venerdì 6 dicembre 2019

STORIA DI UN MATRIMONIO





titolo originale: MARRIAGE STORY (USA, 2019)
regia: NOAH BAUMBACH
sceneggiatura: NOAH BAUMBACH
cast: ADAM DRIVER, SCARLETT JOHANSSON, LAURA DERN, ALAN ALDA, RAY LIOTTA
durata: 136 minuti
giudizio: 



Una coppia con un figlio piccolo entra in crisi: seguiranno la separazione e le lunghe pratiche per il divorzio, che si rivelerà molto più difficile e sofferto del previsto.




Confesso di non aver mai amato molto il cinema di Noah Baumbach, almeno prima d'ora. Cinema dell'inconsistenza, dello snobismo radical-chic, da non confondere con il delizioso minimalismo di Jim Jarmush, cui troppe volte è stato erroneamente accostato. Per questo Storia di un matrimonio mi ha stupito, oltre a essermi piaciuto molto: rappresenta, finalmente, il film della consacrazione definitiva di Baumbach, quello del sospirato salto di qualità. Presentato in concorso a Venezia 76 ha riscosso consensi pressochè unanimi di pubblico e critica, eppure è stato inopinatamente snobbato in sede di palmarès... un vero peccato, perchè almeno un premio agli interpreti lo avrebbe meritato eccome, e vedrete che in sede di Oscar ne risentiremo parlare di sicuro. Con pieno merito.

Non lasciatevi ingannare dal titolo, a dire il vero piuttosto fuorviante: più che Storia di un matrimonio dovremmo parlare della fine di un matrimonio, con tutto quello che ne consegue. Charlie (Adam Driver) e Nicole (Scarlett Johansson) sono una coppia sposata con un figlio piccolo. Lui fa il regista a Broadway, lei è un attrice di Hollywood che lo raggiunge a New York per amore. Ma mentre il marito trova soddisfazione nel lavoro e nell'ambiente, la moglie si sente frustrata e poco considerata dal coniuge. Cominciano i malumori, i litigi, le scenate. Lui resta, lei torna a Los Angeles. Poi, inevitabile, la separazione e la richiesta di divorzio: che negli Stati Uniti sarà pure più "fast" che da noi ma gli strascichi che può lasciare non sono meno dolorosi...

Storia di un matrimonio racconta proprio questo: come possono due persone trasformarsi in breve tempo da innamorati a acerrimi nemici, tanto da tirare fuori il peggio di sè e sputarsi addosso tutta la bile di cui sono pieni... Baumbach, anche sceneggiatore, è esemplare nell'analizzare a fondo gli aspetti psicologici e sociologici di una separazione non consensuale, mostrando come due persone civili, intenzionate a dividersi senza troppo clamore, possono trasformarsi in belve feroci se mal consigliate o sobillate da chi specula sul dolore altrui. E' impressionante infatti la pletora di sanguisughe (e il giro di denaro) che ruota intorno alle cause di divorzio: avvocati cinici e avidi (Laura Dern, perfetta nel ruolo), assistenti sociali senza scrupoli, giudici che giudicano applicando freddamente la legge senza tenere in alcuna considerazione l'aspetto umano, una burocrazia folle che svilisce l'Istituto del matrimonio da sentimento privato a fatto meramente giuridico, regolato a colpi di carte bollate.

Un film scritto benissimo e recitato ancora meglio. Dicevamo degli interpreti: Adam Driver, al quarto film con Baumbach, è forse il miglior attore della sua generazione, pare nato apposta per questo tipo di parte. Scarlett Johansson è invece una bella sorpresa: dopo tanti ruoli action e brillanti, la 35enne newyorchese dimostra di aver raggiunto  la piena maturità artistica dando vita a un personaggio vero, sincero, adulto. Lo fa recitando per sottrazione, senza un filo di trucco e senza mossette da star. E se per Driver, secondo quanto si dice, si stanno per spalancare le porte dell'Oscar (sarà il più temibile rivale di Joaquim Phoenix come migliore attore protagonista) ci auguriamo che anche per Scarlett sia giunta almeno l'ora della prima nomination, fino adesso mai raggiunta nonostante una carriera di tutto rispetto.

Storia di un matrimonio è un film da vedere e consigliare a tutti, senza controindicazioni, per emozionarsi e riflettere. Assolutamente non retorico, per nulla ruffiano, emotivamente coinvolgente, ha forse come unico limite il finale un po' troppo "addomesticato"e consolatorio, forse imposto dalla produzione (produce Netflix,che si rivolge a un pubblico meno smaliziato rispetto a quello delle sale). Ma sono peccati veniali a fronte di un prodotto di qualità che sa toccare le corde giuste e arrivare fino al cuore.

8 commenti:

  1. Stupendo e commovente, non posso dire altro. Non sono mai stato sposato eppure il dolore che ho provato vedendo queste immagini è stato fortissimo, mi hanno toccato profondamente. Per me è il film più bello dell'anno. Grazie della recensione!
    Un abbraccio e buonissima giornata.
    Mauro

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    1. Mi fa piacere il tuo entusiasmo, Mauro. Come dico sempre i film più belli sono quelli che trasmettono emozioni, per questo i gusti sono assolutamente personali. Ma qui è davvero difficile non essere d'accordo, credo che sia un film bellissimo.

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  2. Anch'io ho un rapporto controverso con Baumbach. Ne ho visti diversi: alcuni li ho apprezzati e altri meno. Frances Ha mi era piaciuto, mentre The Meyerowitz Stories l'ho trovato pesante. Ho letto quello che hai scritto e mi ispira.
    Stasera però andiamo al cinema a vedere "Qualcosa di meraviglioso" speriamo bene...

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    1. A me "Frances HA" aveva irritato... pura inconsistenza, a mio avviso. Così come "The Meyerowitz Stories". Per questo sono rimasto doppiamente sorpreso e soddisfatto dopo aver visto questo: è finalmente un film adulto, doloroso, di spessore. Ed è bello ricredersi su un regista!

      Il film francese di cui parli invece non l'ho visto, ma sono curioso...

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  3. mi sa che ben presto lo vedrò anche io

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    1. E io come al solito aspetto la tua recensione :)

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  4. Bellissimo e crudele. Uno dei miglior film visti finora, attori eccellenti.

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    1. "crudele" è l'aggettivo consono, io ho sempre un po' paura a usarlo ma in questo caso ci sta. Vedo che su questo film siamo tutti d'accordo, per fortuna, così come sulle performance degli attori. Davvero bravissimi.

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