domenica 14 giugno 2020

EMA


titolo originale: EMA (CILE, 2019)
regia: PABLO LARRAIN
sceneggiatura: GUILLERMO CALDERON, ALEJANDRO MORENO
cast: MARIANA DI GIROLAMO, GAEL GARCIA BERNAL, CRISTIAN SUAREZ
durata: 102 minuti
giudizio: 



Ema, giovane ballerina, e Gaston, suo compagno nonchè coreografo e insegnante, sono una coppia in crisi in seguito a un'adozione fallita, quella del piccolo Polo, ragazzino problematico che i due non sono stati in grado di gestire. Ma mentre Gastòn pare rassegnarsi alla sconfitta, Ema è invece decisa a riprendersi tutto, seppur a modo suo...



E' passato ormai quasi un anno da quando Ema è stato presentato in concorso all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, un anno che non è bastato al sottoscritto per sciogliere il dubbio: film affascinante, spiazzante, visivamente bellissimo, oppure solo "fuffa" autoriale, ricca anche di umorismo involontario, spacciata per opera d'arte? Diciamo che un anno fa al Lido propendevo più per la seconda ipotesi, ma poi, dopo una recente visione e una riflessione più attenta, mi sono parzialmente e felicemente ricreduto: Ema è un film che sedimenta dentro di te, che ti scuote, cui è difficile restare indifferenti. E' il settimo film del cileno Pablo Larraìn, uno dei miei registi preferiti e tra i più grandi contemporanei, ed è lontano anni luce dalle sue opere precedenti...

Per questo Ema ti spiazza: conoscevamo Larraìn come autore di grandi e disturbanti film politici, dove le vite di uomini più o meno comuni facevano da cartina di tornasole per raccontare la storia violenta del suo paese. Poi c'era stata la parentesi americana con Jackie, capolavoro assoluto sulla fine dell'innocenza di una nazione e del mondo intero, che pareva preludere a un futuro in lingua inglese. E invece, a sorpresa, questa volta Larraìn decide di tornare in patria (e, badate bene, nemmeno nella "sua" Santiago, bensì nell'anonima Valparaìso) per raccontare non la grande Storia, quella con la "esse maiuscola", bensì una piccola storia di una giovane donna testarda e (forse) un po' pazza, decisa però a non farsi sopraffare dal benpensantismo.

Ema (Mariana Di Girolamo, davvero brava) è una giovane ballerina che lavora nella stessa compagnia del marito coreografo, Gastòn (Gael Garcia Bernal, altrettanto bravo in un ruolo che lo vede interpretare quasi sempre un perfetto coglione). Il loro matrimonio però è finito da tempo, esattamente da quando sono stati costretti a riportare in orfanotrofio il piccolo Polo, il bambino che avevano cercato di adottare ma che gli ha procurato solo guai: prima ha cercato di incendiare la casa, poi ha messo un gatto nel congelatore, infine ha devastato il viso della sorella di Ema... a tutto questo si aggiunge un particolare non secondario: Gastòn è sessualmente impotente, forse inconsciamente gay, di sicuro la persona meno adatta a gestire la compagna, dal carattere incendiario (in tutti i sensi!) e poco incline al compromesso.

Per le strade di una Valparaìso tutt'altro che da cartolina, "sporcata" dalla fotografia plumbea di Sergio Armstrong, la biondissima Ema prova a superare il senso di colpa attraverso il ballo e il sesso estremo, due universi vicinissimi tra loro e uniti dal reggaeton, una danza carnale, erotica, eccitante, che il marito odia ma che trasmette a Ema una carica vitale esplosiva e autodistruttiva insieme: Ema finisce per andare a letto con chiunque, compresa la sua avvocatessa, come una mantide pronta a trascinare nel vortice e divorare tutto ciò che le sta intorno e la disturba, seguendo un piano perverso, lucidamente folle, che nelle sue intenzioni la dovrebbe portare a riprendersi tutto quello che ha perduto, fino ad un epilogo "incendiario" (che non si può proprio raccontare) in cui la sua vita malsana pare condannarla ad essere sempre al centro del suo mondo e di quello degli altri.


Perchè in questo film pare davvero che tutto giri intorno a lei: è lei il motore del mondo, un mondo che purtroppo gira senza controllo (e qui, forse, c'è l'unico riferimento al Cile e al suo difficile presente) nelle fattezze di una piccola donna agguerrita ed egocentrica, come una stella che emana calore ed attrae chiunque, che regala energia ed affetto ma che rischia di bruciare chi le si avvicina troppo. E' lei che detta il ritmo, che conta i passi, che come nel reggaeton allude e illude, tira e molla, seduce e rilascia tutti coloro che sono funzionali al suo disegno: diventare madre e farsi una famiglia.

Ema è un film affascinante e incompiuto, squilibrato, che alterna sequenze di grande impatto visivo a momenti a volte anche imbarazzanti e grotteschi (diciamo pure ridicoli) ma che comunque non si può liquidare con sufficienza. E' stato il film più coraggioso e sperimentale dell'ultima Mostra di Venezia, merita una visione approfondita, senza confronti o pregiudizi. Di oggettivamente bello ci sono l'accuratezza della confezione e una fotografia davvero strepitosa, che però ne rende obbligatoria la visione sul grande schermo. Auguriamoci che arrivi presto in sala, perchè vederlo sul pc o in televisione inficerebbe irrimediabilmente la sua potenza.

5 commenti:

  1. voglio vederlo, mi hai messo la curiosità ^_^

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  2. Visto ieri sera: anche io devo farmi un'opinione, quello che è certo è che è un film destinato a dividere, il che già di per sè è un pregio. Ne riparliamo tra un po'! ;)

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    1. esatto, non è certo un film che si può liquidare in due parole. quando ti sarai schiarita le idee ne riparliamo...

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