domenica 31 maggio 2020

CLINT 90



"Clint è un uomo incredibilmente libero, ed è un tale maestro che ormai può affrontare temi anche enormi come la vita dopo la morte, la guerra, la povertà, la solitudine, mantenendo sempre la sua semplicità e la sua capacità di saper parlare col pubblico..."
(Cecile de France, 2010. Sul set di "Hereafter")



Non è dato sapere se Sergio Leone abbia mai davvero pronunciato quella frase che gli è rimasta appiccicata addosso per tutta la vita ("Eastwood era capace solo di due espressioni, col sigaro e senza sigaro...") ma poco importa: per dirla alla John Ford, quando la realtà incontra la leggenda, vince sempre la leggenda. E Clint Eastwood, che oggi spegne le sue prime 90 candeline, una leggenda lo è sempre stato: 60 film in carriera da attore, 41 da regista, quattro volte Oscar, quattro Golden Globe, una valanga di premi "minori", oltre che produttore, compositore e interprete di quasi tutte le sue pellicole. Ma soprattutto il simbolo di un cinema sincero, asciutto, mai retorico, malinconico, ostinatamente classico, graniticamente coerente con il suo pensiero amaro e disilluso, emblema di un'America ormai stanca e rassegnata, che da tempo ha rinunciato ad essere il motore del mondo...


"Gran Torino" (2008)
Clinton Eastwood jr. nasce a San Francisco il 31 maggio 1930: la madre lavora come segretaria all' IBM, il padre è un umile operaio metallurgico che muore troppo presto, lasciando la famiglia nell'indigenza. La mamma si risposa poco dopo, ma sono gli anni della Grande Depressione: gli Eastwood vagano da un posto all'altro in cerca di un lavoro e di una vita decente, fino a stabilirsi in Texas. Il giovane Clint invece, dopo aver cambiato dieci scuole in dieci anni, una volta ottenuto il diploma accetta qualsiasi occupazione pur di sbarcare il lunario e restare in California: il suo sogno, come quello di tanti, all'epoca, è di diventare attore... cosa che non sembra proprio facile per un tipo come lui, introverso, taciturno, poco incline alla risata (chi mai lo avrebbe detto, eh?)

"Per un pugno di dollari" (1964)
Per sua fortuna è il fisico a venirgli in aiuto: il ventenne Eastwood è un bel ragazzo, alto, robusto, longilineo, tanto che Hollywood gli mette gli occhi addosso e lo sfrutta in piccoli ruoli di comparsa in innumerevoli produzioni a basso costo. Dovrà aspettare però fino al 1959 per avere il primo ruolo da protagonista, quello (indovinate un po'!) di un pistolero dal grilletto facile in una serie western. Ma la fama e la notorietà sono ancora ben lontane, almeno fino a quando, cinque anni dopo, uno sconosciuto regista italiano gli propone un ruolo ben pagato per un altro western, da girarsi però nel nostro paese.

Clint, pressato dalla moglie, vorrebbe rifiutare, ma il suo agente riesce a convincerlo: negli Stati Uniti il mercato dei film western ormai è saturo, i ruoli sono inflazionati, mentre in Italia ci sono ancora buone possibilità di guadagno (questa fase della sua vita è stata oggetto - pur non ufficialmente - di un tenero omaggio da parte di Quentin Tarantino nel suo C'era una volta a... Hollywood). In realtà Sergio Leone lo ha scelto solo perchè costa poco e dopo tanti rifiuti da parte di attori più famosi. Appena sceso dall'aereo gli mette addosso un poncho messicano, un sigaro in bocca e lo fa montare a cavallo. Cominciano le riprese di Per un pugno di dollari, il resto è storia...

"Gli Spietati" (1992)
Credo che esistano pochi attori al mondo così iconici come Clint Eastwood: per tanti anni ha interpretato ruoli da "macho", da eroe senza macchia e senza paura sempre pronto a salvare la Patria, anche con metodi spicci e senza badare troppo per il sottile. La sua faccia diventa una maschera, i suoi film (specialmente quelli de L'ispettore Callaghan) una dichiarazione d'intenti. Il pubblico lo identifica con i suoi personaggi, viene spesso accusato di essere fascista e razzista, di rappresentare la parte più reazionaria del paese. Lui come al solito tira dritto per la sua strada e aspetta, la pazienza è una dote che non gli è mai mancata. Nel frattempo diventa regista e produttore, fondando una piccola compagnia (la Malpaso) e cominciando a stupire gli scettici.

Lo fa dapprima dirigendo Bird (1988), sorprendente e toccante biografia di Charlie Parker, di cui Eastwood scrive anche la colonna sonora. Ma è con Gli Spietati (1992) che il mondo si accorge della grandezza morale e culturale dell'ex cavaliere pallido: il film è un western amarissimo e crudele, crepuscolare e demistificatorio nei confronti del Sogno Americano. Hollywood lo ricopre di Oscar e lui continua nel suo periodo d'oro, sfornando capolavori su capolavori, sempre in perfetta coerenza con il suo sguardo disilluso e poco consolatorio su un'America che ormai non sente più appartenergli: da Un mondo perfetto (1994) a Mystic River (2003), da Million Dollar Baby (2004) fino a Gran Torino (2008), passando per il dittico Flags of our fathers e Lettere da Iwo Jima (2006), addirittura due film per risarcire i soldati americani e giapponesi insieme, senza distinzioni, caduti nella Seconda Guerra Mondiale e dimenticati dalla storia.

Eastwood con i due Oscar vinti per "Million dollar baby" (2004)
Repubblicano convinto, da sempre (sostenne la candidatura a presidente di Eisenhower nel 1952), tuttavia sempre pronto a denunciare le storture di un liberismo totalitario che mette sul lastrico i più deboli, Eastwood incarna il prototipo di una destra idealista e puritana, che non cozza assolutamente contro i suoi princìpi morali ispirati a un patriottismo genuino e protettivo. Negli ultimi anni si è rifugiato, forse per autodifesa, in un cinema nostalgico, essenziale, elegiaco verso uomini soli e maltrattati dalla madrepatria (dal comandante Sully ai tre ragazzi di 15:17 attacco al treno, per arrivare a Richard Jewell, il suo ultimo film), eroi per caso non corrisposti di cui un'America ormai chiusa verso se stessa ha disperatamente bisogno.

E' stato per due volte sposato e divorziato. Ha avuto almeno una dozzina di relazioni più o meno stabili, oltre a sette figli. Ammette di non essere mai stato un buon padre o un buon marito, sempre distratto dal cinema, dal lavoro, dalla carriera. Ma in pochi hanno avuto il coraggio di confessarlo davanti alla macchina da presa come ha fatto lui, interpretando praticamente se stesso ne Il Corriere (2018), un film sul senso di colpa, sulla vecchiaia, sul tempo che non torna e non si può comprare. Ma guai, a 90 anni suonati, parlargli di film-testamento. C'è ancora tanto lavoro da fare...

32 commenti:

  1. Auguri Clint!
    p.s.
    nel tuo bell'omaggio hai dimenticato di citare Changeling, per me uno dei suoi più grandi film.

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    1. Guarda, proprio ieri con un amico riflettevamo su questo: come si fa per stabilire la grandezza di un regista? Basta scegliere tre tra i migliori film della sua carriera e vedere quanti ne restano fuori... e con Esstwood, comunque la si giri, i GRANDI film che non entrano sul podio sono almeno 6-7: e tra questi, certo, potremmo mettere anche "Changeling"

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  2. Un'autentica leggenda, che ci ha regalato film indimenticabili!
    Buona domenica.
    Mauro

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    1. Conciso ma esemplare, Mauro! ;) buona serata e buona settimana!

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  3. Il volto a cui assocerò sempre la mia passione per il cinema. In questo ottimo post hai descritto bene tutte le ragioni per cui Clint da solo, ha generato montagne di iconografia, il fatto che ancora oggi, ad un’età ragguardevole, sia ancora la coscienza del suo Paese, forse è la vera misura dell’unicità del personaggio. Grazie per il post e auguri Clint! ;-) Cheers

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    1. Grazie a te per questo bellissimo commento! È vero, Clint è ormai un'icona vivente, ed è tra i pochissimi ad avere il coraggio nonostante l'età (o forse proprio per questo) di non mettere sotto il tappeto lo sporco che c'è nel suo paese

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  4. Bellissimo post Kris, grazie! Amo un gran numero di film di Clint, sia attore sia regista, ma quello al centro del mio cuore è Gli Spietati, che tu hai definito benissimo! Buon compleanno Clint!

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    1. Per me il film più importante di Clint è senza dubbio "Gran Torino", per il messaggio che porta. Così come il più commovente e drammatico è "Million dollar baby". Ma il suo film migliore dal punto di vista strettamente artistico, cinefilo, concordo, è sicuramente "Gli Spietati"

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  5. Prima lo veneravo al pari di un dio, adesso un po' meno perché negli ultimi anni ha sfornato una serie di film che personalmente mi hanno deluso. Però, alla fine della fiera, stiamo comunque parlando di un mito assoluto.

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    1. Ma sai... Non si possono dirigere sempre capolavori. Eastwood ha avuto un periodo artistico straordinario all'inizio di questo millennio, quando ha girato i suoi film più belli (inutile ricordare quali) poi ovviamente, anche per il passare degli anni, si è messo a girare pellicole più convenzionali. Però, permettimi, direi che un Eastwood "minore" è sempre ben maggiore di tanto ciarpame che si vede in giro...

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    2. Senza nessuna ombra di dubbio :) Sono d'accordissimo. E' la stessa cosa che mi è successa con Woody Allen, tra l'altro. Cioè lui lo veneravo forse anche più di Eastwood, poi certe "cagate" (mi si passi il termine) da lui non me le sarei mai aspettate e forse è proprio per la venerazione precedente che il giudizio diventa più impietoso di quello che oggettivamente dovrebbe essere.

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    3. In effetti su Allen il discorso è diverso, e sono assolutamente d'accordo. Da parecchi anni i film del regista newyorchese sono troppo uguali a se stessi, ormai appiattiti verso la mediocrità. Ti confesso che ho perfino smesso di vederli, o meglio li vado a vedere solo se mi invitano, ma più per cortesia che per altro... che poi, intendiamoci, nemmeno gli ultimi Allen sono "terribili" in sè, ma certo molto, molto deludenti. Di sicuro di qualità non paragonabile a quelli di Eastwood.

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    4. Sì, anche io. E' incredibile come io non abbia ancora visto gli ultimi due o tre film di Allen, laddove prima non aspettavo altro che fiondarmi al cinema per farlo. Comunque ti ho nominato anche io nei Liebster Award :)

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    5. Ma grazie! Un Liebster fa sempre piacere :) vengo subito a vedere e poi, con i miei tempi, rispondo... :)

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  6. Un monumento!! Come si fa a non voler bene a Clint? <3

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  7. Bellissimo post comandante, mi è piaciuto particolarmente come lo hai chiuso poi.
    Condivido anche il pensiero sui tre film, il mio preferito rimane comunque million dollar baby
    Bye

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    1. Anche "Million dollar baby" mi ha commosso assai... è davvero dura, per non dire impossibile, scegliere un solo film nella carriera di Eastwood. Certo che qui siamo davvero su livelli altissimi.

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  8. Non sempre ho amato i suoi film, a volte troppo reazionari per i miei gusti. Però gli riconosco un'onestà morale e intellettuale che ho visto in pochissimi altri registi e personaggi dello spettacolo. Non lo amo ma lo stimo.

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    1. "reazionari" mi pare esagerato... diciamo "conservatori", lo trovo più adatto. Comunque concordo assolutamente con la tua considerazione :)

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  9. Forza Clint! Articolo emozionante

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    1. Grazie davvero! E' proprio un bel complimento ;)

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  10. Auguri a clint e...c'è un liebster per te xD

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    1. Grazie Arwen, sei sempre gentilissima. Vengo a leggerti e poi appena ho un attimo di tempo ti rispondo come si deve!

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  11. Caro Sauro, la nostra passione per Clint è nota, non posso leggere la parola cagata associata a Clint, mi viene un attacco di pellagra. Come dici tu c'è qualche film minore, ma anche in the mule lui appunto fa un mea culpa che solo un uomo con la sua smisurata onesta intellettuale potrebbe fare. Clint ti tocca l'anima, ti accarezza il cuore e spesso ti stende con un pugno allo stomaco. Fare una classifica è pressoché impossibile, Gran Torino è quello che mi emoziona di più, lo devo guardare ogni 6 mesi per rimettermi a posto con il mondo. Amo tantissimo i ponti di Madison county, seppur io non prediliga il genere romantico; ma lui si cimenta in praticamente tutti i generi e sforna capolavori con naturalezza. Vorrei anche sottolineare le sue musiche, che sono spesso struggenti. Insomma Clint ti amiamo,per la tua ruvidezza solo apparente, perché sei un uomo profondo e sensibile. Buon compleanno Clint e come sempre bellissime parole Sauro. Un abbraccio

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    1. Salve strega, era tanto che non leggevo un tuo post e devo dire che non ti sei fatta attendere invano...
      Hai scritto cose molto belle e condivisibili credo però che la "paroloccia" non fosse riferita al nostro Uomo.
      In attesa di Sauro,
      Un saluto

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    2. Innanzitutto grazie a entrambi, davvero, per le bellissime parole! E, a proposito di parole, credo che Alessandra si riferisse a Woody Allen e non a Clint parlando di "cagate", termine piuttosto colorito ma usato, a mio modo di vedere, in maniera del tutto inoffensiva.
      Riguardo le "tue" parole invece, cara Alessia, non posso far altro che ripetermi... e prima o poi ti convincerò ;) hai un modo di scrivere ed esporre i concetti che farebbe di te una critica cinematografica provetta: pensaci! Sei brava!
      p.s. ovviamente condivido tutto!

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    3. Sauro mi riferivo a un commento del 3 giugno di the mood for cinema qui sul tuo blog. Per le tue parole ti ringrazio ma non sono veramente all'altezza, tu mi sopravvaluti.baci

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    4. no!!! sei te che ti sottovaluti! :D riuscirò mai a fartelo capire? ;)

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  12. Ma bela's undead ha un suo blog?! Me lo sono forse perso?!

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    1. No Alessia, non ti sei persa niente.... Figurati che fino a ieri a me la parola liebster faceva venire in mente solo Bach.

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