martedì 22 febbraio 2022

GLI OCCHI DI TAMMY FAYE

titolo originale: THE EYES OF TAMMY FAYE (USA, 2021)
regia: MICHAEL SHOWALTER
sceneggiatura: ABE SYLVIA
cast: JESSICA CHASTAIN, ANDREW GARFIELD, VINCENT D'ONOFRIO, CHERRY JONES 
durata: 126 minuti
giudizio: 



Negli anni 70-80 i coniugi Jim e Tammy Bakker, una coppia di oltranzisti religiosi, fondarono un'emittente televisiva di trasmissioni ecclesiastiche che riscosse un immediato e incredibile successo in tutti gli Stati Uniti. Ben presto però si venne a sapere che il network era in realtà lo strumento per perpetrare un'enorme truffa ai danni di cittadini ignari e devoti, che elargivano soldi in nome della loro fede a una vera e propria associazione a delinquere



Una storia(ccia) tutta americana, marcia fino al midollo, che ci fa aprire gli occhi su un mondo malsano e bigotto come il fanatismo religioso e che forse farà guadagnare un Oscar a Jessica Chastain, che ha prodotto e interpretato questo biopic abbastanza convenzionale ma tale da garantirle un ruolo potenzialmente molto vicino ai gusti dell'Academy Award (e infatti è arrivata puntuale la nomination).

Aldilà dei premi, però, a noi interessa più che altro discernere il significato di un film difficile di entrare nelle corde di noi europei, forse non ancora avvezzi a certe pratiche tipiche dello strapotere dei media ma già ben radicate nell'America degli anni '70... per noi italiani (con poco onore) i riferimenti più vicini sono quelli di Wanna Marchi e figlia, che una ventina d'anni fa videro crollare il loro impero di televendite sotto i colpi della magistratura, ree di aver turlupinato migliaia di persone che acquistavano granelli di sabbia e sale da cucina nella speranza di vincere al lotto o farsi togliere il malocchio.

Ma lì si trattava soprattutto di persone fragili di testa e di fisico, spesso malate, con situazioni difficili, la cui debolezza li spingeva a farsi truffare dalle due famigerate tele-imbonitrici. Nel caso di Jim e Tammy Bakker invece era la religione ad anestetizzare un pubblico di seguaci che vivevano come un dogma il verbo della celebre coppia di "predicatori" dell'etere, che non prometteva nulla ma riusciva a spillare dalle tasche dei propri seguaci somme di proporzioni anche gigantesche, giustificandole come "aiuti" a sostegno della loro missione. Del resto la stessa Tammy era cresciuta in una comunità di oltranzisti religiosi, i Pentecostali, una setta influente e potente da cui era stata espulsa a causa del divorzio dei genitori. Per la giovane Tammy fu un colpo al cuore, un'onta tale da condizionarla per tutta la vita.

Così, l'incontro con il bello e affascinante Jim Bakker, un "maestro" predicatore a metà tra catechista e social-manager ante litteram (un Andrew Garfield sacrificato nello scomodo ruolo di subdolo imbroglione catto-oltranzista) consente a Tammy di coronare la sua rivincita: i due mettono su un piccolo canale televisivo dove si cimentano dapprima con uno show per bambini capace di diffondere tra i più piccoli il messaggio evangelico, poi con programmi sempre più "adulti" e ingannevoli per arrivare a costruire un'enorme macchina da soldi dove i devoti e ignari telespettatori elargivano montagne di denaro credendolo destinato alle opere pie, mentre invece veniva usato per gli scopi più disparati: dalle speculazioni edilizie a investimenti finanziari fino al robusto sostegno economico al Partito Repubblicano, oltre che finire ovviamente nelle tasche dei due coniugi, che non si facevano problemi ad ostentare uno stile di vita tanto kitsch quanto dispendioso...    

Ma se il profilo di Jim Bakker è quello abbastanza comune di truffatore patentato, ad incuriosire gli autori del film è più che altro la figura di Tammy, una donna controversa, bipolare, per certi versi sincera nella sua dogmatica esaltazione, capace anche inconsapevolmente di mettere in evidenza le incredibili contraddizioni del suo movimento-setta (diventerà un'icona gay pur agendo all'interno di una comunità ultraconservatrice) e anche di affrancarsi, seppur a modo suo, in un ambiente retrogrado e maschilista. Jessica Chastain, irriconoscibile e sepolta sotto chili di trucco, riesce nell'impresa di dar vita a un personaggio credibile e capace di divorarsi l'intero film, che vive essenzialmente sulla sua interpretazione: la regìa di Michael Showalter è infatti piatta e senza particolari intuizioni, così come la sceneggiatura, che si rivela tutt'altro che a orologeria e spreca buona parte del cast (compreso un Vincent d'Onofrio visibilmente poco a suo agio). Ma gli occhi di Tammy, quelli sì, disegnano un ritratto vero e toccante di una donna viva, a suo modo fiera, più vittima che carnefice. Vittima prima di tutto di se stessa.
  

2 commenti:

  1. E' quel genere di storiaccia che mi prende e mi appassiona, a prescindere dal valore del film che, effettivamente, non è granché. Lei però è meravigliosa davvero!

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    Risposte
    1. Io farò il tifo per lei! :)
      (agli Oscar, ovviamente)

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