giovedì 9 agosto 2018

TITO E GLI ALIENI




titolo originale: TITO E GLI ALIENI (Italia, 2018)
regia: PAOLA RANDI
sceneggiatura: PAOLA RANDI, MASSIMO GAUDIOSO, LAURA LAMANDA
durata: 92 minuti
giudizio: 



E' confortante sapere che esiste un cinema italiano che, seppur di nicchia, con poche risorse, distribuito con scarsa convinzione ai margini della calura estiva, riesce ancora a sorprendere  il pubblico, a raccontare una storia semplice ma toccante con originalità e leggerezza. C'è riuscita la regista Paola Randi, che avevamo già apprezzato nel 2011 con l'acerbo (ma riuscito) Into Paradiso e che ora, sette anni dopo, torna con un lungometraggio più "adulto" e maturo, capace di affrontare col sorriso sulle labbra un argomento difficile come l'elaborazione del lutto da parte degli adolescenti, girando un piccolo film pieno di passione e buoni sentimenti.

Tito e gli alieni è una pellicola per certi versi ancora "acerba", con una sceneggiatura un po' naif, a tratti ingenua, volutamente non credibile, dove però il calore umano sviluppato dai suoi personaggi conduce lo spettatore ad una commozione autentica, genuina, che lo porta a empatizzare subito con i bravi attori che lo interpretano: il veterano Valerio Mastandrea, nei panni di un professore di astrofisica vedovo e disilluso, poco incline alla socialità, e i giovanissimi Luca Esposito e Chiara Stella Riccio, esordienti sul grande schermo, veri protagonisti di un film che si occupa soprattutto di loro: una storia per ragazzi raccontata dagli adulti, ma vista dalla loro prospettiva.

La regista ambienta questa storia stravagante nel bel mezzo dell'immenso deserto del Nevada, dove da anni un ricercatore italiano strambo e in apparenza un po' ottuso conduce misteriosi studi sulla ricerca di intelligenze extraterrestri... non a caso siamo a due passi dalla leggendaria Area 51, il luogo dove gli scienziati di tutto il mondo cercano prove dell'esistenza di altre forme di vita intelligente nell'universo. Solo che "il professore" sembra aver abbandonato da tempo ogni interesse per la ricerca, e passa le giornate sdraiato su un divano ad ascoltare il silenzio assordante dello spazio profondo. Un bel giorno, però, riceve da Napoli una busta con un video messaggio, dove apprende la notizia che suo fratello è morto e che i due nipotini Tito e Anita, rimasti orfani anche della madre, lo stanno per raggiungere in America...

I due ragazzi vengono così catapultati nella desolazione del deserto, a mille miglia dall'agognata Las Vegas (dove pensavano di approdare), in uno dei luoghi più squallidi ed inospitali del pianeta. Ad accoglierli ci saranno uno zio misantropo e pasticcione, una timida assistente che per arrotondare lo stipendio organizza matrimoni con gli omini verdi (!) e una piccola comunità che crede fermamente nell'esistenza degli alieni.

Ma si capisce subito che i veri alieni sono proprio i due ragazzi, che dovranno imparare a cavarsela da soli nonostante tutto, sopperendo alle mille difficoltà e, magari, provando ad aiutare uno zio triste e deluso dalla vita, ma dal cuore davvero grande, a ritrovare la fiducia in se stesso e la speranza di un futuro migliore. Nonostante tutte queste "stranezze", il film riesce miracolosamente a stare in piedi, a reggersi su un equilibrio delicato ma stabile, ad emozionare nella sua semplicità e dolcezza. Una specie di Arrival de' noantri (detto in senso buono) dove la pochezza dei mezzi a disposizione è compensata da un'idea originale e funzionale alla storia.

Valerio Mastandrea se la cava decisamente meglio con l'inglese che col napoletano, ma riesce ad essere comunque credibile grazie alla sua recitazione tipicamente malinconica e sottotraccia, mentre la spontaneità dei due ragazzi dona al film quel tono leggero e frizzante che serve ad evitare la caduta nella pesantezza del melodramma. Ne viene fuori una bella favola nostrana, dall'ambientazione "esotica" e, nei limiti delle possibilità produttive, dalla confezione tutt'altro che trascurata, che omaggia perfino la grande tradizione americana di genere (l'omaggio a Incontri Ravvicinati del terzo Tipo è simpaticissimo). Belle anche le musiche, avvolgenti e nostalgiche, che culminano nella suadente "That look you give that guy" degli Eels, title-track del film.

6 commenti:

  1. L'idea di questa fantascienza dai tratti umani mi incuriosisce parecchio, soprattutto visto che si parla di un titolo italiano… peccato che i cinema della zona si siano coalizzati per non distribuire questo film per qualche astruso motivo. Il tremendo seguito di Jurassic World, però, si prepara alla muffa con ben due mesi di programmazione. Vabbè, niente di nuovo!

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    1. Eh già... niente di nuovo, purtroppo. Io l'ho recuperato ad un'arena estiva, ma è un dato di fatto che per chi non abita nelle grandi città vedere certi film è sempre più difficile. Ti capisco benissimo. Ed è un peccato perchè è un film molto carino, che avrebbe meritato miglior fortuna :(

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  2. Anche dalle mie parti ovvio che non è uscito. Confido in qualche metodo "alternativo" per vederlo, ne hanno parlato tutti bene!
    Buona serata.
    mauro

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    1. Vedi sopra, Mauro... ti capisco benissimo. Recuperalo in qualsiasi modo ;) è un film che merita di essere visto.

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  3. Sceneggiatura molto, molto approssimativa. Però si è visto di peggio, da apprezzare almeno lo spunto di partenza.

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    1. Giudizio troppo "tranchant", secondo me. E' vero, la sceneggiatura è debole, senza dubbio. Però lo spunto è originale e gli attori sono bravi, e soprattutto è un film onesto e genuino, che arriva al cuore dello spettatore. E questo (per me) fa passare sopra ai difetti, innegabili, che gli riconosci.

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