sabato 24 agosto 2019

IL SIGNOR DIAVOLO



titolo originale: IL SIGNOR DIAVOLO(ITALIA, 2019)
regia: PUPI AVATI
sceneggiatura: PUPI AVATI, ANTONIO AVATI, TOMMASO AVATI
cast: GABRIEL LO GIUDICE, FILIPPO FRANCHINI, LORENZO SALVATORI, MASSIMO BONETTI, CHIARA CASELLI, GIANNI CAVINA, LINO CAPOLICCHIO, ALESSANDRO HABER, ANDREA RONCATO
durata: 87 minuti
giudizio: 


Venezia, 1952. Alla vigilia delle elezioni politiche, molto temute dalla Democrazia Cristiana, un giovane e ingenuo funzionario ministeriale viene inviato da Roma per "insabbiare" un processo per omicidio in cui sono coinvolti diversi esponenti del clero locale, la cui risonanza potrebbe far allontanare gli elettori dello Scudo Crociato.



Non è la prima volta che Pupi Avati si rituffa nel cinema horror, dopo i fasti della sua giovinezza artistica: lo aveva già fatto nel 1996 con L'arcano incantatore e nel 2007 con Il nascondiglio. Solo che questo suo ultimo film, Il Signor Diavolo, pareva proprio voler essere un dichiarato omaggio, volutamente nostalgico, alle pellicole più famose e apprezzate del regista bolognese. Parliamo ovviamente de La casa dalle finestre che ridono (1976) e Zeder (1983), con cui il giovane Avati contribuì insieme a Dario Argento a sdoganare in Italia un genere cinematografico fino allora sempre considerato di serie b, traendone oltretutto un successo commerciale clamoroso.

Per questo, lo diciamo subito, si resta profondamente delusi dalla visione de Il Signor Diavolo, film che Avati ha tratto da un suo stesso romanzo ed ha portato sul grande schermo a ben cinque anni di distanza dal suo ultimo lavoro, Il ragazzo d'oro, un flop commerciale e artistico che ha di sicuro condizionato i suoi progetti futuri. Il Signor Diavolo infatti non ha niente di nostalgico, nè di celebrativo, ma soprattutto niente di spontaneo: appare invece come un'operazione studiata a tavolino e ben poco ispirata, dove Avati riunisce (quasi) tutti i suoi attori-feticcio (Massimo Bonetti, Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Alessandro Haber) impiegandoli in piccoli camei al servizio di un film stantìo e scontato, che appare già vecchio fin dalla prima sequenza, superato dalla storia e dalla tecnica.

Avati gira un horror (horror?) utilizzando lo stesso linguaggio filmico dei bei tempi andati, nonchè tutti gli stereotipi possibili di un genere (il dentista, la deformità, gli animali, le chiese "buie" e misteriose) ma tutto sembra cristallizzato a quarant'anni fa, del tutto fuori tempo massimo, un po' come gli effetti speciali di Sergio Stivaletti (costruiti in evidente economia di risorse) che fanno quasi sorridere per la loro inadeguatezza ai tempi che corrono. Ma più che altro il regista non sembra mai credere davvero in quello che sta facendo, oltretutto appesantendo la narrazione con una posticcia, inutile e anche un po' ipocrita critica verso i rapporti tra religiosità e politica, stregoneria e ignoranza, nonchè a un elettorato bigotto che credeva nelle maldicenze popolari e votava in massa il "partito dei preti" (cioè la Dc), movimento cattolico al quale Avati non ha mai fatto mistero di appartenere.

Ma aldilà delle considerazioni politiche, Il Signor Diavolo non entusiasma perchè non emoziona mai: è un film datato e obsoleto, con un ritmo lentissimo, i tempi dilatati (il film dura solo 87 minuti ma sembrano molti di più) che non giovano a una trama piuttosto confusa e senza mordente, piattissima nella prima parte e telefonatissima nel finale, la cui "sorpresa" si capisce quasi subito. Una trama che avrebbe invece necessitato di un ritmo incalzante e trucchi visivi all'altezza, così da far "saltare sulla sedia" lo spettatore. E invece l'ultimo film di Avati non fa proprio mai paura, al limite solo un po' disgusto (ma nemmeno più di tanto), e soprattutto spreca un cast di buoni attori che avrebbero meritato una sceneggiatura all'altezza (dispiace per la sempre brava Chiara Caselli, attrice purtroppo ormai scomparsa dai grandi giri).

Un peccato, perchè Il Signor Diavolo ci aveva fatto ben sperare in virtù del passato glorioso del suo regista, che ci autorizzava a credere in un film volutamente senza tempo e intriso delle atmosfere gotiche e immaginifiche di un genere affascinante, a patto di saperle gestire e adeguare ai gusti del pubblico. Operazione purtroppo non riuscita.

6 commenti:

  1. Director's cult24 agosto 2019 23:01

    Peccato, un film che avrei visto volentieri (per vie traverse) e che probabilmente non arriverà mai nei cinema inglesi.

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    1. In questo caso, mi sento di dirti, non sarebbe un gran perdita... meglio rivedersi "La casa dalle finestre che ridono" e "Zeder", due film "tosti" che ai tempi ebbero un enorme successo.

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  2. apprezzo molto Avati, comunque una sbirciatina gliela do comunque ^_^

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    1. Certo, è sempre bene farsi una propria opinione ;)

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  3. L'ho appena visto e non posso che concordare con te. Intanto non è un horror, perchè non ci sono scene spaventevoli e cariche di tensione, e tutto il ritmo è lento e noioso. La prima parte è pesantissima. Meglio il finale, ma l'horror vero è un'altra cosa, secondo me.
    Buona serata!

    Mauro

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    1. Infatti Mauro, in tutta sincerità non ho capito dove Avati volesse andare a parare con questo film, che sembra davvero senza un perchè. Un'operazione piatta e fuori dal tempo, più inutile che brutto direi.

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