sabato 7 maggio 2016

LE CONFESSIONI

(id.)
di Roberto Andò (Italia, 2016)
con Toni Servillo, Daniel Auteuil, Pierfrancesco Favino, Connie Nielsen, Marie-Josée Croze, Johan Heldenbergh
durata: 99 minuti


Un film irritante, pretenzioso, supponente come pochi, che ostenta in continuazione i suoi modelli di riferimento (evidenti i richiami a Todo Modo di Petri e, soprattutto, a Youth di Sorrentino) senza però avere minimamente il senso delle proporzioni: è brutto da dirsi, ma ne Le Confessioni ci sono tutti i difetti del peggior cinema italiano, quello che si atteggia ad opera d'arte colta ed elitaria e, senza volerlo, ottiene soltanto il risultato di essere indigeribile per lo spettatore, indispettito e spazientito dalla visione di una pellicola "finta" e plastificata dal primo all'ultimo fotogramma, oltre che irrimediabilmente rovinata dall'assurdo doppiaggio italiano (che appiattisce e uniforma le sfumature linguistiche dei personaggi, indispensabili per un film del genere).

Roberto Andò è un regista di classe, e questo lo si nota soprattutto nelle atmosfere eleganti e algide delle prime inquadrature: una lussuosa stazione termale sulle rive del Mar Baltico, teatro di una riunione del Fondo Monetario Internazionale che di lì a poco dovrà prendere una sofferta decisione sui destini del mondo. I convitati sono i ministri economici delle otto superpotenze mondiali, cui si aggiungono alcuni ospiti "alternativi" la cui presenza è stata appositamente richiesta dal direttore del Fondo (Daniel Auteuil): una famosa scrittrice di libri per ragazzi, una rockstar impegnata sul fronte umanitario e un misterioso monaco certosino (Toni Servillo) che diventerà a breve il personaggio-chiave della storia... sarà lui, infatti, che raccoglierà la confessione spirituale del "padrone di casa" prima che questo venga trovato morto in circostanze poco chiare.

Il film funziona bene, come detto, solo nella primissima parte, dove viene efficacemente ricreato il senso di distacco e disaffezione tra la gente "normale" che scende in strada e la congrega di potenti che "cazzeggia" amabilmente tra i comfort dell'albergo che li ospita. Poi però, dopo la morte di colui che tesse le fila del "gioco", la pellicola comincia a ondeggiare pericolosamente tra il thriller e il dramma metafisico, naufragando via via verso una deriva etica-filosofico-politica che mette in fila tutti i più imbarazzanti luoghi comuni del film "autoriale-impegnato". L'enorme difetto de Le Confessioni è infatti quello di prendersi troppo, davvero troppo sul serio, spacciandosi per un prodotto colto, ambizioso e raffinato, quando in realtà le situazioni che mette in scena sono al limite del ridicolo...

Man mano infatti ci vengono presentati una serie di personaggi più da sit-com che da denuncia, talmente caricaturali che avrebbero fatto la fortuna di un film grottesco e sarcastico (cosa che purtroppo non è): il ministro tedesco che pare una specie di gerarca nazista con tanto di rottweiler al seguito, l'italiano (Pierfrancesco Favino) al solito pavido e doppiogiochista, il russo che pare appena uscito da un film di 007 (nella parte del "cattivo", naturalmente) e che si porta a letto la "ministra" canadese (una splendida Marie-Josée Croze, tanto appassionata nel suo lavoro quanto ingenua sotto le lenzuola). Ma, dispiace dirlo, il peggiore di tutti è proprio Toni Servillo, indolente e svogliato, che recita col pilota automatico alternando amene banalità in dialetto partenopeo e un campionario di smorfie e grugniti che lo rendono caricatura di se stesso; mai credibile, mai in parte, mai all'apparenza realmente coinvolto da questo ruolo.

Insomma, un film la cui ambizione è smisurata almeno quanto il pessimo risultato finale, Non c'è un solo accenno alla questione morale, alle differenze di classe, nessuna riflessione sui destini del mondo. Un film senza ritmo e senz'anima, ormai superato dagli eventi, stanco, che cerca di rimediare alla pochezza della sceneggiatura con immagini sghembe e sciaguratamente "sorrentiniane", insopportabilmente contemplative, che fanno sentire "prigioniero" il malcapitato spettatore che, davvero, non riesce mai ad appassionarsi di fronte a tanta falsità. Le confessioni è un contenitore vuoto, asettico, dove un grande cast internazionale viene vanificato sull'altare della presunzione. Peccato.

17 commenti:

  1. Salto, salto.
    Ispira noia e pesantezza infinite.

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    1. Sì, dopo un po' ci si stanca. Indubbiamente.

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  2. Passo anche io, preferisco dedicarmi ad altro

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    1. Se hai cose più interessanti da fare... dedicati pure a quelle! :)

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  3. Sì, anch'io ho trovato questo film sofferente di "sorrentinite" acuta. Tuttavia non me la sento di essere così "cattiva" come sei stato te, gli interpreti sono ottimi e fino alla fine ti viene voglia di sapere come andrà a finire (e il finale è sarcastico al punto giusto). Per me, diciamo, è da sufficienza piena.

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    1. Io proprio non l'ho gradito. Questione di gusti. Sì, come "confezione" potrà anche essere sufficiente ma a darmi fastidio è stata soprattutto la pretenziosità dell'opera, questa "sorrentinite" come la chiami te... e che proprio non reggo!

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  4. Fuffa, soltanto fuffa. Dici bene: irritante e pretenzioso come pochi, con Servillo che intasca l'assegno recitando al minimo sindacale e tanti bei personaggi sprecati. Delusione massima!

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    1. Qua la mano! Sì, in effetti Servillo è stata la delusione più grande: in Italia si "spremono" gli attori fino alla saturazione, e qui la prestazione dell'artista napoletano è ben al di sotto del minimo sindacale...

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  5. Caspita, volevo vederlo domani, anche se in realtà avevo già letto altre recensioni poco entusiastiche. Ora sono convinta di non andarci, al massimo lo recupero in dvd e domani opterò per "Truman".

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    1. Ciao Valentina, non ho ancora visto "Truman" ma ne ho letto benissimo da più parti (quindi se devi scegliere tra i due non avrei dubbi). Tuttavia mi sento sempre un po' di responsabilità addosso quando qualcuno sceglie di non vedere un film dopo aver letto la mia recensione: come dico sempre, non fidatevi mai dei giudizi degli altri e date sempre retta a voi stessi, perchè la critica è sempre è comunque soggettiva!

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    2. Hai ragione, la critica è sempre e comunque soggettiva e io sono una che deve vedere coi suoi occhi prima di giudicare. Ma diciamo che mi alleta forse più qualcos'altro, è questa la vera motivazione.
      Rimandato, solo rimandato :)

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    3. Brava, così sto molto meglio... :) fammi sapere poi che ne pensi!

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  6. Proprio perchè è un film metafisico è naturale che le situazioni non possano essere credibili: io l'ho trovato invece un buon prodotto, un'acuta riflessione sul potere e sulla caducità, molto elegante e con interpreti raffinati. Servillo sa recitare anche solo con lo sguardo, è un attore immenso.

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    1. Che Servillo sia un attore immenso sono d'accordo, ma anche lui di fronte ai quattrini non è insensibile... come sono d'accordo che è un film elegante e sofisticato (fin troppo). Però troppe cose non stanno insieme: va bene la metafisica ma senza esagerare, il finale stile "San Francesco" è indifendibile, via! Non voglio spoilerare, ma è una delle sequenza più ridicole viste quest'annno!

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  7. non mi ispirava prima di leggere la tua recensione, ma ammetto che ora proprio N C S... non ci siamo

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  8. Condivido che più di così non si può!

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