sabato 25 maggio 2013

LA GRANDE BELLEZZA

(id.)
di Paolo Sorrentino (Italia, 2013)
con Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Galatea Ranzi, Pamela Villoresi, Carlo Buccirosso, Massimo De Francovich, Isabella Ferrari, Roberto Herlitzka
VOTO: *****/5


Che cosa hanno in comune Baz Luhrmann e Paolo Sorrentino? A prima vista apparentemente nulla, eppure ci piace pensare che sia stato un meraviglioso scherzo del destino il fatto che i loro film siano usciti in sala a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro, quasi come la continuazione ideale di un discorso. Sì, perchè Il Grande Gatsby e La Grande Bellezza sono in realtà due film molto simili: entrambi parlano di decadenza e di solitudine, di ipocrisia e apparenza, della lenta e costante disgregazione della società e dei suoi valori vista dagli occhi di chi in quel sistema ci sta dentro fino al collo, come protagonista assoluto.

lunedì 20 maggio 2013

LA BANDA DEL BRASILIANO (OMAGGIO A CARLO MONNI)

(id.)
di John Snellinberg (Italia, 2010)
con Carlo Monni, Luke Thaiti, Luca Spanò, Alberto Innocenti, Gabriele Pini


Per chi vive oltre i confini del Granducato (di Toscana) il suo nome forse dirà poco, ma Carlo Monni (scomparso ieri a 70 anni dopo una lunga malattia) era un grandissimo attore, oltre che un animale da palcoscenico e un vero imbonitore di folle: uno 'alla Benigni' insomma, se possibile ancora più ruspante, quasi un fratello maggiore del Roberto nazionale, suo padre putativo in tanti film (il più famoso, Berlinguer ti voglio bene, lo consacrò come autentico 'poeta proletario') la cui bravura è rimasta purtroppo confinata entro i dintorni di Campi Bisenzio (o Champs sur le Bisence, come la chiamava lui...). Anche per sua scelta, bisogna dirlo, troppo modesto e troppo orgoglioso per scendere ai compromessi del mondo dello spettacolo. A suo modo, un puro...

venerdì 17 maggio 2013

IL GRANDE GATSBY

(The Great Gatsby)
di Baz Luhrmann (USA, 2013)
con Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan, Tobey Maguire, Joel Edgerton, Isla Fisher, Elizabeth Debicki, Jason Clarke
VOTO: ****/5

"Mio nonno sarebbe orgoglioso di questo film".
La frase, non certo insignificante, è della nipote di Francis Scott Fitzgerald, pronunciata all'anteprima americana del film, ed è sicuramente la miglior recensione possibile e anche la migliore risposta per una critica cinematografica che, come al solito, si è rivelata molto miope verso Baz Luhrmann e la sua idea di cinema assolutamente anticonvenzionale e personalissima. I critici che hanno snobbato il suo Gatsby sono gli stessi che già (quasi) vent'anni fa distrussero Romeo+Giulietta, prima che questo film diventasse il manifesto della X-generation dell'epoca. Sono gli stessi che trattarono con altrettanta sufficienza il suo vorticoso Moulin Rouge, salvo poi accorgersi (sempre molto tardi) che quel film riuscì a resuscitare un genere abbandonato e dimenticato come il musical...

mercoledì 15 maggio 2013

LA TRAGICA EPOPEA DI GATSBY IL MAGNIFICO

Il grande comico americano Andy Kaufman alla fine fu di parola: costretto suo malgrado a lavorare in tv nonostante odiasse il piccolo schermo e il pubblico televisivo, durante uno dei suoi memorabili spettacoli annichilì la platea leggendo in diretta un libro intero per tutta la trasmissione. Tutto, dall'inizio alla fine, senza pause. Quel romanzo era Il Grande Gatsby, e a chi gli chiedeva 'perchè l'hai fatto?' Kaufman rispondeva disarmante: 'perchè è il più grande romanzo americano di tutti i tempi'... E che tempi, oserei dire: Francis Scott Fitzgerald scrisse questo libro nel 1925, vale a dire in pieno boom economico e in un clima di euforia nazionale: erano gli anni del lusso, del benessere, dell'affarismo, della borsa, della speculazione, ma anche del proibizionismo e del puritanesimo, del divieto di vendita degli alcolici, dei locali clandestini dove si organizzavano party privati cui partecipavano migliaia di persone spinte dal benessere e dal gusto per la trasgressione. Erano gli anni del Sogno Americano, e nulla lasciava presagire che di lì a qualche anno tutto sarebbe crollato sotto la Grande Depressione, la prima violenta crisi economica del nuovo secolo.

lunedì 13 maggio 2013

NO - I GIORNI DELL'ARCOBALENO

(No)
di Pablo Larraìn (Cile, 2012)
con Gael Garcia Bernal, Alfredo Castro, Antonia Zegers, Nestor Cantillana
VOTO: ****/5

Nel 1988, sotto la forte pressione della comunità internazionale, il dittatore cileno Augusto Pinochet fu costretto a indire un referendum per chiedere agli elettori di prolungare di altri otto anni il suo regime dispotico che durava da ben tre lustri (esattamente dal 1973, anno in cui fu deposto militarmente il legittimo presidente Salvador Allende). Sulla carta si trattava di un plebiscito-farsa: durante la campagna elettorale all'opposizione furono concessi solo 27 giorni di tempo e appena 15 minuti giornalieri di spazi televisivi in seconda serata, mentre tutto il resto delle trasmissioni era occupato dalla propaganda di regime.

mercoledì 8 maggio 2013

ROONEY MARA, UNO SCRICCIOLO DALLA TESTOLINA PENSANTE...

E' una tipetta tosta Rooney Mara: a vederla non si direbbe, con quel fisico minuto e il faccino affilato come una lama di coltello... poi però si viene a sapere che la signorina in questione per prepararsi a Millennium (il remake americano di Uomini che odiano le donne), oltre a essersi rasata i capelli (e questo ci sta) si è fatta praticare quattro fori su ogni lobo dell'orecchio e ben quattro piercing su sopracciglio, labbra, naso e, udite udite, persino sui capezzoli! Altro che metodo Stanislavskij, dunque! Tanta immedesimazione è stata comunque premiata con la doppia candidatura a Oscar e Golden Globes e, soprattutto, con la fama internazionale che ha fatto decisamente salire il suo cachet...

Niente male quindi per una ragazza giovane (ma non giovanissima, è nata nel 1985) che recita 'professionalmente' solo dal 2005: il set era quello di Urban Legend 3, dove recitava insieme alla sorella maggiore Tricia. Poi tanta gavetta e tanta umiltà, forse anche per scrollarsi di dosso l'antipatica etichetta di 'figlia di papà', visto che Rooney è la rampolla di una delle famiglie più ricche e potenti degli Stati Uniti: i nonni paterni gestivano infatti una rete di lussuosi casinò, oltre ad aver fondato due delle più popolari squadre di football americane, i New York Giants e i Pittsburgh Steelers. Suo zio materno invece fu addirittura ambasciatore statunitense in Irlanda, nonchè creatore dell'organizzazione benefica The Ireland Funds.

Per Rooney dunque all'inizio molti ruoli da comprimaria in innumerevoli telefilm e serie televisive. Poi nel 2010 arriva la svolta: dopo una particina nel remake dell' horror-cult Nightmare di Samuel Bayer, ecco che arriva la chiamata di David Fincher che la vuole nel suo splendido The Social Network, il pamphlet sulle origini di Facebook in cui Rooney interpreta la parte della ex-fidanzata di Mark Zuckerberg. Il ruolo è piccolo ma importante, oltretutto in uno dei film più belli di inizio millennio, dove dà prova di grande maturità e presenza scenica. Ma non pensate che Miss Mara si fermi qui: a conferma di una gran testolina pensante e di un lodevole impegno nel sociale, nello stesso anno costituisce l'organizzazione umanitaria Faces of Kibera, che si occupa di offrire condizioni di vita dignitose alle popolazioni del Kenia.

Il resto è storia recente: dopo Millennium arriva un altro film d'autore, il 'medical-thriller' Effetti Collaterali di Steven Soderbergh  , insieme a Jude Law e Catherine Zeta-Jones. L'immediato futuro è invece nientepopodimenoche nel nuovo film di Terrence Malick, ancora senza titolo, che la vedrà protagonista insieme a Ryan Gosling, Cate Blanchett e Christian Bale (e scusate se è poco...) . Niente male per uno scricciolo di un metro e sessanta: complimenti, piccola grande Rooney!

domenica 5 maggio 2013

EFFETTI COLLATERALI

(Side effects)
di Steven Soderbergh (USA, 2013)
con Rooney Mara, Jude Law, Catherine Zeta-Jones, Channing Tatum, Vinessa Shaw
VOTO: **/5

Per bocca dello stesso Steven Soderbergh, questo Effetti Collaterali dovrebbe essere l'ultimo film della sua carriera di regista cinematografico. Pare infatti che d'ora in poi si dedicherà esclusivamente al teatro e alla fiction televisiva (il cui debutto lo vedrà impegnato a Cannes con l'annunciato Behind the Candelabra).  Ad essere sinceri, però, a noi sembra che Soderbergh il cinema 'vero' lo abbia già abbandonato da un pezzo, considerate le sue ultime deludentissime opere, lontane anni luce da quelle dei tempi migliori (Traffic, Erin Brockovich, Out of Sight) che lo consacrarono come cineasta talentuoso, eclettico e perfettamente integrato nell'establishment hollywoodiano (che, tradotto, significa essere capace di destreggiarsi con abilità tra film impegnati e titoli ben più commerciali e di genere per pagarsi i film 'seri').

Difficile però stabilire a quale categoria appartenga una pellicola come Effetti Collaterali: in teoria alla seconda, poiché schiera un cast di prim'ordine ed è realizzata con indubbia furbizia e senso dello spettacolo. Solo che stavolta Soderbergh non sembra volersi accontentare, e allora la infarcisce di temi controversi e dibattuti, decisamente scomodi, quasi a voler tentare di riunire in un solo film i due aspetti personali di cui sopra. Il risultato, lo diciamo subito, è estremamente deludente. E chi ha voluto vedere per forza in questo film echi hitchcockiani o atmosfere alla Brian De Palma dev'essere anch'esso sotto effetto di quei medicinali che sono i veri protagonisti di questa storia...

Rooney Mara, in una scena del film
E' una battuta, ovviamente: nessuno si offenda! Una battuta che mi dà lo spunto per raccontarvi la sinossi del film. Dunque: una giovane donna di nome Emily Taylor (la bella Rooney Mara) riabbraccia il marito (Channing Tatum) rilasciato dopo aver trascorso quattro anni in carcere per insider trading. A prima vista sembrerebbe che, nonostante la detenzione, il distacco sia stato più duro per la ragazza piuttosto che per lui: mentre quest'ultimo, infatti, è pieno di progetti e voglia di ricominciare, la donna è afflitta da manie depressive e trangugia psicofarmaci come fossero noccioline. Nemmeno la ritrovata vita coniugale sembra darle beneficio, anzi: una sera, uscendo con la macchina da un parcheggio sotterraneo, non trova di meglio che andare a schiantarsi volontariamente contro un muro. Dimessa dall'ospedale, viene affidata alle cure dello psichiatra Jonathan Banks (Jude Law) che le prescrive un farmaco di ultima generazione, dagli effetti a quanto pare miracolosi...

E i risultati, al momento, si vedono: la ragazza riacquista tranquillità e vigore (soprattutto sotto le lenzuola) ma non ha fatto i conti con gli effetti collaterali della medicina, che le provocano sonnolenza e sonnambulismo. Succede così che una notte, durante la catalessi, Emily pugnala a morte il marito assistendo inerte alla sua agonia. Per poi ovviamente dimenticarsi tutto una volta 'sveglia'... Il dilemma è chiaro: si può accusare di omicidio una donna in trance? E, all'opposto, se la donna non è colpevole si può agire a giudizio contro la casa farmaceutica produttrice del farmaco e contro il dottore che l'ha incautamente prescritto?

Jude Law e Catherine Zeta-ones
A questo punto credo che qualsiasi spettatore si aspetterebbe un bel film d'inchiesta, di quelli 'coraggiosi', che andassero a scavare nelle magagne del sistema sanitario americano e denunciassero pubblicamente lo strapotere delle multinazionali del farmaco, colpevoli di speculare sulla pelle della povera gente obbligandola (dietro miseri compensi) a fare da cavia per medicinali di dubbia utilità e che creano volontariamente dipendenza, a scopo esclusivo di lucro. Poteva essere un film importante, insomma, sulla falsariga di altri bei titoli di genere come The Insider o L'uomo della pioggia, capace di far riflettere e magari (ri)aprire un dibattito.

Rooney Mara e Channing Tatum
Invece, a sorpresa, niente di tutto questo. Soderbergh, anzi, scansa accuratamente ogni riferimento 'politico' per costruire un pasticciatissimo e confuso 'medical-thriller', del tutto inverosimile e con personaggi al limite del ridicolo (in particolare quello della 'panterona' Catherine Zeta-Jones, in un ruolo ben più adatto a un porno-soft casalingo... ma ovviamente non vi diciamo nulla per non privarvi del 'piacere' della visione). Peccato davvero, perché c'erano tutte le premesse per fare qualcosa di ben più interessante, e peccato soprattutto per vedere coinvolta in questa operazione un'attrice brava ed emergente come Rooney Mara, sulla quale mi sbilancio prevedendole una luminosa carriera: ha una faccia interessante e fuori del comune, di quelle che 'bucano lo schermo', adattissima per ruoli difficili e tormentati...

A noi spettatori invece non resta che un film improbabile, fiacco, patinatissimo, che ti fa ancora più arrabbiare per le premesse che c'erano e che invece non mantiene. E che crea quasi la stessa sonnolenza del farmaco 'incriminato'...