sabato 4 gennaio 2020

SORRY WE MISSED YOU



titolo originale: SORRY WE MISSED YOU (GB, 2019)
regia: KEN LOACH
sceneggiatura: PAUL LAVERTY
cast: KRIS HITCHEN, DEBBIE HONEYWOOD, RHYS STONE, KATIE PROCTOR, ROSS BREWSTER
durata: 101 minuti
giudizio: 



Ricky è un giovane traspostatore pieno di debiti che decide di mettersi in proprio per portare a casa qualche soldo in più. Costretto a vendere la macchina della moglie per versare l'anticipo del nuovo furgone, si scontrerà con una realtà inimmaginabile, fatta di ritmi insostenibili, sfruttamento, caos e precarietà, che condizionerà anche il rapporto con i figli.



Per una volta la distribuzione italiana ci ha preso: far uscire il nuovo film di Ken Loach appena a ridosso delle feste natalizie è stato un colpo di genio, un tempismo perfetto. Chissà quanti di voi nelle scorse settimane avranno comprato o spedito regali acquistandoli in rete, per comodità o per pigrizia, forti dei prezzi ribassati o della "consegna in 24 ore", che vi consente di far felici la persona festeggiata con un semplice click di mouse. Ma quanti voi hanno idea dello sfruttamento che c'è dietro a questo business? Quanti di voi immaginano le assurde condizioni di lavoro che i corrieri delle multinazionali dell' e-commerce sono costretti a subire? Ken Loach, al solito, ci sbatte in faccia senza filtri la realtà di questi nuovi schiavi, nella speranza di smuovere le coscienze...

Dietro la figura di Ricky (un bravissimo Kris Hitchen), giovane padre di famiglia che accetta di lavorare come trasportatore per uno di questi colossi, c'è infatti la dura realtà di chi, per far quadrare i conti e garantire un futuro ai propri figli, è costretto a compiere sacrifici immani in nome del capitalismo del nuovo millennio, che maschera i ricatti come opportunità ("tu non lavorerai PER noi, ma CON noi") e i diritti elementari come concessioni ("vuoi tre giorni di ferie? mi devi 300 sterline"), illudendo le inconsapevoli vittime di poter diventare imprenditori di loro stesse e costringendole invece ad indebitarsi sempre di più. Una spirale maledetta che influenza non solo la vita lavorativa ma anche quella famigliare, fatta di genitori assenti e figli sbandati, che non comunicano mai e si scontrano regolarmente.

Sorry we missed you sarà pure il "solito" film di Ken Loach, come ormai scrive la maggior parte della critica, sottintendendo che il vecchio Ken gira sempre lo stesso film. Tradotto: i suoi film sono tutti impegnati e coraggiosi ("necessari", si sarebbe detto una volta), ma se ne hai visto uno li hai visti tutti... la verità sta nel mezzo: è vero che Loach insiste sempre sugli stessi temi, e che ultimamente le sue opere (compresa questa) difettano di un certo schematismo manicheo, con tutti i "buoni" da una parte e i "cattivi" dall'altra, senza mezze misure, ma è anche vero che sono ormai pochissimi i registi che, ostinatamente e orgogliosamente, continuano a denunciare le storture del capitalismo senza temere di inimicarsi i potenti della Terra. Avercene quindi di autori come Ken Loach, uomini con la schiena dritta che fanno un cinema ormai sempre più raro, agli antipodi dei kolossal mainstream.

L'ultimo Loach è un film potente, durissimo, persino più duro del precedente Io, Daniel Blake, con cui aveva vinto la Palma d'oro a Cannes e pareva essere il film "definitivo" sul precariato. E invece purtroppo non c'è mai fine al peggio quando si parla di lavoro e diritti: la vicenda particolare del protagonista è forse estrema e ovviamente emblematica (forse fin troppo, bisogna ammetterlo: al povero Ricky non ne va proprio bene una, portandosi dietro una sfiga dopo l'altra) ma il contesto in cui si svolge è assolutamente plausibile. L'inferno in cui cade Ricky potrebbe essere quello di qualsiasi altra famiglia della middle-class odierna, quella dei vostri vicini, parenti, persino la vostra. E' un incubo reale, specchio di una società che tende a dividere le persone anzichè unirle, schiacciate dalle responsabilità, dai rischi, dai debiti, dal miraggio dei soldi facili.

Soldi che invece finiscono nelle tasche dei soliti noti, coloro che opprimono e spremono la povera gente per assicurarsi guadagni sempre maggiori, con una spregiudicatezza e un cinismo spaventevoli. Loach si fa portavoce di una specie di "luddismo" del XXI secolo, denunciando la colpevole espansione di una tipologia di lavoro basata sulle nuove tecnologie, che anzichè aiutare l'umanità la rendono ancora più oppressa... lavori fintamente "autonomi" mascherati da opportunità che si rivelano invece precari e sottopagati, strumenti informatici che spiano il lavoratore in qualunque momento della giornata, fregandosene della privacy, una new-economy che sotto la suadente parvenza di modernismo riporta indietro i diritti del lavoro di qualche centinaio di anni...

Alla fine, sui titoli di coda di Sorry we missed you, ci si rende conto di aver certamente assistito al "solito" film di Ken Loach, ma anche all'ennesima opera appassionata e rigorosa di un signore ultra ottantenne che non ha ancora perso la voglia di indignarsi e lottare verso le disparità sociali. Per questo, personalmente, di vedere questi film non mi stanco davvero mai.
 

6 commenti:

  1. Voglio bene a Ken Loach, che continua a fare ottimi film a dispetto della critica spesso prevenuta. Questo è un film duro ma appassionante, sapientemente intervallato anche da momenti ironici (il dialogo calcistico tra Ricky e il cliente è impagabile). Hai detto bene, un film necessario, come si diceva una volta. Oggi più che mai.

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    1. Hai ragione, il dialogo tra il tifoso del Newcastle e Ricky, tifoso del Manchester UTD, è da antologia... a dimostrazione che il calcio è davvero lo specchio della società, a tutte le latitudini. Grazie per avermi ricordato questa scena! :)

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  2. una ballata triste e ineluttabile con la quale il vecchio Ken ci inchioda davanti alle nostre responsabilità. Bellissimo e atroce, uno dei film più belli dell'anno.

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    1. I film di Loach ti rimangono dentro, sedimentano. Forse non tra i più belli dell'anno (almeno non per me) ma certamente tra quelli che resteranno più impressi.

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  3. I film di Loach andrebbero fatti vedere nelle scuole tanto sono espliciti. Ennesimo gran film per me, e ottimo inizio anno.
    A presto!
    Mauro

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    1. Ciao Mauro! Buon anno!
      Come sai, non sono mai stato troppo favorevole alla proiezione dei film nelle scuole, non amo la cultura "imposta", ma capisco il tuo entusiasmo: in effetti questo film vale quanto, forse più di cento lezioni di storia contemporanea... anche perchè nessuno ormai insegna più la storia contemporanea!

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