sabato 16 novembre 2019

LE MANS '66: LA GRANDE SFIDA




titolo originale: FORD V. FERRARI (USA, 2019)
regia: JAMES MANGOLD
sceneggiatura: JEZ BUTTERWORTH, JOHN-HENRY BUTTERWORTH,JASON KELLER
cast: CHRISTIAN BALE, MATT DAMON, TRACY LETTS, CAITRIONA BALFE, JOSH LUCAS, REMO GIRONE
durata: 152 minuti
giudizio: 



Detroit, 1966. Per rilanciare il suo marchio in crisi di vendite, la Ford decide di costruire una macchina in grado di vincere la prestigiosa 24 Ore di Le Mans, la corsa più famosa al mondo. Il progetto è affidato all'ex pilota Carroll Shelby, mentre il pilota di punta sarà l'eclettico Ken Miles, velocissimo in pista ma dal carattere impossibile. Il compito più arduo sarà battere l'invincibile Ferrari, che da anni domina incontrastata le gare a ruote coperte...


Non è certo un caso che la distribuzione italiana abbia cambiato il titolo del film dall'eloquente Ford v. Ferrari (dove v. sta per "versus", cioè "contro") in luogo del più accomodante Le Mans '66: la grande sfida. Il motivo è chiaro: questo è un film visceralmente americano, e qui la Ferrari fa la parte del "cattivo", il nemico da abbattere, lo straniero che sbarra la strada all' american dream. E sarà curioso vedere se il pubblico di casa nostra si rivelerà accomodante o suscettibile, premiando oppure bastonando negli incassi un film che, nella miglior tradizione del cinema medio hollywoodiano, sa essere retorico, pomposo, autocelebrativo come solo i biopic sportivi (americani, perlappunto) sanno essere. Un film sovranista, si direbbe oggi, in tutte le sue accezioni.

Il regista James Mangold e i suoi sceneggiatori, per loro stessa ammissione, non sono appassionati di corse automobilistiche, e si vede: dal punto di vista della veridicità storica e sportiva, il film è del tutto inattendibile, prendendosi tutte le licenze poetiche possibili e funzionali a una storia super-romanzata ad hoc (una su tutte, la più eclatante, riguarda Enzo Ferrari: è risaputo il "grande vecio" - qui interpretato in poche scene da Remo Girone - non è mai andato a vedere dal vivo la 24 ore di Le Mans, e tutti i ferraristi sanno bene che seguiva le corse dal suo ufficio di Maranello). Improponibile dunque il confronto con Rush di Ron Howard, il titolo per associazione più vicino a questo: tanto Rush era accurato e fedele nella ricostruzione dell'ambiente da corsa, dentro e fuori la macchina, quanto Le Mans '66 se ne frega beatamente...

Questo perchè a Mangold interessa soprattutto il lato spettacolare e "pugnace" delle competizioni: le corse come una guerra, la macchina come un carrarmato o un bombardiere, la pista come un campo di battaglia. E come in ogni battaglia che si rispetti ci sono i soldati valorosi e senza macchia (i bravissimi Matt Damon e Christian Bale, rispettivamente team manager e pilota della Ford) e gli ufficiali imbelli e corrotti che remano contro (Josh Lucas, nel ruolo del subdolo dirigente Leo Beebe) e non manca ovviamente il grande capo, ovvero Henry Ford jr. in persona (Tracy Letts), colui che in nome dell'orgoglio a stelle e strisce (ma soprattutto dei quattrini) manda le truppe all'assalto, alla conquista del traguardo impossibile per eccellenza. Il nemico, guardacaso, è dipinto di rosso e fa paura: tutto molto, molto americano.

Nella sua prima parte Le Mans '66 è un festival dei luoghi comuni, e tuttavia bisogna riconoscere che non annoia mai malgrado la lunghezza non proprio canonica (due ore e mezza complessive). Ma è nella parte finale, quando i dialoghi e la retorica vanno lasciano finalmente il posto al rombo dei motori, che il film comincia ad emozionare davvero, avvolgendo lo spettatore in un trip a 7000 giri al minuto... e allora la politica lascia lo spazio all'epica, anche questa fieramente americana: Mangold la ricava dalle curve affrontate da Miles a 240 km/ora, dalla notte buia, fredda e piovosa di Le Mans, dalle luci dei fari che ti entrano negli occhi come lame affilate, dall'acqua che bagna la pista e dal fuoco delle macchine incidentate, dalla fatica e dal tormento di uomini coraggiosi, o forse pazzi, che per ventiquattro ore sfidano i guardrail e gli alberi ai lati della pista. Basta un centimetro, un millesimo di secondo, un battito di ciglia a segnare il confine tra la vita e la morte.

Le Mans '66 comincia come un film del peggor Mel Gibson e finisce nel segno di Terrence Malick. Nel mezzo c'è una pellicola volutamente classica, al servizio del pubblico, che alterna momenti di grande ingenuità a sequenze mozzafiato, che fugge via veloce come le imprendibili Ford Gt40. E se riuscite a non partire prevenuti godrete di un buon prodotto di intrattenimento da assaporare in compagnia, magari davanti a un bell' hot-dog grondante di ketchup e una bottiglia di Budweiser

8 commenti:

  1. Mi ispira questo film così mi ispirava Rush. I film sportivi sono sempre emozionanti perchè l'emozione è insita nello sport stesso. Lo andrò a vedere assolutamente ben predisposto!
    Buonanotte!
    Mauro

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In realtà questo è un film molto diverso da "Rush": non c'è la ricostruzione minuziosa del contesto storico e sportivo, e soprattutto ci sono ben pochi riferimenti al profilo psicologico dei protagonisti. E' una pellicola che punta (quasi) tutto sulla spettacolarità delle riprese e sulle emozioni che le stesse suscitano. Tutto sommato riuscendoci.
      Buona settimana Mauro!

      Elimina
  2. bene, sono contenta che tu abbia precisato il suo essere inesatto perchè se andrò a vederlo lo farò da non amante e ignorante delle corse... mentre invece solitamente mi piacciono i film sportivi. Rush l'ho visto volentieri più di una volta :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come ho scritto sopra, questo film è abbastanza diverso da "Rush". Ma se cerchi spettacolo ed emozioni penso che possa piacerti :) almeno nell'ultima mezz'ora...

      Elimina
  3. Si è visto di peggio. La confezione è alta qualità e gli interpreti come al solito danno un valore aggiunto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Indubbiamente: quando puoi contare su due attori come Bale e Damon metà della riuscita del film assicurata!

      Elimina
  4. Con tutti i suoi difetti, da non appassionata mi è piaciuto parecchio. Un ottimo prodotto di intrattenimento, fatto a tavolino ovviamente, capace di esaltare e commuovere, con due grandi attori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. non posso che condividere. e come dico sempre, due grandi attori in stato di grazia fanno mezzo film, a volte anche di più ;)

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...