sabato 21 aprile 2018

LA CASA SUL MARE

(La villa)
regia: Robert Guédiguian (Francia, 2017)
cast: Jean-Pierre Darroussin, Ariane Ascaride, Gérard Meylan, Jacques Boudet, Anais Demoustier
sceneggiatura: Serge Valletti, Robert Guédiguian
fotografia: Pierre Milon
scenografia: Michel Vandestien
montaggio: Bernard Sasia
durata: 107 minuti
giudizio:


trama: Tre fratelli, da tempo lontani, si ritrovano per assistere il vecchio padre malato (che vive ancora nella casa natìa, a Marsiglia, in una villetta a picco sul mare). Sarà l'occasione per fare un bilancio delle loro vite e (ri)tirar fuori piccoli, antichi dissapori. Ma un arrivo inaspettato cambierà totalmente le loro prospettive...


dico la mia: Onore al "compagno" Guédiguian, ma non solo dal punto di vista politico, ci mancherebbe. Non si può non applaudire questo grande regista marsigliese, figlio di immigrati, che gira i film a due passi da casa sua e quasi sempre con gli stessi attori (moglie compresa, la brava Arianne Ascaride), in nome di un cinema impegnato e attento al sociale, dando voce alle persone comuni, raccontando la quotidianità e la dignità di chi vive ai margini. Non è affatto il Ken Loach francese, come molti sostengono... i suoi lavori non sono rabbiosi e appassionati come quelli del "collega" d'oltremanica, sono piuttosto istantanee malinconiche (e spesso disilluse) di un mondo che potrebbe essere migliore e più giusto. Come quello raccontato nel suo ultimo, bellissimo film: La casa sul mare (in originale La Villa), presentato in concorso a Venezia 74.

La villa del titolo è quella dell'anziano patriarca Maurice, (un ex militante comunista proprietario di un ristorante sul mare, di quelli "dove si spende poco affinchè tutti possano permetterselo", ora colpito da un ictus e totalmente infermo. Ad assisterlo c'è il figlio Armand (Gèrard Meylan) che per tutta la vita è rimasto con lui, rilevandone l'attività e rinunciando ai propri sogni. E ora che al vecchio genitore rimane poco da vivere, Armand decide di richiamare al capezzale gli altri due fratelli che vivono lontano: Angèle (Arianne Ascaride) è un'attrice affermata, da anni trasferitasi a Parigi e mai tornata al paese, neppure in visita. Joseph (Jean-Pierre Darroussin) invece è un ex operaio diventato scrittore in seguito alla chiusura della fabbrica dove lavorava, un tempo focoso sindacalista, ora cinquantenne in crisi con giovane fidanzata al seguito...

Non ci vuole molto per capire che La casa sul mare è il "luogo dell'anima" per fotografare un mondo che non c'è più. I tempi della rivoluzione, della lotta di classe, dei sogni, delle speranze, sono irrimediabilmente finiti... i tre fratelli tornano nei posti dove sono cresciuti, ma nulla è più come prima: il ristorante, ormai demodè, sopravvive solo per la cocciutaggine di Armand. La vecchia coppia di vicini di casa, che abitano lì da tutta la vita, sta per traslocare perchè i nuovi padroni hanno raddoppiato l'affitto. Dei vecchi residenti non c'è rimasto più nessuno: quelle abitazoni a bordo spiaggia, una volta parche dimore di gente proletaria, sono state tutte vendute a peso d'oro ai villeggianti che ne hanno fatto alloggi di lusso. Ormai la vecchia caletta è diventata un paese finto, un resort esclusivo che vive solo d'estate.

E nemmeno i tre fratelli ovviamente sono gli stessi: di Armand, umile e taciturno, frustrato da una vita mediocre al fianco del padre, abbiamo già detto. Ma nemmeno gli altri due se la passano granchè bene: la sorella, Angèle, vive (in)felicemente a Parigi dove ha raggiunto il successo ma non la pace interiore. Dei tre è quella più a disagio a tornare alla villa di famiglia, perchè quei luoghi le ricordano un'infanzia felice e serena, un idillio interrotto tragicamente dalla morte della figlioletta (secondo la donna, per colpa del padre). Joseph, dal canto suo, si finge cinico e nasconde col sarcasmo la sua crisi personale: è uno scrittore senza più ispirazione, che passa i giorni guardando il mare senza concludere nulla, irritando la compagna (di trent'anni più giovane) che sta per lasciarlo...

 Di queste situazioni i film ne sono pieni, lo so. E per quanto La casa sul mare abbia un incipit comunque delizioso, dove l'amarezza per il presente è mitigata dai rapporti di sangue che ricuciono vecchie ferite, non si può certo dire che nella prima parte brilli per originalità: è un ritratto elegiaco e nostalgico del tempo che fu, di una rivoluzione fallita che ha condizionato le vite di tutti i protagonisti.

Ma ecco che all'improvviso, come un abile maestro di scena, Guédiguian tira fuori dal cilindro una mezz'ora finale di destabilizzante e folgorante bellezza, calando l'asso nella manica che ribalta completamente il film e colpisce al cuore lo spettatore: non voglio raccontarvi molto, anche perchè la storia è talmente chiara che basta solo seguirla... sappiate solo che il quadretto poco idilliaco fin qui descritto, fatto di piccole beghe familiari e ricordi sbiaditi di felicità, verrà stravolto dall'arrivo di tre piccoli naufraghi, provenienti da chissà quale paese devastato, che irromperanno con la forza di un tornado nelle vite dei tre fratelli, costringendoli ad aprire gli occhi verso i veri drammi del mondo...

E, un po' come nel finale di Happy End di Haneke, anche ne La casa sul mare il dramma dei profughi ha una parte temporalmente piccola ma fondamentale: i nuovi giovani ospiti saranno coloro che faranno cadere il muro di inèdia, pigrizia, rassegnazione e lassismo che Armand, Angèle e Joseph si sono eretti mentalmente davanti a loro, e gli daranno la forza per ricominciare, uno per uno. Di fronte alla speranza, ai treni che passano, non si può davvero rimanere inerti. Perchè, nonostante tutto, l'uomo è sempre un "animale sociale" che ha voglia di vivere... altrimenti non saremmo uomini.
 

4 commenti:

  1. Recensione bella e molto 'sentita', si capisce che il film ti è piaciuto. Qui da me come al solito non è arrivato ma conto di recuperarlo prima o poi. Ho un debole per i francesi, lo sai...
    Buona serata!
    Mauro

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    Risposte
    1. Spero che tu riesca a recuperarlo, Mauro: non è questione di nazionalità, i buoni film non hanno bandiere :)
      Buona domenica!

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  2. Dovrò aspettare un bel po' (cazzarola il cinema della mia città natale lo proietta mercoledì e io sono rientrata lunedì), ma penso che l'attesa valga!

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    1. Sì, Alessandra. Per me merita davvero. A Venezia è stato "dimenticato" dalla giuria, ma va detto che quest'anno c'era una concorrenza fortissima... in ogni caso è un film commovente e che ti fa riflettere sui veri valori della vita. Quando lo vedrai ne riparleremo :)

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