martedì 29 dicembre 2020

UNDINE, UN AMORE PER SEMPRE



titolo originale: UNDINE (GERMANIA/FRANCIA, 2020)
regia: CHRISTIAN PETZOLD
sceneggiatura: CHRISTIAN PETZOLD
cast: PAULA BEER, FRANZ ROGOWSKI, JACOB MATSCHENZ
durata: 92 minuti
giudizio: 



Undine è una storica che lavora come guida turistica presso il Museo di Architettura di Berlino. E' appena stata lasciata dal suo compagno, Johannes, malgrado quest'ultimo avesse giurato di amarla per sempre. Nello stesso momento però conosce Christof, uno sconosciuto di cui s'innamora perdutamente, ricambiata. Ma quando Johannes si ripresenterà nella sua vita, la vera natura di Undine prenderà il sopravvento... 



Nella mitologia nordica l'Ondina era una leggendaria donna-sirena priva di anima che poteva diventare umana solo accoppiandosi con un uomo, il cui legame a quel punto sarebbe diventato inscindibile. Ne consegue che se l'uomo avesse tradito l'amore dell'Ondina sarebbe stato inesorabilmente condannato a morte... una visione assoluta, romantica, che tanta fortuna ebbe nella letteratura europea del tardo '800, da Hans Christian Andersen a Edgar Allan Poe (per citare solo i più noti), le cui opere spesso facevano riferimento a questa figura mitica il cui destino era legato all' Amore puro e incondizionato nei suoi confronti, con conseguenze spesso tragiche (per ovvie ragioni).

Un tema che affascina ancora oggi, come è successo al regista tedesco Christian Petzold che ha portato all'ultima Berlinale una versione contemporanea e molto suggestiva della moderna Undine (dal latino unda, cioè "onda"),  qui interpretata dalla stupendissima (si può dire? lo dico io!) Paula Beer, che con questo ruolo si è aggiudicata anche l'Orso d'argento per la miglior attrice. La sua Undine, algida, malinconica, enigmatica, in apparenza distaccata (come una creatura senz'anima, perlappunto) vive nella parte più vivace di Berlino e lavora come storica nel Museo dell'Architettura, dove intrattiene il pubblico con brevi conferenze sui mutamenti paesaggistici della metropoli tedesca nel corso della storia.

Un dettaglio non privo di significato: attraverso le trasformazioni della sua città Undine rivede la sua stessa vita, la sua natura, ovvero quella di una creatura che nasce, muore e si rigenera in conseguenza della morte violenta di ciò che la ostacola, nel suo caso un'amore perduto. Esattamente come la città di Berlino che, seppur lacerata dalle macerie fisiche e politiche della Storia, ha saputo risollevarsi e rinascere dalla tragedia della guerra diventando una delle capitali europee più dinamiche e moderne, tuttora in continua evoluzione. I palazzi, le strade e il caos di Alexanderplatz sono il corrispettivo "terrestre" della natura acquatica di Undine, un mare di cemento che inghiotte una relazione finita (quella con il suo ex compagno, Johannes) e ne riapre una nuova, che non le impedirà però di sfuggire al suo destino.

Undine, infatti, subito dopo aver giurato di uccidere l'ex fidanzato si getta immediatamente tra le braccia di Christof, un sommozzatore di professione che incontra in un caffè: lei è ancora scossa dal rifiuto di Johannes, lui la corteggia con discrezione, lei quasi in trance fa cadere il cellulare, lui si china per raccoglierlo ma urta per sbaglio un gigantesco acquario che crolla e va in frantumi, sommergendoli di acqua... eccola, l'acqua: l'elemento ancestrale, dove nascerà e (spoiler!) morirà la loro torrida storia d'amore. Undine e Christof stringono la loro unione in acqua e l'acqua sarà l'habitat naturale del loro sentimento, custodendolo per sempre.  


Un habitat liquido dove il tempo è sospeso, o quantomeno non scorre con la stessa intensità del presente: Undine in acqua rivive continuamente un destino già scritto all'insaputa di chi le sta intorno, conferendo al film un forte potere evocativo e simbolico, assolutamente fascinoso, dove l'intensità di una storia universale e magica si fonde in uno struggente lirismo restituendo la piena essenza della leggenda che lo ha ispirato. Petzold non ha paura di affrontare l'assolutezza del melodramma e lascia (giustamente) spazio alla suggestione, riuscendo (quasi) miracolosamente a preservare il fragile equilibrio tra il romantico e il grottesco: per quanto quello che si vede sullo schermo abbia infatti i contorni di una fiaba arcaica, mai per una volta si ha la sensazione che ciò che ci scorre davanti agli occhi sia poco credibile o poco chiaro.

Merito di una sceneggiatura ispirata, capace di attualizzare concretamente una storia senza tempo senza scadere mai nella sdolcinatezza (ma, anzi, mantenendo sempre un apprezzabile rigore di fondo tipico - vogliamo dirlo? - della mentalità teutonica). Ma anche e soprattutto grazie alle convincenti interpretazioni degli attori protagonisti: Franz Rogowski ha la faccia e i modi di un corteggiatore discreto e dolente, mentre Paula Beer è di una tale bellezza scenica ed esteriore che non può non ammaliare chiunque si imbatta in questo film: ha appena venticinque anni ma la sua faccia già ci era rimasta impressa parecchie volte (la ricordiamo in Frantz di Ozon e in Opera senza autore di Donnesmarck). Il suo futuro è radioso, ammesso che non sia già presente...


6 commenti:

  1. Me lo segno, lo voglio vedere ^_^

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    1. Ne vale assolutamente la pena! Poi fammi sapere che ne pensi ;)

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  2. il tuo apprezzamento...appassionato di Paula Beer lo condivido pienamentissimo(si può dire?)(cit.)..ma dove si può recuperare Undine se si può?

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    1. Si trova in streaming legale sulla piattaforma MioCinema, a 7,90 euro :)

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  3. Bene,grazie, ho appena fatto iscrizione e prenotata visione,lo condividerò stasera.ottima piattaforma,conoscevo,ma non mi ero deciso alla iscrizione,da adesso la utilizzerò sicuramente,aspetto tue recensioni,che,ci tengo a dirtelo,apprezzo e condivido ,sempre!Grazie di nuovo.

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    1. Non immagini quanto mi facciano piacere queste parole: per me sono la "linfa" per portare avanti questo piccolo blog, da ormai più di dieci anni. Grazie davvero, grazie a te. A questo punto... auguri! Buon anno e buona visione!

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