sabato 20 aprile 2019

L' UOMO DEL GIORNO DOPO (CHE BRUTTO AFFARE DAY)




titolo originale: THE POSTMAN (USA, 1997)
regia: KEVIN COSTNER
sceneggiatura: ERIC ROTH, BRIAN HELGELAND
cast: KEVIN COSTNER, WILL PATTON, OLIVIA WILLIAMS
durata: 177 minuti


In un futuro post-atomico e apocalittico, gli Stati Uniti sono ridotti a una terra desertica e inospitale, dove bande di spietati fuorilegge la fanno da padrone, in assenza delle istituzioni. Ma un vagabondo solitario, un eroe per caso improvvisatosi "portalettere", proverà a rimettere a posto le cose e a ripristinare la democrazia.



Ho accolto con grande simpatia l'invito dei colleghi blogger CassidyAlessandra, ideatori di questo "Che brutto affare day", ovvero la rievocazione semiseria di un decennio, gli anni '90, caratterizzato (badate bene, non solo al cinema) dal culto della megalomania e dello spreco, dell'apparenza in favore della sostanza, delle spese folli e goduriose, dei soldi facili e delle facili illusioni. Un decennio non proprio esaltante della nostra storia ma significativo per come ha cambiato, seppur in peggio, il nostro modo di vivere e di pensare (certo ben più dei vent'anni successivi, decisamente più "anonimi").

Limitandoci al cinema, gli anni '90 saranno ricordati come l'epopea dei produttori di manica larga e di qualche regista dall'ego smisurato, capace perfino di far fallire la casa di produzione pur di realizzare film incredibilmente costosi e pacchiani, spesso di dubbio gusto, solo per assecondare i propri deliri di onnipotenza. Categoria in cui possiamo tranquillamente far rientrare uno come Kevin Costner che, ricordiamolo, dopo il successo planetario di Balla coi Lupi (1990), dilapidò la sua fama e i suoi soldi (all'epoca smisurati) prima con l'esagerato Waterworld (1995), uno dei film più costosi della storia, che a stento riuscì a recuperare i 175 milioni di dollari spesi (!) per un kolossal fantascientifico banale e fracassone, poi, soprattutto, con questo The Postman (ribattezzato in italiano L'uomo del giorno dopo per non confonderlo con Il Postino di Troisi), una delle pellicole più kitsch della storia del cinema americano...

Dopo il fiasco di Waterworld, infatti, Costner prova a rilanciarsi tornando al genere a lui teoricamente più consono, ovvero il western, traslandolo però in un futuro molto prossimo e fondendolo con ambientazione fantascientifica improbabile e grossolana, finendo per (s)cadere nell'autoparodia involontaria. Ne esce fuori una pellicola stanca e ridondante, assurdamente prolissa (tre ore di durata!), così naif da far quasi tenerezza. Un vero peccato, anche perchè l'idea di base era tutt'altro che da buttare: la riattivazione del servizio postale come simbolo della rinascita e della speranza di un intero popolo, qui rappresentata dalla figura del "portalettere", cioè dallo stesso Costner, nei panni di un soldato disperato che per fame s'inventa di essere un addetto alla consegna della corrispondenza del neo ricostituito, fantomatico esercito degli Stati Uniti.


Dico la verità: per quanto possa essere sbagliato un film come L'uomo del giorno dopo (e lo è, indiscutibilmente) non riesco a non guardare con simpatia ad un'operazione così tanto strampalata eppure allo stesso tempo sincera e genuina. Bisogna almeno concedere a Costner l'onore delle armi per l'incoscienza dimostrata nel cimentarsi in un progetto del genere, e anche la sua ostinata devozione verso un cinema amabilmente ingenuo e fuori dagli schemi, che pensa in grande, capace di esaltare un anti-eroe fascinoso e burbero come il suo "uomo senza nome"... Il film è impossibile da prendere sul serio, certe situazioni sono così ridicole da non farci pesare neppure l'esagerato patriottismo a stelle e strisce, per non parlare del macchiettismo con cui vengono tratteggiati i personaggi, buonissimi o cattivissimi senza sfumature.

Un cinema che prova a ricreare i fasti della produzione classica americana, di cui il western ne incarna da sempre l'anima (e da cui lo stesso Costner continuerà, contro ogni logica, a trarre spunto anche in futuro: in seguito interpreterà infatti anche Wyatt Earp e Terra di Confine, due buoni film apprezzati dalla critica ma ignorati dal pubblico, due flop colossali che mineranno per sempre la sua reputazione).

Tratto da un romanzo di David Brin e prodotto da un vecchio amico del regista, Jim Wilson, L'uomo del giorno dopo è un film egocentrico e smisurato, perfetto specchio del suo tempo, retorico, pomposo, su cui però ti soffermi volentieri se ti capita di imbatterti in qualche suo (raro) passaggio televisivo... e a cui oggi, a più di vent'anni dall' uscita in sala, è lecito guardare con simpatia.



E adesso, di seguito, ecco i link degli altri blog che hanno aderito (o aderiranno) all'iniziativa: correte a leggere!!

CORSARI (La Bara Volante - by Cassidy)
FUGA DAL MONDO DEI SOGNI (Il Bollalmanacco di Cinema - by Babol)
SLIVER (Director's Cult - by Alessandra)
STARGATE (La Stanza di Gordie - by Marco Contin)
SPY (Director's Cult - by Alessandra)
STRIPTEASE (Non c'è paragone - by Alfonso Maiorino)
GODZILLA (La fabbrica dei sogni - by Arwen)



20 commenti:

  1. Cioè 178 minuti per sta merdina qua? Chiamavo il mio amico fotografo e la faceva meglio, non ha manco il montaggio!

    Non l'ho mai visto, il fatto che faccia parte di questa rassegna e soprattutto il fatto che duri tre ore mi sa che me lo faranno lasciare lì dov'è sto film.

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    1. Ebbene sì... un film megalomane come questo non poteva durare che 178 minuti! Eppure, come ho scritto sopra, non riesco a odiarlo: a suo modo è un cult ;)

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  2. Kevin ci credeva in questo film, al netto di tutti i difetti che hai ben elencato, questo film post apocalittici mi comprano sempre. "Wyatt Earp" e "Terra di Confine" a casa Cassidy sono due piccoli culti, la cifra stilistica di Costner è proprio il western e visto che mi piace così tanto il genere, forse anche per questo ho sempre apprezzato questo strambo postino Yankee. Cheers!

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    1. Infatti per me è un film sbagliato ma sincero, e nonostante tutto lo preferisco a tante altre pellicole ben più "perfette" ma senz'anima. E anche gli altri titoli che hai elencato sono stati più che dignitosi malgrado non abbiano incontrato i favori del pubblico

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  3. Ci sono diventata vecchia a guardare 'sto film. Mai arrivata in fondo, lo ammetto. Non ci si può fare!

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    1. Capisco che non è il tuo genere... c'è poco da fare! Il western, per antonomasia, non è un genere molto femminile. Lascia stare .;)

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  4. Un po' si è ripreso (pure la tua 'amata' Netflix gli fa portare a casa la pagnotta),ma con l'età che avanza non ce la faccio a seguire 3 ore di un film che non mi ispira per niente. Scelta azzeccata e grazie per aver partecipato!

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    1. Figurati... grazie a te per l'entusiasmo che metti sempre nell'organizzare questi "days": sei preziosa!

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  5. Non ho mai provato neanche per scherzo a vedere il film, ormai Costern era bello che sepolto già prima di iniziare a girarlo. Ad ingrossarsi non era più ormai solo il fisico: era l'ego! Al cinema avevo avuto il piacere di vedere sia "Robin Hood" che "Balla coi lupi", ed erano davvero film grandi, sia in senso lato che letterale. Forse Kevin, dimentico di come funzioni Hollywood, ci ha creduto troppo nell'entusiasmo del pubblico e si è gonfiato (di nuovo, in senso lato e letterale) fino ad esplodere.
    Non mi stupisce che Kevin non abbia più azzeccato un film, a volte anche ingiustamente, mi stupisce che fior di case abbia continuato imperterrite a sovvenzionare con decine di milioni i suoi film che portavano a casa qualche nocciolina sgusciata come profitto!
    P.S.
    All'ultimo secondo sono entrato anch'io nel progetto e il 24 mi occuperò proprio di "Waterworld" sul Zinefilo ^_^

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    1. Non sono d'accordo. Non è possibile sapere a priori se un film avrà successo o meno... e in ogni caso se si producessero solo film commerciali, con l'unico scopo di incassare, l'aspetto artistico andrebbe a farsi benedire, sarebbe la fine del cinema come lo intendiamo noi appassionati... Costner all'epoca poteva permettersi qualsiasi cosa perché dopo "Balla coi lupi" era diventato un simbolo della Hollywood classica. Dopo ha proseguito coerentemente con la sua visione artistica, girando e interpretando film non sempre memorabili come questo, ma gli va dato atto di aver sempre messo nelle sue opere una meritevole sincerità di fondo.

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  6. Io l'ho trovato, pur con tutti i suoi difetti, sincero ed epico, come ogni western dovrebbe essere. Un film imperfetto nella forma ma riuscito nell'anima, intriso di profondo patriottismo americano (nel senso buono del termine, cosa che a noi europei non appare concepibile).

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    1. Ho appena scritto sopra che il western non è un genere molto femminile e... ecco puntuale la smentita! :) queste parole però mi fanno molto piacere e accordo con te al 100%. Abbiamo esattamente lo stesso metro di giudizio!

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  7. Questo non l'ho mai visto; sarà che ho letto il romanzo, trovandolo quanto meno piacevole, e avendo da subito letto recensioni poco entusiastiche sulla pellicola, non mi ci sono mai avvicinato...

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    1. Cinema e letteratura sono sempre cose diverse, difficilmente paragonabili... io proverei a dargli una chance, malgrado la lunghezza è film è molto scorrevole nella sua ingenuità ;)

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  8. "caratterizzato (badate bene, non solo al cinema) dal culto della megalomania e dello spreco, dell'apparenza in favore della sostanza, delle spese folli e goduriose, dei soldi facili e delle facili illusioni. Un decennio non proprio esaltante della nostra storia ma significativo per come ha cambiato, seppur in peggio, il nostro modo di vivere e di pensare (certo ben più dei vent'anni successivi, decisamente più "anonimi")."

    Ma non erano considerati così gli anni 80!?! °_O XD

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    1. Diciamo che la tendenza è inziata effettivamente negli "eighties", ma al cinema si palesata nel decennio successivo: basti vedere i titoli di questa rassegna, in effetti sono tutti degli anni '90. O almeno, a Hollywood andava così... ;)

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  9. Waterworld è già un pochino piu' decente.

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    1. Vero. In effetti "Waterworld", per quanto anch'esso megalomane, ha una regia ben più consistente e certi passaggi altamente spettacolari. D'altronde va detto che "Waterworld" in realtà non fu un flop colossale: il film, seppur con fatica, riuscì a coprire gli enormi (e ingiustificati) costi di produzione. A differenza di questo...

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  10. Visto da bimbetto, avrò avuto 16 anni, ne conservo un ricordo non così distruttivo a dire il vero. Va detto che non ho nemmno più rivisto il film, quindi forse tanto bellino non era.

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    1. Nemmeno la mia recensione è così "distruttiva"... :) pur rimarcandone gli evidenti difetti è un film cui riconosco, come ho scritto, una certa sincerità di fondo.

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