sabato 3 febbraio 2024

THE HOLDOVERS - LEZIONI DI VITA



titolo originale: THE HOLDOVERS (USA, 2023)
regia: ALEXANDER PAYNE
sceneggiatura: DAVID HEMINGSON
cast: PAUL GIAMATTI, DOMINIC SESSA, DA'VINE JOY RANDOLPH
durata: 133 minuti
giudizio: 



Un burbero professore universitario è costretto a trascorrere le vacanze natalizie nel college dove insegna per "sorvegliare" alcuni studenti che non hanno un posto dove andare, tra cui un alunno difficile con il quale stringerà un rapporto particolare ed umanissimo... 





"Tutto ciò che accade, accade giustamente"
: lo scrive Marco Aurelio nei suoi Pensieri, il libro che lo scorbutico professor Hunnham regala ai suoi allievi ad ogni occasione. Perchè la storia insegna, si ripete, ci condiziona: Hunnham declama storia antica nel suo college, ma lo sguardo è inevitabilmente rivolto al presente, quello di una scuola che imprigiona gli studenti nel suo nozionismo ma non li lascia mai liberi di esprimersi, di coltivare il loro estro e le loro passioni. Siamo nell'America degli anni '70 ma potremmo essere nell'Italia di oggi: stesso approccio conservatore, stesse dinamiche reazionarie che creano (forse) sapientoni ma non formano i ragazzi.

E Paul Hunnham (un Paul Giamatti strepitoso, quasi commovente) questo lo sa bene, e lo rifiuta in toto a costo di inimicarsi tutti, alunni, colleghi e superiori. Compreso un preside ottuso che un tempo era stato suo allievo e ora lo tratta in malo modo per la sua "insubordinazione", obbligandolo a rimanere a scuola durante le vacanze di Natale per fare da baby-sitter a quei (pochi) studenti che, per vari motivi, non hanno un posto dove andare. Hunnham si muove come un alieno in un contesto preistorico: legge libri in latino, parla in modo forbito e desueto, vive isolato nel suo misantropismo, sbeffeggiato dagli altri insegnanti e odiato dai ragazzi. 

Succede però che alla fine i disadattati costretti a restare in classe (gli holdovers del titolo) se ne vanno uno a uno, e solo uno di loro alla fine non riuscirà a svignarsela: si tratta di Angus (Dominic Sessa), uno studente geniale ma problematico, con grossi problemi di comportamento. La madre, divorziata e riaccompagnata con un altro uomo, lo ha parcheggiato nel college per levarselo di torno, il padre è rinchiuso in un ospedale psichiatrico: Angus prova a contenere la rabbia tuffandosi nello studio, ma la scuola per lui è un inferno da cui provare a scappare al più presto... lo stesso inferno che là fuori, in Vietnam, ragazzi poco più grandi di lui pagano con la vita, come il figlio della cuoca dell'istituto, la corpulenta Mary Lamb (Da'vine Joy Randolph), anche lei rimasta sola con la morte nel cuore. 

The Holdovers
non è altro che la sintesi di tre solitudini, in una scuola che da luogo d'incontro diventa invece luogo di sopraffazione, di esercizio di potere, di convivenza forzata. E toccherà proprio al professore burbero ma dal cuore d'oro venire meno ai propri dogmi, rinunciando (a caro prezzo) alle rigide imposizioni legali e sociali per aprirsi verso un ragazzo difficile eppure tenero, fragile, di animo gentile, che vuole solo essere ascoltato e non interrogato, bisognoso solo di un po' di amore. 

Una storia semplice, in omaggio a un cinema classico che si rifà evidentemente alla grande tradizione hollywoodiana degli anni '70 e '80 (inevitabile non pensare a L'attimo fuggente o a Breakfast Club) ma che, al contempo, è anche il grosso limite di una pellicola godibilissima, amabile, ma anche abbastanza prevedibile e scontata, che punta tutto sulle ottime interpretazioni degli attori (Giamatti e Randolph favoriti d'obbligo per i prossimi Oscar, ma anche Sessa avrebbe meritato la candidatura) ma che non riesce ad elevarsi artisticamente da un canovaccio che sembra scritto con lo stampino. Di Alexander Payne avevamo adorato dieci anni fa lo stupendo Nebraska, quello sì un grande spaccato di una parte di America scollegata dal tempo e dalla storia, mentre The Holdovers al massimo ci strappa una lacrimuccia, un sorriso sincero, un abbraccio bonario. Ma il giudizio, per quanto affettuoso, non si èleva mai nulla più che dal "carino"...

6 commenti:

  1. Sai perché fatichiamo a discostarci dal "carino" di fronte alla bellezza semplice? Probabilmente perché ci stanno abituando a bellezza distorta, che spesso bellezza non è. Quindi i contorcimenti lanthimosiani, le presunte lentezze wendersiane, poi quando arriva qualcosa che sollecita senza troppe pippe mentali, e comunque a solleticare svariate corde meno arzigogolate ma in ogni caso trascurate.. lo classifichiamo come "normale", "carino", "accettabile" ma se non ci comunica il "non convenzionale" ci rimaniamo male, noi che ormai ad una guerra durante il tg pensiamo giusto che la zuppa manchi di sale..
    Credo che avremmo bisogno di più Holdovers, e meno robe eclatanti.. (a chiacchiere)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ovviamente non sono d'accordo :) ti assicuro che in questi miei primi 51 anni di vita di film ne ho visti tanti, forse troppi... e di sicuro non sono uno che si fa abbindolare dal primo film presunto "innovativo" che arriva in sala: non è un caso, ad esempio, che sia stato uno (tra i pochi) che l'hanno scorso ha dormito profondamente vedendo lo strombazzato EEAAO, poi vincitore (inopinatamente) di sette Oscar.
      Detto questo, non mi pare di aver stroncato affatto "The Holdovers", ma come si può dire che questo sia un film che va oltre il "carino"? Ci sono tre ottimi attori, certo, ma la trama è talmente prevedibile che non bisogna essere Einstein per capire come andrà a finire... praticamente ad ogni scena si capisce già quello che accadrà "dopo", in un film che non riscriverà alcuna pagina di una già vasta filmografia di genere. Si sorride, ci si commuove e ci apre il cuore. Ed è già tanto, credetemi. Però non mi si venga a parlare di capolavoro, specie in un'annata come quest'anno.

      p.s. avercene di contorcimenti e di "lentezze" come quelli di Lanthimos e Wenders!

      Elimina
  2. sono d'accordo con Franco Battaglia

    a forza di film con effetti speciali e fuochi d'artificio i film "semplici" (quelli che non hanno bisogno di un sito internet per spiegare cosa significano) sembrano banali, ma non è così

    https://markx7.blogspot.com/2024/01/the-holdovers-lezioni-di-vita-alexander.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gli effetti speciali sono uno strumento filmico come tanti altri: la loro riuscita dipende dall'uso che se ne fa. Io divido i film soltanto in belli e brutti (ovviamente estremizzo) non in semplici e complessi. Ho adorato la complessità e l'autorialità di "Povere Creature!" e al contempo la struggente semplicità di "Perfect Days". Ma qui onestamente vedo "solo" un discreto film di attori che si muove senza sussulti in uno schema stra-collaudato. Il che va bene, intendiamoci, ma i grandi film sono un'altra cosa (per me)

      Elimina
  3. l'HO finalmente visto anch'io, e devo dire che mi è piaciuto molto. Rispetto ad American Fiction, è un film completamente di verso e così va preso, cmq Paul Giamatti è bravissimo in questo film.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo, sono due film completamente diversi e Giamatti è super, niente da dire. Però io ho trovato American Fiction più "vero" e meno ruffiano, ma sono gusti 😊

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...