martedì 29 gennaio 2019

LA FAVORITA





titolo originale: THE FAVOURITE (GB/Irlanda, 2018)
regia: YORGOS LANTHIMOS
sceneggiatura: DEBORAH DAVIS, TONY McNAMARA
cast: OLIVIA COLMAN, EMMA STONE, RACHEL WEISZ, NICHOLAS HOULT
durata: 120 minuti
giudizio:


Agli inizi del '700 due cugine, entrambe alla corte della Regina Anna d'Inghilterra, cercano, con qualsiasi mezzo, di diventare la favorita della sovrana.


Che Yorgos Lanthimos fosse un regista "non comune" lo si sapeva, ma è innegabile che vederlo in concorso a Venezia con un film in costume (quasi) tutto al femminile, ambientato nel '700 e lontanissimo dalle atmosfere grottesche, quasi horror, di tutte le sue opere precedenti, destava non poche perplessità... un po' come è successo anche per Jacques Audiard, cineasta impegnato, europeissimo e sempre attento al presente, che è sbarcato al Lido con un western (The Sisters Brothers) sulla "febbre dell'oro" e l'epopea dei cercatori.

Eppure, esattamente come Audiard, che utilizza il western per parlare di fratellanza, diritti umani e uguaglianza sociale (cioè i suoi temi di sempre), anche Lanthimos, sebbene con un film in apparenza anomalo e per la prima volta non scritto da lui, sceglie atmosfere e ambientazioni diverse per continuare a raccontare la sua visione del mondo, che come sappiamo non è esattamente ottimista: per questo La Favorita, malgrado le grandi risate che si fanno e la confezione accuratissima, è in realtà una pellicola tetra e certo non meno cupa rispetto a The Lobster o Il sacrificio del cervo sacro (giusto per citare le più famose del regista greco) dove il sarcasmo certo non nasconde, semmai accentua l'incredibile cinismo di fondo che da sempre contraddistingue la sua produzione.

E' anche un regista molto furbo, Lanthimos, che dopo aver sbalordito i cinefili con i suoi primi film oggettivamente "folli" ma geniali (pensiamo a Dogtooth o Alps, ma anche lo stesso The Lobster) si era già parzialmente "incartato" con Il sacrificio del cervo sacro, dove il tentativo di spacciare per originale la trasposizione letteraria di un testo di Euripide era (per me) naufragato in un'opera morbosa e fuori controllo, salutata poco benevolmente dai fischi di Cannes... ed ecco quindi che con La Favorita, girato su commissione e scritto da due sceneggiatori televisivi (Deborah Davis e Tony Mcnamara), Lanthimos ha colto la palla al balzo per rilanciarsi e rinnovarsi con un'opera spiazzante e dissacrante, perfetta per per proseguire il suo percorso autoriale dedicandosi esclusivamente (e con ottimi risultati) alla regìa.

In questo modo, sfruttando l'apparente struttura classica e di genere, che mette a proprio agio lo spettatore, La Favorita può beneficiare di una libertà creativa e stilistica che permette di restituire ai massimi livelli le atmosfere cupe e perturbanti tipicamente "lanthimosiane", qui mascherate dietro un'ironia pesantissima e cinica che permette di costruire una potente satira sui giochi di potere tipici della corte britannica e, in generale, di qualsiasi autorità, passata o presente.

La Favorita è infatti una spietata rappresentazione del Potere e di tutto ciò che si è disposti a fare pur di ottenerlo, a qualsiasi costo, in cui l'autore pensa bene di adottare la metafora di una "guerra" tutta al femminile, ipotizzando la rivalità tra donne come il massimo esempio dell'arrivismo e della perfidia!

E davvero non mi stupirei se, in tempi di #metoo, piovessero accuse di maschilismo su un regista che, diciamolo pure fuori dai denti, in tutta la sua filmografia non ha mai mostrato un occhio particolarmente benevolo nei confronti del gentil sesso… meno che mai in questo ritratto feroce di una nobiltà ben poco nobile, le cui due aspiranti ancelle (Emma Stone e Rachel Weisz) mettono in mostra tutto il loro campionario di nefandezze e colpi bassi pur di conquistare i favori della Regina (interpretata da una Olivia Colman che, sebbene meno famosa rispetto alle sue oscarizzate colleghe, è di gran lunga la più brava).

Non solo: per la prima volta, forse, è possibile intravedere in un'opera di Lanthimos qualche riferimento (che a me pare evidente) verso il cinema di altri autori. Questo non significa che La Favorita sia un film già visto o poco originale, intendiamoci: è semplicemente il primo film di Lanthimos rivolto al grande pubblico (lo testimoniano il cast importante, il largo budget e le dieci nominations all'Oscar ricevute), dove giocoforza il confronto con altre pellicole simili viene spontaneo: io ci ho visto attinenze neanche troppo velate verso Sofia Coppola (pensiamo al suo ultimo film, L'Inganno) e anche verso i Fratelli Coen, per il sarcasmo caustico e feroce che lo pervade dall'inizio alla fine. Ma questo, sia chiaro, è un complimento.


Perchè La Favorita è senza dubbio un film che merita complimenti: per l'accuratezza maniacale della confezione (qualcuno lo ha paragonato perfino a Barry Lindon, di cui è per certi versi una parodia) la sceneggiatura graffiante e senza sbavature, assolutamente "granitica", per la bravura delle interpreti (con una Emma Stone in un ruolo finalmente sgradevole, cattivissimo, ben diverso dalla ragazza con gli occhi languidi di La La Land), per l'abilità di un regista nel passare da produzioni indipendenti a basso budget a quelle più mainstream, dall'orizzonte più commerciale, mantenendo la coerenza e la lucidità di tutto il suo cammino. A Venezia si è portato a casa due premi importanti (il Gran Premio della Giuria e la Coppa Volpi per la migliore attrice, andata a Olivia Colman), agli Oscar potrebbe essere il rivale più accreditato per il favoritissimo ROMA.

10 commenti:

  1. Voto e giudizio simili anche nel mio post: una goduria per gli occhi e per la mente. Già da prima, ma ora ancor di più, è nella lista dei miei registi preferiti.

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    1. Eh, sì... di Lanthimos non ho apprezzato "Il sacrificio del cervo sacro", che mi è parso troppo morboso e ricattatorio (sarà il caso che "La Favorita" è di tutt'altro genere?) ma questo film e tutti i precedenti (della sua filmografia mi manca solo "Kinetta") sono veramente sublimi nella loro "follia"! Di sicuro non lasciano indifferenti.

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  2. Hai detto bene: non è facile passare da essere regista "di nicchia" a regista "mainstream" senza svendersi alle major. Lanthimos per ora c'è riuscito, quindi doppiamente bravo!

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    1. Esatto. E lo ha fatto coerentemente con la sua idea di cinema e di società. Tanto di cappello.

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  3. Tanta era l'attesa per questo film, fin dal trailer, e sono felicissima di essere stata ripagata.
    Bellissimo film, inaspettato da un regista particolare come Lanthimos ma sicuramente coerente col pessimismo intravisto nelle altre sue opere.

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    1. Assolutamente d'accordo: meritate le dieci nominations ricevute (anche se, diciamolo, candidare la Stone e la Weisz come "non protagoniste"... mah!)

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  4. Purtroppo non l'ho visto perché il mio cinema non l'ha dato :( ottima recensione comunque, ora ho ancora più voglia di vederlo.

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    1. Vedrai che arriverà anche da te :) gli incassi stanno andando benissimo e di sicuro aumenterà gli schermi. Poi fammi sapere!

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