venerdì 22 aprile 2016

IL CLUB

(El Club)
di Pablo Larraìn (Cile, 2015)
con Roberto Farìas, Marcelo Alonso, Antonia Zegers, Alfredo Castro, Alejandro Goic, Jaime Vadell, Alejandro Sjeveking
durata: 97 minuti


Ci ha messo più di un anno per arrivare in sala (si fa per dire, dato che è uscito in appena una ventina di copie, con incassi ridicoli), e probabilmente non passerà mai in tv, nemmeno sulle reti tematiche. Se siamo fortunati potremo forse recuperarlo in home-video, ammesso che in Italia venga mai distribuito: è il destino di certi capolavori, a volte così disturbanti e scomodi da risultare quasi "invisibili". Una cosa è certa: se siete tra coloro che hanno definito "coraggioso" un film come Spotlight, la visione de Il Club sconvolgerà clamorosamente le vostre gerarchie.

Il Club è l'opera quinta di un regista straordinario come Pablo Larraìn, quarantenne cileno autore di film appassionanti e durissimi sulla storia (terribile) del proprio paese: il sottoscritto ricorda bene di aver assistito nel 2010 alla "prima" veneziana di Post Mortem, restando sconvolto dalla violenza, tutta psicologica, di uno dei finali più agghiaccianti mai visti al cinema... lo stile di Larraìn è collaudato: raccontare la dittatura cilena (prima e dopo Pinochet) attraverso lo sguardo di persone comuni, ingranaggi di un sistema marcio: in Post Mortem, appunto, il protagonista era un umile funzionario ospedaliero che si vedeva passare davanti agli occhi il cadavere di Salvador Allende. Nel film successivo, NO, i giorni dell'arcobaleno, un giovane pubblicitario metteva a punto la strategia per vincere il referendum che avrebbe posto fine al regime di Pinochet. Analogamente, in Tony Manero ci venivano mostrati l'orrore e la paura di una nazione oppressa attraverso l'ossessione per il ballo di uno squallido criminale...

Con Il Club, invece, Larraìn affronta l'argomento più difficile e spinoso, non solo per il Cile ma per tutta la comunità cattolica: le responsabilità civili, sociali e politiche della Chiesa e le connivenze di quest'ultima con il Potere costituito. Lo fa però a modo suo, prendendo spunto ancora una volta dalla quotidianità. L'inizio del film è meraviglioso: quattro uomini attempati, scuri in volto, taciturni, apparentemente nullafacenti, "convivono" in una villetta a ridosso del mare allevando un cane da corsa. In casa con loro c'è una giovane donna, che non si capisce quale ruolo abbia ma che vediamo prendersi cura amorevolmente dei suoi "coinquilini". Per almeno venti minuti ci è impossibile capire chi siano queste persone, e la curiosità innegabilmente ci attanaglia. Il mistero comincia a dipanarsi quando vediamo arrivare, a bordo di una elegante e sinistra macchina scura, un sacerdote vestito di tutto punto che "scarica" nella casa un nuovo ospite... un altro uomo solo, come tutti gli altri, con un passato da espiare e un presente improponibile.

Scopriamo così che la piccola villa sulla spiaggia è una specie di "pensione" per preti che si sono macchiati di peccati gravissimi: pedofilia, violenza sessuale, compravendita di neonati, collaborazionismo con il regime. Nefandezze che la Chiesa Cattolica ha sempre consapevolmente tollerato e cercato di nascondere, rifiutandosi di denunciarle e limitandosi a spedire al "confino" i colpevoli, i quali non sono per nulla pentiti, anzi... rifiutano sdegnosamente ogni accusa, almeno fino a quando non vengono "sbugiardati" da un poveraccio seminfermo di mente che una mattina si piazza davanti all'ingresso della villa e comincia a decantare, nel senso letterale del termine, tutti gli abusi subiti in gioventù dal sacerdote appena arrivato...

E' l'inizio della fine. Di lì a breve la situazione precipita (non vi dico come) e l'arrivo di un affascinante quanto subdolo ispettore ministeriale, mandato apposta dal Vaticano per mettere a tacere lo scandalo, scoperchierà drammaticamente il pentolone di rabbia repressa e vergogna che ribolliva da tempo. Attenzione, però: Il Club non è affatto un film d'inchiesta, e nemmeno di denuncia. A Larraìn non interessa fare nome e cognomi nè riempirci di didascalìe su che fine abbiano fatto i veri protagonisti, quanto invece mostrarci l'orrore di un "sistema" incancrenito che si reggeva sull'omertà e la menzogna, e verso il quale la Chiesa reagiva con altrettanta menzogna, come in un circolo vizioso, semplicemente ammucchiando lo "sporco" sotto i tappeti.

Il Club è il film più completo, maturo e riuscito di Larraìn. In breve, è un capolavoro: girato con tecnologia antica (le stesse luci sfocate e tremolanti che avevamo già visto in NO, i giorni dell'arcobaleno, che conferiscono alla pellicola un'atmosfera ancora più lugubre e sinistra), accompagnato da una colonna sonora incredibilmente opprimente e ansiogena, interpretato dal "solito" gruppo di attori fedelissimi al regista (tra i quali spicca ancora una volta il grande Alfredo Castro, già interprete anche di Ti guardo, l'ultimo Leone d'Oro veneziano), è un fjlm totalizzante e imperdibile, che ha l'intelligenza e l'onestà di non sparare nel mucchio ma di aprirci gli occhi sul prezzo e i terribili compromessi del Potere: religioso, terreno o politico che sia, poco importa.


8 commenti:

  1. Sono molto curioso, anche se non ho mai particolarmente amato Larrain.
    Staremo a vedere. Intanto spero di recuperarlo presto.

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    1. Larraìn è un regista dalle tematiche "forti", così come il suo stile, che non fa sconti allo spettatore. Capisco che possa restare indigesto (o "destabilizzante"), ma è uno degli autori più lucidi e profondi della sua generazione. Cerca di vedere il film, poi ne riparliamo... :)

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  2. la tua e' una delle poche, pochissime recensioni uscite su questo film che è quasi impossibile vedere nei canali "ufficiali". E che mi trova completamente d'accordo, soprattutto per il rigore con cui l'hai scritta.

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    1. Ti ringrazio. In effetti è assurdo che film del genere in Italia non si possano vedere (poi ci chiediamo perchè siamo così indietro nelle classifiche relative alla libertà di stampa e di espressione...). Comunque è giusto, per una volta, far presente che si trova facilmente sui canali "alternativi". Quando ci vuole ci vuole!

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  3. Ho visto finora tutti i film di Larrain, ed è scandaloso non poter vedere questo (sperando nell'home-video, che però non è proprio la stessa cosa)

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    1. Idem come sopra. So come la pensi sulla pirateria e lo streaming più o meno legale, ma questo è uno di quei casi in cui i "princìpi morali" possono tranquillamente venire meno... per ovviare a una distribuzione "ufficiale" che è stata molto più vergognosa!

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  4. Non mi mandare a quel paese, ma quando ho visto Tony Manero mi ero addormentata a metà film (ma forse era un periodo di abbiocco perché mi era già successo due volte) e non mi era piaciuto. Ma dovrei rivalutarlo. Questo invece mi ispira, ma dovrò aspettare secoli (a fine mese esce Il figlio di Saul, che avete già visto mesi fa), però l'interesse è bello 'sveglio' ;-)

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    1. Ma figurati se ti mando a quel paese... :)
      I gisti sono gusti, e come rispondevo a Ford capisco benissimo che Larraìn sia un autore parecchio difficile (in tal senso, "Tony Manero" è decisamente la sua opera più ostica). Spero che vedrai presto anche questo, e spero soprattutto che lì da te abbia una distribuzione dignitosa. Fammi sapere, sono curioso!

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