sabato 2 luglio 2022

ELVIS


titolo originale: ELVIS (USA, 2022)
regia: BAZ LUHRMANN
sceneggiatura: BAZ LUHRMANN, SAM BROMELL, CRAIG PEARCE, JEREMY DONER
cast: AUSTIN BUTLER, TOM HANKS, HELEN THOMSON, RICHARD ROXBURGH, OLIVIA DE JONGE, KELVIN HARRISON JR.
durata: 160 minuti
giudizio: 



La vita straordinaria (infanzia, ascesa e declino) del grande Elvis Presley, icona del rock'n roll e del country-blues, raccontata dal suo vecchio manager e mentore, il sedicente Colonnello Tom Parker.   




Cercasi disperatamente Baz Luhrmann. Ovvero cercasi quel cineasta adorabilmente folle, bulimico, debordante, a suo modo sempre eccessivo e trasgressivo tuttavia sempre capace di irrompere nei cuori del pubblico sfruttando la sua innata capacità di regalarci storie emozionanti e sentimentalmente "violente", capaci di scavarti nel profondo dell'anima, regalandoci film che nel cuore (e nella mente) ci rimangono scolpiti, spesso in barba ai giudizi della critica: Luhrmann è infatti uno dei registi più amati in assoluto dagli appassionati di cinema, quelli che giudicano i film in base alle emozioni che sprigionano e non ai movimenti di macchina o ai virtuosismi della sceneggiatura... non è un caso che finora Luhrmann abbia dato il meglio di sè in pellicole assolutamente gonfie di romanticismo come Romeo + Giulietta (vero manifesto della X generation), il rutilante Moulin Rouge e il sontuoso, decadente Il Grande Gatsby, tragico affresco del tramonto di un'epoca irripetibile.

Per questo ci si resta male vedendo Elvis, che dei segni distintivi suddetti ha soltanto la bulimia, purtroppo fine a se stessa. Ci ha messo quasi dieci anni il regista australiano per dare alla luce quello che è di sicuro il suo film più ambizioso ma anche pretenzioso, portando sul grande schermo il suo primo biopic, dedicato a uno dei Miti musicali più celebri di tutti i tempi, a quel ragazzo di Nashville che, guardacaso, sapeva farsi amare dal suo pubblico come nessun altro. Ed è qui che Luhrmann sbaglia clamorosamente, almeno a mio modesto parere: quando ti confronti con una leggenda (parafrasando un altro Mito, John Ford) non puoi far altro che mettere in campo la leggenda. E invece Luhrmann scivola proprio sul suo terreno preferito: anzichè celebrare a modo suo, vale a dire in un abbagliante affresco pop il re del rock'n roll, Elvis si rivela un biopic pedissequo e inconcludente, che non sa mai quale strada prendere: piuttosto superficiale e impreciso nel mostrarci il Presley-uomo, piuttosto bolso e confusionario quando si tratta di mettere in scena il Presley "animale da palcoscenico", l'artista che solo sul palco riusciva a star bene con se stesso.

Elvis (il film) "toppa" infatti proprio in quello che doveva essere il suo punto forte: da Luhrmann ci saremmo aspettati un travolgente, emozionante, vorticoso omaggio a Elvis (il personaggio, il Mito), sulla falsariga, ad esempio, di quello che era riuscito perfettamente a Bryan Singer in Bohemian Rhapsody. So bene di essere in minoranza su questo punto, che per me è cruciale: per me Bohemian Rhapsody è un film riuscitissimo e che centra perfettamente l'obiettivo, quello di rendere omaggio a un' (altra) leggenda del pop. Lo fa, certo, con un film oltremodo discutibile dal punto di vista della realtà storica e che se ne frega bellamente di mostrarci il lato privato di Freddie Mercury... ma lo fa di proposito, poichè si rivolge a un pubblico di fan cui poco importa di come si comportasse Mercury una volta sceso dal palco, mentre invece gli importa moltissimo cantare insieme le sue canzoni, far rivivere giustappunto la sua leggenda. Da questo punto di vista Bohemian Rhapsody è un film perfetto, Elvis purtroppo no.

Dura 160 minuti il ritratto che Baz Luhrmann dedica a Elvis Presley, eppure mai una volta in questi 160 minuti il film ci emoziona davvero: nemmeno nel finale, quando le immagini di repertorio ci mostrano l'ultimo Elvis, quello vero, ormai schiavo dei barbiturici e delle sue nevrosi, sfatto nel fisico e nell'anima... forse anche perchè fino a un attimo prima avevamo visto l'attore che lo interpreta, Austin Butler, praticamente imbalsamato dal trucco e sempre uguale durante tutto il film, che attraversa la giovinezza, l'adolescenza e l'età adulta di Elvis senza mai ingrassare di un etto. Ma aldilà di questo, a non funzionare è soprattutto il pedissequo e timido ritratto che Luhrmann dedica al protagonista: Elvis scorre via veloce ma non si sedimenta, restando sempre sospeso tra la voglia di celebrare Presley attraverso le sue canzoni e, chissà perchè (forse per far vedere di essere diventato un regista "impegnato"?) quella di mostrare il lato oscuro dell'artista, dipingendolo come un burattino nelle mani del subdolo Colonnello Parker, l'avido impresario che lo terrà "per le palle" fino alla sua morte.

Ne viene fuori un prodotto ibrido, diseguale e poco significativo, che procede a scatti per oltre due ore e mezza frullando quarant'anni di vita di una delle più grandi icone della musica leggera in un minestrone di immagini e canzoni che non approfondisce mai un aspetto che sia uno, in particolar modo quelli dedicati al Presley privato, su cui la sceneggiatura scritta a otto mani da Luhrmann insieme a Sam Bromell, Craig Pearce e Jeremy Doner "glissa" in maniera chirurgica riguardo soprattutto la politica: nulla ci viene mostrato dei rapporti ormai acclarati di Elvis con Nixon e con i servizi segreti americani, mentre le immagini di Martin Luther King e Robert Kennedy scorrono sullo schermo e parlano "da sole", senza che venga fatta parola della "pallida" solidarietà (diciamo così...) del divo verso la comunità nera e le sue simpatie non proprio progressiste. Ascoltiamo invece tanta, tanta musica (per fortuna!), questa ovviamente stupenda, eppure anche le canzoni appaiono posticce, come se uscissero da un juke-boxe virtuale senza un filo logico che le unisce, quasi come una scusa per farle ascoltare...


Elvis è un film confusionario e mal amalgamato, diseguale, che vuole (vorrebbe) mostrare tutto ma che alla fine finisce per non raccontare nulla se non una rappresentazione parziale e troppo sfumata di una star forse troppo grande per essere incasellata dentro una fiction: non è un caso che nella storia recente di film su Elvis ne siano stati fatti pochissimi, quasi tutti documentari, e dove persino un maestro come John Carpenter incontrò a suo tempo le sue brave difficoltà nel dipingere un ritratto del re del rock sincero e credibile (nel film omonimo, con protagonista Kurt Russell).


L'unico ad uscire fuori alla grande dal film di Luhrmann è senza dubbio Tom Hanks, che sebbene appesantito da chili e chili di trucco eccessivo si prende la scena fin dall'inizio nei panni del Colonnello Parker, ego narrante del film (che racconta Elvis dalla sua prospettiva) e decisamente più a suo agio nel ruolo rispetto a un Austin Butler che invece fatica a imporsi nonostante il gran lavoro sul personaggio: Butler incarna un Elvis credibile e particolarmente versatile quando si tratta di interpretarlo durante le performance canore (dove peraltro canta con la sua voce, pur se "aiutata" digitalmente dai sintetizzatori che la sovrappongono a quella del vero Presley) mentre si dimostra palesemente a disagio nei momenti intimi del divo. Ma in questo caso la colpa, come abbiamo detto, è più da attribuire a una sceneggiatura oggettivamente zoppicante piuttosto che a lui, peraltro anche poco aiutato (come Hanks) da un discutibile make-up che lo "ingessa" per tutto il film.

Elvis rimane quindi un film prigioniero del suo Mito, che procede sempre a corrente alternata, con pochi momenti epici e tante lungaggini, che non riesce mai a raggiungere il climax, ovvero l'anima di un personaggio che ha fatto sognare intere generazioni di fan e che ha segnato come pochi la storia della musica leggera. E' un po' come una torta senza ciliegina, come i maccheroni senza il cacio o un concerto senza il "bis": è un'opera possente ma dai piedi d'argilla, cui manca il cuore per raggiungere il pubblico e fargli indossare i vestiti infronzolati del ragazzo d'oro di Nashville. Si lascia vedere, non ci si annoia, ma alla lunga la sensazione che rimane è sempre quella di una (bellissima) occasione perduta.
  

8 commenti:

  1. Peccato, mi ispirava molto. Adoro Elvis e il suo modo di affrontare la vita a tutto tondo a dispetto di tutto. Ma in effetti come dici te è forse un personaggio troppo grande per rinchiudere in un film.

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    1. Forse si poteva fare un altro film, in un altro modo, o forse no. Questo è Elvis secondo Luhrmann, lui lo vede così. Io non sono un fan e ho la mia visione delle cose: come dico a tutti mi sento un po' in colpa se qualcuno non va a vedere un film perchè io ne ho parlato male... ti consiglio di andare al cinema e farti la tua opinione. E poi magari ne riparliamo. Più che volentieri.

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  2. Aspettavo la tua recensione, ma non immaginavo un giudizio così negativo. È vero il film è molto indulgente verso la figura privata di Elvis, tuttavia io il suo dramma, quello di poter "vivere" solo su un palco, l'ho percepito eccome. E poi i due interpreti sono davvero bravi: il giovane Butler non ha avuto nessun timore reverenziale a vestire i panni di Elvis
    Che ne pensi?
    Intanto buonanotte e buona domenica.
    Mauro

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    1. Sono gusti, Mauro. Sugli interpreti concordo con te: Butler e Hanks (specialmente quest'ultimo) offrono ottime prove d'attore, che però a mio parere non sono supportate da una sceneggiatura adeguata. Però il film non funziona, fatico a riconoscere il coraggio che Luhrmann ha sempre messo in tutte le sue opere. Un Luhrmann al top della forma non avrebbe fatto un film indulgente, avrebbe sviscerato a modo suo l'anima di Elvis. Qui purtroppo non ci riesce.

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  3. Io l'ho trovato meraviglioso! Non è un'agiografia ma rende bene l'idea di un uomo geniale e schiavo del suo talento, che riusciva ad essere se stesso solo sul palco. E di quanto la notorietà e i soldi possono devastare la mente delle persone. Un film drammatico e dolente, con le canzoni rappresentate benissimo. Come può non piacerti???? :)

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    1. Chiariamoci: come ho detto molte volte un film deludente non è necessariamente un brutto film. E Elvis non è un brutto film, sarei stupido e ipocrita se lo dicessi. Però è un film che non rispetta le attese, che non mantiene quello che promette. E' un'occasione sprecata, perchè da Luhrmann uno si aspetta ben più che un pedissequo biopic piatto e superficiale. Almeno secondo me, ovvio.
      p.s. se vuoi vedere un film che fotografa magistralmente (e brutalmente) il mondo "drogato" dello spettacolo, guardati "Vox Lux" di Brady Corbet. Se non lo hai già visto potrebbe stupirti...

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  4. Stefania Basset7 luglio 2022 19:22

    A me è piaciuto molto il film: mi sono divertita un sacco in sala e a differenza tua mi sono commossa quando ho visto il vero Elvis alla fine che canta “Unchained Melody” con il cuore in mano. Trovo che Elvis Presley calzi a pennello per il cinema di Baz Luhrmann: lui era esplosivo, stravagante, sensuale e spericolato, ma la sua storia finisce in tragedia.

    Ho trovato Austin Butler favoloso nell’ interpretare Elvis, soprattutto nel trasmettere quell’incredibile scarica di energia - sessuale ma non solo - che aveva Elvis sul palco, ma anche nel replicare l’accento da “redneck” del Mississippi e le varie fasi di Elvis, dal ragazzo timido ed insicuro degli inizi all’uomo con la falcata da tigre dei primi concerti a Las Vegas. Tom Hanks invece non mi è piaciuto: l’accento distrae (ho visto il film in lingua originale, dato che sono quasi bilingue) e il suo Tom Parker ne esce come un cattivo dei cartoni animati. Ho interpretato il suo personaggio come una mosca fastidiosa di cui ti vuoi liberare e che minaccia di rovinare tutto il film e forse ci riesce, come Parker ha minacciato di rovinare la carriera di Elvis.

    È vero che il film, soffermandosi su un paio di elementi biografici, glissa su molti aspetti, soprattutto della vita privata, ma onestamente non mi è pesato per niente, perché da sempre ho sentito davvero un sacco di battute e cose negative sugli eccessi di Elvis e mi ha fatto piacere riscoprire la sua musica dirompente, nonché il suo rispetto per la musica gospel, blues e R&B dei neri, troppo spesso minimizzato.

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    1. Ciao, innanzitutto grazie per il tuo commento approfondito (è ormai così raro riceverne...) e per la passione che metti quando scrivi. Provo a risponderti su ogni punto:
      1) Anche a me le immagini del vero Elvis, poco prima di morire, hanno umanamente impressionato, ma trovo che le emozioni che quel filmato di repertorio dovrebbe suscitare vengano annacquate dalla rappresentazione filmica (per me) totalmente irreale del personaggio interpretato da Butler: e non per colpa di Butler (che è bravissimo) ma per colpa di un trucco totalmente sbagliato e una fisicità non corrispondente a quella, ormai sfatta, dell'ultimo Elvis. La fisionomia di Butler, attore esteticamente bellissimo, non viene per niente scalfita nel corso di tutto il film: sono d'accordo con te quando dici che ha il fisico e l'energia giusta per il ruolo, ma la sua faccia e il suo girovita sono identici per tutti i 160 minuti di pellicola, che attraversano quasi trent'anni di vita del divo...
      2) Su Tom Hanks non sono d'accordo con te, ma sono gusti... mi permetto però di evidenziare una contraddizione nel tuo discorso: tu dici che il film è bello ma Tom Hanks non ti è piaciuto. Ma l'intero film è basato sulla figura di Tom Hanks, alias Colonnello Parker: noi "vediamo" Elvis attraverso gli occhi di Parker, e Parker è il vero "deus ex machina" dei destino di Elvis. Si può quasi dire che è lui il vero protagonista del film, l'uomo che muove tutti i fili del discorso. Mi riesce difficile pensare che un film possa piacerti se non ti piace il personaggio-chiave del film stesso...
      3) Per me invece le parti "glissate" contano eccome. Ma tutto dipende da come si vuole strutturare il film, e ammetto di non aver capito molto l'impostazione che Luhrmann abbia voluto imprimere alla pellicola. Cerco di spiegarmi: se non vuoi fare un biopic in senso stretto (padronissimo, ci mancherebbe) allora devi fare un qualcosa che, per dirla appunto alla John Ford, "stampi la leggenda": e allora devi dare al film un taglio diverso, più omaggiante verso l'artista e dedicarti all'artista-e-basta (come ha fatto appunto Singer in Bohemian Rhapsody). Ma se vuoi fare un biopic classico (come a me Elvis pare sia) non puoi omettere capitoli essenziali della storia...
      Ma aldilà di tutto questo, alla fine, il problema di "Elvis" è che io proprio non ci ho visto il vero Luhrmann, quello travolgente, esagerato, ridondante, eccessivo, provocatorio delle sue opere migliori. "Elvis" dura 160 minuti ma la storia non ti prende mai, non esalta, non coinvolge come mi sarei aspettato. Opinione personalissima, ovviamente! :)

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