lunedì 22 febbraio 2021

LA NAVE SEPOLTA


titolo originale: THE DIG (GB, 2021)
regia:
 SIMON STONE
sceneggiatura: MOIRA BUFFINI
cast: CAREY MULLIGAN, RALPH FIENNES, LILY JAMES, JOHNNY FLYNN, BEN CHAPLIN, ARCHIE BARNES, EAMON FARREN, MONICA DOLAN
durata: 112 minuti
giudizio: 




Inghilterra, 1939. La ricca vedova Edith Pretty è
 convinta che sotto la sua immensa proprietà sia nascosto un antico tesoro. Assolda quindi l'archeologo autodidatta Basil Brown per aiutarla nelle ricerche ed iniziare gli scavi, mentre l'ombra della guerra si fa sempre più opprimente...




C'erano una volta i film d'avventura, quei film che quando eri piccolo avevano il potere di farti sognare e viaggiare col pensiero, raccontandoti storie desuete di civiltà lontane oppure affabulandoti con il fascino della storia antica, dei misteri del mondo... oggi, certo, nell'era di internet è sempre più difficile sorprendere lo spettatore e condurlo per mano indietro nel tempo alla ricerca di vicende picaresche, ma gli inglesi, si sa, hanno un'abilità innata nel ricreare le atmosfere seducenti del loro passato: questo per dire che La nave sepolta non è e non diventerà mai un capolavoro, ma è un film proprio "come quelli di una volta", capaci di sedurti con l'eleganza, la compostezza e la signorilità tipicamente british che il pubblico di tutto il mondo apprezza.

In realtà qui non si va nemmeno troppo indietro con gli anni, ma la storia è comunque poco nota e quindi abbastanza universale: peccato però che la distribuzione italiana abbia come al solito toppato clamorosamente "spoilerando" nel titolo quella che avrebbe dovuto essere la sorpresa del film (a differenza del titolo originale The Dig, ovvero "lo scavo"...) Inutile perciò girarci intorno: La nave sepolta non è altro che il racconto, molto romanzato, di una delle più importanti scoperte archeologiche del secolo scorso: siamo a Ipswich, nel Suffolk inglese, a un centinaio di miglia da Londra. Qui si trova l'immensa tenuta della giovane Edith Pretty (Carey Mulligan), una donna esile e debole, fiaccata dalla morte prematura del marito e da una malattia al cuore che le lascia poche speranze di vita. Edith però non vuole andarsene prima di aver scoperto quello che si cela sotto la sua proprietà, convinta che quegli strani tumuli di terra che emergono dal suo terreno siano le sentinelle di un tesoro nascosto.


A darle una mano nella sua folle convinzione sarà un uomo di mezza età, tale Basil Brown (Ralph Fiennes), di professione "scavatore", un archeologo autodidatta e privo di titoli accademici che però conosce come le sue tasche ogni granello di terra di quella zona. Brown è una persona mite, dimessa, di umili origini, ben consapevole però della sua abilità. Sarà lui che dissoderà palmo a palmo tutta la tenuta fino a trovare i resti di una grande nave antica contenente oggetti di inestimabile valore, che ovviamente faranno gola a molti...

Un classico film d'avventura avrebbe potuto anche chiudersi qui. Invece non siamo nemmeno a metà pellicola e finora la suspance è peraltro molto, molto contenuta. Segno evidente che per il regista australiano Simon Stone (e la sua sceneggiatrice Moira Buffini) l'intento non era certo quello di girare un nuovo Indiana Jones... e infatti il film "vero" comincia adesso, mostrandoci progressivamente le varie implicazioni sociali, economiche e politiche di una scoperta del genere: il potente British Museum cerca infatti di mettere subito la mani sul "bottino", prima esautorando Brown dalla direzione dei lavori con il pretesto di non avere la qualifica giusta per il ruolo (ovvero la laurea, nonostante sia oggettivamente il miglior archeologo in circolazione) poi facendo pressione sulla vedova Pretty per assicurarsi una donazione (come poi avverrà) che sarà la più importante del secolo.
 

Il tutto in un momento storico drammatico e particolare: il Regno Unito sta per entrare in guerra contro Hitler e ogni azione è condizionata dal conflitto imminente: vuoi per mettere al sicuro i reperti ritrovati dai futuri bombardamenti tedeschi, vuoi perchè l'intera popolazione maschile viene incitata all'arruolamento dalla propaganda patriottica, compreso il fratello minore di Edith, John (Eamon Farren) destinato a diventare il futuro capofamiglia dopo la morte della sorella e colui che dovrà occuparsi del piccolo Robert (Archie Barnes) il figlio di lei, fragile e sognatore. La guerra entrerà a gamba tesa nel recupero della grande nave, inasprendo i rapporti non proprio idilliaci tra i membri della spedizione e scoperchiando storie non dette e tabù personali difficili da sopportare per l'epoca...

Il film procede infatti metaforicamente in profondità: più gli scavi vanno a fondo nel terreno di Edith, più vengono fuori situazioni che metteranno a dura prova molti dei protagonisti: la giovane studiosa Peggy Piggott (Lily James) troverà il coraggio di abbandonare il marito, omosessuale represso e anaffettivo, per rivelare il suo amore proprio a John. La moglie di Brown, May (Monica Dolan) accetterà con sofferenza il platonico trasporto del coniuge verso Edith, comprendendo che quella donna ha regalato al suo congiunto la più bella esperienza della sua vita. Brown, da parte sua, pur senza ricevere alcun riconoscimento per il suo lavoro (il suo nome verrà accostato a quello di Edith solo molti anni dopo la sua morte) accetterà di buon grado le umiliazioni classiste dovute alle sue origini proletarie per coronare il suo sogno di riportare alla luce qualcosa di straordinariamente prezioso.

Non è un capolavoro La nave sepolta, lo ripetiamo, ma è un film che riesce perfettamente nel suo intento: quello di coinvolgere e appassionare la platea generalista di Netflix attraverso un racconto lineare e ben strutturato, capace (soprattutto nel finale) di strappare lacrime di sincera commozione. Carey Mulligan è molto brava nell'interpretare tutta in sottrazione un personaggio dolente ma poco empatico come quello di Edith (in una parte pensata originariamente per Nicole Kidman), ma la menzione speciale va comunque a Ralph Fiennes, perfetto nella sua personificazione dimessa e struggente di Basil Brown, di cui nella versione originale è possibile apprezzare il grande lavoro linguistico svolto per restituire l'accento del sud dell'Inghilterra (di cui purtroppo viene persa ogni traccia nel doppiaggio italiano).

 

4 commenti:

  1. Fiennes bravo ma Mulligan di più. La adoro.

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    1. Sono due bravi attori. La Mulligan non la scopriamo certo ora, è sempre stata una brava attrice (anche se fa sempre un po' lo stesso personaggio...), però in questo film Fiennes mi è piaciuto di più, specie per il lavoro sul linguaggio impostogli dal ruolo.

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  2. Il cast invoglia molto, devo dire che il "mood" invece mi respinge, anche se ne sto leggendo bene anche altrove, quindi credo che appena possibile lo guarderò.

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    1. Confesso che all’inizio nemmeno a me ispirava più di tanto... e magari in altri tempi non lo avrei preso in considerazione (sbagliando). Ma in questi periodi di “astinenza” si finisce col vedere tutto, e devo dire che non mi è affatto dispiaciuto: film tipicamente “British”, con pochi sorprese e pochi slanci, però ben fatto.

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