martedì 3 novembre 2015

THE WALK


(id.)
di Robert Zemeckis (Usa, 2015)
con Joseph Gordon-Levitt, Ben Kingsley, Charlotte Le Bon, Clement Sibomy, James Badge Dale, Cesar Domboy, Ben Schwartz, Benedict Samuel
durata: 123 minuti


"Solo chi non è capace di sognare si pone dei limiti". Parola di Philippe Petit, il funambolo francese che la mattina del 7 agosto 1974 camminò per quasi un'ora su un cavo sospeso sopra le Torri Gemelle di New York, a 412 metri di altezza, senza protezioni e con il solo aiuto di un bilanciere. Un'impresa folle, incredibile, irripetibile (e non soltanto perchè nel frattempo le due torri non esistono più), che Robert Zemeckis è riuscito a tradurre sul grande schermo dopo una lunghissima gestazione, aspettando che le moderne tecnologie potessero mettergli a disposizione gli strumenti per compiere il miracolo.

E The Walk stupisce, eccome, a patto di vederlo rigorosamente in 3D e in una sala adeguata: per una buona metà del film assisterete (forse) perplessi alla preparazione di quello che Petit chiama, in francese, semplicemente "le coup" ("Il colpo"), ma se avrete la pazienza di aspettare quel poco che serve per arrivare all'ultima mezz'ora, beh... vi garantisco che assisterete a una delle più belle mezz'ore cinefile mai viste nella vostra vita. Una di quelle mezz'ore che vi ricorderanno di quanto, ancora oggi, il Cinema meriti l'appellativo di Fabbrica dei Sogni. E mi pare giusto che a firmare questo film sia uno di quei registi che, come pochi altri, abbia contribuito nel tempo ad alimentare la fantasia e la meraviglia dello spettatore con opere "stupefacenti", nel significato letterale della parola (pensiamo a Ritorno al Futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit, il magnifico e sempre poco considerato Contact...)

E di Sogno si parla, in The Walk: il sogno di un ragazzo incosciente eppure geniale, testardo eppure freddo calcolatore nella sua lucida ed esaltante follia, preparata puntigliosamente nei minimi dettagli attraverso la complicità di poche persone fidate (la fidanzata Annie e un pugno di amici) e concepita quasi come un thriller (un po' alla Ocean's Eleven) dalla sceneggiatura di Zemeckis, che si dilunga parecchio, forse troppo, nella prima ora e mezza dove ci vengono mostrati tutti i preparativi. Ma è chiaro che tutto è propedeutico al gran finale, fortemente sconsigliato a chi soffre di vertigini. Non sto scherzando: noi vediamo la "passeggiata" di Petit esattamente come se fossimo lui, e la ricostruzione è di un realismo impressionante!

Ma il Sogno di Petit è, ovviamente, anche una logica e potente metafora del Sogno Americano, un commosso e genuino omaggio a quelle Torri Gemelle che oggi non ci sono più, un invito ad alzare la testa e guardare in alto, senza paura, a un simbolo dell'America che il terrorismo si è portato via e che Zemeckis rivendica con tenacia e rispetto.

The Walk è un film solo apparentemente naif, e invece profondamente politico: ci parla dell'America prima dell' 11/9 e della conseguente perdita dell'innocenza di un paese che fino allora era strenuamente attaccato al suo ferreo idealismo. Non solo: è superfluo avvertirvi che l'impresa di Petit fu naturalmente del tutto illegale, in quanto nessuna autorità avrebbe concesso l'autorizzazione per una "roba" del genere. Così, mentre assistiamo ai sotterfugi che Petit e la sua banda dovettero compiere per introdursi di nascosto all'interno delle Twin Towers, la mente non può non tornare indietro in parallelo ai tragici giorni dell'attentato, quando tutti gli Americani si accorsero, a loro spese, di avere il nemico praticamente in casa, dentro di loro, minandone ogni certezza e tranquillità.

E forse è per questo, per questo sottile senso di inquietudine latente, che oltreoceano il film è andato maluccio: perchè rievoca i fantasmi del passato, mai del tutto fuggiti, e una ferita che anche a distanza di tre lustri continua a sanguinare...

11 commenti:

  1. Bella e sentita recensione, mi hai fatto venire voglia di vedere un film che non mi ispirava per nulla, bravo!

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    1. Troppo buona, come sempre... sono contento di averti "ispirato" la visione!

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  2. Io alla fine ho optato per il 2d, ora che leggo il tuo commento mi viene voglia di rivederlo in 3d... ma ti assicuro che l'ultima mezz'ora è una bomba anche in 2d.
    A me è piaciuto molto molto, ma non l'ho trovato profondamente politico, forse non sono capace di immedesimarmi nel cittadino newyorkese :)

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    1. Cara Sam,
      DEVI rivederlo in 3D! Questo film è stato pensato e realizzato proprio per questo tipo di tecnologia, altrimenti vedi un altro film... credimi.
      Riguardo l'aspetto politico, per me è evidente però è vero anche che molti di voi mi dicono che sono un po' fissato su questo aspetto :) e forse avete ragione. D'altra parte il modo di analizzare i film è strettamente personale, e io certi "rimandi" non riesco a non notarli :)

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    2. Sai che ho pensato di farlo? ma da me questa settimana lo fanno solo in 2d.. :( Sob!

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  3. Zemeckis non tradisce mai. Davvero splendido!
    Buona serata.
    Mauro

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    1. Vero, Mauro. Zemeckis è uno dei registi americani più sottovalutati e meno considerati, eppure a ben vedere non ha (quasi) mai sbagliato un film... e su questo mi ci sono buttato a scatola chiusa!

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  4. Sono contento di scoprire che sta raccogliendo consensi: io ero dubbioso e sono molto legato al documentario legato all'impresa di Petit, ma se lo promuovi tu, lo recupero al volo.

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    1. Ma sai... io evito il confronto perchè si tratta di due film completamente diversi (a mio parere, naturalmente). Il documentario "Man on wire" ricostruisce nei minimi dettagli l'impresa di Petit, il film invece è diverso: Zemeckis ci fa vedere solo i passaggi-chiave della vita del protagonista, proprio perchè è evidente che vuole parlare d'altro... non è una biografia, ma un film sull'America e il suo Sogno, in cui Petit è lo strumento per una riflessione sul dopo 11/9

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  5. Non male, però il documentario è altra roba. Altro spessore.

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    1. Vedi sopra... è comunque, ripeto, il film è molto meno "naif" di come appare

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