lunedì 22 gennaio 2018

IN MEMORIAM. HEATH LEDGER DAY


Di solito, lo sapete, non amo scrivere "coccodrilli" o necrologi. Preferisco ricordarmi delle star da vive piuttosto che da morte (e questo vale anche per le persone "normali", non mi piace accodarmi alle lacrime a comando, spesso ipocrite). Però, non lo nego, quando in una tarda serata di dieci anni fa il mondo seppe che Heath Ledger era morto, anch'io ne fui sorpreso e scosso... perché la morte di Ledger non aveva bisogno di aggettivi roboanti o edulcorati. Semplicemente, accadde. E nessuno se lo aspettava.


La morte di Ledger non fu per niente "assurda" (aggettivo super-inflazionato in queste occasioni). E nemmeno spettacolare, come per tanti suoi colleghi (da James Dean a Brandon Lee, da Marilyn Monroe a River Phoenix). Fu trovato esanime nel suo appartamento, il corpo scoperto dalla sua massaggiatrice, due autopsie in seguito certificarono che la causa del decesso fu una micidiale intossicazione di farmaci antidepressivi, ingeriti inconsapevolmente e anche ingenuamente: Ledger non si suicidò, non cercava affatto la morte, né tantomeno un'uscita di scena "ad effetto": era un uomo infelice e depresso, come tanti. E come tanti uomini non capiva nulla di medicinali, di cure, di dosaggi... forse cercava solo pace, calma, di disconnettersi dal mondo per qualche istante. Forse.

Di sicuro non meritava il linciaggio mediatico che si scatenò appena dopo il fatto. Mi fa ridere chi oggi si stupisce e s'indigna per il porco Weinstein o per i libertini Kevin Spacey o Woody Allen... la macchina di Hollywood non ha mai risparmiato nessuno dal tritacarne, figurarsi un ragazzo integerrimo e perfino timido come Ledger. Uscirono sui giornali le storie più assurde: da quelli che sostenevano che si era ucciso per essersi immedesimato troppo nella parte di Joker (e poco ci mancò che Christopher Nolan non venisse accusato di induzione al suicidio!), a chi cinicamente si mostrava indifferente al fatto, asserendo che "era solo questione di tempo", insinuando la dipendenza dell'attore da droghe ed eccessi di ogni tipo (e pensare che lui manco beveva, o quasi).

La verità, come spesso accade, era molto più semplice: Ledger usciva da una storia sentimentale finita in frantumi, quella con Michelle Williams (che, ironia della sorte, si è sposata tre giorni fa, a dieci anni quasi esatti dalla tragedia). Un uomo abbandonato dalla sua donna, con una figlia di tre anni a chiedersi dove sia papà e il mondo che all'improvviso pare crollarti addosso. A quel punto il successo, i premi, i soldi, le folle urlanti di fan e le ragazzine in delirio contano ben poco. Davanti al dolore, si sa, si è tutti uguali. E' buonismo questo? Può darsi... ma il buonismo alle persone buone si può applicare. Risparmiatevi, ve lo chiedo in ginocchio, le solite battute sul "tutti siamo stati lasciati da una donna...": perché ognuno di noi non è "tutti". E nessuno di noi è uguale all'altro per giudicare o pontificare.

La tragedia umana di Heath Ledger è solo sua, intima, personale. merita rispetto e silenzio.
Qui invece mi preme parlare della tragedia artistica di questo grande attore. Perché sì, lo era. E non certo per quell'Oscar postumo che gli ipocriti membri dell'Academy gli tributarono per Il Cavaliere Oscuro (fosse stato vivo probabilmente non gliel'avrebbero mai dato...) Ledger era un grande attore fin dai tempi di Io non sono qui di Todd Haynes, il film dedicato a Bob Dylan. Lo era interpretando il figlio disperato e sensibile (come lui) di Billy Bob Thornton in Monster's Ball, quello che si sparava in bocca non sopportando la disgregazione della propria famiglia, quasi una macabra premonizione. Lo era anche quando trasfigurava il suo corpo, liberandone l'anima, come ne I fratelli Grimm e l'incantevole strega o, appunto nello splendido e famigerato Il Cavaliere Oscuro.

Ma alla fine, giocoforza, per tutti noi lui resterà sempre Ennis Del Mar, il cowboy introverso, ruvido, malinconico e innamorato, che piange le due camicie sporche di sangue di quella notte a Brokeback Mountain... il film che gli ha dato il successo imperituro, ma che ne ha segnato l'inizio della fine. A cominciare dall'incontro con Michelle Williams, sua partner nel film e, con un colpo di fulmine, successivamente anche nella vita privata. Lei, ai funerali, lo ricorderà così:

"Posso paragonarti a un giorno d'estate?
Tu sei più amabile e più tranquillo.
Venti forti scuotono i teneri boccioli di maggio,
e il corso dell'estate ha fin troppo presto una fine.
Talvolta troppo caldo splende l'occhio del cielo,
e spesso la sua pelle dorata si oscura, 
ed ogni cosa bella la bellezza talora declina,
spogliata per caso o per il mutevole ciclo della Natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà svanire,
nè perdere la bellezza che possiedi,
nè dovrà la Morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra,
quando in eterni versi nel Tempo tu crescerai:
finchè uomini respireranno e occhi potran vedere,
queste parole vivranno, e daranno vita a te"
(W. Shakespeare)


HANNO RICORDATO HEATH LEDGER ANCHE :

DIRECTOR'S CULT
WHITE RUSSIAN
NON C'E' PARAGONE
LA FABBRICA DEI SOGNI


20 commenti:

  1. E' giusto ricordare Ledger, perché nei pochi film che ha fatto ha dato se stesso, anche se il suo Joker de il cavaliere oscuro non mi è mai piaciuto xD

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    1. Giuste parole, Arwen. Il tuo rispetto ti fa onore.

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  2. Mi sembra ieri che ci ha lasciati, invece sono passati dieci anni (gulp), il ragazzo aveva ancora parecchio da dire, faceva anche delle cose da regista e di lui Terry Gilliam (non l’ultimo della pista) diceva un gran bene, è stata una brutta perdita, mi spiace non essere riuscito ad unirmi alle celebrazioni. Cheers

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    1. Eh sì, il tempo vola e non ci si abitua mai abbastanza alla perdita, oltre che umana, di un grande attore scomparso davvero troppo presto. Chissà quali altri grandi ruoli avrebbe potuto regalarci... se ci penso la commozione e il rammarico salgono a mille.

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  3. E' stato un grande e soprattutto una grande perdita, umana non lo so perchè non lo conoscevo, sicuramente artistica.
    Piccola precisazione, l'Oscar postumo lo vinse per Il cavaliere Oscuro, non per Brokeback Mountain. Mi piace pensare che se lo meritasse per davvero - e lo penso, ovviamente - , anche se la sua morte ha sicuramente giocato in suo favore.

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    1. Hai ragione, la memoria mi ha giocato un brutto scherzo.
      Sì, lo vinse per "Il Cavaliere Oscuro" e fu certamente meritato... come lo avrebbe meritato, appunto, per "Brokeback Mountain". Ma i premi lasciano il tempo che trovano: a rimanere, per fortuna, sono i suoi film.

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  4. La notizia mi sconvolse nel mezzo di un trasloco, e ricordo ancora di essermi seduta sul divano facendomi largo fra gli scatoloni, senza parole.
    Da 10 cose che odio di te lo avevo adocchiato e seguito nella sua carriera, complice quella bellezza che non guastava di certo le sue doti di attori.

    (Un piccolo appunto: l'Oscar postumo lo ha vinto per Il cavaliere oscuro (e la sua presenza ha spinto pure me -che i supereroi non li amo- al cinema, facendomi conoscere la saga di Nolan), con Brokeback Mountain ha ricevuto solo la nomination)

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    1. Grazie per la precisazione, ho corretto subito: la memoria mi ha giocato un brutto scherzo. Fai bene a rimarcarne anche la bellezza, che non è affatto una colpa (come invece purtroppo tante volte sembra esserlo a Hollywood e dintorni). Era un bel personaggio, un uomo semplice che non amava i riflettori, lasciando parlare i suoi film. Anch'io rimasi molto colpito dalla notizia della morte.

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  5. Molto belle le tue parole Sauro, ricordo ancora come ci rimasi male quando lo seppi. Come ricordo cgphe mi scese una lacrima per ps hoffman. In effetti è semplicistico liquidare il tutto con cinismo e dire beh ma avevano tutto...Il dolore e i problemi sono grandi o piccoli a seconda della forza che hai per affrontarli.

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    1. Vero. Eppure molta gente non capisce (ancora) che la depressione può colpire chiunque, indipendentemente dal tenore di vita. Certo, non voglio essere ipocrita, se sei ricco e famoso è più facile star bene, ma nessuna di noi persone "normali" può conoscere, nemmeno immaginare, il peso della notorietà... e comunque le delusioni private, sentimentali, colpiscono chiunque, indipendentemente dal portafoglio.

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    2. Sicuramente il denaro ti aiuta, ma il dolore lo devi affrontare comunque a mani nude.

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  6. Quello che fa più male è che aveva ancora tanto da dire. Era al massimo della sua carriera, avrebbe avuto magari altri premi, avrebbe fatto magari film bruttissimi o bellissimi film e non lo sapremo mai. Che perdita.

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    1. Hai ragione. Aldilà della perdita umana, incomparabile, è enorme il rammarico per aver perso un grande attore, che ci avrebbe regalato ancora chissà quante grandissime interpretazioni. La sua carriera era davvero in piena crescita. Che peccato, e che tragedia.

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  7. Bellissimo omaggio. Mi hai commosso Sauro. Concordo che davanti al dolore siamo tutti uguali.
    Mai sopportata l'ipocrisia e il cinismo di chi si sente superiore a sputare sulla morte di una star.
    Io mi commossi per lui come per Dolores O'Riordian nei giorni scorsi e non me ne vergogno.
    Si può piangere per loro come per i milioni di morti che accadono ogni giorno per guerre ecc.
    Quello che dici sul linciaggio mediatico e sulla sua morte accidentale mi fa pensare a diverse cose che quando provai a spiegare, con molta calma, quello che accadde, arrivò il sapientino a dirmi che ero una fan fanatica e che si sa "come va in quel mondo". Il che mi porta a fare una riflessione che non riguarda solo il povero Ledger.
    Perché se una persona dimostra di conoscere bene un attore/regista viene bollata come ingenua, fanatica ecc e si ripete la solita manfrina cinica da esseri superiori? Perché si deve vedere sempre il marcio? Perché bollare le passioni come sciocche? A me piace sentire la gente parlare delle cose che ama. Ho amato il tuo post anche per questo.
    Detesto, invece, le gogne mediatiche, in primis su persone come il povero Heath che era veramente un bravo ragazzo come ben dici.
    Scusa la piccola digressione.

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    1. Capisco quello che dici. E' il "prezzo" da pagare a internet, dove gli haters purtroppo esistono e vanno messi in conto. L'unica cosa da fare è ignorarli, tanto se gli rispondi è come gettare benzina sul fuoco... a me, per fortuna, è successo pochissime volte (nella blogsfera ho sempre incontrato persone intelligenti, almeno per ora) e spero che di averci a che fare il meno possibile. Ma se si sceglie di stare sui social, con queste persone bisogna (purtroppo) conviverci.

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  8. La sua scomparsa e quella di Amy Winehouse tre anni dopo sono tra quelle del mondo del spettacolo che più mi hanno segnato. Due figure completamente diverse con vite altrettanto distanti.
    Ricordo che da piccola mi presi una cotta per Heath dopo aver visto "Il destino di un cavaliere": non certo il titolo più altisonante della sua carriera ma una pellicola che mi ha spinto a seguirlo nei suoi lavori, nelle sue scelte mai banali, apprezzando la sua volontà, soprattutto nell'ultimo periodo, di mettersi alla prova con grande impegno e talento. E sì, come detto qui sopra, il suo sguardo malinconico distolto così bruscamente ci lascia con interrogativi importanti nel pieno di una carriera in crescita, ricca in potenza di soddisfazioni e sfide ma anche di delusioni e ripartenze. Chissà!
    Per fortuna il cinema può far rivivere emozioni e grandi interpretazioni: la magia è anche questa :)

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    1. Infatti. Il cinema (come ogni altra arte) rende immortali, e questa è l'importanza di conservare i ricordi e la memoria storica. Riguardo Ledger, quasi tutte le star hanno iniziato con titoli poco significativi in gioventù, per poi crescere come persone e come artisti. Penso per esempio a Kristen Stewart, che ha iniziato con film di bassissimo livello per poi diventare un'ottima attrice, eppure ancora in molti non gli perdonano di aver girto "Twilight"... assurdo.

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  9. Un ottimo pezzo per un ottimo attore, che giustamente ricolleghi, oltre che al Joker, anche a Ennis Del Mar, volto di un'interpretazione ed un film bellissimi.

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    1. Grazie mille, caro Ford. Sì, per quanto il Joker di Nolan possa essere rimasto impresso nella memoria, il Ledger introverso, timido, taciturno, generoso di "Brokeback Mountain" rappresenta secondo me al meglio la figura di questo grande attore.

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