sabato 18 gennaio 2020

RICHARD JEWELL




titolo originale: RICHARD JEWELL(USA, 2019)
regia: CLINT EASTWOOD
sceneggiatura: BILLY RAY
cast: PAUL WALTER HAUSER, SAM ROCKWELL, KATHY BATES, OLIVIA WILDE, JON HAMM
durata: 129 minuti
giudizio: 



La vera storia di Richard Jewell, guardia giurata corpulenta e complessata che alle Olimpiadi di Atlanta del 1996 contribuì a salvare migliaia di vite umane scoprendo una bomba nascosta dentro una zaino nelle adiacenze dello stadio. Jewell, acclamato subito come eroe, fu in seguito ingiustamente sospettato dall' FBI di essere l'autore dell'attentato, finendo per essere scagionato solo dopo parecchi mesi e dopo essere stato vittima di una violentissima gogna mediatica nei suoi confronti. Jewell, riabilitato pubblicamente solo nel 2006, morirà di infarto l'anno successivo, poco dopo l'arresto del vero assassino. 



Sono passati quasi trent'anni da Un mondo perfetto (1993) ma, per dirla alla Celentano, la situazione non è affatto buona e per niente migliorata... nell'America del XXI secolo si può ancora morire per il pregiudizio degli altri, e qui Eastwood compie il suo ennesimo capolavoro: la vittima non è di colore e nemmeno una donna, giusto per non inseguire le "mode" del momento. Richard Jewell è un maschio bianco di trentaquattro anni, obeso, complessato, senza amici e senza fidanzata, che vive ancora con la mamma e sogna di diventare poliziotto. E' un disadattato emarginato con il culto dell'ordine e della giustizia, rifiutato proprio da quelle Istituzioni che con ostinata ingenuità vorrebbe difendere. E che invece lo porteranno alla morte.

A novant'anni suonati (li compirà a maggio!) Clint Eastwood continua a sfornare film (splendidi, mettiamolo subito in chiaro) contro la deriva di una società ingiusta e di una politica che ormai ha perso di vista la sua funzione. La politica non esiste più, esistono le persone comuni, gli uomini singoli (e soli) come Richard Jewell (e come il comandante Sully, o i tre ragazzi di 15:17 Attacco al treno), eroi loro malgrado di imprese involontarie che servono alla Nazione ma che vengono immediatamente gettati nel tritacarne di un sistema mediatico che prima li sfrutta e poi li abbandona, emblemi inconsapevoli del capitalismo americano. La ricetta dell'ennesimo miracolo del vecchio Clint è sempre la stessa: nessun sensazionalismo, massimo rigore, grande rispetto per i suoi protagonisti, e soprattutto una granitica coerenza con tutto il suo cinema. Richard Jewell dura 129 minuti e, giunti ai titoli di coda, si ha la certezza che siano esattamente quelli "necessari": non uno di più, non uno di meno, non un'inquadratura fuori posto, un gesto, una parola ridondante.

Richard Jewell era un addetto alla sicurezza che il 27 luglio 1996 stava semplicemente svolgendo il suo lavoro: accortosi di uno strano zaino lasciato incustodito sotto una panchina durante lo svolgimento di un concerto, e a pochi metri dallo stadio in cui si svolgevano i Giochi Olimpici di Atlanta, contribuì a salvare migliaia di persone facendo evacuare la zona e collaborando con le forze dell'ordine. La bomba poi scoppiò lo stesso, ma le conseguenze avrebbero potuto essere catastrofiche... eppure Jewell, incredibilmente, alla stessa velocità con cui i media lo incoronarono eroe del giorno fu subito sospettato dall'FBI per aver organizzato l'attentato. Su quali basi? Senza nessuna prova e con una montagna di pregiudizi: Jewell era infatti l'identikit del classico psicopatico americano, un identikit basato principalmente sull'aspetto fisico (grasso, rozzo, goffo) e sulle sue scarse relazioni sociali (persino la sua falsa omosessualità fu presa come aggravante).

Fanno perciò davvero ridere le "solite" accuse sessiste (che ormai non si negano a nessuno) rivolte a Eastwood dal "solito" movimento #metoo in merito al personaggio interpretato da Olivia Wilde, quello di una giornalista avvenente, incapace, volgare e spregiudicata, disposta a tutto (anche sessualmente) pur di ottenere informazioni (anche false) per farsi strada nel mondo dell'informazione, incurante delle conseguenze del suo comportamento, della sua voglia di scoop a tutti i costi che sbatterà in prima pagina il povero Jewell condannandolo ben prima del processo vero e proprio (sì è innocenti fino a notizia contraria, secondo uno slogan ormai tristemente attuale).

Solo agli ottusi infatti non appare evidente che questa donna rappresenta non tanto la vera protagonista della vicenda quanto le storture di un sistema mediatico fondato esclusivamente sull'apparenza e sugli stereotipi imposti dalla società. Jewell ne è vittima allo stesso modo e con le stesse finalità di chi mercifica il corpo delle donne, se possibile anche peggio: saranno proprio le (brutte) abitudini di Jewell (il culto delle armi, lo studio del codice penale, la passione per il cibo-spazzatura, il suo fisico sfatto e non allineato agli standard pubblicitari) a farne la vittima sacrificale di una nazione bisognosa di finte certezze.

Lo sguardo di Clint Eastwood ormai va ben oltre la semplice demolizione del Sogno Americano, che il regista aveva già sepolto fin da Gli Spietati (1992). Il suo è un attacco frontale alle istituzioni democratiche, al sistema giudiziario americano (che non esita a fabbricare prove false per incastrare un innocente, e in Italia ne sappiamo qualcosa: si veda il caso Stefano Cucchi), ma soprattutto allo strapotere devastante dei media che possono fare a pezzi chiunque, figuriamoci una persona semplice, ingenua, desiderosa di affetto e considerazione come Richard Jewell, che qui assurge a simbolo del fallimento dello Stato: ci si commuove fino alle lacrime nella scena dell'appello della mamma di Richard (interpretata da Kathy Bates) che si rivolge al Presidente Clinton (un democratico) affinchè ponga fine al calvario del figlio. Lo stesso Jewell si ostina a collaborare con la polizia malgrado sappia benissimo che la stessa non cerchi altro che una prova per incastrarlo, in nome di una fedeltà e di una purezza d'animo che, secondo Eastwood, sono le uniche cose che possono salvare un mondo tutt'altro che perfetto...

Ma Richard Jewell non è solo un film importante nei contenuti e nella morale. E' anche un grande film dal punto di vista artistico, fatto della solita regìa chirurgica e rigorosa, maestosamente classica, tipicamente eastwoodiana, e impreziosito dalle prove di attori straordinari (cui non va dimenticato il sempre bravissimo Sam Rockwell, qui nei panni dell'avvocato difensore, confidente e unico amico di Richard, l'unico che lo tratta da essere umano) sui quali svetta la prova immensa del protagonista Paul Walter Hauser: non ritrovarlo nella cinquina delle candidature agli Oscar, così come il film stesso, è la dimostrazione che ormai la credibilità dell'Academy è pari a quella del Festival di Sanremo.

18 commenti:

  1. Condivido le tue riflessioni positive, però pensando alla filmografia di Eastwood si trovano almeno 4/5 film che lo distanziano decisamente.

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    1. Diciamo che è il migliore degli ultimi anni, di sicuro almeno dai tempi di "Gran Torino" (2008). Poi, certo, è vero che Eastwood ha diretto film memorabili (da "Gli Spietati" a "Mystic River", da "Million Dollar Baby" a "Un mondo perfetto", il film che più si avvicina a questo per tematiche e contenuti) ma anche qui siamo comunque (per me) su livelli altissimi.

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  2. Eccellente ricostruzione di una storia che fa accapponare la pelle.
    E Clint è sempre Clint, qui ai suoi massimi livelli. E' impossibile non commuoversi! Lunga vita al Maestro.
    Buon weekend.
    mauro

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    1. Verissimo, Mauro. E' impossibile non commuoversi... e Eastwood lo fa ogni volta senza mai ricorrere alla retorica e alla lacrima facile. Un saluto anche a te.

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  3. L'abbiamo visto (e apprezzato) ieri sera.
    Adesso mi tocca recensirlo.
    Concordo pienamente sulla bravura di Eastwood e di Hauser. Tifo per Katy Bates che ha poche battute ma strappa l'applauso con il suo appello al Presidente. La nomination l'ha meritata a pieno titolo! E poi chissà...

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    1. Strameritata la nomination alla Bates... ma è troppo poco! Come si fa a non candidare anche Paul Walter Hauser? E Sam Rockwell come non protagonista? E possibile che tra i nove migliori film dell'anno (per l' Academy) non ci sia posto per "Richard Jewell"? Clint se ne frega altamente, ma è davvero assurdo...

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  4. Sono uscita dal cinema come al solito devastata e indignata, ovviamente per il tema del film: e credo che proprio questo fosse lo scopo di Clint, farci toccare con mano come anche nel paese - a parole - più democratico del mondo si possa morire di malagiustizia. Obiettivo centrato, direi.

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    1. Sono quasi trent'anni (da "Gli Spietati" in poi) che Eastwood distrugge il Sogno Americano e denuncia le storture dell'America contemporanea, e ogni volta lo fa con una lucidità di analisi e di pensiero incredibili. Certo, lui è repubblicano e vota Trump (e in molti non glielo perdonano) ma nessuno è un uomo più libero di lui...

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  5. Clint è sempre Clint, e condivido pienamente con te l'analisi del suo percorso all'interno del concetto di Stati Uniti.
    Non l'ho ancora visto, ma spero che sia più simile a Un mondo perfetto che non a The Mule, forse il suo lavoro più "standard" tra quelli recenti.

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    1. Sì, indubbiamente si rifà molto a "Un mondo perfetto". E' il titolo a cui ho subito pensato vedendo il film, per certi versi ne è la versione "attualizzata" (e, se possibile, ancora più critica). Siamo su ben altri livelli rispetto a "The Mule" (che comunque non era malaccio... ma può essere brutto un film di Clint? ;) )

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  6. Sbaglio o questo film aveva avuto qualche problema produttivo a causa di un incendio che aveva distrutto il set? Ma immagino che il vecchio Clint non si sia perso d'animo!! ;D

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    1. ah ah! non sbagli: durante il montaggio del film un incendio ha colpito gli studi della Warner Bros. e il servizio di sicurezza voleva far evacuare tutti... tutti tranne Clint, ovviamente: il quale ha risponto seccamente "Io resto. Qui c'è del lavoro da fare".
      Mitico!

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  7. segnato, me lo guarderò prestissimo anche io xD

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  8. Dopo aver ricevuto delle cocenti delusioni da parte sua non nutro mai grandi aspettative per ogni sua nuova uscita, o perlomeno non più. Però questa è la seconda recensione entusiastica che leggo, quindi mi sa che mi affretterò a recuperarlo.

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    1. A me Clint non ha mai deluso. Ha diretto capolavori assoluti (inutile elencarli) e film certamente minori (come "15:17 attacco al treno") ma sempre efficaci, rigorosi, chirurgici e coerenti con la sua idea di cinema e la sua grande rettitudine morale. Questo è di gran lunga il miglior film della sua produzione recente, che però per me rimane tutta di altissimo valore :) comunque recuperalo e fammi sapere che ne pensi: poi ne parliamo!

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  9. Eh, io invece con Invictus, Hereafter e in parte minore anche J. Edgar sono rimasta un po' delusa, ma solo perché si trattava di lui, regista da cui mi aspettavo solo capolavori. Effettivamente ero io troppo esigente...

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    1. Il mio critico "di riferimento", ovvero Alberto Crespi di Hollywood Party, dice che solo due registi nella storia hanno diretto solo capolavori: sono Stanley Kubrick e John Ford ;) per tutti gli altri (compresi Hitchcock e Welles, e quindi anche Eastwood) ci sono film più o meno riusciti e più o meno belli... ma mai brutti! ;)
      Anche per me comunque "Invictus" è la pellicola più debole di nonno Clint (la diresse solo per far contento l'amico Morgan Freeman che voleva interpretare Mandela) mentre "Hereafter" e "J.Edgar" sono film più importanti che belli, ma sempre ampiamente sopra l'asticella di qualità. Su questo siamo d'accordo!

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