venerdì 10 settembre 2010

Venezia 67 \ 13 ASSASSINS (Giappone, 2010) di Takashi Miike

Certe volte ai critici cinematografici bisognerebbe proprio dare delle bastonate in testa! Non si capisce, infatti, come gli stessi critici che poche ore prima avevano sonoramente stroncato (con tanto di fischi e ululati) la proiezione di un film impefetto ma dignitoso come La solitudine dei numeri primi, si siano poi spellati le mani dagli applausi per questo fumettone iper-violento e stupidotto firmato da Takashi Miike.
Intendiamoci: il regista giapponese ha frotte di estimatori in tutto il mondo e merita rispetto, ma oggettivamente ci chiediamo che cosa possa portare in un concorso come quello veneziano un film come questo, se non il gusto della provocazione… ma bisognerebbe chiederlo a Muller.
Noi limitiamoci a parlare di 13 Assassins, anche se in verità c’è molto poco da dire. Il cinema di Takashi Miike ormai lo conoscono anche i sassi: storie di cappa e spada in costume, piene di samurai nobili e cattivissimi tiranni, con i primi che cercano di abbattere i secondi e far trionfare la pace: in questo caso c’è un signorotto deposto che assolda 13 valenti samurai per sterminare l’esercito del despota di turno e fermare la sua scalata al potere. La scena iniziale, appena dopo i titoli di testa, mostra senza problemi un guerriero che fa harakiri. Nella scena successiva vediamo il tiranno cattivo che con la spada stacca la testa di netto ad un servo. Passano altri cinque minuti e lo stesso cattivone si accanisce con archi e frecce sui corpi di una famiglia intera condannata a morte per chissà cosa… si va avanti così per due ore al ritmo di un morto ogni trenta secondi circa. Nelle scene di battaglia (interminabili) sembra di avere tra le mani un joystick e divertirsi a giocare a un videogame per vedere chi abbatte più nemici.
Si ha un bel dire che la violenza mostrata in modo così ingenuo e surreale non fa del male a nessuno, e che solo uno stupido (o in malafede) possa ritenerla dannosa e pericolosa, ma anche in questo caso ci si continua a chiedere quale sia il senso di certe produzioni.
Col massimo rispetto, solo ed esclusivamente per appassionati.

VOTO: *

2 commenti:

  1. Dire che il cinema di Takashi Miike lo conoscono anche i sassi per poi riassumere il suo cinema con "storie di cappa e spada in costume, piene di samurai nobili e cattivissimi tiranni, con i primi che cercano di abbattere i secondi e far trionfare la pace" dimostra una totale ignoranza dell'argomento. Con tutto il rispetto parlando.

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  2. Hai ragione, del cinema di Takeshi conosco ben poco. E forse dovevo essere meno 'categorico' nel mio intervento: non ho problemi nel fare ammenda... però la mia opinione in materia non cambia, resto dell'idea che il suo sia un cinema per 'soli appassionati'. Col massimo rispetto per questi ultimi.
    Grazie per l'intervento.

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