martedì 13 febbraio 2024

VISIONI VENEZIANE (GREEN BORDER /FINALMENTE L'ALBA /L'AMMUTINAMENTO DEL CAINE: CORTE MARZIALE)



Escono quasi contemporaneamente in questi giorni tre film presentati all'ultima Mostra del Cinema di Venezia e che, malgrado lo scarsissimo tempo libero a disposizione del sottoscritto e la sua salute precaria, meritano comunque una citazione. A partire dal "regalo d'addio" (chiamiamolo così, sniff) di un grande vecchio che ci ha lasciati sul più bello ma che certo resterà per sempre un gigante nella memoria dei cinefili: William Friedkin chiude la sua straordinaria carriera con L'ammutinamento del Caine: Corte Marziale, dramma processuale che purtroppo vedremo solo in piattaforma. Altro film "impegnato" (lo trovate invece in sala) è il toccante Green Border di Agnieszka Holland, storie di odioso razzismo nella civilissima Europa dell'est, mentre tra un paio di giorni (sempre in sala) potrete assistere a un film italiano purtroppo poco riuscito eppure, paradossalmente, non privo di spunti di interesse: con il suo Finalmente l'alba Saverio Costanzo riesce, anche nella sua imperfezione, a suggestionare e confezionare un'opera molto personale e curiosa. Vedere per credere. 



GREEN BORDER
(di Agnieszka Holland, Polonia 2023)

Tre storie difficili tutte ambientate al confine tra Polonia e Bielorussia: una famiglia di profughi siriani prova a passare la dogana per ricongiungersi con i parenti in Svezia, un insegnante di inglese diventa fervente attivista dopo aver scoperto i soprusi verso i rifugiati da parte del feroce dittatore Lukashenko, una giovane guardia di frontiera sta per diventare padre e si trova a toccare con mano gli orrori della guerra... Con Green Border (premiato a Venezia e osteggiato in patria) Agnieszka Holland butta un lucido sguardo sul dramma dell'immigrazione e le connivenze con i paesi interessati, esattamente come ha fatto il nostro Matteo Garrone con il suo Io Capitano: solo che stavolta i profughi arrivano via terra e non via mare, e lo stile è ben diverso da quello del regista italiano. Mentre Garrone, infatti, racconta una storia avventurosa, epica, privilegiando emozioni e narrazione, il film della Holland adotta uno stile documentaristico e direi fin troppo realista, tanto da farlo cadere in qualche trappola retorica. Rigoroso, ma forse fin troppo "costruito" per vincere premi, come in effetti è avvenuto.
giudizio:   



FINALMENTE L'ALBA
(di Saverio Costanzo, Italia 2023)


Roma, anni '50. La giovane Mimosa (Rebecca Antonaci), promessa sposa a un uomo che non ama, diventa attrice per caso e si tuffa nella Hollywood sul Tevere dell'epoca, piena di speranze e illusioni. Alla fine delle riprese però la ragazza vivrà un'ultima notte infinita, che la segnerà per sempre... Saverio Costanzo conferma di essere un regista attento alla confezione e maniacale nei dettagli, perdendo però di vista la narrazione: Finalmente l'alba è un film elegantissimo, rutilante, fascinoso, interpretato da ottimi attori e capace di mettere in scena il lato oscuro di Cinecittà e del Cinema in generale (al sottoscritto ha ricordato molto Babylon di Damien Chazelle). Solo che lo fa in modo confuso, con una trama incerta, abborracciata, che non appassiona mai e che rimane prigioniera del suo surrealismo, anche con qualche caduta di stile (vedi la parte finale, tagliata con l'accetta e con inutili suggestioni horror). Nemmeno il taglio di 20 minuti rispetto alla proiezione veneziana temo gli gioverà (anzi, forse lo renderà ancora più confuso). Peccato, perchè lo spunto era interessante e Costanzo, malgrado tutto, si conferma regista non banale. Anche nei film poco riusciti.
giudizio: 



L'AMMUTINAMENTO DEL CAINE: CORTE MARZIALE
(di William Friedkin, USA 2023)


Fa davvero male al cuore pensare che The Caine Mutiny Court-Martial sia l'ultimo film di quel genio assoluto che era (è) William Friedkin Lui, che proprio a Venezia avrebbe dovuto ricevere il premio alla carriera (straordinaria), anche stavolta non voleva in nessun modo presentarsi a mani vuote: il destino poi ci si è messo di mezzo, ma non ha impedito a questo intenso dramma da camera di arrivare al Lido e dimostrarci come anche con poco (una sceneggiatura, tre attori, una stanza) si possa fare cinema di alto livello. Prendendo spunto dal noto film del 1954 di Edward Dmytryk, Friedkin costruisce un legal-drama dalla sceneggiatura di ferro, tutto ambientato dentro un'aula di tribunale, che stimola naturali riflessioni sulla giustizia e sul senso del dovere. Un vero peccato che approdi direttamente in piattaforma (su Paramount +) perchè avrebbe meritato alla grande un passaggio in sala. Ma va bene anche così. So long, vecchio William.
giudizio: 


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