venerdì 12 aprile 2019

NOI


titolo originale: US (USA, 2019)
regia: JORDAN PEELE
sceneggiatura: JORDAN PEELE
cast: LUPITA NYONG'O, WINSTON DUKE, ELISABETH MOSS, TIM HEIDECKER
durata: 114 minuti
giudizio: 


California, anni '80. In un luna park sulla spiaggia la piccola Adelaide s'imbatte di nascosto in un suo pericoloso "doppio", rimanendo traumatizzata. Trent'anni dopo, sulla stessa spiaggia, lo stesso "doppio" tornerà a tormentarla insieme ad altri minacciosi replicanti, uno per ogni componente della sua famiglia... 





Con soli due film all'attivo Jordan Peele è già diventato un regista cult, attribuendosi (giustamente) il merito di aver rispolverato e reinventato un genere, l'horror "politico", in un periodo storico non certo favorevole per la parte più liberale e democratica del suo paese. Non a caso il precedente Scappa! (Get Out) venne definito a tutti gli effetti il primo film anti-trumpiano dopo l'elezione del tycoon newyorchese.

E, se ci pensate bene, pure a ragion dovuta: la trama di Scappa! era tanto banale quanto eloquente, parlava di un ragazzo americano, nero, che un bel giorno doveva andare ad incontrare i futuri suoceri, bianchi, insieme alla sua ragazza. Il ritratto dei suoceri era il ritratto dell'America di Trump: benestanti, goderecci, in apparenza tolleranti e di larghe vedute, in realtà profondamente ultra-conservatori, subdoli, razzisti, disposti a tutto per di non accogliere un ne(g)ro in famiglia...

Perciò Noi, la sua opera seconda, non è che la conseguente evoluzione di Get Out. Un film ben più ambizioso, non solo per il budget notevolmente più alto (che significa una confezione molto più accurata e fascinosa) ma soprattutto per la portata del messaggio: non è un mistero per nessuno che Us, il titolo originale, oltre alla traduzione letterale significa anche "Stati Uniti" (le due lettere sono le iniziali di United States), ovvero l'altra faccia dell' America, quella oppressa, invisibile, silenziosa, non considerata, sfruttata solo come bacino elettorale senza ricevere mai niente in cambio. Da qui il significato dei "doppi" che si vedono nel film: sono la coscienza critica di una nazione ipocrita e vulnerabile, che nasconde al mondo i suoi problemi come la polvere sotto al tappeto ("siamo americani", risponde serafica la doppelganger di Lupita Nyong'o alla domanda "chi siete?").

Noi comincia nel 1986, sulla spiaggia di Santa Cruz, in California. In un fatiscente luna park sul mare la piccola Adelaide entra casualmente nella casa degli specchi e s'imbatte nella sua copia conforme, restandone scioccata. Trent'anni dopo quella stessa bambina, ormai sposata e madre di due figli, tornerà controvoglia in vacanza su quella spiaggia. E nella prima notte di permanenza un'intera famiglia di doppelganger, vestiti con una tuta rossa e armati di gigantesche forbici dorate, farà irruzione in casa prendendola in ostaggio insieme al marito e alla prole. La famiglia "originale" riuscirà miracolosamente a sfuggire ai sequestratori, ma solo in tempo per accorgersi che milioni di altri "doppi" hanno ormai preso il controllo dell'intero Paese...

La prima parte di Noi è senz'altro la più bella e avvincente: ricorda (cita?) molti altri horror classici sull'argomento (uno su tutti: Funny Games di Haneke), poi man mano la storia comincia a ingarbugliarsi e perdere qualche colpo (la sceneggiatura non è proprio impeccabile) fino a diventare un po' troppo simbolica e scolastica, facendo ricorso a stilemi di genere piuttosto usurati (si capisce subito chi morirà e chi no, e anche il finale un po' "shyamaliano" non è poi così sorprendente...) che rischiano di trasformare il film in un raffinato videogame che potrebbe però distogliere l'attenzione dello spettatore dallo sguardo d'insieme.

E sarebbe un peccato, perchè proprio lo sguardo d'insieme è la cosa migliore di Noi: non è un semplice film di genere, è un film evidentemente e smaccatamente politico, che vuole farci aprire gli occhi sulle profonde disuguaglianze di una nazione immensa e ingenua, che si ritiene patria della democrazia non accorgendosi invece di essere ancora profondamente classista e poco incline alle trasformazioni geo-politiche e sociali. Un film dove non tutto funziona, forse più importante che bello (esattamente come lo era Get Out), che però riesce a inquietare e far riflettere, colpendo nel segno e riuscendo, bisogna riconoscerlo, a far trascorrere a chi lo guarda due ore di tensione, divertimento e riflessioni tutt'altro che superficiali.

6 commenti:

  1. Avevo amato Get Out e questo se possibile è anche più bello! Condivido quello che hai scritto riguardo la parte politica, ma a me è piaciuto anche semplicemente come horror di genere, davvero perfetto!
    Buon weekend!
    Mauro

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    1. Sono felice per il tuo entusiasmo, Mauro: spesso mi chiedo se le mie recensioni sono troppo "critiche" e distaccate rispetto a una volta (quando ero giovane... sniff!) e mi fa molto piacere quando leggo commenti così entusiasti e pieni di passione!

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  2. A me è piaciuto anche stilisticamente: le atmosfere sono inquietantissime! :O

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    1. Come ho scritto, Peele per questo film ha beneficiato di un budget produttivo ben più consistente rispetto a "Scappa!", e i soldi spesi si vedono: indubbiamente la confezione è di gran classe e c'è molta più cura nelle inquadrature e nei dettagli. Su questo niente da dire.

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  3. Come ben sai, non ero fra gli entusiasti di "Get out" e pure questo mi ha lasciato parecchie perplessità. Però ha una notevole ambizione e diverse sequenze meritevoli le offre.
    Il finale mi ha colto di sorpresa.

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    1. Siamo d'accordissimo anche su questo, sia sugli apprezzamenti che sui dubbi. Il finale... diciamo che mi ha sorpreso ma, onestamente, mi pare che abbia poco senso con la trama del film. Ma non ci ho fatto troppo caso, m'interessava di più l'aspetto sociale (che ho apprezzato)

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