores voleva fare soprattutto un film su un supereroe, infischiandosene dell'aspetto sociale. Legittimo da parte sua, ma il risultato (per me) non è assolutamente all'altezza

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  3. Gli ultimi film di Salvatores mi sono piaciuti poco, non avevo intenziona di andarlo a vedere, e ora ne ho ancora meno voglia. Mi spiace ...

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    1. Dispiace anche a me. Quando poi si parla di un film italiano, la delusione è doppia :(

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  4. Mannaggia, e io che speravo di vedere finalmente un BEL cinecomic ITALIANO... Ero andato anche a seguire una conferenza di Savatores in Statale a Milano a novembre...

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    1. Che dirti, magari a un appassionato di comics può anche piacere, ma penso che i buchi di sceneggiatura siano oggettivi... comunque appena lo vedi fammi sapere!

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  5. Visto ieri sera, in effetti concordo che c'è poco approfondimento sui personaggi secondari però io l'ho trovato divertente e non mi sono peoccupato troppo dei significati reconditi: un film giusto per natale insomma!
    A proposito, colgo l'occasione per farti i miei migliori auguri di pace e serenità per te e i tuoi cari. Un abbraccio.
    Mauro

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    1. Ricambio con tutto il cuore Mauro: augurissimi anche da parte mia!

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  6. Due parti ben distinte (la commedia fantasy e il film d'azione vero e proprio) totalmente scollegate tra loro e senza interazioni. Effetti speciali fatti in economia per mancanza di soldi, e si vede. Un'ora e mezza alla ricerca di un miracolo, che non arriva.

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    1. Sei stata molto 'tranchant', ma le critiche che muovi sono giuste e condivisibili.

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  7. Mamma mia...poteva essere una gran bella idea. Nella mia recensione ho detto praticamente le stesse cose!
    In un secondo tempo si rivela un semplicissimo film italiano come molti altri.
    Che tristezza...

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    1. L'idea è buona ma la sensazione è che dietro ci sia molto marketing e poco cinema: contemporaneamente al film sono uscite infatti la graphic-novel e la colonna sonora, entrambe scritte appositamente per l'occasione. Il problema è che se non hai i mezzi per sviluppare certe idee non puoi fare le nozze con i fichi secchi... tanti buoni propositi vanificati da un budget assolutamente non all'altezza.

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