sabato 9 febbraio 2019

IL PRIMO RE





titolo originale: IL PRIMO RE (ITALIA, 2019)
regia: MATTEO ROVERE
sceneggiatura: FILIPPO GRAVINO, FRANCESCA MANIERI, MATTEO ROVERE
cast: ALESSANDRO BORGHI, ALESSIO LAPICE, TANIA GARRIBBA
durata: 127 minuti
giudizio: 

Settecentocinquantrè anni prima della nascita di Cristo, due fratelli inseparabili, Romolo e Remo, oseranno sfidare gli dèi e le tribù locali per attraversare il Tevere ed insediarsi con la loro gente sulla sponda opposta. Ma solo uno di loro due potrà fregiarsi del titolo di Re e prendere il comando. E dal sangue versato nascerà Roma, la Città Eterna.



Di certo non manca il coraggio a Matteo Rovere, e nemmeno la voglia di stupire e sognare in grande, andando ben oltre gli schemi (soprattutto mentali) di un cinema italiano che troppo spesso evita di cimentarsi in prodotti apparentemente lontani anni luce dalla propria tradizione, spingendosi in territori dove nessuno avrebbe osato immaginare...

Così, dopo il grande successo di Veloce come il vento, freschissima e riuscita rivisitazione del cinema di genere, il 37enne regista romano alza l'asticella al massimo dell'ambizione cimentandosi in un film radicalmente estremo, epico, bestiale, sporcandosi (letteralmente) le mani per rappresentare la più "popolare" delle leggende italiane, quella che racconta la nascita della propria città, fondata sul mito di due fratelli, Romolo e Remo, uniti carnalmente ma separati dal destino, un destino che porterà a sacrificare uno di loro per dare vita alla Città Eterna.

Roma nasce dal fango, dalla violenza e dal sangue, e quel fango pare davvero di sentirselo appiccicato addosso grazie alla fotografia portentosa di Daniele Ciprì e le stoiche interpretazioni di Alessandro Borghi e Alessio Lapice, nonchè di tutta la troupe, che per mesi hanno girato in condizioni estreme, senza controfigure ed effetti speciali, per realizzare un vero e proprio kolossal di dimensioni inusuali per il nostro cinema (a partire dal budget di quasi dieci milioni di euro, impiegato perlopiù per costumi, scenografie e riprese). Un film di grande impatto visivo e spettacolare fin dalle prime inquadrature, con la sequenza dell'esondazione del Tevere che si trascina dietro il bestiame, unica ricchezza di un popolo selvaggio e primitivo, sottomesso al timore degli dèi e abituato a massacrarsi l'uno con l'altro.

Quello che non sfugge all'analisi de Il primo re è il suo evidente messaggio politico, che non si può non condividere: ogni uomo sopravvive e si migliora solo se integrato in una comunità, rispettando precise regole di convivenza. L'egocentrismo, l'individualismo esasperato, il rispetto derivante dalla paura hanno il fiato corto contro l'unione di intenti. Se ne renderà conto a proprie spese (e troppo tardi) Remo (Alessandro Borghi), accecato dal potere e abbandonato da tutti, anche da chi ha più caro al mondo, in nome di un interesse più grande. Tuttavia, anche la democrazia è un sistema imperfetto: Romolo (Alessio Lapice) diventerà re uccidendo il fratello, o meglio inducendolo a farsi uccidere per salvare il suo popolo. La politica è fatta di compromessi e ipocrisie cui sottostare, è sempre necessario sporcarsi le mani per raggiungere gli obiettivi più nobili, allora come oggi.

I meriti del film però finiscono qui. Perchè se lo spirito dell'opera è coraggioso e condivisibile, non altrettanto riuscita può dirsi la realizzazione: un po' per la presunzione autoriale di aver voluto girare (quasi) a tutti i costi un prodotto che prendesse volutamente le distanze dalla narrativa popolare (l'esatto contrario di Veloce come il vento), ricorrendo a scelte artistiche spocchiose, intellettualoidi e sostanzialmente inutili come l'idioma proto-latino (sottotitolato) parlato dai personaggi, che nulla aggiunge alla veridicità della storia, un po' per la ripetitività della forma e delle situazioni, che troppo spesso scivolano verso un grand guignol eccessivo, saturando più che inquietando lo spettatore...

Il primo re si trascina per 127 lunghissimi minuti in cui abbondano scene cruente di ogni tipo, non tutte indispensabili per la finalità del film. Molte di esse sono gratuite e riproposte senza vero motivo, altre costruite ad arte per impressionare il pubblico spettacolarizzando l'atto violento (vedi le riprese al ralenty dei combattimenti), altre ancora eccessivamente contemplative, quasi malickiane, stridenti in un contesto così plumbeo e, nelle intenzioni, rigoroso.

La critica "ufficiale" si è sprecata nel giochino dei confronti e delle citazioni, passando per The New World, Revenant, Apocalypto... perfino (!) Apocalypse Now. A me sinceramente (e infaustamente) ha ricordato molto Valhalla Rising, ridondante e oppressiva pellicola di Nicolas Winding Refn che, per costruzione e atmosfere, assomiglia molto a Il primo Re. Si respira infatti la stessa pesantezza di fondo, la stessa sensazione di incompiutezza e squilibrio, di soffocante schematicità: a una prima parte tesa, cupa, violentissima, il film poi arranca verso una conclusione scontata (non solo perchè nota) e sembra andare avanti solo d'inerzia, accumulando situazioni forse non banali ma ingenue, senza significato (ad esempio, la lunga fuga nella foresta occupa tutta la parte centrale senza che si veda mai l'ombra di un inseguitore...).

Avercene comunque di film "imperfetti" ma coraggiosi come questo, capaci di dare scossoni alla produzione nazionale e dimostrando che anche in Italia ci si può cimentare con generi diversi e storie un po' meno convenzionali, che si discostino dalle solite commediole di stampo televisivo o dal cinema "due camere e cucina", elitario e spesso sterile. Matteo Rovere, sono pronto a scommetterci, troverà terreno fertile in un territorio così sconfinato e (ancora) pochissimo esplorato.

10 commenti:

  1. A me invece è parso rigoroso e credibile, perfino entusiasmante per il modo in cui racconta una vicenda nota eppure in modo del tutto originale! Lo ritengo uno ei migliori film dell'anno, non solo italiani!

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    1. A me ha entusiasmato poco… però il coraggio gli va indubbiamente riconosciuto (e l'ho fatto).

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  2. E' un film teso e spettacolare, la lingua non dà alcun fastidio, anzi ne accresce il fascino. Credo che avrà molto mercato all'estero. Il motivo è semplice: non sembra un film italiano!

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    1. Non ho nessun problema a vedere i film in lingua originale sottotitolati, anzi: è la visione che preferisco. Qui però, a mio modo di vedere, non c'era alcun motivo di girare in una lingua arcaica e quasi "inventata". L'ho trovato solo un esercizio di stile che nulla aggiunge al film. Quanto al botteghino, i primi dati sugli incassi sono discreti (considerato il tipo di film), sul fatto che avrà successo all'estero… quello dipende in larga parte dalla distribuzione. Vedremo.

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  3. Mi unisco ai commenti entusiasti! Sono appena uscita dal cinema e io di stelle ne darei almeno 4! Avevo letto questo pome la tua recensione e mi immaginavo un film con tante pecche...invece mi è piaciuto tanto, l'ho trovato scorrevole e credibile, originale ma non forzato. E anche a me ha dato l'impressione di non essere un film italiano... un vero gioiello!

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    1. A me è sembrato… tutto tranne che scorrevole! :) ma devo dire che l'orario in cui l'ho visto (le 22,30 di venerdì sera) non aiutava. Concordo sul giudizio di unicità nel panorama italiano (e questo va assolutamente riconosciuto) ma io l'ho trovato davvero pesante. Tuttavia non nego che, appena sarà possibile, lo rivedrò a casa in tutto relax e, magari, chissà, mi piacerà pure di più...

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  4. Anche questo è il bello del cinema, i pareri opposti :) come sai io ne sono rimasto piuttosto entusiasta, invece. Anzi, la violenza eccessiva non mi ha per nulla infastidito - ma è risaputo che sono un sadico...

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    1. macchè sadico! la soglia di tolleranza è totalmente soggettiva, ci mancherebbe... piuttosto noto che sono tra i pochi che non ha apprezzato questo film. e siccome non sono uno che scrive (e vede i film) col paraocchi, magari gli darò una seconda chance

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  5. Tutto molto bello, lato tecnico impressionante, ma mi ha intrattenuto poco e mi è pesato per tutto il tempo. Mettici anche che dove l'ho visto non c'era la divisione in due tempi...
    Benché per me sia sufficiente, concordo con te.

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    1. Mi fa piacere sentire (finalmente!) una voce amica... scherzo! :) i gusti sono gusti, ci mahcherebbe. Condivido quello che dici, comunque, anche se io l'intervallo al cinema non lo vorrei mai avere: in questo sono un po' "integralista". Il detto "non s'interrompe un'emozione" sarà facile e banalotto, ma in questo caso lo approvo in pieno

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