martedì 9 febbraio 2016

THE HATEFUL EIGHT

(id.)
di Quentin Tarantino (Usa, 2015)
con Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, Walton Goggins, Demian Bichir, James Parks, Channing Tatum
durata: 167 minuti (186 nella versione in 70mm su pellicola)


A Quentin Tarantino ormai è permesso di tutto: è (meritatamente?) un regista "cult", adorato da legioni di ammiratori e idolatrato dai ragazzi, che quando esce un suo film rinunciano perfino allo streaming pirata e pagano il biglietto per il cinema... Tarantino è una gallina dalle uova d'oro per il "sistema", e il "sistema" pensa bene di assecondarlo nelle sue follie, come quella di spendere 60 milioni di dollari per girare un film ambientato quasi completamente all'interno di una baracca (con tanto di versione "alternativa" in 70mm su pellicola!). Questo per dire che è difficile recensire un film di Tarantino senza considerarne l'aspetto "divistico", perchè ormai la stranezza e la megalomania del personaggio sono diventate parti essenziali del suo cinema, nel bene e (come in questo caso, a mio personalissimo parere) nel male. Ma ci proverò.

The Hateful Eight è il secondo western consecutivo del regista di Knoxville: segue di tre anni il magnifico Django Unchained, che mi aveva (quasi) fatto gridare al miracolo per la sua maturità, la sua epicità nell'omaggiare il genere e, non certo per ultima, la sua riflessione politica tutt'altro che banale sulla storia americana, vale a dire su un paese nato e cresciuto nel segno della violenza e del razzismo, le cui origini sono decisamente molto meno nobili di come ce le immaginiamo (e di come gli americani stessi ci vogliono far apparire). Qualcosa del genere c'è anche in The Hateful Eight, e bisogna riconoscere a Tarantino il merito di insistere molto sulla questione razziale, stigmatizzandone  i contenuti e prendendone le distanze con assoluta ironia (in Django c'era una scena celebre in cui veniva deriso il Ku Klux Klan, qui c'è la bellissima invenzione della falsa lettera di Abramo Lincoln, che il ne(g)ro "libero" Samuel L. Jackson porta sempre con sè nel taschino), ma è davvero l'unico barlume di spessore e autenticità in un film stanco e fin troppo prevedibile sin dalle prime battute.

La trama di The Hateful Eight è semplicissima, perfino banale nello sviluppo: siamo ancora "da qualche parte nel western", esattamente nei paesaggi desolati del Wyoming, appena dopo la fine della Guerra di Secessione. Otto loschi personaggi (un cacciatore di taglie, uno sceriffo, un boia, un ex generale sudista, un negro scampato alla guerra, un cocchiere di diligenza, un barman messicano, un cowboy solitario) più una prigioniera in attesa di processo, si ritrovano costretti a condividere forzatamente lo stesso tetto (un'osteria fatiscente) per ripararsi da un'imminente tempesta di neve. Ognuno di loro ha dei motivi più o meno validi per odiare tutti gli altri, si attende solo la miccia che farà scatenare l'inferno... e per chi conosce appena un po' Tarantino non sarà difficile immaginare come andrà a finire. Certo, una trama ovvia molte volte non significa necessariamente un brutto film, in quanto sono gli attori, il contesto e la confezione a contare, ma la sensazione è che stavolta il buon Quentin si sia lasciato andare a un "compitino" facile facile, un giocattolone compiaciuto e abbastanza fine a se stesso...

Tarantino è il regista più "citazionista" della storia del cinema, ma questa volta (per necessità, scarse idee o ego smisurato) arriva addirittura ad auto-citarsi: The Hateful Eight infatti non  è altro che il remake in salsa western de Le Iene, se possibile ancora più efferato e truculento. Ma se un quarto di secolo fa questo approccio così irriverente al genere poteva sembrare "alternativo" e dissacrante (e lo era), oggi sembra davvero perdersi nel manierismo più spicciolo riducendosi a un mero esercizio di stile, per alcuni magari ancora godibile ma decisamente scontato. Anche se, a dire il vero, la prima parte del film è molto bella e ci si diverte parecchio assistendo alla "presentazione" semiseria dei vari personaggi, con gli ormai famosissimi e interminabili dialoghi che sono da sempre il marchio di fabbrica del regista. Peccato però che man mano si procede verso l'epilogo la pellicola si trasforma in un autentico mattatoio dove tutti si ammazzano a vicenda, con il consueto campionario di violenza gratuita e in quantità industriale, che in molti ancora si ostinano nel definire innocua...

Ed eccoci dunque alla "solita" considerazione sulla proverbiale violenza tarantiniana. Chi mi conosce, sa che non cambio idea: trovo che l'uso eccessivo e smodato di immagini splatter e grandguignolesche sia profondamente sbagliato, perchè ritengo che scherzare sulla violenza sia come gettare benzina sul fuoco in un mondo che è già abbastanza violento di suo. Il che, come ripeto sempre, non significa che io sia contrario alla violenza al cinema (anche perchè altrimenti 3/4 dei film che escono non vedrebbero la luce), solo che a un uso copioso della stessa dovrebbe corrispondere, a mio modo di vedere, un adeguato contrappeso fatto di scene in cui si mostrano, una per una, le conseguenze di quest'ultima. Altrimenti si rischia di gettare in pasto al pubblico, come in questo caso, un vero e proprio videogame dove il valore della vita umana viene ridotto alla stregua degli ettolitri di salsa di pomodoro utilizzata.

Ma altrimenti così non sarebbe un film di Tarantino, ribattono immediatamente i fan! Vero, però (forse) sarebbe un bel film...  Aldilà di questa mia personalissima opinione, comunque, i difetti oggettivi dell'opera restano: trama banale, sviluppo scontato, nessun approfondimento della materia, un mero auto-citazionismo senza costrutto. Si salvano le belle interpretazioni degli attori (bravissima Jennifer Jason Leigh), le azzeccate musiche di Morricone e l'ottima scelta delle canzoni. Ma oltre la confezione, stavolta, c'è davvero poco di più...


49 commenti:

  1. oh..prima recensione cosí cosí che leggo..andró purtroppo solo domenica...saprò dire la mia...

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    1. Diciamo che la critica "blogger", indubbiamente più umorale, ha decantato meraviglie del film. La critica cinematografica di professione, invece, si è un po' divisa. Due stroncature comunque sono state abbastanza importanti: Mereghetti sul "Corriere" e Crespi su "L'Unità". Aspetto comunque il tuo commento :)

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  2. Oh, ora mi sento meno incompreso. L'ho tollerato poco poco anch'io. Tante citazioni, poca sostanza, troppi blablabla. Se migliora quando sbuca Tatum, cazzarola, facciamoci due domande... ;)

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    1. Channing Tatum non è male come attore, lo devi vedere nel trailer di Hail Caesar!

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    2. Diciamo che l'apporto di Tatum a questo film è abbastanza inconsistente...

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    3. Tatum l'ho trovato molto bravo in Foxcatcher, recuperato da poco. Qui il cameo è simpatico, in mezzo a personaggi tanto odiosi (come da titolo). ;)

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    4. Sì, concordo, viene trattato a mo' di WTF??? Poteva essere sviluppato molto meglio.
      Comunque, è il personaggio più stronzo di tutti, solo che non ha avuto il tempo di mostrare la sua stronzaggine! :-P

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    5. In "Foxcatcher" era bravissimo, e reggeva il confronto con due mostri sacri come Ruffalo e Carell. Qui ha ragione Alessandra, il suo personaggio non è stato sviluppato. Chissà se nel montaggio ci ha rimesso qualcosa...

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  3. Curioso che in questo inizio anno si sia stati più volte in disaccordo.
    Per me, invece, questo è il film più maturo del vecchio Quentin, privo dell'azione dei precedenti ma non dei contenuti, ormai sempre più radicati nella Storia Americana.

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    1. Non posso essere d'accordo, Ford. Aldilà del gusto personale, come si fa a dire che questo è il film più maturo di Tarantino? E allora Django? Quello sì che era un grande film, dove si analizzavano in modo SERIO gli aspetti più oscuri della Nascita di una Nazione, dallo schiavismo al razzismo, dai latifondisti aguzzini del Sud fino alla tratta dei ne(G)ri. In Django, soprattutto, non c'era violenza gratuita: per ogni colpo, ogni pallottola, ogni morto ammazzato venivano mostrate le conseguenze e le ricadute del gesto. Qui l'aspetto sociale regge (forse) per il primo quarto d'ora, dopo diventa un film-videogioco magari godibile ma certo non impegnato...

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    2. Per me basterebbe l'uso che Tarantino ha fatto della lettera, per rendere l'idea.
      Così come il rapporto tra Goggins e Jackson.
      Come zittire gente come Spike Lee e mostrare le radici del problema razziale negli States.
      Per non parlare di tutta la questione legata al giustizialismo - e a John Ruth -.

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  4. Concordo sul fatto che Tarantino sia una star e sì, io per prima sono una super fan e difficilmente mi delude. Mi piace il fatto che si autociti (lo fa da molto tempo, ha iniziato con Death Proof),ma allo stesso tempo si evolve nelle tematiche e non capisco l'astio che prova Spike Lee, ad avercene di registi bianchi che nutrono un così profondo rispetto per la comunità di colore! Per la questione violenza, sono in disaccordo: Tarantino la enfatizza al punto da svuotarla da ogni significato, è truce dirlo, ma ci gioca. Lungi da me da farti cambiare idea, anzi, rispetto in toto la tua visione, io non penso che Tarantino faccia un uso della violenza ai fini di disturbare lo spettatore, nè tanto meno fornire una morale. La morale la fa in maniera più sottile, e la violenza è uno strumento per rimarcarne l'ambiente amorale che critica. Anche perché l'universo tarantiniano è costituito da ambienti malavitosi, bellici o schiavistici, dove l'uso della violenza è di norma pure nella realtà. Diciamo che ci va sta andando un po' più pesante del solito, ma ho trovato in Django Unchained molto più angosciante il momento di suspense quando Broomhilda sta per essere colpita da Candy, che nella mattanza finale come da copione, con il suo solito stile macchiettistico. Ricordo quando ero ragazzina non mi era permesso di vedere Pulp Fiction per via della scena in cui Vincent Vega si fa una iniezione di eroina, ma il film l'avevo visto in cassetta dello zio della mia amica in versione integrale (e lo streaming non esisteva ancora! :-D): una volta ero alla fermata dell'autobus e ho visto un simil Vincent Vega e mi ha scioccato. Bisogna avere un po' di buon senso, e la censura non serve (quasi mai) a nulla.

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    1. Alessandra, hai toccato molti aspetti e provo a risponderti punto per punto, anche per fare chiarezza. Partiamo di fondo...

      1) La censura. Sono d'accordissimo con te che non serve a niente, non ha alcun senso. Infatti io non invoco nessuna censura, dico solo che Tarantino fa un uso gratuito della violenza che a me, PERSONALMENTE, disturba. E non critico nessuno, le sensazioni sono per forza di cose personali e quindi capisco benissimo chi non se ne cura e si diverte. Semplicemente, a me non piace e quindi non possono piacermi i suoi film... secondo me la violenza non è mai priva di significato, e così facendo si rischia di sottovalutarla e tollerarla. Non so se hai visto "A History of Violence" di Cronenberg, che è un po' l'antitesi della visione tarantiniana. Ecco, diciamo che io mi sento molto più vicino.

      2) La morale. Io credo che stiamo un po' sopravvalutando Tarantino e i suoi film. Anzi, credo che Tarantino sia il regista più sopravvalutato della storia del cinema... sinceramente, io nelle sue opere di morale ne ho sempre vista pochina: finchè mi dici che sono film geniali, dissacranti, coraggiosi, ben costruiti, tecnicamente e stilisticamente ineccepibili, niente da dire. Ma in tutta onestà io di morale in Tarantino ne ho sempre vista poca. Tranne che, appunto, in Django (film che, senza nessun dubbio, ritengo un capolavoro). In questo caso, invece, trovo che "The Hateful Eight" sia un bel giocattolino, ma nulla più.

      3) La questione razziale. Qui mi trovi perfettamente d'accordo. Infatti è una delle (poche) cose che mi sono piaciute in questo film. Tarantino insiste, e fa benissimo, sulla discriminazione dei neri e questo gli fa onore (lasciamo stare l'assurda polemica di Spike Lee: meglio stendere un velo pietoso su un regista ormai "bollito" che cerca solo un po' di visibilità). Però, permettimi, perchè nessuno invece ha parlato della misoginia che si respira in questo film? Le donne non sono certo trattate benissimo, e certe scene (quelle con la Leigh) personalmente mi hanno fatto accapponare la pelle. Ma a lui tutto è concesso, guai a criticarlo...

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    2. A History of Violence è un gran bel film! Però Cronenberg mette la violenza in un ambito normale, nella famiglia e nella società, cosa che Tarantino non fa.
      Non ti sto facendo i papiri per convincerti, per carità, Io faccio i papiri perché scrivo tanto tanto! :-D

      Se trovi disturbanti suoi film non c'è argomentazione che tiene e non mi devo neanche permettere di dirti che sbagli perché non lo fai, abbiamo solo due visioni differenti sullo stesso regista. Io trovo disturbante Arancia meccanica, che lo considero un gran bel film con una critica alla società violenta dell'epoca, però la scena dello stupro mi fa proprio male. Non mi succede con i film di Tarantino invece, Non considero Tarantino un divo, né un egocentrico, né tanto meno un misogino, ma uno che ama il cinema in modo sviscerale e il suo mestiere lo sa fare. Forse per questo che io adoro i suoi film e tu no.

      E fidati che la violenza disturba anche me, così come la violenza sulle donne o la misoginia (pensa a quelle cavolo di sfumature di grigio, anni di reggiseni bruciati nelle piazze per niente, quello mi fa accapponare la pelle), ma non so Tarantino mi da l'idea di estrapolare la violenza dal contesto. Certo, a me non ha fatto piacere vedere Daisy Domergue pestata (e il personaggio di Ruth, che dovrebbe rappresentare il bene e la giustizia, viene rappresentato miserabilmente e non è così ligio e irreprensibile dato che tratta le donne in maniera così ignobile), però allo stesso tempo il personaggio è pur sempre un criminale, e non penso che nel 1800 le donne siano state trattate con i guanti. E Domergue viene trattata come un criminale.

      Tarantino ha sempre creato dei gran personaggi femminili, e se ci fai caso, i personaggi più tosti sono messi in un contesto contemporaneo. Pensa solo alla sposa: al di là delle violenze oscene che la protagonista subisce, reagisce e si difende, ad avercene di personaggi femminili così! La morale invece la mette eccome proprio nel contesto razziale. Così come le donne in Death Proof: vittime nella prima parte di Kurt Russell, ma poi carnefici di Russell stesso e io stronzissimanente ho esultato quando Rosario Dawson gli fracassa la faccia con un calcio alla Van Damme. E' un concetto primitivo, ma paradossalmente è così liberatorio. Il che fa di me una donna parecchio stronza. Mentre i personaggi più passivi come Broomhilda, (ma Daisy a parte le botte non lo è) sono in un contesto storico 'accettabile'al fine della narrazione. Perché questo può accadere solo nei film e non nella vita reale, e Quentin questo lo sa, perchè cinefilo è, mica stupido! :-D

      Tarantino ama pasticciare con la storia, ama pasticciare con i contesti, ma ha capito che purtroppo, l'unica morale che c'è in questo mondo immorale è l'occhio per occhio (e il mondo tanto è già cieco da un pezzo). La vendetta è lo strumento per liberarsi dalle ingiustizie, anche perché nella vita reale, partecipare a una manifestazione purtroppo serve poco o nulla: lo fa la sposa in Kill Bill, lo fa Django (soprattutto nella scena delle frustate a uno dei fratelli Brittle), e lo fa anche qua con la scena della fellatio, al fatto che restituisca dignità al personaggio di Jackson con la lettera di Lincoln, o anche solo ai cacciatori di teste naziste in Inglorious Basterds.

      Non esistono i buoni nei film di Tarantino: pensa a Mr. Orange, che tradisce Mr. White ne Le iene. Il contesto è l'infiltrato che fa la talpa e quindi segue la legge e fa del bene, ma una volta che entra in empatia con White, viola il codice della polizia diventando amico di un criminale, e allo stesso tempo viola i concetti dell'amicizia virile con il tradimento. Ed è questo che mi piace di Tarantino, le mille (no, 50 no!!! :-D) sfaccettature che mette nei personaggi.

      Poi per il resto, mi piace solo argomentare, di sicuro domani non andrai a osannarlo dopo quello che ti ho scritto, così come io non smetterò di vedere i suoi film (anzi, ho recentemente preso il cofanetto da Le Iene a Kill Bill 2!).

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    3. Alessandra, innanzitutto GRAZIE davvero per il tuo bellissimo "papiro"! Nemmeno io voglio cercare di convincerti che ho ragione, ci mancherebbe, ed è verissimo (come ho scritto nella recensione) che io, te e moltissimi altri abbiamo tutti una percezione diversa sull'uso della violenza al cinema, che varia da persona a persona. Quindi, su questo niente da dire. Però mi permetto di fare una piccola precisazione sugli esempi da te citati: "Arancia Meccanica" è inequivocabilmente disturbante, anzi è forse il film più disturbante della storia del cinema, ma è stato concepito proprio con l'intento di disturbare, l'effetto è chiaramente voluto: Kubrick estremizza il concetto per metterci in guardia, per farci capire i rischi che può correre una società basata esclusivamente sulla prevaricazione e sulla legge del più forte. Tarantino, SECONDO ME (lo scrivo a chiare lettere che è una MIA opinione) invece non precorre questo intento: la sua violenza è solo strumentale, funzionale al film ma incurante delle conseguenze di quest'ultima. Cosa che non approvo. Tutto qui.

      Sono però assolutamente convinto, come dici te, che Tarantino ami visceralmente il cinema. Su questo non c'è alcun dubbio: non lo amo come regista ma lo ammiro profondamente come persona, come appassionato. Me lo ricordo benissimo alla Mostra di Venezia del 2010, quando era presidente di giuria: ogni volta che entrava in sala salutava e "batteva il cinque" a chiunque gli capitava davanti, è una persona di una gentilezza unica. E, sempre a Venezia, non sai quante volte lo abbiamo visto tutto solo al Palabiennale (la struttura del Lido per il pubblico) mescolarsi tra gli spettatori per vedere i film che gli interessavano (non solo quelli in concorso). Sullo "stile" si può discutere, ma l'uomo proprio no :)

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    4. Ma grazie a te per averlo ospitato! Spero di non essere stata prevaricatrice, mi piace analizzare e spiegare il 'per questo, questo e quest'altro motivo'.Arancia meccanica me lo fecero vedere a scuola (tipo settimana di orientamento con gli studenti più grandi, non ricordo bene, è successo un secolo fa, ah la vecchiaia! :-D) che avevo 16 anni, è un tipo di film che andrebbe visto da adulti, non ne avevo gli strumenti per capirlo, elementi che ho poi colto più avanti con l'età adulta. Kubrick, Tarantino, ma anche Scorsese e non ultimo Park Chan-Wok impregnano i loro film di violenza e l'elemento affascinante è come un istinto così basso e primordiale venga percepito e interpretato in maniera diversa per raccontare storie che per fortuna, rimangono nelle pareti del metacinema. Magari la violenza reale potesse essere incastrata in una pellicola! Film come Pulp Fiction adesso non farebbero più scalpore, però per quanto possa piacere o meno Tarantino, magari ci fossero più registi cinefili che amano stare in mezzo al loro pubblico! ;-)

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    5. Penso che far vedere "Arancia meccanica" a uno studente di 16 anni sia una cosa aberrante, semplicemente assurda. Soprattutto perchè c'è il rischio che quel ragazzo odi il cinema per tutta la vita. Sono sempre stato contrario, in linea di principio, alla visione di film a scuola, perchè penso che la cultura vada assecondata e non imposta... e comunque, se proprio lo si vuole fare, bisogna scegliere titoli appropriati. ALtrimenti si fa solo del male!

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    6. Parole sante. I film visti a scuola sono solo una perdita di tempo, per gli alunni (che tanto non stanno mai attenti) e per gli insegnanti. In quelle due ore fanno solo casino

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    7. opinione personale, eh!

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  5. Io l'ho trovato grandioso dal primo al 188esimo minuto... Forse sarà l'emozione della sala energia di Melzo, sarà la colonna sonora di Morricone, sarà che ho amato il cambio di ritmo tra il primo (splendido) tempo e il secondo (fantastico, per i miei gusti). So che molti non sopportano la truculenza esagerata delle scene splatter cui Tarantino ci ha abituati da death proof (per me un altro film grandioso) in poi, ma per come l'ho visto io, the hateful eight è il miglior film di Tarantino da jakie brown in poi. Se proprio volessi trovargli un degno avversario, direi che se la gioca con kill bill. Dopo la visione ho avuto bisogno di due giorni di decompressione per poter iniziare a scriverne senza avere la mente offuscata da tanta bellezza. Poi, è solo il mio punto di vista e non pretendo assolutamente che tutti la pensino come me. :-)

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    1. Cerco Luca, ci mancherebbe. Siamo qui a parlarne e confrontarci, nessun problema. Ovviamente non entro in merito sui gusti (ho già risposto prima e nella recensione), però approfitto del tuo intervento per parlare di un altro aspetto, ovvero del "divismo" e dell'aura da "guru" di cui si è circondato Tarantino: insomma, anche tutta 'sta storia della versione su pellicola, del formato Panavision 70mm, del fatto che lui stesso ne ha caldeggiato fortemente la visione, per non parlare di chi si è fatto anche centinaia di chilometri per andare fino a Melzo, quasi come fosse la Mecca... per poi scoprire che il film è girato tutto in una stanza e dentro una carrozza, e che dei trenta metri di schermo dell'Arcadia te ne fai ben poco! Insomma, diamo alle cose una giusta misura e scindiamo l'aspetto "cult" e divistico da quello che è il cinema vero e proprio!

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    2. Il 70mm per un film girato esclusivamente in luoghi chiusi serve proprio a dare la possibilità allo spettatore di pensare di star guardando un'opera teatrale, in quanto ha davanti a sé la totalità della scena, come accade quando si è a teatro. La teatralità è uno degli elementi su cui poggia l'intero progetto di The Hateful Eight (come ha detto lo stesso Tarantino). Secondo me è stata azzeccatissima la scelta di questo formato per questo film. Poi che a Tarantino piaccia crogiolarsi nella propria bravura o talento non mi pare una novità. Lui è così e così ce lo teniamo (e a me piace così). Se potessi, tornerei a vederlo ancora in 70mm... Mi accontenterò di una seconda visione "in digitale", anche perchè sarà gratis... ^_^

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    3. Sì, è vero. Però, insomma... è roba da perfezionisti e "puristi" integerrimi (lo dico col massimo rispetto). Io mi ricordo di aver assistito a una memorabile proiezione all'Arcadia di Melzo dell'ultimo episodio de "Il Signore degli Anelli" alle 11 di mattina, e fu un'autentica esperienza visiva... qui, sinceramente, tra la proiezione in 70mm e quella in un buon digitale 4k sfido chiunque a trovare differenze significative. Però tutto sommato hai ragione te: Tarantino è così, e tutto ciò fa parte del personaggio. Prendere o lasciare :)

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  6. TRE punti a favore:
    l'interpretazione J.J. Leigh, bravissima nel ruolo da "cattivona"
    la fotografia di R. Richardson
    Morricone
    P.S. Come sarebbe Sanremo se lo dirigesse Tarantino? Ho provato a immaginarlo...

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    1. Guarda, su questi tre punti non posso che essere d'accordo. Ma un film non è fatto solo dalla "confezione" (seppur ottima, come in questo caso...)

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  7. Allora parto dicendo che non amo Tarantino, per gli stessi motivi che citi tu, il suo ego, tutto il suo eccesso, il suo autocitarsi e soprattutto il troppo splatter che poi è quasi il suo marchio di fabbrica, anche se qui è decisamente più contenuto, per me è uno dei meno peggio :D
    Stranamente il film l'ho sopportato più degli altri, anzi sopportato è forse una parola troppo forte, diciamo l'ho guardato senza sentire il bisogno di smettere (forse una delle poche volte che mi succede).
    Come te ho preferito indubbiamente la parte iniziale alla seconda, e sicuramente ci sono cose bellissime all'interno, ma nonostante sia arrivata al termine, tirando le somme non l'ho digerito a pieno...

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    1. Forse perchè questo film è, appunto, abbastanza ripetitivo. E una volta visto dove va a parare (lo si capisce dopo mezz'ora, forse meno) tutto si sopporta meglio perchè già immagini cosa ti aspetta. E' tutto già visto. A me, dico la verità, nessun film di Tarantino hai fatto venir voglia di uscire dalla sala (al massimo mi sono appisolato, come nella scena del duello del primo Kill Bill, 40 minuti di mattanza...) però non mi stancherò mai di ripetere che, a mio personalissimo parere, il suo stile splatter non è affatto innocuo.

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  8. Aggiungo la tua recensione alla raccolta di altre recensioni (=tutte) che ho letto qua e là tra i fidati e che parlano di questo film con toni ahimè delusi. Io non parto con grandi aspettative perché non sono una filologa del tarantinismo e dell'iperviolenza splatter, però con Django mi sono divertita, me lo ricordo ancora bene, ed ero convinta di potermi divertire di nuovo :(

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    1. Davvero? Io, almeno tra i blogger, ho letto solo recensioni entusiaste... se vuoi, anche in privato, fammi i nomi di qualche sito in cui si critica il film, giusto per curiosità. Me li vado a leggere. Altro discorso, ripeto, la critica "ufficiale".

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  9. Io vado domenica..e ti farò sapere..ma sento che saremo in disaccordo.un abbraccio!

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    1. E' il bello dell'essere cinefili... quello di "azzuffarsi" per un film ;) ;) aspetto volentierissimo il tuo commento, cara!

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    2. Premetto che mi riservo di vederlo un'altra volta..
      Voglio basarmi sulle sensazioni che solitamente provo davanti ai film di Tarantino. Nel 1994 avevo 22 anni e ricordo come fosse ieri lo stupore,la meraviglia, lo scombussolamento che mi provocò pulp fiction..ricordo che uscii dalla sala con la sensazione di aver assistito ad un capolavoro, ero stordita dai dialoghi affascinata e turbata dalle immagini, coinvolta dalla colonna sonora..convinta che quel film si, l'avrei visto altre 1000 volte. E in effetti è andata così...poi recuperai le iene e da allora il cinema di Tarantino mi ha quasi sempre ammaliato. Ho adorato kill bill e considero django unchained un po' degli western più belli in assoluto, magnifico rutilante con degli interpreti perfetti.
      Perdona questa lunga premessa, forse anche inutile perché sai che amo Tarantino.
      Questo giro però sono rimasta un po' delusa.. Non ho provato quel senso di meraviglia solito. Ho trovato questo film troppo prolisso, in alcune parti troppo lento. Mi è sembrato che spesso girasse a vuoto, e ad essere sincera non ho trovato nessuna interpretazione fuori dalla norma ( non c'era un calvin candie o un bill o un hans landa per dire) nessun dialogo che mi prendesse per davvero e non so ma un attimo prima che qualcosa accadesse sapevo già che sarebbe accaduta..
      È' dura ammetterlo ma questa volta non mi ha neanche colpito morricone.
      Ripeto, lo riguarderò ma il mio amato quentin stavolta non ha fatto breccia nel mio cuore. Peccato!

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    3. Condivido in pieno le tue sensazioni: è vero, questo è il primo film di Tarantino che non sorprende affatto (nel bene o nel male)- E' prevedibile, già visto, con nessun personaggio sopra la media. Ti regala esattamente ciò che ti aspetti... il che non significa certo che sia un difetto, e avercene di film "convenzionali" come questo, ma indubbiamente lascia un po' delusi i fan (e non solo). Perchè da Tarantino ti aspetti sempre la scintilla, il lampo di genio. Ma dopo otto film comincia ad essere difficile...

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  10. Io mi sono divertito da matti. Forse non sarà il miglior film di Tarantino ma un film "minore" suo è comunque "maggiore" di tanti altri. Sulla violenza anch'io mi schiero dalla parte di chi la ritiene innocua (tanto è grottesca) ma capisco che è un fatto personale. Ad ogni modo il film lo trovo geniale, sono tre ore che scorrono d'un fiato
    Buonanotte!
    Mauro

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    1. Ma infatti Mauro nessuno dice che è brutto... c'è differenza tra un film brutto e un film deludente, proprio per il motivo che esponi te: un film "minore" di Tarantino è certamente "maggiore" di tanti altri. E su questo non c'è il minimo dubbio! E le "stellette" che assegno, ormai è risaputo, si riferiscono anche al rapporto tra ciò che il prometteva e quello che poi ha mantenuto.

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  11. A Tarantino piace mischiare i generi, citarsi, anche prendere rispettosamente in giro il suo pubblico. E' il suo cinema, è può non piacere. Personalmente lo adoro, comunque è un personaggio. Del resto ogni volta che esce un suo film si scatenano i dibattiti quindi non è proprio uno che passa inosservato. Almeno secondo me, eh!

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    1. Vero. Hai ragione tu. In effetti se ogni volta che esce un film di Tarantino stiamo tutti qui a parlarne, nel bene o nel male, significa che è comunque un Autore con la A maiuscola. Che, certo, può non piacere ma non lascia indifferenti.

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  12. Io arrivavo a questo film come fan devoto di Tarantino, ma alla fine devo dire che bene o male sono giunto alle tue stesse conclusioni.
    Anch'io ho avuto la sensazione di un compitino ben fatto, ma il risultato è decisamente meno riuscito e brillante del precedente Django Unchained.
    Per quanto adori i suoi lavori passati, questa volta non è riuscito a conquistarmi e il suo autocitazionismo è sembrato estremo persino per un fan della prima ora come me. Va bene tenere fede al suo brand, però qualche innovazione e qualche sorpresa in più non sarebbe guastata...

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    1. Sì, ritengo che anche dando un giudizio "da fan" si possa ritenere questo film come il peggiore tra tutti quelli di Tarantino. Oppure il meno bello, come preferite... la sostanza cambia poco.

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  13. i due precedenti mi sono piaciuti di più, ecco.
    questo non male, ma a volte troppo Tarantino.
    e però merita.

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    1. Tarantino è sempre sopra le righe, altrimenti non sarebbe lui... però è innegabile, anche per il fan più "oltranzista", che questo film non ha certo lo spessore morale e storico dei due film precedenti (di Django di sicuro). E' un dato oggettivo, secondo me.

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  14. Visto, finalmente. Devo dire che stavolta non mi ha irritato come in passato, forse perchè come dici tu è abbastanza ripetitivo e quindi si sa cosa ci aspetta. E devo dire, sinceramente, che la prima parte ha appassionato e divertito anche me che, da donna, non ho mai amato molto il western (infatti non ho visto nemmeno Django). "Godibile" quindi è il termine giusto, anche se i capolavori per me sono altro.

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    1. Anche per me. Però devo dirti che io reputo "Django" un capolavoro, quindi te ne consiglio assolutamente la visione! :)

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  15. Mi trovi perfettamente d'accordo. A mio parere Tarantino è un regista che è andato clamorosamente in calando; ha cominciato sfornando eccezionali pastiche ispirati ai B-movies e ai western classici, per così dire trasformando il piombo in oro.
    Nel corso degli anni però non ha mantenuto la creatività al livello del suo stile e del suo umorismo che sono le ragioni per cui riscuote ancora invariabili successi al botteghino...
    I suoi ultimi soggetti sono, nonostante le ambizioni, piuttosto elementari in termini di struttura narrativa e complessità... la stessa elementarietà che aveva, in principio della sua carriera, parodiato e trasfigurato in cinema di serie A !

    Rudi

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    1. Grazie per il commento! C'è poco da aggiungere, tranne che "Django" secondo me era un capolavoro ma, in effetti, più per l'aspetto politico e sociale piuttosto che per la struttura narrativa... Certo è che questo è il primo film di Tarantino dove, davvero, non ci si sorprende affatto.

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    2. Non mi trovi d'accordo su "Django", personalmente ho una certa avversione per la retorica ideologica, soprattutto quando (a mio modesto parere) viene usata per imbottire una struttura vuota... comunque non so, ho come la sensazione che le qualità che tuttora si percepiscono nei suoi film sarebbero ormai più adatte a una serie tv che non al grande schermo. Tanti personaggi, tempi dilatati, scomodi passati, rivelazioni improvvise, possibilità di caratterizzare in maniera approfondita vari personaggi "minori"...

      R

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    3. Io "Django" non l'ho trovato affatto retorico, anzi... credo sia forse l'unico film di Tarantino dove la violenza e la storia hanno un senso, una giustificazione (per ogni pallottola sparata se ne vedono le conseguenze) e dove l'ideologia contro una certa politica americana (quella schiavista e latifondista) la trovo assai giustificata. Anche da questo punto di vista mi è piaciuto molto più "Django" che "12 anni schiavo", per dire.
      Riguardo il discorso sulle serie tv, il buon Quentin ha spesso affermato che non ha intenzione di dirigere più di dieci film in carriera, ma è troppo giovane per smettere: io credo che ci stia seriamente pensando...

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  16. Mi spiace essermi perso questa recensione :(
    Premettendo che non sono un fan di Quentin (per carità, bravissimo e tutto il resto, ma altre sue opere mi hanno lasciato abbastanza freddo), questo film mi è piaciuto molto. Non l'ho trovato così scontato, ma credo sia unicamente demerito mio. Cos come invece non ho trovato nulla di magistrale nel suo Django - anche qui, credo di essere io a non arrivarci.

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    1. Penso che tu riesci ad arrivarci benissimo, semplicemente è una questione di gusti e sensibilità. A me "Django" era piaciuto moltissimo per i motivi che ho spiegato sopra e nella recensione. "The Hateful Eight" mi ha deluso, ma è chiaro che in termini assoluti non può certo essere considerato un brutto film. Questo, aldilà del fatto che si sia fan o meno di Tarantino.

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