martedì 17 ottobre 2017

BLADE RUNNER 2049

(id.)
regia: Denis Villeneuve (Usa, 2017)
cast: Ryan Gosling, Jared Leto, Harrison Ford, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright
sceneggiatura: Hampton Fancher, Michael Green
fotografia: Roger Deakins
scenografia: Dennis Gassner
montaggio: Joe Walker
musiche: Johann Johannsson, Hans Zimmer, Benjamin Wallfish
durata: 163 minuti
giudizio: 

trama:  Trent'anni dopo i fatti del primo Blade Runner tutti i replicanti di vecchia generazione sono stati messi fuorilegge, sostituiti da nuovi modelli più sicuri e "senza scadenza". Tuttavia i vecchi Nexus infestano ancora il pianeta e sono ancora ricercati. L'Agente K, un replicante evoluto, è giusto sulle tracce di uno di loro, e durante il pedinamento scopre qualcosa che potrebbe sconvolgere la sua vita e (forse) i destini del mondo...


dico la mia:  Che grande regista che è Denis Villeneuve. Riesce a vincere una scommessa che pareva persa in partenza affidandosi "semplicemente" (si fa per dire) alla forza delle immagini e alle suggestioni emotive di un'arte ancora giovane come il cinema, tuttavia già splendidamente classica. Il cinema è un po' come il calcio: per eccellere non servono complicate alchimie tattiche bensì interpreti all'altezza e rispetto per i fondamentali, che in questo caso sono una fantascienza dal sapore antico ("adulta" avremmo detto una volta) che si prende tutto il tempo che vuole, dilata i ritmi, commuove lo spettatore con un racconto lineare e assoluto, accompagnata a una perfezione stilistica che lascia stupefatti. Le emozioni del nuovo Blade Runner stanno tutte negli sguardi, nei volti, nei paesaggi, nelle scenografie, nella fotografia miracolosa di Roger Deakins che pennella atmosfere inimmaginabili per espressività e potenza visiva.

La forza del nuovo Blade Runner sta proprio nella sua classicità, che in questo caso non va vista come timida deferenza nei confronti del predecessore, ma come una precisa scelta registica mirata a mettere in evidenza l'aspetto-chiave di questo sequel: l'importanza del ricordo e della memoria storica, la necessità e la voglia di non cancellare il passato ma di saperne fare buon uso per costruire un futuro migliore. Siamo nel 2049 eppure risuonano ancora le note di Elvis e di Frank Sinatra. Le case hanno ancora i ventilatori sul soffitto, le cucine vanno ancora a gas, il whisky si beve ancora in bottiglie di vetro dall'etichetta storta.  La Los Angeles di Villeneuve non è più lurida e violenta come quella di trent'anni prima, anzi: adesso è una megalopoli ultramoderna e sofisticatissima, perfino ospitale, eppure in questo brulicante microcosmo le tradizioni e le innovazioni convivono e si esaltano, come se il progresso avesse bisogno, per legittimarsi, di certezze che vengono da lontano.

La trama di Blade Runner 2049 non è certo complessa, e questa è una caratteristica tipica del suo regista: non lo erano nemmeno quelle di Sicario, di Arrival, di Enemy... ci sono perfino troppi "spiegoni" e qualche scena piuttosto prevedibile, quasi come se Villeneuve non volesse distrarre lo spettatore dall'aspetto intimo e strettamente personale della pellicola. Per Villeneuve l' umanità non
è una condizione fisica ma una qualità universale, una dote innata: i replicanti non sono fisicamente umani ma spesso lo sono più delle persone "vere", ben più aride degli automi che loro stessi costruiscono. L'uomo del 2049 non dà importanza al ricordo, i replicanti cui dà la caccia invece sì perchè i ricordi sono l'unica cosa che possiedono. E non importa se questi siano reali o meno, originali o inseriti artificialmente: conta l'importanza che gli viene attribuita, le emozioni che sprigionano, le lacrime che suscitano (avete notato che tanti personaggi di questo film piangono? Proprio come "lacrime nella pioggia...")


Così, non ha molta importanza se il cane di Deckard sia vero o no. Se la compagna di K, la meravigliosa Joi, sia poco più che un'ologramma. Ad essere reali sono i sentimenti che li legano ai personaggi in carne ed ossa, cui davvero non interessa la loro natura. A molti questo aspetto ha ricordato un altro bellissimo esempio di fantascienza relazionale come Her di Spike Jonze, anch'esso imperniato sull'eterno rapporto/conflitto tra uomo e macchina... Eppure, forse sarò fissato io, personalmente non riesco a non vedere in questo contesto un nemmeno troppo velato riferimento al mio film dell'anima, quello che dà il titolo a questo blog. Pensateci: Deckard e K non sono forse come il Kris Kelvin di Solaris, volontariamente prigioniero di una nave spaziale (e di un pianeta) che riuscivano a materializzare i ricordi della moglie morta? Corsi e ricorsi di grande cinema di fantascienza, che una una volta ancora sa ergersi a genere cinematografico capace più di ogni altro di esplorare l'animo umano.

Non mi soffermo, volutamente, sulle interpretazioni degli attori e l'analisi dei loro personaggi, perchè proprio la psicologia dei personaggi è basilare per capire e apprezzare il film. Preferisco che siate voi a farlo, ognuno con le vostre sensibilità, tutte diverse e tutte importanti. Poi, se volete, ne parleremo. Avvertimento doveroso per il pubblico: nonostante la distribuzione e le location tipiche da blockbuster americano, Blade Runner 2049 non è un film di consumo, non è un film d'azione, non è un film per disconnettere il cervello da vedere la domenica pomeriggio. Non è soprattutto un film per giovani, abituati ai ritmi frenetici da multisala: i giovani che andranno a vedere questo film lo faranno soprattutto per un confronto (sbagliato ma inevitabile) con il film culto di Ridley Scott, eppure Blade Runner 2049 è prima di ogni altra cosa un film di Denis Villeneuve, che ben poco ha da spartire con il predecessore. Più che di un sequel si tratta di un nuovo inizio, che forse proseguirà...

L'importante è cercare di vederlo lasciando a casa il pregiudizio, con la mente più sgombra possibile. E convincersi che anche le sfide più ardue si possono vincere: mi hanno fatto ridere (ma anche un po' incazzare) certe recensioni di critici "veri", tutte molto timide e trattenute, quasi fosse un delitto di lesa maestà affermare che questo secondo capitolo è bello almeno quanto il primo... e comunque solo il tempo ci dirà se si tratta o meno un capolavoro: intanto pensiamo solo a goderci questa pagina di grande cinema... che merita davvero.


22 commenti:

  1. Come dici bene, e come analizzi bene tutto! Quel tempo dilatato che può spaventare i più e mi aveva spaventato nel primo Blade Runner, qui -sarà stato anche grazie al grande schermo- non mi ha affatto affaticato. C'erano più emozioni coinvolte e non potevano che catturarmi.
    Villeneuve non sbaglia un colpo, e ci regala una splendida pagina di cinema. Un'altra.

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    1. Grazie Lisa, detto da te è un grandissimo complimento!
      E di sicuro questo è un film da vedersi obbligatoriamente sul grande schermo... certe sensazioni e atmosfere si possono captare solo in sala.

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  2. Concordo in tutto e per tutto. Mi è piaciuto e mi sono commosso. Fantascienza d'altri tempi, riflessiva e concettuale. Poca azione e tanti sentimenti. Degno sequel di un film di culto.
    E, ovviamente, grande recensione!
    Un abbraccio.
    Mauro

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    1. Grazie Mauro, troppo buono. Non avevo dubbi che ti sarebbe piaciuto, perchè quelli della "nostra" generazione con questo tipo di fantascienza ci sono cresciuti. E Villeneuve è bravissimo nel ricostruire quest'epoca

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  3. Bellissimo e fascinoso, contemplativo. Molto lento, quindi in molti lo criticheranno per questo. Non per tutti, ma io mi trovo sempre d'accordo con le minoranze ;)
    Bravissimi gli interpreti, Gosling in testa (e non voglio sentir parlare di monoespressività!) e, te lo concedo, la "tua" bellissima Ana...
    Insomma, mi è piaciuto!

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    1. Hai ragione. Su Gosling forse sono stato troppo duro in passato, ma effettivamente qui la sua (consentimi) proverbiale monoespressività è giustificata dal fatto che interpreta un replicante i cui ricordi sono stati solo "incollati" nel proprio cervello. Oddio, non so quanto voluta... però funzionale! ;) chapeau

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  4. Bello almeno quanto il predecessore

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  5. Denis Villeneuve è uno dei migliori registi in circolazione: prende Blade Runner di Scott e lo ampia e ne fa un film tutto suo dalla prima all'ultima scena. Certo, ha dei difetti (Jared Leto odioso, il finale troppo aperto - e io me lo sono immaginato in un modo che mi avrebbe fatto piangere per giorni, mannaggia a Villeneuve! - la colonna sonora senza anima ), ma è cinema e su questo non si discute. Come diceva Roger Ebert: un grande film non solo influenza il pubblico, ma soprattutto i film a venire. Solo il tempo (e l'influenza) potrà svelarci se Blade Runner 2049 è un grande film. Nel frattempo noi ne godiamo.

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    1. Esattamente. Condivido tutto, anche la piccolissima delusione del finale, pensato evidentemente per farne un serial (scommettiamo?). Però il godimento c'è, eccome.

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  6. "vederlo lasciando a casa il pregiudizio"
    Giusta riflessione, sano atteggiamento che spesso purtroppo non viene messo in atto.
    Come ho già scritto, l'unico problema di questa splendida opera di Villeneuve è che quando uscì l'originale si era di fronte a qualcosa di mai visto prima.
    Ma anche qui non ci siamo lontani.

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    1. Certo, è verissimo. E' chiaro che questo film non potrà mai avere la potenza innovativa e dirompente del primo "Blade Runner", ma non penso che questo sia mai stato il vero obiettivo di Villeneuve... come ho scritto, è un film personalissimo e autoriale che rende inutili i confronti con il predecessore. Godiamocelo e basta :)

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  7. Mi ha sbalordito... E complimenti per la riflessione!

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  8. Secondo me nessuno poteva fare meglio di Ryan Gosling nel ruolo di K. Semplicemente perfetto.

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    1. Oddio, su questo la mano sul fuoco non la metterei, ma di sicuro Gosling si è prodotto in un'interpretazione perfettamente aderente al ruolo... qui è molto bravo, niente da dire.

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  9. Bellissimo post per un bellissimo film.
    Certo, forse un pò freddo e lento - almeno nella prima parte - ma profondo e dal carattere abbastanza deciso per rappresentare un nuovo capitolo di una storia.
    Bravo Villeneuve.

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    1. Sono d'accordo. Mi auguro solo (ma lo temo parecchio...) che questo nuovo capitolo non sia lo spunto per un franchise. Il "mito" di Blade Runner non lo merita. Ma non credo (o almeno lo spero) che Villeneuve si faccia abbindolare!

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  10. Non mi ha convinto del tutto, però sì... questo è grande cinema. Villeneuve per me è entrato nell'olimpo!

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    1. Per me era già entrato da tempo... ma mi fa piacere che condividi il pensiero! :)

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  11. A me è piaciuto molto, trovo che il ritmo lento sia un suo punto di forza. Mi sembra che troppi film abbiamo un ritmo esasperato senza avere veramente qualcosa da dire. Questo si prende il suo tempo. La fotografia è eccellente. Gli effetti speciali sono usati nella misura giusta e sono al servizio della rappresentazione, non sono un puro esercizio di stile messo per catturare l'attenzione dello spettatore. L'unico difetto che potrei trovare è la figura del cattivo, Jared Leto, forse un po' troppo stereotipata, "troppo cattiva"; credo manchi un po' di profondità. Soprattutto la sua scagnozza compie delle azioni di pura crudeltà, che finiscono per ostacolare i loro stessi piani (es. distruggere Joi). Complimenti per il blog.

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    1. Ti ringrazio per i complimenti. Ed io li faccio a te perchè in poche righe hai scritto un'ottima recensione che mi trova assolutamente d'accordo: la capacità di sintesi è un dono! Hai ragione, non siamo più abituati alla "lentezza" intesa come riflessione e dilatazione del tempo, e probabilmente anche per questo gli incassi del film sono stati tutt'altro che stratosferici. Avercene, però, di film così...

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