sabato 16 febbraio 2019

IL CORRIERE - THE MULE



titolo originale: THE MULE (USA, 2018)
regia: CLINT EASTWOOD
sceneggiatura: NICK SCHENK
cast: CLINT EASTWOOD, BRADLEY COOPER, MICHAEL PENA, DIANNE WIEST, ANDY GARCIA, ALISON EASTWOOD, TAISSA FARMIGA, LAURENCE FISHBURNE
durata: 116 minuti
giudizio: 


La storia (vera) di Leo Sharp (che nel film diventa Earl Stone), reduce di guerra ed ex imprenditore in disgrazia che, per sopravvivere, a 90 anni suonati accetta di lavorare come corriere della droga, trasportando cocaina tra il Messico e gli Stati Uniti.


Earl Stone, floricoltore dell'Illinois, ha fatto fortuna coltivando e vendendo il più bello ed effimero tra tutti i fiori del mondo: il suo nome scientifico è emerocalide, si tratta di un particolare tipo di giglio che si schiude e muore nell'arco di una giornata... splendido e passeggero, proprio come la vita umana, che nel giro di un'istante può prendere svolte inaspettate. Earl se ne accorge ormai ultraottantenne, quando i clienti cominciano ad acquistare su internet e la sua azienda si sgretola, lasciandolo al verde. Tutto quello che gli rimane è il suo scassato pick-up, un po' di mobilio sfuggito ai creditori e i ricordi di una vita felice e gaudente. A quella vita ha sacrificato l'affetto della famiglia, che ora lo disconosce, fatta eccezione per la nipotina ventenne dallo spirito ingenuo, che non riesce a odiare il nonno e gli darà la forza di ricominciare.

Così, quando al party di fidanzamento della ragazza uno sconosciuto hombre messicano gli si avvicina, dopo essersi sincerato delle sue capacità di guida (bazzecole, per uno che ha percorso 41 stati su 50 senza mai prendere una multa), non esiterà ad accettare un lavoro semplice e redditizio, che gli permetta di ripartire: dovrà solo trasportare ogni tanto un misterioso carico dal Messico a Chicago, senza farsi fermare dalla polizia e tenendo la bocca chiusa. Earl accetta senza fare domande, e in pochi mesi ricompra la casa, paga il matrimonio alla nipote, salva dal fallimento il suo vecchio pub e riconquista la stima della moglie e della figlia. In apparenza, una perfetta storia americana, che ovviamente nasconde il lato oscuro: il "lavoro" di Earl è quello di trasportare droga, diventando ben presto il più vecchio "mulo" d'America, insospettabile ed inafferrabile dalla polizia, almeno fino a quando la vita non gli presenterà il conto...

Non esiste, credo, al mondo un regista più coerente e moralmente inattaccabile come Clint Eastwood, ostinatamente appeso a un'idea di cinema rigoroso, classico, inscalfibile, lineare nel metodo e negli intenti. Il corriere racconta una storia semplice nel modo più semplice possibile, tanto da essere stato criticato da più parti per la sua sceneggiatura esile e poco credibile, ma evidentemente simbolica: non importa come lo racconta ma ciò che racconta, ovvero l'ennesima storia, forse l'ultima, di disillusione e purezza, di rispetto e rettitudine, di un' America non più ingenua e accogliente ma, per un vecchio signore novantenne carismatico e nostalgico, forse ancora l'unica Patria possibile.

Non vorrei mai scriverlo e nemmeno averlo mai pensato, ma l'ipotesi che questo possa essere davvero l'ultimo film di Eastwood non è certo peregrina. Il corriere sembra a tutti gli effetti un commiato, una specie di testamento artistico di un regista libero e caparbio: un film umanissimo, rispettoso, dolente, tenacemente ancorato ai valori fondanti dell'etica eastwoodiana, che poi sono quelli di una cultura non certo "progressista" ma assolutamente onesta nel suo conservatorismo. Il rispetto per le leggi e per la famiglia, le responsabilità paterne, l'orgoglio per la propria terra (e l'indignazione per come si è ridotta), l'umanità e la tolleranza come unico strumento (a costo di tapparsi il naso) di convivenza e integrazione.


E la mente degli appassionati non può che tornare indietro di una decina d'anni, a Gran Torino, ovvero il film più importante, emblematico e rappresentativo degli anni difficili che stiamo vivendo. Il corriere ne è il seguito ideale, se possibile ancora più disperato e disilluso, definitivo. Malgrado i toni tutt'altro che drammatici (anzi, è forse uno dei film più ironici di Eastwood), Il Corriere è una pellicola amarissima, di una tristezza inaudita, di una raggelante concretezza: se in Gran Torino il burbero Walt Kowalski si sacrificava per un mondo più giusto e tollerante, ne Il corriere ogni ideologia viene rimossa senza scampo. Earl Stone una volta caduto in disgrazia continua a sfoggiare la bandiera americana sulla veranda e a viaggiare su una vecchia Ford, ma non appena avrà la possibilità di cambiare vita non esiterà a rinnegare tutto: la bandiera viene ammainata e lo scassato pick-up diventa una Lincoln fiammante, un suv da "sboroni". L'illusione dei soldi facili spazza via ogni tipo di riserva morale...

Eppure sappiamo bene che Earl Stone quei soldi potrà goderseli per poco, perchè non ha più l'età per farlo. "Potevo comprare tutto, tranne che il tempo..." dice, nella frase-simbolo del film. Una presa di coscienza tipica di un cineasta tutto d'un pezzo, abituato a guardarsi dentro senza vergogna. Eastwood si mette a nudo come non mai, come artista e come uomo, interpretando un personaggio speculare a se stesso, che ha sacrificato il lavoro e la carriera alla propria famiglia e ora si accorge di aver una dannata fretta di rimediare (significativo il fatto che nel film ad interpretare sua figlia, che ha chiuso ogni rapporto col padre, è... la sua vera figlia, Alison). Solo i sentimenti più profondi, più che il denaro, possono ricucire i legami di sangue.

Il Corriere non è bello come Gran Torino, anche se il soggetto porta la stessa firma, quella di Nick Schenk, ma rappresenta allo stesso tempo la celebrazione e il superamento di una classicità di fondo da sempre perseguita da Eastwood, che si stempera in un finale struggente e tenerissimo, assolutamente sincero, che riassume una carriera intera. Eastwood torna ad interpretare un suo film dopo dieci anni (l'ultimo fu giusto Gran Torino) accompagnato da attori importanti: Bradley Cooper, da molti accreditato come suo possibile erede, è un poliziotto tenace ma misurato. Dianne Wiest è sua moglie Mary, arrabbiata, malata, ma ancora innamorata di lui. Laurence Fishburne il sobrio funzionario di polizia. Ispirato a un vero fatto di cronaca e a un vero, leggendario corriere di droga, Leo Sharp, è un film asciutto, mai retorico e ricattatorio, drammatico eppure divertente, di una leggerezza d'animo che si trasforma in poesia. Quasi miracoloso, se a girarlo non fosse Clint Eastwood.

12 commenti:

  1. Aspettavo questa recensione, che mi tranquillizza e mi riconcilia con tutto il cinema di Eastwood (anche se non ce n'era affatto bisogno). Lo vedrò presto, e sono sicuro che lo amerò e lo rispetterò come si rispetta una persona cara.
    Buon weekend!
    Mauro

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    1. E' vero, Mauro. I film di Eastwood sono di una tale dignità morale che meritano rispetto a prescindere. Il giudizio artistico viene dopo.
      Buona settimana.

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  2. chissà se Trump sa di questo film, e di corrieri della droga ariani, che osservano i limiti di velocità :)

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  3. Sono molto, molto curioso e ho grandi aspettative. Dopo averti letto, so che il leggendario Clint non mi deluderà.

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    1. A noi eastwoodiani piace a prescindere :) certo, come ho scrtto non è all'altezza dei suoi capolavori (ma questo vale un po' per tutti) però è un film particolare: perchè prosegue un discorso già iniziato con "Gran Torino" e perchè, davvero, vedendolo si ha propio la sensazione di un commiato...

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  4. Non sarà forse il suo miglior film in assoluto, ma Clint riesce sempre a farci emozionare!

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    1. Eastwood ha diretto capolavori autentici (inutile ricordare quali, da "Gli Spietati" in poi) e i capolavori non nascono tutti i giorni, la stragrande maggioranza dei registi non riesce a girarne neppure uno… quindi penso che per un signore di 89 anni sia già "miracoloso" dirigere un film così. Avercene!

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  5. La capacità di Eastwood di arrivare al cuore senza scadere mai nella retorica è incredibile. spero che faccia film per altri 90 anni, il giorno che smetterà sarà una perdita immensa per il cinema!

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  6. Non il Clint migliore ma un Clint che sa ancora farsi volere moltissimo bene!

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    1. eh sì, davvero! io, poi, gli voglio bene a prescindere <3

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