sabato 17 marzo 2018

ANNIENTAMENTO

(Annihilation)
regia: Alex Garland (Gb/Usa, 2018)
cast: Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Oscar Isaac, Gina Rodriguez, Tessa Thompson, Tuva Novotny
sceneggiatura: Alex Garland
fotografia: Rob Hardy
scenografia: Mark Digby
montaggio: Barney Pilling
musiche: Geoff Barrow, Ben Salisbury
durata: 115 minuti
giudizio:

trama:  Lina, giovane biologa, parte volontaria insieme ad altre studiose per una spedizione segreta all'interno dell'Area X, un luogo inaccessibile e pericoloso, contaminato da strane radiazioni, dal quale nessun altro esploratore ha mai fatto ritorno. Tranne uno: proprio il marito di Lina, Kane, che si ripresenta a casa dopo più di un anno e in gravissime condizioni fisiche e mentali...



dico la mia: E' ancora una fantascienza di respiro antico, autoriale e convincente, quella che Alex Garland regala agli spettatori dopo il positivo esordio di Ex Machina (2015). Una fantascienza "adulta", lontana dalla spettacolarizzazione degli eventi, che ha il pregio di obbligarti a riflettere appena dopo la fine del film, che sfrutta gli scenari futuri per ragionare sul nostro presente e sugli sviluppi possibili della nostra vita.

E in questo, va detto, Annientamento è un film ben più mauro e narrativamente solido rispetto a Ex Machina. Tratto da una trilogia di romanzi dello scrittore americano Jeff Vandermeer, il film segue le vicende della giovane Lina (Natalie Portman), una biologa devastata dalla sparizione di suo marito Kane (Oscar Isaac), uno scienziato militare disperso in una missione segreta all'interno della pericolosa Area X, sinistro spicchio di terra che emette una misteriosa energia negativa (e sconosciuta) che piano piano sta inghiottendo e distruggendo l'intero ecosistema. Ma un giorno Kane ricompare proprio sulla porta di casa, seppur gravemente malato e privo di memoria: Lina capisce subito che quell'uomo stordito e sofferente non può essere suo marito, e non esiterà a tuffarsi dentro l' Area X proprio allo scopo di ritrovare quello "vero"...

Pellicola complessa, affascinante, retta da una sceneggiatura solo in parte ispirata ai libri e liberamente adattata da Garland, che punta la mano su ciò che più gli sta a cuore: l'atavica paura degli esseri umani nei confronti di ciò che consideriamo sconosciuto, e quindi inaffrontabile. La diffidenza verso la scienza, la ricerca, il sacrificio di coloro che si "immolano" per garantirci un futuro migliore. Quello che nel film viene chiamato timorosamente (e con rispettosa deferenza) "il bagliore", altro non è che un misterioso organismo alieno, mutante, che sta distruggendo (o forse solo "cambiando") la vita di tutti i giorni, e con essa le nostre certezze.

Lina e le sue compagne si addentrano all'interno di una foresta infestata da mostri terribili, geneticamente modificati, ma che per bellezza esteriore, colori e forme, assomiglia tanto al paradiso terrestre. E' il fascino torbido del Male, o quantomeno di come appare ai nostri occhi, talvolta in maniera stupefacente (come i cervi con i fiori al posto delle corna, le piante con sembianze umane, la superficie terrestre che si rimodella con l'architettura degli uomini) talvolta terrorizzante, ma mai realmente con furia omicida: una delle sfide più alte dell'umanità è infatti quella di convivere e debellare le malattie, anche quando appaiono insormontabili e devastanti. Annientamento (ma il titolo originale, Annihilation, è più corretto: annichilimento di fronte alla Natura) è infatti, prima di ogni altra cosa, un film sulla malattia e sulla paura, e sulla capacità di affrontarle a viso aperto.

Fateci caso: Annientamento è, in fin dei conti, un'evidente metafora sulla malattia, in cui il cancro (perchè di questo si parla) è presente fin dall'inizio. Lina è una biologa che insegna ai suoi studenti come prendono forma le cellule tumorali. La capo-spedizione, la dottoressa Ventress (Jennifer Jason Leigh) è una donna malata di cancro che affronta la Foresta perchè non ha più nulla da perdere. La stessa Area X, con il suo "bagliore", può essere assimilata a un tumore in espansione, che brucia le cellule sane e si propaga a macchia d'olio aggredendo tutto ciò che gli sta intorno. Ventress e Lina sono due facce della stessa medaglia: una è arrabbiata e rassegnata alla morte, l'altra impaurita ma tenacemente attaccata alla vita (e il pre-finale, che non sveliamo, dove Lina affronta con enorme tensione drammatica il proprio "doppio", è emblematico di come si possa anche sopravvivere al cancro, pur con cicatrici - forse - incancellabili).

Oppure, a seconda di come lo si guarda, Annientamento può anche essere visto, filosoficamente, come un film sull'accettazione più o meno forzata dei cambiamenti e sull'attitudine delle persone ad esorcizzare la paura: non a caso la componente horror, seppur marcata (attenzione ai deboli di stomaco, ci sono scene piuttosto forti e sgradevoli) non è mai gratuita, poichè la paura è necessaria agli uomini affinchè non compiano sciocchezze e imparino a rispettare il dolore, provando allo stesso momento a non lasciarsi sopraffare da esso. Un bel film, valido esponente di una bella fantascienza, profonda e cerebrale, che arriva dritto al sodo sciogliendosi in un finale affascinante e chiaro, senza "spiegoni" e modaiole lungaggini new-age...

Un vero peccato che un film del genere non lo si possa vedere al cinema (solo poche e fortunate nazioni lo hanno distribuito in sala, mentre il resto del mondo dovrà accontentarsi della piattaforma Netflix) perchè le potenza delle immagini, l'accuratezza degli effetti speciali, e più in generale la possibilità (e il diritto) per lo spettatore di godersi uno spettacolo così profondo e intimista, ricreabile solo nel buio di una sala cinematografica, avrebbe meritato più rispetto. Ma questo è un discorso lungo e tortuoso, che (forse) affronteremo un'altra volta...

17 commenti:

  1. Non tutto torna e comprendo le rimostranze di qualche spettatore, ma è piaciuto molto anche a me. Dirige un uomo, scrive un altro uomo, eppure è un film pieno di donne, che parla di donne. Guarda un po', le più brave a cambiare.

    Nota a margine, mi ha fatto tanto piacere vedere all'opera Gina Rodriguez, che trovo fresca e adorabile nella comedy Jane The Virgin, alle prese coi mostri, accanto alla Portman.

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    1. Hai ragione, la componente femminile è importantissima in questo film: le donne sono più aperte al cambiamento, più forti, più sicure. E' un ottimo segnale per i tempi che corrono. Più di mille "metoo". Grazie per l'osservazione!

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  2. L'ho apprezzato anch'io, anche se al cinema... Stavo proprio per iniziare la trilogia, poi è uscito il film. Che dici, vedremo il seguito?

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    1. E chi lo sa? Personalmente non ho mai amato i sequel, specialmente quelli girati per esclusive ragioni commerciali. Certo il materiale ci sarebbe, però toglierebbe tutta la poesia a un finale che ritengo "perfetto"... non sicuro di volerlo, proprio no! ;)

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  3. Ma che bello! Che bello!!
    E come potevo perdermi il nuovo film del "mio" Alex Garland, ancora (se possibile) più bello di Ex Machina! Sono d'accordo con tutto quello che hai scritto: una pellicola "trascendente", filosofica, che ti obbliga a interrogarti sul senso della vita e sull'assolutezza della natura. Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. E nelle trasformazioni, nei cambiamenti, si regge il mistero della natura: che non è nè maligna nè benigna, bensì parte integrante (e prevalente) della vita. Un film che emoziona e spaventa, che ti mette a disagio ma che alla fine ti fa innamorare... complice un finale indiscutibile, assoluto. Proprio non potevano essercene altri! <3

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    1. Sì, direi che si capisce che ti è piaciuto... ;)
      Scherzi a parte, hai scritto in cinque righe una recensione perfetta! Dico sul serio, in quella frase "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" c'è tutto il senso del film. E riguardo il finale, davvero, sono assolutamente d'accordo con te!

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  4. Gran classe e gran confezione, autentica gioia per gli occhi. Però lo svolgimento, a mio modestissimo parere, scopiazza un po' troppo altre produzioni ben più riuscite (da Arrival a La Cosa, tanto per citare solo le più note) ed è difficile non cadere nel "gia' visto". Ad ogni modo, un prodotto più che dignitoso che non sfigura affatto nel suo genere.

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    1. A Ennio Morricone piace spesso dire che "le note sono solo sette" quando gli vengono chiesti pareri su qualche brano musicale un po' troppo "affine" con altri... io penso che per il cinema sia lo stesso: dopo 123 anni è difficile inventare sempre qualcosa di nuovo. Che poi non è detto che "innovativo" voglia dire per forza bello, eh. Non direi che "Annientamento" copia altre pellicole, dico invece che la fantascienza, quella buona, cita sempre se stessa. E certi film, pietre miliari, sono imprescindibili per tutti. E non c'è niente di male (almeno per me)

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  5. Non mi strapperei i capelli sul fatto che non possiamo vederlo al cinema. Proviamo a riflettere: che distribuzione avrebbe mai potuto avere un film così riflessivo e poco commerciale? Sarebbe stato buttato allo sbaraglio in qualche decina di sale e poi condannato all'oblio. Su Netflix invece ha la possibilità non solo di arrivare al "suo" pubblico ma anche di ampliare notevlmente gli spettatori dato che lo si può vedere gratis o quasi. Io l'ho trovata invece un'ttima scelta di marketing.

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    1. Capiamoci bene: io non contesto affatto la strategia commerciale. Ci mancherebbe. Sul fatto che per questo film sia più redditizia la visione casalinga piuttosto che quella in sala non ci piove.
      Io parlo da appassionato, da cinefilo naif: e dico che per chi ama davvero il cinema vedere un film sullo schermo di un pc o sulla tv di casa è limitante. Quasi frustrante. Specialmente un film denso di effetti speciali così raffinati e importanti per la fruizione. E che visti in televisione diminuiscono enormemente il loro potenziale. Sarà marketing, ma non è cinema. Netflix avrà mille pregi, ma il cinema è un'altra cosa. Io almeno così la penso.

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  6. Personalmente ho preferito Ex Machina e più passano i giorni più mi rendo conto che Annientamento non mi ha lasciato nulla al di là del ricordo di una bellezza esteriore potentissima. Il messaggio che voleva lasciare, se ce n'era uno, si è perso nel "mutamento"...

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    1. Dipende dall'assuefazione che si ha al genere. Concordo sulla bellezza esteriore, ma secondo me c'è anche il contenuto. I messaggi ci sono, e pure molteplici (la malattia, la perdita, la propensione al cambiamento, lo spirito di gruppo), il fatto se riescono ad arrivare o meno allo spettatore è ovviamente soggettivo.

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  7. Ne state parlando tutti, sono molto curioso.
    Spero di recuperarlo nel breve, mi pare ci sia materia per scrivere e riflettere.

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    1. Ciao Ford! Secondo me di materia ce n'è a bizzeffe, aldilà del giudizio sul film... aspetto il tuo giudizio!

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  8. Bobby Han Solo
    Lo stile di Garland si nota anche qui, e non mi ha deluso. E visti i concorrenti attuali nelle sale tradizionali, credo che questo film si sarebbe trovato superato dagli Avengers o dalla Nonna in Freezer. Quindi meglio su Netflix

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    1. Di sicuro, è normale. Ma infatti, come ho scritto, non discuto la decisione dal punto di vista commerciale... dico solo che è frustrante, per un cinefilo, sapere già in partenza che un film non potrà essere visto nel suo luogo deputato per eccellenza cioè la sala cinematografica. Che di questop passo andrà inevitabilmente (e malinconicamente) a sparire

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  9. Bobby Han Solo
    Ho scritto erroneamente Avengers pensando alla prossima uscita di aprile. In realtà mi riferivo a Tomb Raider

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