sabato 22 febbraio 2020

CATTIVE ACQUE


titolo originale: DARK WATERS (USA, 2019)
regia: TODD HAYNES
sceneggiatura: MARIO CORREA, MATTHEW M. CARNAHAN
cast: MARK RUFFALO, ANNE HATHAWAY, TIM ROBBINS, BILL CAMP
durata: 127 minuti
giudizio: 


La vera storia di Robert Bilott, avvocato ambientalista tenace e determinato capace di condurre una dura battaglia legale durata 19 anni contro il colosso della chimica DuPont, reo di aver sversato nelle acque della Virginia Occidentale sostanze tossiche necessarie a produrre il Teflon (il materiale con cui vengono rivestite le padelle da cucina), causando gravi malattie agli abitanti del posto.



Il suo nome tecnico è acido perfluoroottanoico (abbreviato in PFOA), nel linguaggio comune si chiama semplicemente Teflon: è un materiale ultraresistente e indistruttibile con cui sono rivestite le maggior parte delle normali pentole e padelle da cucina, e serve per non far attaccare il cibo sul fondo. Una gran bella comodità per chi non è tanto avvezzo con i fornelli, salvo che per un "piccolo" particolare: il Teflon è una delle sostanze più tossiche che esistano, si tratta di un composto chimico prodotto in laboratorio e brevettato dal colosso americano DuPont, e si calcola che il 99% degli esseri umani (animali compresi) abbia nel sangue almeno una minima quantità di questa sostanza, che se assunta in dosi più massicce può causare almeno una mezza dozzina di malattie mortali...

La lotta tra le esigenze di profitto delle multinazionali e la tutela della salute pubblica non è certo una novità nel cinema americano (e solo americano, purtroppo): da The Insider di Michael Mann (1998) a Erin Brockovich di Steven Soderbergh (2000), i film di denuncia verso lo strapotere delle aziende chimiche e i disastri provocati dalle loro criminali politiche aziendali hanno sempre suscitato interesse da parte dell'ala più "liberal" di Hollywood, spesso ponendosi in aperta polemica verso i politici di turno. Non fa eccezione in questo Cattive acque (tremenda traduzione italiana dell'originale Dark Waters) fortemente voluto dagli attori Mark Ruffalo e Tim Robbins (anche produttori) e girato da un regista dalla schiena dritta come Todd Haynes, che si è volutamente ispirato al grande cinema d'inchiesta degli anni '70 optando per una narrazione volutamente semplice, fluida, schietta, comprensibile ad ogni latitudine.

Cattive acque è il racconto sofferto e appassionato di un uomo, l'avvocato Robert Bilott, che da quasi un ventennio combatte per risarcire le vittime della DuPont in West Virginia, rea di aver avvelenato le acque di una tranquilla zona rurale sversandoci i residui tossici della lavorazione del Teflon. Come sempre accade in questi casi, non è la politica ad intervenire direttamente a tutela della salute dei cittadini, anzi... nella maggior parte dei casi sono proprio le istituzioni ad essere conniventi con le grandi multinazionali che portano lauti profitti nelle casse dello Stato. Tocca quindi ogni volta a un singolo cittadino, un coraggioso "uomo qualunque" con ancora una coscienza sociale a farsi carico, spesso solo contro tutti, di una battaglia legale in apparenza impari.

Ma il coraggio e la tenacia di Rob Bilott (ben interpretato da un intenso Mark Ruffalo) costringeranno la DuPont a scendere a patti con la giustizia, condannando l'azienda a pagare centinaia di milioni di dollari per centinaia di cause civili intentate, la maggior parte delle quali ancora in corso: Bilott è stato ed è tuttora autore di un lavoro immane, ammirevole, che lo ha portato ad analizzare una mole inimmaginabile di documenti, dati, cartelle cliniche riservate, sottoponendo ad analisi mediche quasi 70mila persone e arrivando a dimostrare la correlazione tra i veleni chimici prodotti dalla DuPont e i tanti, troppi casi di tumori e leucemie che hanno colpito la popolazione inerme.

Cattive acque è un film profondamente umano e toccante, che prosegue la tradizione del grande cinema classico ed "impegnato", quello dei vari Pakula, Nichols, Mann, prediligendo una narrazione lineare, senza fronzoli di regìa, rinunciando a particolari vezzi artistici per condurre lo spettatore verso il centro del problema, che altro non è che la denuncia di un sistema capitalistico sfrenato e senza regole, piegato allo strapotere di chi ha i soldi e gli agganci per sentirsi onnipotente, talmente onnipotente da considerarsi invincibile. Servirà quindi sempre la coscienza civica dei cittadini onesti, per fortuna adesso sempre più consapevoli e informati, per ricondurre il mondo sulla retta via, auspicando quella "rivoluzione verde"che è il grande tema su cui la politica dovrà inevitabilmente confrontarsi negli anni a venire.

Il merito del film di Haynes è proprio quello di non voltarsi indietro, pur in una ricostruzione classica, bensì mettere al centro dell'attenzione la vera sfida politica, culturale e sociale che ci attende: quella dell'emergenza ambientale, della salvaguardia del pianeta, della tutela del paesaggio e dell'ecosistema. Argomenti notoriamente invisi all'attuale amministrazione trumpiana (non a caso il film, pochissimo pubblicizzato, è stato un flop in patria) che si ostina a negare l'evidenza. Ma anche oltre i confini americani non è che le cose siano più rosee, a cominciare dall'Italia: i casi dell' Ilva di Taranto e della Solvay di Rosignano insegnano che non si può abbassare la guardia. E anche a livello di informazione, dispiace dirlo, siamo perfino più indietro dell'America: lì almeno questi film si fanno, e attori famosi si impegnano in prima persona per la causa.
Da noi, al massimo, qualche puntata di Report...

8 commenti:

  1. Lo andrò a vedere, è uno di quei film che ti spiegano come va il mondo, e purtroppo hanno scarsissima diffusione (chissà perchè)
    Buona domenica!
    Mauro

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    1. E' vero Mauro, sta a noi cercarli e valorizzarli affinchè abbiano visibilità.
      Buona domenica e buona settimana anche a te!

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  2. interessante per l'argomento che tratta ma direi modesto e scolastico dal punto di vista cinematografico. si salva solo l'interpretazione del protagonista.

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    1. Non sono d'accordo stavolta. La narrazione semplice, lineare, come ho scritto è voluta: il regista e gli sceneggiatori hanno preferito "sacrificare" parte del lato artistico in favore di una storia che potesse essere comprensibile da tutti. Ma questo non vuol dire che il risultato è modesto: nella sua classicità, a me il film è parso più che dignitoso. Anche al netto della prova di Ruffalo.

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  3. Dal trailer non ispira molto, perché sembra appunto un film dall'argomento sì molto interessante, ma dall'andamento "piatto". Però non su può giudicare solo dal trailer e questa è già la seconda opinione positiva che leggo del film. Quindi credo proprio che andrò a vederlo.

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    1. E' un film dallo svolgimento molto classico, ricorda molto il cinema americano di denuncia degli anni '70 (stile "tutti gli uomini del presidente") ma i temi che tocca sono attualissimi. Credo che meriti comunque la visione: come detto, film come questi nascono proprio per far parlare la gente...

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  4. Grazie, da ambientalista convinto volevo andarlo a vedere… poi causa Covid… ma sicuramente ho notato anch'io questa capacità auto-critica del cinema USA spesso ingiustamente sottovalutata in Europa, come se Hollywood fosse solo "star" e "gossip"

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    1. Credo che il film sia adesso disponibile legalmente su varie piattaforme streaming. Approfittane perché, se sei ambientalista, è un titolo che dovresti proprio vedere!

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