lunedì 21 settembre 2015

TI GUARDO

(Desde allà)
di Lorenzo Vigas (Venezuela, 2015)
con Alfredo Castro, Luis Silva, Greymer Acosta, Jorge Luis Bosque
durata: 93 minuti


Ha vinto il Leone d'oro tra la sorpresa generale e i mugugni (per non dire peggio) degli addetti ai lavori. Eppure la vittoria di Ti guardo, per quanto indubbiamente esagerata (non era senz'altro il miglior film in Concorso, su questo siamo tutti d'accordo) non è però scandalosa: questo debutto dietro la macchina da presa del regista venezuelano Lorenzo Vigas ha i difetti "naturali" di molte opere prime, ma può anche considerarsi un esordio sorprendente e coraggioso, con innegabili riferimenti al neo-realismo italiano e a Pasolini, contestualizzati in una realtà difficile (i bassifondi di Caracas, brulicanti di ordinaria dis-umanità e violenza suburbana).


Armando (un bravissimo Alfredo Castro) è un uomo di mezza età, benestante, che offre denaro ai ragazzi di strada e se li porta a casa sua affinchè si denudino davanti a lui, senza toccarli, guardandoli "da lontano" (come suggerisce il titolo del film, in spagnolo) mentre è intento a masturbarsi. E sempre "da lontano" osserva anche il padre-orco, da cui si intuisce aver subito traumi infantili, tornato in città a rovinargli il sonno a sua insaputa. L'incontro con un delinquentello di quartiere, il giovanissimo Elder (Luis Silva), darà una svolta alla sua vita obbligandolo una volta per tutte a fare i conti con il passato...

E il passato (che torna quando meno te lo aspetti) è il vero protagonista del film, andando a scandagliare le esistenze problematiche di Armando e la sua famiglia, tutti alla disperata ricerca di accettazione: Armando trova (o spera di trovare) in Elder un barlume di affettività, Elder trova in Armando quel padre che non ha mai avuto, lasciando ambigui dubbi sulla loro relazione omosessuale (sono veramente gay, oppure ciò che li lega è dovuto solo a un'enorme carenza affettiva?). L'unica che pare "sistemarsi" davvero è la sorella di Armando, Palma (Greymer Acosta) che riesce ad adottare un bambino con cui provare a lasciarsi alle spalle un'infanzia tremenda. Ma il suo è solo un piccolo cameo, una timido raggio di luce in una storia plumbea e livida come le strade della capitale venezuelana, sporche e caotiche, che vengono contrapposte anche visivamente all'apparente ordine e tranquillità della sobria casa di Armando, simbolo di un orrore sempre nascosto e difficilissimo da sopportare.

Il merito di Ti guardo, film certamente imperfetto e discontinuo, tipico delle opere prime (tempi fin troppo dilatati, sceneggiatura piatta, dialoghi ridotti all'osso) è quello di non diventare mai eccessivamente truculento e ricattatorio ma, al contrario, di essere rispettosamente pudico verso lo spettatore, non mostrando mai violenze e traumi ma facendone intuire la loro drammaticità e le terribili conseguenze fisiche e psicologiche sui protagonisti. Un film intenso, raggelante, trattenuto come l'odio come sembra sempre poter esplodere da un momento all'altro, e che con tutta probabilità il regista paragona alla situazione del suo paese. Non a caso le sue prime parole "a caldo" dopo la vittoria sono state eloquenti: "dedico questo premio alla mia terra, che sta attraversando un momento difficile, e alla quale questo riconoscimento spero possa restituire un po' di fiducia".

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...