venerdì 25 maggio 2018

LOVELESS




titolo originale: NELJUBOV (RUSSIA, 2017)
regia: ANDREJ ZVYAGINTSEV
sceneggiatura: OLEG NEGIN, ANDREJ ZVYAGINTSEV
durata: 127 minuti
giudizio:

Fin dal suo film d'esordio, Il ritorno (inaspettato e meritatissimo Leone d'oro a Venezia 2003), Andrej Zvyagintsev ha raccontato storie di bambini e adolescenti, "usati" (in senso buono) come cartina di tornasole per mettere a nudo le enormi contraddizioni di un paese sterminato, la Russia, costantemente a metà del guado nel difficile passaggio tra il capitalismo putiniano e le difficoltà delle masse proletarie. E anche il piccolo Aliosha, protagonista di Loveless, è vittima inconsapevole di questo momento storico: il "nuovo" benessere borghese non è necessariamente garanzia di felicità, anzi... molto spesso i soldi anestetizzano i sentimenti, causando la crisi dei rapporti umani e di certi modelli sociali.

E proprio un nucleo famigliare lacerato è il fulcro della vicenda di Loveless: Zenja e Boris, due coniugi della Mosca-bene, sono ai ferri corti da tempo, e mentre ciascuno di loro ha già intrecciato altre relazioni coi rispettivi nuovi partner, entrambi tentano di vendere il loro appartamento in comune per poi ufficializzare il divorzio. Il rancore reciproco ha effetti devastanti sulla psiche del loro unico figlio, Aliosha, sconvolto dall'anaffettività (dichiarata) dei genitori e consapevole di rappresentare per loro più un impiccio che un legame di sangue.

Tra un litigio e l'altro, lunghi silenzi e ancora più lunghe assenze (fisiche e psicologiche) il ragazzino si rende conto ben presto che il suo futuro sarà dietro le mura di un collegio. Sconvolto da tale prospettiva, il dodicenne sparirà improvvisamente facendo perdere ogni sua traccia, "costringendo" i genitori, loro malgrado, per una volta ad occuparsi di lui... eppure, nemmeno per un istante, nemmeno in questa situazione così drammatica Zenja e Boris mostreranno un minimo di umanità, di comprensione, finendo, al contrario, per acuire la loro rabbia rinfacciandosi a vicenda la "colpa" di aver messo al mondo un figlio non voluto da nessuno dei due.

Con lucido cinismo Loveless (mai titolo fu più azzeccato) mostra implacabile la disgregazione di una società (non necessariamente russa) che obbedisce ormai solo al potere del denaro, dell'illusorio ed effimero benessere materiale, senza mai pensare al futuro dei propri figli, visti addirittura come ostacoli al folle progetto individualista di una vita di coppia basata esclusivamente sull'agiatezza economica e la futilità sentimentale. Il film in certe parti è fin troppo schematico, forse eccessivamente crudele nella sua schematicità, ma esemplare nel trasmettere tutto il malessere di un presente inquietante e distorto.

E ovviamente mai come in questo caso non è importante sapere "come andrà a finire": il finale (forse) aperto, che non vi racconto, è più eloquente di mille parole. L'ultimo fotogramma, il più toccante, obbliga tutti noi a riflettere su quello che abbiamo sotto gli occhi. E non è affatto poco.

2 commenti:

  1. Mi approccio sempre con un po' di paura ai film russi, pregiudizi di fantozziana memoria. Ma qui c'è un racconto più vicino ma allo stesso tempo più nazionale, che fa male e irrita. Protagonisti glaciali, che proprio quando realizzano il desiderio nascosto di non aver mai avuto un figlio assieme, si spezzano e un briciolo di umanità -nel silenzio di nuove vite- lo mostrano.

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    1. Esattamente così. Zvyagintsev è un regista notevole, e questo è forse il suo film più "schierato": non è il mio preferito, ma indubbiamente è quello che più arriva a toccare le corde del pubblico, mettendolo di fronte a una realtà difficile da affrontare.

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