sabato 28 settembre 2019

AD ASTRA




titolo originale: AD ASTRA (USA, 2019)
regia: JAMES GRAY
sceneggiatura: JAMES GRAY, ETHAN GROSS
cast: BRAD PITT, TOMMY LEE JONES, RUTH NEGGA, DONALD SUTHERLAND, LIV TYLER
durata: 124 minuti
giudizio: 


In un futuro prossimo, misteriosi campi elettrici provenienti dallo spazio profondo minacciano la sopravvivenza della Terra. Toccherà al Maggiore Roy McBride, uno dei migliori astronauti al mondo, dirigersi ai margini del sistema solare per cercare di risolvere il problema. Dopo un viaggio lungo e difficoltoso, però, l'ufficiale scopre a sorpresa che le scariche elettriche provengono dal relitto di un'astronave su cui si era imbarcato suo padre trent'anni prima, e data ormai per dispersa...


Sono sempre rimasto affascinato dal cinema di James Gray, uno degli ultimi registi a cavalcare nelle sue opere l'epicità, il mito del viaggio: il viaggio visto come sfida verso se stessi, come una "magnifica ossessione" alla ricerca della vita, della pace interiore. I protagonisti di C'era una volta a New York attraversavano l'oceano coltivando l'illusione del Nuovomondo, mentre gli avventurosi esploratori di Civiltà Perduta speravano nell' Eldorado, il paradiso terrestre panacea di tutti i mali. Con Ad Astra il regista newyorchese prova invece a chiudere definitivamente il cerchio, affrontando attraverso la fantascienza la sfida più difficile: spingersi fino ai confini dell'universo per fare i conti con il proprio passato, possibilmente rimuovendo le incomprensioni e rimpianti che potrebbero accompagnarci per sempre.

Roy McBride (un trattenutissimo Brad Pitt, onore al merito) è un'astronauta che viene catapultato nello spazio con il compito di scoprire cosa sta succedendo vicino all'orbita di Nettuno, da dove da tempo partono tremende scariche elettriche che rischiano di distruggere l'intero sistema solare, Terra compresa. Ma McBride, dopo un viaggio simile a un' Odissea, con incidenti di ogni tipo, si accorgerà che il nemico da affrontare ha le fattezze di suo padre Clifford (Tommy Lee Jones), anche lui scienziato ed esploratore, ammutinatosi trent'anni prima e deciso a portare avanti a tutti i costi la sua missione, ormai diventata ossessione, ovvero la ricerca di intelligenze aliene. Clifford si comporta come il colonnello Kurz di Apocalypse Now: è completamente impazzito ed ha ucciso a uno a uno i membri della spedizione che non volevano saperne di seguirlo nella sua follia... riuscirà, grazie a suo figlio, a ritrovare il lume della ragione?

Lo avrete capito da questa prima parte di trama: Ad Astra è un film che non riscrive nulla di nuovo nel genere fantascientifico-filosofico: ci sono echi di Tarkovskij, Coppola, Kubrick, e anche di Nolan e Zemeckis. E' un film pieno di citazioni (assolutamente volute) che aggiunge alla lettura di primo livello (il viaggio infinito nel cosmo come parabola dei rapporti tra padre e figlio) una visione quasi "mistica" del mondo, nonchè sui riti solenni di un cinema classico, solenne, quasi epico, da sempre coerente con la visione del suo regista. E' ovvio che Gray arriva buon ultimo in questo percorso, le cui tappe sono segnate dai grandi capolavori del passato, cui tuttavia Ad Astra non ha mai la pretesa di accostarvisi, semmai di proseguire una strada.

Per questo non condivido le tante critiche negative piovute sul film fin dalla sua presentazione alla Mostra di Venezia: penso che chi ne ha criticato la lentezza e la mancanza di originalità non abbia riflettuto sul fatto che Ad Astra è un'opera in perfetta continuità con il percorso artistico di Gray, cui rappresenta certamente la sfida più difficile. Al regista non importa tanto dire "qualcosa di nuovo" quanto "qualcosa di grande", sincero, profondo. Una specie di manifesto del presente traslato in un futuro quantomai prossimo,  dove la crisi dell'universo è la crisi del pianeta Terra, dilaniato da guerre, lotte intestine, invidie, rancori personali. Il tutto nascosto, cammuffato dalla quiete ovattata del cosmo, dove l'assenza di gravità attutisce i rumori e i suoni di ogni incidente, piccolo o grande che sia, esattamente come oggi gli echi di conflitti lontani arrivano alle nostre orecchie solo come rumori di fondo, insignificanti, almeno fino a quando la tragedia non arriva a toccarci da vicino...


Ma aldilà degli aspetti etico-politici, Ad Astra è anche un film oggettivamente bello da vedere. Parlo proprio dell'aspetto estetico: la fotografia (da oscar) di Hoyte Van Hoytema regala scene di incomparabile suggestione, vera gioia per gli occhi (stupenda la ricostruzione di Marte, il "pianeta rosso", ma anche dell'avamposto lunare, dalla forma dichiaratamente classica, che ricorda quella di Spazio 1999), mentre i costumi del veterano Albert Wolski contribuiscono a rendere bene l'idea di un'epoca indefinita, futura ma non remota, sottilmente angosciante. Menzione speciale infine per l'unico vero protagonista del film, un Brad Pitt controllato e fragile, che lavora per sottrazione e mette da parte le pose da divo per entrare nel corpo e nella mente di un uomo insicuro e combattuto, pieno di dubbi, stanco. Una bella prova d'attore che fa il pari con quella di C'era una volta a... Hollywood. Niente da dire, questo è proprio il suo anno!

6 commenti:

  1. Questa è la prima volta che leggo qualcosa di positivo su Ad Astra al di là dell'aspetto visivo e della musica. Quasi quasi me lo vado a vedere quando lo danno in lingua originale.

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    1. Ciao Sonia! :) Pur non essendo un film dai grandi dialoghi (però c'è una voce-over stile Malick che anche questa può dare fastidio a qualcuno) credo che la visione originale sia sempre preferibile. Non dico che sia un capolavoro, ma nemmeno così terribile come ho letto in certe recensioni. Aspetto il tuo giudizio con curiosità!

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  2. non terribile, ma scontatissimo. a me la fantascienza filosofica-sentimentale piace ma questo film è proprio banale aldilà della confezione deluxe. almeno per me,

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    1. Non sono d'accordo: il fatto che non esprima concetti nuovi non significa che sia banale, del resto l'originalità è sempre più rara... però lo trovo un film per certi aspetti affascinante, seppur non privo di difetti.

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  3. Per me, purtroppo, la delusione dell'anno. E' ironico vedere come in una semplice settimana abbia "incontrato" due film - questo e Joker - che mi hanno suscitato emozioni così contrastanti con risultati diametralmente opposti.
    Ho sempre apprezzato la "voce" di Gray, soprattutto nell'inosservato Civiltà Perduta e le aspettative per questo Ad Astra erano alle stelle grazie a un genere che mi appassiona. Sapevo che non avrei avuto davanti il filmone space-thriller che il trailer voleva vendermi: Gray ancora una volta avrebbe affrontato il concetto di umanità con tutte le sue ossessioni e fragilità. Ai titoli di coda, però, tutte le più grandi perplessità si sono manifestate portandomi a una conclusione: non avevo capito nulla di quello che avevo visto. L'impressione - più elaborata dopo qualche ora - è che in questo film si sia voluto condensare troppo. Poteva semplicemente affrontare il tema del lutto o della solitudine con uno sguardo intimo unico nel suo genere, affiancarlo ad una messa in scena spettacolare per risultare un buon film anche senza raccontare niente di nuovo. La sensazione, invece, è di eccesso, un cumularsi disordinato e anche un po' pedante di omaggi ed esercizi di stile che non aiutano a entrare in sintonia con protagonista e storia. Poi i dubbi rimangono... forse ancora non l'ho capito ma ne ho intuito il potenziale, molto sprecato, e questo, sì, mi fa un po' rabbia :(

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    1. E' chiaro che "Ad Astra" non potrà mai smuovere le stesse emozioni di "Joker" perchè sono due film completamente diversi: "Joker" è un film il cui punto di forza è l'emozione stessa, mentre "Ad Astra" punta sulla riflessione, sulla contemplazione, sulla scoperta di se stessi. Intendiamoci: anche secondo me "Joker" è un gran bel film mentre "Ad Astra" è un film parzialmente irrisolto, tuttavia non condivido tutte le critiche negative che ha ricevuto. A me non è parso affatto pedante, nè "stiloso". L'ho trovato, anzi, molto sincero, anche se ammetto che c'è "qualcosa di troppo"... ma, come dicevo nella recensione, quello che mi è piaciuto di più è la forza delle immagini, è un film che ti allieta la vista, girato con una fotografia strepitosa e una cura maniacale delle inquadrature. Questi direi che sono pregi oggettivi. Il resto sta nel cinema di James Gray: che io apprezzo tantissimo ma che è naturalmente opinabile.

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