martedì 18 settembre 2018

SULLA MIA PELLE




titolo originale: SULLA MIA PELLE (Italia, 2018)
regia: ALESSIO CREMONINI
sceneggiatura: ALESSIO CREMONINI, LISA NUR SULTAN
cast: ALESSANDRO BORGHI, JASMINE TRINCA, MAX TORTORA, MILVIA MARIGLIANO, ANDREA LATTANZI
durata: 100 minuti
giudizio: 


Cronaca di una vergogna tutta italiana. Un racconto allucinante lungo sette giorni, quelli in cui Stefano Cucchi viene arrestato, processato per direttissima, trasferito prima in carcere poi in vari ospedali della Capitale prima di essere trovato senza vita nel suo letto, nell'indifferenza agghiacciante dei medici, dei carabinieri, della polizia penitenziaria, delle istituzioni in generale. Sette giorni in cui i genitori del ragazzo e la coraggiosa sorella Ilaria tentano invano di mettersi in contatto con lui e con l'avvocato difensore, vittime di una burocrazia omicida che riduce a una fredda notifica la comunicazione della morte e lasciano un'ombra lunghissima e inquietante sulle cause del decesso, qualunque esse siano.

Perchè una cosa dev'essere chiara: non sappiamo ancora perchè Stefano Cucchi sia morto (ci sono stati - finora - quattro processi e una nuova inchiesta in corso che mette sotto accusa i carabinieri che eseguirono l'arresto, rei di aver massacrato di botte Stefano rinchiuso in cella, ipotesi sempre sostenuta dalla famiglia) ma certo non è tollerabile che in un paese democratico, in uno stato di diritto, un cittadino (seppur detenuto) debba morire sotto la custodia dei tutori dell'ordine, cioè di coloro che sono preposti alla sicurezza di tutti noi.

E il film di Alessio Cremonini è esemplare proprio in questo, riuscendo a cogliere in pieno l'obiettivo prefissato: quello di mostrare, con asciuttezza, obiettività e senza un minimo di retorica nè moralismo, l'incapacità e (forse) la complicità dello Stato nel garantire il rispetto delle leggi e dei diritti umani, clamorosamente sospesi in quei sette giorni trascorsi tra Regina Coeli e il Fatebenefratelli. Sulla mia pelle ha il gran merito di affrontare un tema così spinoso con assoluta sobrietà, evitando di edulcorare e strumentalizzare la vicenda, mantenendo per scelta un profilo basso capace di catturare emotivamente lo spettatore ma anche di farlo riflettere (e indignare) su quello che sta vedendo. Non aspettatevi quindi un film come Diaz di Daniele Vicari: Sulla mia pelle non vi farà sbattere i pugni sul tavolo, ma saprà inquietarvi nella consapevolezza che una vicenda del genere sarebbe potuta, davvero, accadere a chiunque.

Girato quasi tutto in interni (il carcere, gli ospedali, le aule di tribunale) e scandito minuziosamente dallo scorrere degli eventi (tutti documentati e ripresi dagli atti processuali) Sulla mia pelle ricostruisce con grande equilibrio e onestà una vicenda drammatica non solo a livello giudiziario ma anche e soprattutto umano: il dramma familiare della perdita di un figlio, di un fratello, di una persona oggettivamente complicata ma anche oggettivamente fragile, bisognosa di aiuto e non di percosse. Il film, sgombrando il campo dagli equivoci, non fa sconti alla figura di Cucchi mostrandolo come un ragazzo debole, testardo, attaccabrighe, incapace di uscire dal tunnel (della droga e dello spaccio), mai pentito dei suoi vizi. Lui stesso si dichiara "colpevole per la droga ad uso personale", e consapevole del dispiacere arrecato ai propri congiunti...

La bravura del regista sta nell'aver saputo confezionare un'opera sempre brillantemente in equilibrio tra film d'inchiesta e dramma umano, capace di coinvolgere e "sconvolgere" senza mai strizzare l'occhio al voyuerismo: bella, giusta e condivisibile la scelta di non mostrare alcuna scena relativa al (presunto) pestaggio in carcere, relegando così alla politica e all'opinione pubblica il clamore dei dibattiti. Il film, malgrado una sceneggiatura in qualche punto frettolosa (specie all'inizio, dove la figura - umana - di Stefano non è ben tratteggiata, ritraendolo solo come un debosciato dal cuore tenero) arriva al punto senza mai oltrepassare il limite del buon gusto, senza cadute di ritmo e consentendo sempre a chi guarda di farsi un'idea personale dell'agghiacciante vicenda.

L'ultima annotazione è ovviamente per gli interpreti, a cominciare dallo strepitoso Alessandro Borghi, la cui trasformazione in Stefano Cucchi è a dir poco prodigiosa, anzi esemplare nella capacità di trasmettere allo spettatore tutto il disagio fisico e morale della vicenda. Se fosse un attore americano lo ricoprirebbero di Oscar... ma non sono trascurabili neppure le figure di contorno, a partire dalla bella e misurata prova di Jasmine Trinca (che interpreta la sorella Ilaria, orgogliosa donna-coraggio) e quelle di Milvia Marigliano e un inedito Max Tortora, nel ruolo dei genitori del ragazzo.

15 commenti:

  1. Bella recensione,condivido pienamente il tuo giudizio. A me ha emozionato tanto.

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    1. Grazie Antonella. Sì, le emozioni sono forti in questo film, e per fortuna (e per merito) non a comando. Promosso a pieni voti.

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  2. Condivido ogni virgola. Una gran sorpresa, necessaria.

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    1. Sono d'accordo... spesso si abusa della parola "necessario", ma in questo caso va intesa nel senso letterale del termine: un film di cui noi spettatori "necessitiamo" della visione per farci un'idea di cosa voglia dire essere vittime di chi ci protegge. Necessario e agghiacciante.

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  3. Non potendolo vedere al cinema lo vedrò su Netflix. Devo solo avere il coraggio di guardarlo...

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    1. Non aver paura, Alessandra. Come ho scritto, non è un film "alla Diaz": la forma è volutamente sobria e per niente edulcorata, non ci ricatta e non ci fa piangere a comando. Ci si indigna, mantenendo però il controllo.

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  4. Condivido voto e giudizio. Visto ieri sera: devastante, ma bellissimo e super sincero. Come troppo spesso accade in Italia, vomitevole è invece l'atteggiamento di certi settori delle forze dell'ordine, che continuano ancora a difendere e giustificare l'indifendibile (Aldrovandi, G7 e compagnia bella). Va bene solo Don Matteo.

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    1. Esatto. Non capendo, stoltamente, che difendendo l'indifendibile fanno solo del male a loro stessi e alla divisa che portano. Resto convinto che la stragrande maggioranza dei medici e delle forze dell'ordine siano persone oneste e perbene (e ci mancherebbe altro!) ma la loro difesa ad oltranza non fa che screditare l'intera categoria.

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  5. Lo guarderò su Netflix, visto che non è possibile vederlo al cinema. Però è un peccato che un film del genere possa essere visto in sala solo da pochi fortunati. Ma immagino siano i tempi che corrono, no?
    Buona serata-
    mauro

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    1. Eh Mauro... polemica recente eppure già annosa. Qui preferisco parlare di film, ti dico solo che mi pare assurdo combattere contro i mulini a vento: Netflix ormai c'è e ci dobbiamo convivere, nel bene e nel male. Resto convinto che chi ama il cinema va comunque a vedere i film in sala, e magari (come me) è pure abbonato a Netflix...

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  6. Visto su Netflix, senza rimpianti. Mi è piaciuto, anche se non saprei dire se più per il conivolgimento che per l'effettiva valenza filmica. Comunque sì, attori straordinari :)

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    1. Credo che in questo tipo di film la valenza artistica e quella emotiva vadano di pari passo, e siano inscindibili.

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  7. ne ho parlato anch'io dalle mie parti, mi è piaciuto un sacco xD

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  8. Concordo in pieno. Un film misurato e potente, che dimentica la retorica e racconta una storia in modo sincero anche quando si tratta di mostrare le responsabilità del singolo oltre alle terribili colpe dello Stato.
    Borghi pazzesco.

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