sabato 8 giugno 2019

DOLOR Y GLORIA




titolo originale: DOLOR Y GLORIA (SPAGNA, 2019)
regia: PEDRO ALMODOVAR
sceneggiatura: PEDRO ALMODOVAR
cast: ANTONIO BANDERAS, PENELOPE CRUZ, ASIER ETXEANDIA, LEONARDO SBARAGLIA, CECILIA ROTH
durata: 113 minuti
giudizio: 


Salvadòr Mallo è un regista da tempo in crisi creativa, dovuta anche alle sue precarie condizioni di salute, fisiche e mentali. Quando un giorno viene contattato per presenziare alla riedizione del suo primo, fortunatissimo film, non potrà esimersi dal provare a riallacciare i rapporti con l'attore Alberto Crespo, protagonista e suo ex amante, con il quale non ha avuto più rapporti da allora...


Lo hanno detto e scritto tutti, lo dico pure io: Dolor y Gloria è evidentemente il film dell'anima di Pedro Almodòvar, il suo testamento artistico, fin troppo facile da paragonare a 8 1/2 di Fellini, cui senz'altro assomiglia per lo spirito e il modo di approcciarsi, di fare pace con se stesso. E possiamo solo immaginare quanto dev'essere costato al regista spagnolo mettersi così a nudo, come non mai, per regalarci finalmente dopo tanto tempo una pellicola sincera, onesta, emozionante, degna della sua grandezza.

Perchè ammettiamolo: gli ultimi film di Almodòvar si potevano al massimo sopportare, in memoria di un passato glorioso. Ma sia Julieta che Gli amanti passeggeri, per non parlare del cupo La pelle che abito, erano solo sbiaditi ricordi di un cineasta una volta genialmente folle, vitale, ora costretto a raschiare il barile causa un'evidente carenza creativa. Ma un artista può al massimo barare con il pubblico, non certo con se stesso: e ci piace pensare che il buon Pedro una sera si sia messo davvero davanti allo specchio per riflettere su cosa fare "da grande"... giungendo a una conclusione semplice: raccontare e raccontar(si) una storia che potesse davvero arrivare al cuore degli spettatori. La sua storia. La sua vita, fatta appunto di dolore e gloria.

Salvadòr Mallo (Antonio Banderas, evidente alter-ego di Almodòvar) è un regista ormai in declino, che vive di ricordi: nella sua casa-museo la vita scorre stanca, tra un amarcord e l'altro (la citazione felliniana non è ovviamente casuale...). Il film che gli si dipana davanti agli occhi è sempre lo stesso: la triste infanzia in periferia, in una casupola di roccia, la Madrid degli anni '80, con i primi turbamenti amorosi e sessuali, e poi il grande amore e la dolorosa rottura, quindi la scrittura come unica terapia per non impazzire, la scoperta del cinema per lenire le ferite e assecondare una passione... e per ultima la nuova crisi esistenziale, il blocco creativo, l'inedia, la noia, la depressione. 

Dolor y Gloria (chissà perchè da noi non è stato tradotto il titolo) traduce in immagini il lato più intimo e privato del regista, non vergognandosi di mostrare sia i malanni fisici (mal di schiena, emicrania, disturbi oculari) che ultimamente lo tengono sempre più lontano dal set, che soprattutto quelli psicologici, fatti di rimpianti e ferite sentimentali. 
E qui bisogna dire che
Banderas è davvero bravo a calarsi nel personaggio, ad interpretare il "suo" regista preferito, quello che lo ha reso famoso e lo ha lanciato nell'Olimpo dei grandi. All'ottavo film con Almodòvar, Banderas si è preso sulle spalle la pellicola e il suo passato ormai quasi quarantennale con il regista castigliano, assumendosi la responsabilità di rappresentarlo in ogni aspetto del suo carattere. Riuscendoci alla grande.

Dolor Y Gloria è un bellissimo viaggio nel passato, nei ricordi, che Almodòvar riesce a gestire e rappresentare con grande classe attraverso musiche, suoni, atmosfere, sapori di una terra antica e dolorosa, ruvida ma caratteristica, facendoci partecipi di una passione assoluta e inscalfibile verso il cinema.
Che, come amo ripetere sempre, non può cambiarci la vita, ma può renderla decisamente migliore...

6 commenti:

  1. Un Almodovar sincero, profondo, ma non rassegnato: ci vuole coraggio per fare un film così autobiografico, e il coraggio denota anche grande forza d'animo. Ho sempre amato Pedro e sono contenta che sia tornato a così buoni livelli, anche se io i suoi film li ho amati davvero tutti

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    1. La stima per Almodòvar è incondizionata, anche se io non ho amato tutti i suoi film come te: gli ultimi mi erano parsi davvero anonimi, poco sinceri, girati quasi per inerzia. Mi piace pensare che abbia riflettuto su questo aspetto prima di girare questo film.

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  2. E' l'anno dei film-testamento, dopo Eastwood, Redford tocca a Pedro: ma spero davvero che non si fermi qui e continui a regalarci piccoli gioielli come qesto! ;)

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    1. Beh... al momento solo Redford ha annunciato l'addio (ma sarà poi vero? :) ) il grande Clint sta già girando un altro film e pure Pedro, ne sono sicuro, ci regalerà altre pellicole... chi ha detto che il film-testamento debba essere per forza l'ultimo??

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  3. domani ne parlerò anche io, ho adorato Almodovar, però solo gli amanti passeggeri ho trovato superficiale :)

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