venerdì 5 gennaio 2018

COCO

(id.)
regia: Lee Unkrich, Adrian Molina (Usa, 2017)
cast: Anthony Gonzalez, Gael Garcia Bernal, Benjamin Bratt, Renee Victor, Edward J. Olmos, Ana Ofelia Murguia (doppiatori originali)
sceneggiatura: Adrian Molina
montaggio: Steve Bloom, Lee Unkrich
musiche: Michael Giacchino
durata: 109 minuti
giudizio:

trama:  Il giovane Miguel sogna di diventare un cantante, ma la sua famiglia ripudia la musica fin da quando la bisnonna Imelda venne sedotta e abbandonata dal marito chitarrista, lasciandola da sola a crescere la piccola Coco (adesso anziana e smemorata). Ma Miguel non si rassegna e in occasione del Giorno dei Morti ruba da una tomba la chitarra del suo idolo Ernesto De La Cruz (un famoso cantante perito anni prima in un tragico incidente) per poter partecipare a un concorso canoro. Il prezioso strumento però ha un potere che Miguel non conosce: quello di comunicare con l'aldilà... 


dico la mia: Ogni film Pixar in uscita sposta l'asticella sempre più in alto, date le altissime aspettative che tutti noi riponiamo in queste produzioni: del resto dopo averci regalato capolavori come Toy Story, Nemo, Up!, Inside Out, come si fa a non pretendere ogni volta qualcosa di meno che incantevole? E Coco, diciamolo subito, non fa che confermare e rinverdire la genialità di questo Studio d'animazione che da più di vent'anni ormai è leader incontrastato nel settore.

Questa volta il protagonista è un ragazzino di nome Miguel, messicano, che come tutti i suoi connazionali ha la musica nel sangue ma che, incredibilmente, è osteggiato dalla propria famiglia che di musica non ne vuole proprio sentir parlare... colpa di un antenato degenere che, proprio per inseguire il successo come cantante, in passato ha macchiato indelebilmente il nome della famiglia, prima di morire per una tragica fatalità. Possiamo dire che Coco è forse il più adulto tra tutti gli ultimi film Pixar: i bambini, certo, si divertiranno e si commuoveranno (come gli adulti) nel vederlo, ma non potranno comprendere fino in fondo gli importanti aspetti umani e sociali che lo caratterizzano, primo fra tutti il rapporto con l'aldilà (tema sempre delicatissimo e complesso da trattare al cinema).

Miguel infatti, nel tentativo di recuperare una chitarra per poter partecipare a un concorso musicale, si ritrova catapultato nel Mondo dei Morti, una specie di universo parallelo dove i cari estinti "sopravvivono" (non è un paradosso) grazie ai ricordi dei vivi, prima di essere dimenticati per sempre. Coco è un film importantissimo sull'importanza dei ricordi, dei sentimenti, dei legami di sangue, del rispetto per i nostri antenati, sulla necessità di tenere in vita almeno lo spirito di queste persone, ognuna delle quali ha significato qualcosa per chi le commemora. E' un film divertente eppure molto malinconico, che obbliga lo spettatore a porsi domande sul significato della vita e su coloro che ci hanno preceduto, e soprattutto su quello che ci hanno lasciato.

Man mano che ci avviciniamo al finale è infatti impossibile non commuoversi, complice una sceneggiatura forse un po' prevedibile ma che riesce perfettamente a toccare nel modo giusto, senza eccedere nella melensaggine, le corde sensibili del pubblico, facendo leva sulla sensazione di mancanza, di smarrimento, che ci pervadono dopo la scomparsa di qualcuno a noi caro. Coco ci mostra un Mondo dei Morti paradossalmente molto più "umano" e gioioso di quello dei vivi (e in questo ci paiono esplicite le attinenze con La Sposa Cadavere di Tim Burton), un mondo dove però bisogna comunque fare i conti con imbroglioni e millantatori, pronti a tutto pur di "restare a galla" anche da morti: ed ecco allora anche la (bella) riflessione sul successo a tutti i costi, sulla voglia di emergere nonostante tutto e in barba a tutti, sugli eccessi della notorietà...

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La trama di Coco, come dicevamo, non è il maggior merito del film: la storia scorre via veloce ma non si resta mai sorpresi (forse volutamente) dalle vicende del protagonista. Ai due registi (Lee Unkrich e Adrian Molina) paiono interessare più che altro le implicazioni emotive e il contesto sociale, ambientale e culturale della vicenda: Coco è anche un film sulla cultura messicana, pressochè perfetto nel ricreare le passioni e i comportamenti di un popolo caldo e generoso, accogliente e sanguigno, che unisce modernità, tradizione, folklore ed esoterismo. Tecnicamente il film è meraviglioso: la grafica digitale è strabiliante, gli effetti speciali visivi e sonori di altissimo livello, la cura maniacale dei dettagli fa la differenza tra un buon film e un prodotto di eccellenza. E sotto questo aspetto la tecnologia Pixar è ancora inarrivabile, per chiunque.

Unico aspetto negativo, purtroppo, la musica. Ma qui la Pixar non c'entra niente: è stata infatti la casa madre Disney ad imporre in ogni paese la versione doppiata, che ovviamente perde tantissimo rispetto all'originale. Non si capisce proprio il motivo per cui non vengano sottotitolate almeno le canzoni, che in italiano suonano innaturali, quasi fuori contesto. Ma è un peccato assolutamente veniale per un gioiellino assolutamente da vedere, con o senza figli/nipoti: i bambini si divertiranno e si sentiranno un po' più adulti, voi invece tornerete bambini (e con grande soddisfazione!)

8 commenti:

  1. La Pixar è tornata finalmente a stupire, che dopo i deludenti Arlo, Dory e quel Cars 3 che non ho nemmeno voluto vedere, temevo una fase poco ispirata. Invece, anche se la trama di difetti ne ha, il mondo e il messaggio che mostra è di quelli importanti.
    In una sala colma, tutti ci siamo alzati in lacrime, e il mio cuginetto disperato ma anche un po' sollevato, che a soli 3 anni ha capito che in quell'aldilà colorato c'è il nonno, resterà un ricordo indelebile legato a questo film.

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    1. Sì, come ho scritto anche sul tuo blog mai come in questo caso il messaggio del film sovrasta le (lievi) imprecisioni tecniche: è davvero impossibile non commuoversi, per grandi e piccini (e per i grandi forse è ancora più facile dato che possono capire le riflessioni più profonde...)

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  2. Pensa che, da Pixariano convinto, questo non mi ispirava per nulla, e invece ora ne sto leggendo solo grandi cose: nel weekend porteremo i Fordini con noi in sala, speriamo di uscirne come scrivi tu! :)

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    1. Come ho scritto ripetutamente, credo sia impossibile non commuoversi... non mi farei problemi e correrei a vederlo (con i fordini ovviamente! )

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  3. felice di leggere tutte questi pareri positivi. Non vedo l'ora di guardarlo

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  4. Condivido l'entusiasmo, però non è che tutti i Pixar sono gioiellini: Cars 3 e Dory li ho trovati piuttosto deludenti. Diciamo che, come in tutti gli studios, anche nella Pixar ci sono autori più o meno validi

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    1. Mah, più che autori più o meno validi io parlerei di produzioni differenti: la Pixar è un'azienda e come ogni azienda sta attenta ai bilanci. Così per ripagare film più intimi e profondi come questo, a rischio budget (anche se per fortuna gli incassi di Coco stanno andando alla grande) è "costretta" a produrre film di più immediata fruizione e minore portata che però garantiscono incassi sicuri. E' la legge di Hollywood. Ma in ogni caso direi che Pixar non si è mai totalmente "svenduta" all'industria...

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