sabato 29 dicembre 2018

LA BALLATA DI BUSTER SCRUGGS




titolo originale: THE BALLAD OF BUSTER SCRUGGS (USA, 2018)
regia: ETHAN E JOEL COEN
sceneggiatura: ETHAN E JOEL COEN
cast: TIM BLAKE NELSON, JAMES FRANCO, LIAM NEESON, TOM WAITS, ZOE KAZAN, BRENDAN GLEESON
durata: 133 minuti
giudizio: 

Doveva (e poteva) essere un film di svolta nella carriera dei fratelli Coen, per un sacco di motivi: prima volta in concorso a Venezia (e subito premiato), prima volta su Netflix, prima volta di un film a episodi, prima volta, auspicabile, per provare a rinnovare e rimodellare un genere immortale (il western) mostrandolo sotto una luce diversa...

Invece, lo debbo dire, come da tempo (mi) succede con i Coen, non sono riuscito ad appassionarmi fino in fondo a La Ballata di Buster Scruggs, malgrado 133 minuti tutto sommato godibili e anche divertenti, fatti di tanto mestiere e ottimi attori. Un film disomogeneo, colto e brillante, ma che funziona a corrente alternata, lasciando irrisolto il dubbio iniziale e lo svolgimento finale: primo passo verso una serie televisiva (possibilità sempre smentita dai due registi) oppure una raffinata antologia di racconti legati tra loro, con l'intento di smitizzare un genere cinematografico fondante per Hollywood, prendendolo come parodia di un presente non troppo roseo per l'America?

Una cosa è certa: i sei episodi che compongono il film non sono tutti allo stesso livello: si ride e si apprezza il sarcasmo e il cinismo intelligente dei primi due (per merito soprattutto di Tim Blake Nelson e James Franco), si arriva alla fine un po' col fiato corto e con le idee in cantina (pur apprezzando gli sforzi del sempre efficace e generosissimo Liam Neeson). La sensazione, già avvertita negli ultimi film dei Coen, soprattutto in Ave Cesare! e A proposito di Davis, è quella di un manierismo di fondo ben costruito per mascherare una vena creativa ormai piuttosto arida, nonostante l'ottima confezione (piuttosto inopinato, a mio modesto parere, il premio a Venezia per la miglior sceneggiatura originale).

Ma ad infastidire lo spettatore è più che altro il compiaciuto e a volte fin troppo esasperato citazionismo che pare deliberatamente orientato a voler escludere una parte di pubblico, quella non strettamente cinefila, che non riesce a cogliere gli innumerevoli rimandi cinematografici, artistici, letterari, perfino religiosi, disseminati nella pellicola. Un atteggiamento poco edificante e quasi spocchioso, che tra l'altro stride con la vocazione prettamente commerciale di una piattaforma come Netflix, in cui i due registi malgrado le apparenze si sono tuffati anima e corpo.

Certo, i fan apprezzeranno sempre l'ironia tagliente e lo humour nero tipico dei Coen, nonchè la loro maniacale cura dell'estetica e dei dettagli, ma difficilmente torneranno ad entusiasmarsi come negli anni d'oro de Il Grande Lebowski e Non è un paese per vecchi (giunti, rispettivamente, al ventennale e al decennale dalla loro uscita). Nei loro film non ci sono più molte tracce del cinismo geniale e irriverente degli esordi, mentre troviamo ormai solo una meccanica riproposizione di vecchi ma ancora efficaci clichè che, per il momento, riescono a salvare la baracca.

Si ha un bel dire, perciò, che un film dei Coen è sempre degno di visione (ed è vero, ci mancherebbe: la loro produzione anche ormai standardizzata è comunque superiore a quella di tanti altri pseudo-registi hollywoodiani), ma certo è impossibile non restare ogni volta un po' delusi di fronte a un loro nuovo lavoro, che ti lascia dentro solo la sensazione di un qualcosa di già visto, seppur di buona fattura. Ce ne siamo accorti proprio quest'anno a Venezia, dove il confronto con lo splendido e toccante The Sisters Brothers di Audiard, rispettoso e allo stesso tempo innovativo omaggio al genere (il western) è stato vinto nettamente da quest'ultimo. Di cui ci auguriamo davvero di parlare presto!

7 commenti:

  1. I Coen ormai come tutti i "vecchi" registi vivacchiano sugli allori. Il film non l'ho ancora visto ma non ho dubbi che sia come dici te.
    Un abbraccio e tanti auguri per il nuovo anno!
    Mauro

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    1. Ricambio volentieri Mauro! E sul film sappimi dire… mai fidarsi degli amici cinefili! ;)

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  2. A me è piaciuto moltissimo, da amante del western e dei Coen: di sicuro è molto settoriale, e forse, in parte, maschera una mancanza di idee di fondo dei fratelli. Ma avercene, di produzioni così!

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    1. Ci mancherebbe: un Coen "minore" è sempre "maggiore" di tante, troppe ciofeche che infestano le sale cinematografiche... io l'ho trovato un buon esercizio di stile (e le tue parole me lo confermano, mi par di capire). E non avevo dubbi che lo avresti apprezzato: come ho scritto, è un film che i Coen hanno girato per il "loro"pubblico...

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  3. Sauro, l'ho visto ieri e sono venuta a cercare la tua recensione. Io l'ho trovato bellissimo, emozionante in ogni episodio, soprattutto quello con Liam Neeson, per come tratteggia l'umanità dei personaggi, per il loro mostrare tanto e dire molto attraverso poche battute. E io non sono una fan dei Coen, eh.

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    1. Ma sai... come ho detto è una questione abbastanza personale: trovo che i Coen nei loro ultimi lavori mettano tanto mestiere e poca anima. E ovviamente questo è un giudizio totalmente soggettivo. Il film tecnicamente non si discute, è fatto benissimo, però non l'ho amato. Forse è dovuto al fatto di averlo visto alla Mostra di Venezia quasi in contemporanea con "The Sisters Brothers" di Audiard, altro western ma (per) incredibilmente più toccante e umano... ne riparleremo quando uscirà! ;)

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  4. Sono molto curiosa, spero arrivi presto in sala. :)

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