venerdì 29 giugno 2018

IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO





titolo originale: THE KILLING OF A SACRED DEER (Irlanda/Gb/Usa, 2017)
regia: YORGOS LANTHIMOS
sceneggiatura: EFTHYMIS FILIPPOU, YORGOS LANTHIMOS
durata: 109 minuti
giudizio:



Uno stimato chirurgo (Colin Farrell), benestante, sposato con una bella moglie (Nicole Kidman) e due bellissimi figli, stringe inspiegabilmente una strana amicizia con un ragazzo sconosciuto e problematico (Barry Keoghan) che a poco a poco porterà scompiglio nella quiete famigliare del protagonista. E se conoscete appena un po' Yorgos Lanthimos, disturbante e spesso geniale regista greco diventato popolare con lo splendido The Lobster (2015), potete immaginare che le conseguenze saranno drammatiche fino a una sopportazione (quasi) estrema. Siete avvertiti.

Perchè il punto è proprio questo: l'estremizzazione della storia e della metafora, che in questo film raggiungono livelli per il sottoscritto difficilmente digeribili, finiscono per indisporre (ricattandolo) lo spettatore e svuotare di senso la pellicola, banalizzando una storia già di per sè non proprio originalissima per lasciare spazio alla morbosità di una messinscena che, con l'evidente pretesto di omaggiare la tragedia greca, in realtà punta dritto allo stomaco di chi guarda, spacciandola per un finto dramma umano di dubbio gusto.

Intendiamoci: chi scrive sa bene chi è Lanthimos (penso di essere tra i pochi ad aver visto tutti i suoi film) e ne riconosco appieno la genialità nel proporre un cinema "sconvolgente" e fuori dagli schemi, bilanciando (finora) miracolosamente l'assurdità dei soggetti (tutti scritti a quattro mani con il fido sceneggiatore Efthymis Filippou) con una visione originale, chirurgica e lucidissima della società che intende rappresentare.

Il problema è che ne L'assassinio del cervo sacro è proprio la storia a venire meno, a dispetto di un'ossessiva e depravante strumentalizzazione del Male: Lanthimos si limita a trasporre in chiave moderna l' Ifigenia in Aulide di Euripide (se non la conoscete, fatevi un giro su Wikipedia... niente spoiler!) ma stavolta appare chiaro fin dall'inizio dove il film voglia andare a parare. E lo fa usando (metaforicamente) l'accetta dove invece necessiterebbe il bisturi...

Il sacrificio del cervo sacro racconta, ancora una volta, la dissoluzione di un nucleo famigliare borghese (come già in Kynodontas - 2009 - e per certi versi anche in Alps - 2011) bersaglio tipico del regista greco, esasperando i concetti di vendetta, odio, rancore, rabbia repressa, che spingono le persone a tirar fuori il peggio di loro stesse.

C'è un simbolismo religioso evidente e malsano che pervade tutto il film, in maniera involontariamente grottesca e greve: vediamo ragazzini dagli occhi sanguinanti e impotenti di fronte alla loro sorte ineluttabile (chiaro riferimento alla metafora biblica dell' agnello sacrificale), che scontano le colpe di genitori in apparenza irreprensibili, così come adolescenti mentalmente instabili che si autoinfliggono punizioni corporali per compiacere i loro carnefici... eppure mai, dico mai una volta ci sentiamo emotivamente sconvolti da quello che vediamo, "distratti" da un sadismo masochista che la nostra psiche (e il nostro corpo, perlomeno il mio) rifiutano senza mezzi termini.

Lanthimos si dimostra ancora una volta cineasta capace di grandi intuizioni di regìa (la sequenza del primo malore del figlio, ripresa dall'alto, è magistrale per tecnica e resa scenica) ma costruisce un film pesante, ripetitivo e vuoto, che punta a sconvolgere gratuitamente lo spettatore senza curarsi di dosare bene gli ingredienti, e dove la genialità della trama (che avevamo apprezzato in The Lobster e nei film precedenti) stavolta è del tutto assente, lasciando il posto a una morbosità di fondo che finisce per stancare più che indignare, esagerando in tutti i sensi. Non ultimo, quello del buon gusto.

9 commenti:

  1. Per me è un horror a tutti gli effetti e non mi è parso particolarmente efferato, anche se la tensione è davvero notevole per tutto il film. Devo dire che mi ha coinvolto dall'inizio alla fine, più che col precedente The Lobster.

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    1. Sì, è indubbiamente un horror: lo è per atmosfere e tematiche, pur non scadendo (quasi) mai nello splatter. Però a me ha semplicemente disgustato per la sua eccessiva morbosità, tanto da non coinvolgermi mai appieno... certo, capisco che sono sensazioni personali, ma con Lanthimos non mi era mai successo.

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  2. Bisogna proprio che lo veda.
    Ma dovrò vederlo da solo: mia moglie conosce la storia (insegna greco al liceo) e si rifiuta di essere legata alla sedia; mio figlio poi è emigrato in Sud America e, se fosse qui, vorrebbe essere lui a imbracciare il fucile ("mi spiace papà, ti voglio bene ma il fato così comanda...")

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    1. Ah ah, grandissimo! :) Ma dai, il cinema in fin dei conti è sempre una visione intima: se il film ti cattura rimani da solo anche se ci vai in compagnia. Sono curioso di sapere che ne pensi, appena lo vedi fatti sentire!

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  3. Anche a me era piaciuto più The Lobster. Come dici te nella sua "follia" spiccava la genialità del regista. Qui invece c'è solo follia, ma poco altro. Film inquietante ma fine a se stesso secondo me, non ci vedo un fine.
    Buon weekend!
    Mauro

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    1. Sono d'accordo Mauro, siamo sulla stessa lunghezza d'onda!
      Buon weekend anche a te.

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  4. Io non vedo l'ora di tornare a vederlo martedì, accompagnata da un estimatore nonché fine conoscitore della letteratura antica che è anche grande amante dell'horror: chissà che la compagnia non arricchisca ancor più una visione che ho adorato, pur essendone uscita sconvolta.

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    1. In questo caso... è un ottimo motivo per tornarci: è proprio vero che non si finisce mai di imparare. E farsi accompagnare da un esperto di letteratura antica è di sicuro stimolante. Anche se, non lo nascondo, per me tornarci sarebbe un vero supplizio :( ma è noto che non ho un'indole horror!

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  5. Quello di Lanthimos che finora mi è piaciuto meno… ma ancora adesso devo capire se mi sia piaciuto o mi abbia fatto schifo. Non così' drastico, comunque ^^'

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