martedì 4 dicembre 2018

BOHEMIAN RHAPSODY





titolo originale: BOHEMIAN RHAPSODY (USA, 2018)
regia: BRYAN SINGER
sceneggiatura: ANTHONY McCARTEN, PETER MORGAN
cast: RAMI MALEK, BEN HARDY, GWILYM LEE, JOSEPH MAZZELLO, LUCY BOYNTON, AIDAN GILLEN
durata: 134 minuti
giudizio: 


Il maggior pregio di Bohemian Rhapsody è senza dubbio la sincerità, l'onestà morale nei confronti del pubblico. Lo si capisce fin dall'inizio, quando perfino la celebre fanfara della 20th Century Fox viene "riarrangiata" in stile Queen. Il messaggio è chiaro: questo film è un tributo a Freddie Mercury e alla sua band, e qualsiasi altra analisi sarebbe irrilevante, fuori luogo. L'obiettivo è di omaggiare il Mito e restituirlo alla gente, alla "sua" gente, con la sua voce e le sue canzoni.

Certo, stiamo parlando di un film forse un po' ingenuo, forse enfatico,  forse fin troppo apologetico... ma è esattamente il film che vuole, anzi pretende di vedere il numerosissimo pubblico che, stando ai primi dati, si è riversato al cinema. E di fronte a ciò, la discussione potrebbe davvero finire qui...

E' quindi tempo perso stare a sindacare sulla veridicità della sceneggiatura, sulle parti palesemente romanzate (che ci sono, eccome), sui falsi storici (che ci sono, eccome), sulla vita privata fin troppo "smussata" di Mercury: è vero, lo script di Anthony McCarten e Peter Morgan restituisce una visione parecchio bigotta dell'omosessualità (che potrebbe - giustamente - far irritare la comunità gay), rappresentando l'approccio libertino di Mercury al sesso come il male assoluto ed esaltando invece in continuazione i valori della famiglia tradizionale (quella naturale e quella acquisita, ovvero i componenti del gruppo) fin quasi a rappresentare l' AIDS come una punizione divina per la sua vita dissoluta.
Ma, come dicevo, non è questo il punto.

Il punto è che vedendo Bohemian Rhapsody ci si esalta e ci si commuove, si ascoltano le canzoni e si vorrebbe che non finissero mai. Non è un documentario nè una biografia ufficiale, e mettersi a spulciare, Wikipedia alla mano, le inesattezze di ciò che racconta (ma preferirei chiamarle "licenze") sarebbe come guardare la pagliuzza nell'occhio senza vedere la trave...

Bohemian Rhapsody era il film atteso da milioni di fan e da altrettanti spettatori curiosi, anzi desiderosi di un "qualcosa" che ci aiutasse a ricordare un periodo meraviglioso (per quelli che hanno più o meno la mia età) o a riscoprire le origini del personaggio (per quelli più giovani) provando a trasmetterne le stesse emozioni. La scelta di privilegiare le scene dei concerti piuttosto che quelle private potrà sembrare un po' ipocrita, eppure (trattandosi di un film-omaggio) artisticamente si è rivelata la più giusta.

Spulciando su internet, mi sono trovato completamente in sintonia con la giovane blogger Chiara Caroli, nel suo bello e appassionato post su facebook. Ha ragione, andatelo a leggere: Bohemian Rhapsody è un film che ti lascia con la voglia matta di riascoltare una discografia immensa di una band straordinaria. Ed è verissimo che film potrà anche essere dimenticato, ma mai la loro musica... oltre, naturalmente, alla voglia di scoprire chi era davvero Freddie Mercury.

E va detto che l'impressionante immedesimazione (non solo fisica) di Rami Malek aiuta parecchio, visto che il giovane attore afro-americano è riuscito nell'improbo compito di rendere un'interpretazione del personaggio allo stesso tempo personalissima e rispettosa del Mito, costruendone un ritratto a 360 gradi: vediamo infatti un Mercury eccentrico e gradasso ma anche umile e vulnerabile, tormentato e tormentoso, capace di incredibili scatti d'ira e di momenti di grande umanità...

Bohemian Rhapsody è quindi, per il sottoscritto, una scommessa vinta. Certo non ha avuto vita facile: concepito nel 2010 (prima con Sasha Baron Coen e poi con Ben Whishaw annunciati per il ruolo di protagonista) è stato rimandato a più riprese fino alla decisione di scritturare Bryan Singer per la regia, per poi licenziarlo poco prima della fine delle riprese per divergenze produttive (sostituito - ma non accreditato - da Dexter Fletcher). Alla fine il risultato, seppur imperfetto, ha quasi del miracoloso: il film non sarà filologicamente attendibile, ma rende in pieno lo spirito di Freddie Mercury e dei Queen. E per noi va benissimo così.

16 commenti:

  1. Anche a me è piaciuto molto. Emozionante e trascinante, negli ultimi venti munuti mi sono commosso. Al solito condivido in pieno il tuo pezzo.
    Buona serata.
    Mauro

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    1. Grazie mille, Mauro. E io, al solito, ti ringrazio per seguirmi sempre con questo affetto. Sul film la penso come te.
      Buona giornata!

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  2. per me è stata una delusione, io volevo vedere un po' più di trasgressione, invece ho visto il freddie Rockstar, non il Freddie grande artista, gay e genio, in pratica è un film che è una carrellata dei successi dei queen, un simil musical piacevole, ma assai deludente...

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    1. Forse ti aspettavi un altro film... ma, appunto, doveva avere un'altra concezione: tu volevi vedere L'UOMO Freddie Mercury, qui invece si parla del MITO. E' un film-omaggio e, come ti ripeto, a mio parere non poteva essere fatto in altro modo che così.

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  3. Mi è piaciuto, ma se devo essere sincera qualcuna delle "licenze" di cui parli mi ha infastidito, non riesco a passarci sopra. Per esempio: è risaputo che Mercury comunicò la sua sieropisitività alla band ben dopo il Live Aid, e allora perchè nel film accade prima? Che bisogno c'era? Per far piangere a comando? Ripeto, nel complesso un bel film ma a me non sembra così tanto sincero, anzi

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    1. Come ho scritto sopra, non era nelle intenzioni della produzione e del regista fare un documentario. Le "licenze" ci stanno e si perdonano se viene rispettato lo spirito genuino dell'operazione. Per me, almeno, è così. Riguardo la domanda specifica, il significato mi pare evidente: anticipare la "rivelazione" per aumentare il pathos emotivo che culminerà nel venti minuti finali, con le riprese del concerto al Live Aid. A me non pare ricattatorio tutto ciò, però rispetto chi la pensa come te, ci mancherebbe.

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  4. "...è un film che ti lascia con la voglia matta di riascoltare una discografia immensa di una band straordinaria", sante parole! Recensione perfetta che condivido al 100%, come sai già!

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    1. Ciao Silvia, ri-grazie mille! Solo che... le parole specifiche che hai citato non sono mie, ma di Chiara Caroli: il merito in questo caso è suo :D

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  5. Per fortuna delle polemiche varie ho letto solo dopo la visione, e sì, se già la sceneggiatura non mi pareva perfetta, le licenze mi hanno fatto storcere ancor più il naso. E dici bene, è un film per il grande pubblico, e le strizzatine d'occhio al suo riguardo lo dimostrano.
    Ma sì, mi sono commossa, mi sono emozionata, ho avuto la pelle d'oca e pure qualche lacrima, quindi sì, è il film che omaggia e rimaneggia, che esalta e trascina quello che è ormai un mito. Poco non è.

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    1. Infatti. E mai come in questo caso, direi, è stata più grande la spaccatura tra pubblico e critica (ma non tutta) e anche tra la critica "ufficiale" e quella indipendente e dilettante (ovvero noi blogger che - più o meno - mi pare siamo tutti d'accordo). Ma il cinema è bello anche per questo :)

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  6. Diciamo che gli ultimi venti minuti da soli valgono il prezzo del biglietto!

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    1. Verissimo. Emozioni a mille, chi sostiene il contrario o è in malafede o ha il cuore di pietra...

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  7. Bello ed emozionante, è un miracolo che sia uscito un film coeso ed emozionante nonostante le diatribe tra il regista e la volontà di mantenere il mito di Freddie Mercury immacolato. Fa venire voglia di riascoltare i loro dischi!

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    1. A quanto ne so, Singer è stato allontanato a film praticamente finito... diciamo che il "grosso" del lavoro era già fatto. Ad ogni modo è verissimo ciò che dici: in sala più di uno spettatore cantava le canzoni!

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  8. Imperfetto, come abbiamo detto dalle mie parti, ma senza dubbio molto emozionante.
    Per un fan dei Queen come me, va benissimo così.

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    1. Ti credo in parola. E' un film costruito su misura per i fan (e non solo...) :)

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