venerdì 8 marzo 2019

COPIA ORIGINALE





titolo originale: CAN YOU EVER FORGIVE ME? (USA, 2018)
regia: MARIELLE HELLER
sceneggiatura: NICOLE HOLOFCENER, JEFF WHITTY
cast: MELISSA McCARTHY, RICHARD E. GRANT
durata: 107 minuti
giudizio: 


La scrittrice Lee Israel, alcolizzata e caduta in disgrazia, decide per disperazione di contraffare alcune lettere di personaggi famosi per rivenderle e tirar fuori qualche soldo. Quando però scopre che la pratica può essere molto redditizia, deciderà di portarla avanti "su larga scala", finendo però sotto il controllo dell' FBI...



Il talento a volte non basta per vivere, e nemmeno per sopravvivere: lo sa bene Lee Israel, scrittrice cinquantenne dal carattere impossibile, sboccata, cinica, dedita all'alcool, lesbica dichiarata (condizione non facilissima nella New York degli anni '80), autrice in passato di biografie di personaggi famosi che vengono ormai (s)vendute per qualche spicciolo nelle librerie di quartiere. I diritti d'autore non le bastano nemmeno per curare la sua vecchia gatta, unica compagna di vita in un appartamento lurido e infestato dalle mosche.

Potrebbe sembrare l'ennesimo film sull'ennesima demistificazione del Sogno americano, ma Copia originale in realtà bypassa anche questo assioma: il sogno non è mai esistito, non è neppure cominciato per la vegliarda Israel, ben consapevole di essersi ripiegata sul proprio fallimento e non di aver alcuna possibilità di redenzione e riscatto.

Copia originale è prima di tutto una terribile storia di solitudine, una spietata istantanea senza filtri di una donna disperata e incattivita che si mette a rubare prima per disperazione e poi per desiderio di rivalsa, in un folle tentativo, senza speranza, di risalire la scala sociale che avrà conseguenze inimmaginabili... Lee comincia infatti a falsificare lettere di gente importante spacciandole per vere e rivendendole per ricavare qualche spicciolo. Ma quando scoprirà che esiste un vero e proprio mercato nero di tali missive, comincerà a prenderci gusto e a sfornarne centinaia per rivenderle a peso d'oro ai collezionisti. Almeno fino a quando l' FBI non le metterà gli occhi addosso, stroncando sul nascere ogni velleità di arricchimento e, soprattutto, vanificandole la speranza di una vita normale.

Liberamente tratto dal libro di memorie della stessa Israel (Can you ever forgive me?, che è anche il titolo originale del film), Copia Originale restituisce allo spettatore uno splendido e allo stesso tempo detestabile ritratto di una donna certo non virtuosa, ma che tuttavia non possiamo non amare incondizionatamente: merito di una bravissima Melissa McCarthy, davvero in parte nei panni della protagonista (ruolo che le ha pure fruttato una candidatura all'Oscar), ovvero di un personaggio reale, per nulla cinematografico, disperatamente autentico nella sua imperfezione. Non certo un esempio, ma una donna "normale", piena di difetti ma assolutamente genuina, inaridita dalla vita e respinta dalla società: lo dico? una delle più belle figure femminili viste al cinema negli ultimi tempi.

Lee Israel è la perfetta vittima sacrificale di un modello di società (tipicamente americana, ma putroppo esportato in tutto il mondo occidentale) che non perdona la diversità, sia quella sessuale che, soprattutto, economica: erano gli anni di Reagan e Bush sr., del rampantismo e dello yuppismo, del liberalismo e dell'individualismo sfrenato. Un mondo, un "sistema" che metteva all'angolo tutti quelli che, per mille motivi, non erano allineati agli stilemi della massa: gli squallidi gay bar frequentati dalla Israel (insieme al suo unico amico, il cascamorto Jack Hoack, ben interpretato da Richard E. Grant) erano per la scrittrice l'unico rifugio possibile, gli unici posti dove sentirsi accettata, emblema di una condizione sociale dettata dall'emarginazione e dalla miseria.

Una storia dura eppure dignitosissima la sua, ben raccontata in un film altrettanto duro, senza sconti, ferocemente sarcastico ma anche scanzonato e vitale, mai retorico e compassionevole, efficace nel mostrarci tutte le difficoltà di due ultimi nel provare a integrarsi in un mondo troppo narcisista per accorgersi di loro.

6 commenti:

  1. Un'ottima sorpresa che avrebbe meritato molti più riconoscimenti di quanti non siano stati assegnati. Giusto parlare di solitudine, ma anche di gran voglia di vivere.
    Promosso senza riserve.

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    1. Direi che per un piccolo film indipendente come questo, già il fatto di essere arrivato alle nominations è un bel traguardo. L'Academy (purtroppo) ha le sue leggi non scritte... comunque sono d'accordo: sia la McCarthy che Grant avrebbero meritato la statuetta, in particolar modo quest'ultimo (che, se non altro, è un VERO non protagonista e non "messo lì" come il Mahershala Ali di "Green Book")

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  2. sottoscrivo il commento: meritava gli oscar per tutti e due gli attori!

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  3. Pure per me la sorpresa di questi Oscar, e in un'edizione in cui si è dato il contentino a tutti, la miglior sceneggiatura poteva essere sua. Spiace anche che le nomination non siano state uno slancio, se lo meritava, e infatti lo abbiamo in programma adesso nel cinemino con cui collabora sperando di far conoscere questa triste, ma bella, storia di solitudini.

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    1. Sì, poteva e doveva vincere... ma si è preferito premiare il veterano Spike Lee, c'era da aspettarselo. Siete una delle poche sale che ancora lo programma, lodevole iniziativa: questo è davvero un film d'essai, sono convinto che possa avere un suo pubblico. Ve lo auguro

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