martedì 29 maggio 2018

MEKTOUB, MY LOVE : CANTO UNO



titolo originale:
MEKTOUB, MY LOVE: CANTO UNO (Francia, 2017)

regia: ABDELLATIF KECHICHE
sceneggiatura: ABDELLATIF KECHICHE, GHALIA LACROIX
durata: 174 minuti
giudizio:


Amin (Shaim Boumedine) giovane studente di medicina a Parigi, torna al paese natìo per trascorrere le vacanze estive in famiglia: siamo a Sète, nel sud della Francia, cittadina multietnica e punto d'incontro di tante culture diverse. L'estate è quella del 1994, quando ancora non esistevano i social network e i cellulari, e gli incontri, se li volevi fare, dovevi farli di persona: Amin "incontra" subito, non visto, suo cugino Toni (Salim Kechiouche) donnaiolo impenitente impegnato in un amplesso selvaggio con la bella e procace Ophelie (Ophelie Bau) amica d'infanzia, infedelissima promessa sposa di un soldato in missione...

Fin dalla prima scena sono evidenti le intenzioni di Abdellatif Kechiche, tornato dopo diversi anni (dopo Cous Cous) a girare nella sua cittadina adottiva: lo sguardo di Amin è lo sguardo del regista, mai così autobiografico nel tratteggiare un personaggio. Amin è un ragazzo pacato, riflessivo, di bell'aspetto, scenegggiatore dilettante con l'hobby per la fotografia, che passa mattinate intere a guardare vecchi film anzichè correre in spiaggia con gli amici. Kechiche "sfrutta" il suo alter ego per immergerci ossessivamente nella realtà che racconta: Mektoub, My Love è il racconto di un'estate immortalata nella sua quotidianità, seguendo passo passo le tracce dei suoi giovani e spensierati protagonisti, lasciando da parte la narrazione classica per concentrarsi amabilmente sulla Vita.

La trama del film è praticamente inesistente, eppure le tre ore di durata scorrono via agilissime, trascinando e immergendo lo spettatore in un variegato caleidoscopio fatto di corpi distesi al sole, spaghettate sulla spiaggia, serate in discoteca, innumerevoli drink consumati al bar, fiumi di alcool e di musica che inebriano gli occhi e la mente, fondendosi in un profluvio armonico di immagini che affascina e conquista. Ma, a differenza di altri film del regista (tra cui anche il - per me - sopravvalutato La vita di Adèle e il disturbante Venere nera) qui il tocco di Kechiche non è affatto morboso, anzi: non c'è ombra di qualsiasi voyeurismo e si resta stupefatti dalla delicatezza con cui vengono affrontati i sentimenti e gli affetti, veri o presunti che siano, che nascono via via nei ragazzi.

Amin, con la sua Polaroid, immortala a debita distanza il groviglio di corpi e situazioni che si spiegano davanti a sè. A prima vista tutto sembra perfetto, come i fisici splendidi, palestrati e sensuali che la cinepresa inquadra in continuazione (molto spesso da dietro, sopratutto per le ragazze, scatenando le ironie di parecchi recensori...). Ma non ci vuole molto ad accorgersi che in realtà Kechiche ci sta mettendo di fronte a una metafora malinconica: quei corpi perfetti rappresentano la vacuità di una giovinezza effimera, che sta per lasciare il posto all'età adulta. Lo si capisce dalle scene in spiaggia (girate quasi sempre al tramonto), dai sentimenti feriti che ti fanno crescere in fretta (come quelli dell'ingenua Charlotte verso lo sciupafemmine Toni), dalla presa di coscienza che arriva un momento della vita in cui tutti, prima o poi, ci rendiamo conto che non si può essere superficiali per sempre (ben rapprersentato dall'incredibile sequenza del parto della pecora...)

 La grandezza di un film come Mektoub, My Love (che, nelle intenzioni del regista, prevede almeno due seguiti: vedremo se riuscirà a realizzarli) sta nel fatto che non tenta di coinvolgere il pubblico ma lo include nel racconto stesso: ti ingloba e ti trascina, con un realismo spiazzante, "esagerato",  vitale, che un po' ricorda il cinema di Richard Linklater (sì, vedendo il film pensavo spesso a Boyhood) un altro autore che ama riprendere la vita vera. Mektoub in arabo significa "destino": quello che accompagnerà ognuno di questi ragazzi verso il loro futuro, dove impareranno a comprenderne il significato. E noi con loro.

3 commenti:

  1. Come sai, è stato amore immediato anche per me, che in quelle tre ore mi ci sono persa volentieri, trovando poi un senso in più in quello splendido finale sfumato.
    Curiosa e un po' in ansia per i seguiti, di cui però non si sa ancora niente, quanto ci toccherà aspettare?

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    Risposte
    1. immaginavo dal titolo che ci potesse essere un seguito. ma era per girare questo film che Kechiche si è venduto la palma d'oro di Cannes?

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    2. Ebbene, pare proprio di sì: per girare questo primo capitolo il buon Kechiche ha dovuto mettere all'asta la sua Palma d'oro vinta con "La vita di Adele"... quindi, come si vede, anche oltralpe non è che stanno troppo meglio di noi.

      Per quanto riguarda i sequel, a quanto ne so il secondo dovrebbe essere già stato ultimato (con qualche speranza di ritrovarlo a Venezia!) mentre per il terzo, beh, si cercano finanziatori...

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