domenica 9 febbraio 2014

SMETTO QUANDO VOGLIO

(id.)
di Sidney Sibilia (Italia, 2013)
con Edoardo Leo, Valeria Solarino, Libero de Rienzo, Neri Marcorè, Valerio Aprea, Piero Sermonti, Piero Calabresi, Lorenzo Lavia, Stefano Fresi
durata: 105 min.


Eccolo, il film (forse) definitivo sul precariato! Più graffiante di Tutta la vita davanti, più significativo di Generazione mille euro, più riuscito de L'Intrepido: in pratica, una delle opere prime più divertenti e brillanti che ci siano capitate di vedere in questo primo scorcio di millennio. Smetto quando voglio è, a suo modo, un film generazionale: parla infatti dei trentenni, o meglio degli ultra-trentenni... nella fattispecie di quella generazione di laureati e ricercatori non più giovanissimi che si scoprono, loro malgrado, troppo bravi e troppo eruditi per lavorare in un paese che non valorizza la cultura e li respinge senza pietà.

Così, in un paese dove la parola 'universitario' fa rima con sfigato (oppure frustrato, che è lo stesso) l'esordiente Sidney Sibilia costruisce un film tanto esilarante quanto incredibilmente cattivo, dal ritmo forsennato e con una colonna sonora da urlo: sembra incredibile (ci dispiace dirlo) che si tratti di una commedia italiana, abituati come siamo al buonismo e al livello infimo delle produzioni nostrane, anche di quelle che nutrono perfino ambizioni autoriali (abbiamo visto nei giorni scorsi La gente che sta bene di Patierno e ci sono cadute le braccia). Smetto quando voglio invece è dinamite pura, un gran bel mix tra ardore giovanile e rispetto per i classici, ma dal registro assolutamente attuale...

Non è infatti difficile vedere in questo film un chiaro omaggio a I soliti ignoti, come la stragrande maggioranza della critica si è affrettata a evidenziare: del resto il capolavoro di Monicelli è forse il film più imitato dal cinema italiano e non solo. Ma mentre nella pellicola del Maestro a tentare il 'colpo' della vita era una banda di poveracci senza nè arte nè parte, in Smetto quando voglio il folle piano per riempirsi le tasche di soldi facili è orchestrato alla perfezione: e te credo!, come dicono a Roma, dal momento che la banda è composta da scienziati veri: sono tutti laureati, luminari nel loro campo, cervelli in libera uscita che per campare fanno i lavapiatti, i benzinai, gli stradini, i giocatori di poker di frodo (!)


Il loro leader è Pietro (un bravissimo Edoardo Leo, ne risentiremo parlare), ricercatore precario che per aspirare all'agognato impiego a tempo indeterminato è costretto a raccomandarsi a un professore di ruolo ignorante e corrotto, che prima lo invita caldamente a prendere la tessera di Comunione e Liberazione per 'ingraziarsi' un suo superiore, salvo poi scoprire che quest'ultimo è un ex-trotzkista fieramente anticlericale. Disperato e senza soldi, messo alle strette da una fidanzata idealista e pedante (Valeria Solarino), Pietro decide di tentare una soluzione alla sua indigenza tanto assurda quanto malsana: fabbricare, con la collaborazione di alcuni suoi ex compagni di corso (anch'essi nullafacenti o sottoccupati) una droga sintetica di nuova concezione (e quindi legale, per la burocrazia italiana) da spacciare nelle discoteche. Inutile dire che ben presto le loro tasche si riempiranno di tanti soldi quanti mai visti in tutta la vita, salvo poi imbattersi ovviamente nella malavita organizzata (il cui capo, Er Murena, è interpretato da un cattivissimo Neri Marcorè) che renderà tutto più difficile...

Come detto, Smetto quando voglio è un film esilarante e godibile, ma non per questo superficiale. Anzi. Si parla di argomenti serissimi e drammatici come la disoccupazione giovanile, la fuga di cervelli dal nostro paese, il disperato bisogno di una meritocrazia vera che consentirebbe di sollevar(ci) dalla mediocrità. Ma anche del dramma e della frustrazione di una generazione intera, disposta pur di sopravvivere a passar sopra anche ai valori etici e morali, senza rimorsi e senza pensarci troppo. Si ride amaro, insomma, in una pellicola spietata e diretta che si spaccia per commedia all'italiana ma nasconde un retrogusto amarissimo e tragico, proprio come quelle del grande Monicelli. A cui, ne siamo sicuri, questo film sarebbe piaciuto da matti.

29 commenti:

  1. Non mi aspettavo una recensione così entusiastica: a questo punto cercherò di recuperarlo.
    Il Cinema italiano ha bisogno di un pò di aria nuova!

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    1. Proprio così, l'aria nuova è vitale alla commedia italiana, da tempo agonizzante. Gran bell'esordio questo di Sibilia, certo non sarà Monicelli, però se il buongiorno si vede dal mattino...

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  2. Bello! Ho visto Leo e Sermonti da Fazio e già lì il film mi aveva incuriosito. Lo guarderò di sicuro, grazie per la recensione che mi ha convinta definitivamente ad andare al cinema :-)

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    1. Grazie a te, mi fa piacere: il film merita davvero! :)

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  3. Quelle 4 stelline mi spingono ancora di più verso il cinema! Causa tempo credo che oggi ci farò una capatina allora :)

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    1. Eh sì... diciamo che quest'inverno il clima ha dato una grossa mano agli incassi cinematografici! Fammi sapere poi che ne pensi, Lisa: i tuoi commenti sono sempre interessanti :)

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  4. Piaciuto molto anche a me, ne parlerò domani.
    Uscire dalla sala soddisfatti dopo aver visto un film italiano è sempre una gran bella soddisfazione.

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    1. E' vero. E ultimamente (purtroppo) non capita spesso, almeno per le commedie... mi auguro che avrà gli incassi che merita (tra l'altro quando l'ho visto io, di venerdi sera, la sala era piena)

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  5. caspita, e io che non gli davo un soldo di fiducia! A quanto pare devo ridimensionare il mio disgusto a priori per la commedia italiana.
    Ho visto il trailer di questo film prima di una proiezione in sala e mi è parso una scopiazzatura patetica di Breaking Bad o almeno di alcuni suoi elementi e così, su due piedi, ho deciso che lo odiavo.

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    1. Non seguo nessuna serie tv in particolare e non so cosa sia Breaking Bad (anche se in effetti molte recensioni che ho letto ne hanno parlato) quindi non posso fare paragoni: però il film non è assolutamente patetico, anzi! E' davvero graffiante e cattivo, oltretutto splendidamente recitato: il tuo disgusto per le commedie italiane è, purtroppo, giustificato, però esistono le eccezioni. Davvero :)

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  6. bel film, davvero bello
    a parte I SOLITI IGNOTI (dove però i protagonisti sono già in partenza dei piccoli malavitori) si potrebbe citare LA BANDA DEGLI ONESTI (Totò & C si mettono a stampare banconote perché anche loro sono con l'acqua alla gola)

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    1. Hai perfettamente ragione! C'è tanto bisogno di buon cinema italiano, e citare i classici non è assolutamente una colpa: i due titoli che hai menzionato sono dei capolavori assoluti (e tra i più imitati)

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    2. Citazioni davvero 'ad hoc'. Sono assolutamente d'accordo.
      Un saluto.
      mauro

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  7. Visto ieri e condivido appieno ogni singola parola Sauro. Esilarante, amaro e brillante. Nell'idea, nella realizzazione del film, nei personaggi. Sai quanto tempo era che in sala, durante la visione di un film italiano, non ridevo come una pazza in lacrime? Tanto tempo. Una boccata d'aria fresca, questo regista è giovanissimo. Forza forza!!! =)

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    1. Sono contento che ti sia piaciuto, Vale. Certe scene sono davvero esilaranti (l'assalto alla farmacia con le baionette d'epoca è da antologia) ma, nonostante questo, in nessun momento il film smette di farci riflettere e indignare sull'assurda condizione di tanti giovani laureati del nostro paese... si ride e si piange, ci si diverte e ci si indigna, si lascia la sala soddisfatti ma anche con tanta amarezza per lo stato in cui ci troviamo. Speriamo che almeno nel cinema questa Italietta riesca ancora a dire la sua...

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  8. Non gli avrei dato un euro e invece mi sono divertita tantissimo. Inoltre, finalmente, la regia è bella, la fotografia particolare e gli attori bravi... c'è ancora speranza per il cinema italiano!!

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    1. Il cinema italiano non è mai morto, malgrado in molti ne cantino il de profundis un giorno sì e l'altro pure... diciamo che c'è un genere in crisi, quello della commedia all'italiana, a causa dei produttori sempre in cerca di soldi facili e di un certo imbarbarimento culturale dello spettatore medio che riversa nelle sale prodotti di qualità sempre più infima. Per fortuna ci sono film come questo che stanno a dimostrare che è ancora possibile far ridere con intelligenza e sarcasmo. E gli elogi a Sibilia sono tutti meritati!

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  9. Eccomi qui caro Sauro. Prima di tutto bella recensione che mi ha davvero fatto venire voglia di vederlo. E' un piacere sapere che la nostra commedia non è morta e trova il coraggio di ispirarsi ai classici di Monicelli per inventare qualcosa di nuovo. Tutti i grandi autori hanno fatto così. Come ti dicevo in privato a me è sembrato di vedere qualche riferimento alla celebrata serie tv "Breaking Bad", oltre che a "L'erba di Grace", con qualche punta di coraggio in più, soprattutto rispetto alla prima. Ebbene, non vorrei scandalizzare molti, però io questa serie l'ho iniziata da diverso tempo, non l'ho ancora finita (sono all'inizio della terza stagione) e, francamente, non la vedo così eccezionale. Bella, per carità, con attori bravi, però non vedo nessun personaggio fuori dal comune, mi pare la classica parabola dell'eroe cattivo per cui devi tifare per forza visto che i buoni sono un branco di decerebrati. In questo film, invece, mi pare di cogliere molto altro: critica sociale, personaggi più sfumati e meno incasellati nel classico "buono, cattivo", sano umorismo nostrano, senza cadere nel becero e sana realtà. Non l'ho visto e magari vedendolo resterò delusa, viceversa potrei definire eccelsa anche in Breaking Bad dopo il finale, ma, per adesso, mi pare che questo piccolo film sia meglio. Sottolineo per adesso. Non linciatemi ^^

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    1. Ciao Silvia,
      Come ti ho scritto anche in privato non ho mai visto niente di 'Breaking Bad' e quindi non posso entrare nel merito. Quello che dico però è che 'Smetto quando voglio' racconta una storia, seppur grottesca, decisamente italiana... può magari aver preso l'idea di base da questa famosa serie televisiva (ma allora, direi, prima che agli americani bisogna rendere merito a Monicelli e Mastrocinque) ma non c'è dubbio che battute e sceneggiatura siano (tristemente) fin troppo attuali e circostanziate. Io non mi sono mai scandalizzato se un film riprende il canovaccio di qualche grande capolavoro del passato, purchè lo spirito e le situazioni siano originali. E direi che il film di Sibilia rispecchia queste caratteristiche.
      Comunque, ci mancherebbe, il dibattito è aperto...

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    2. Breaking Bad è la mia serie preferita: ci sono milioni di cose che ti restano appiccicate in testa, dettagli, trame, personaggi. Ci sono innumerevoli finezze tecniche, tipo la specularità tra i movimenti di macchina, i continui dolly nelle scene action, virtuosismi di regia mai fini a se stessi. Ce ne vorrà di tempo prima di imbattermi di nuovo in qualcosa di tanto potente… e comunque voglio dire che un serial si può giudicare solo dopo averlo visto per almeno 2-3 stagioni intere, altrimenti è come voler commentare un film solo dopo aver visto il primo tempo. Questo film (che non ho visto, lo ammetto) mi pare invece una cavolatina per bamboccioni inconsapevoli: onestamente trovo che in america si fanno film e telefilm su temi decisamente più forti. Ma è solo la mia opinione!

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    3. @One Three Hill: posso essere d'accordo con te (anzi, lo sono certamente) sul fatto che una serie vada giudicata dopo un buon numero di episodi: personalmente non guardo serie tv e quindi non mi pronuncio. Mi fido. Però direi che il tuo giudizio sul film è un po' troppo 'tranchant': non direi proprio che smetto quando voglio è una 'cazzatina': in fin dei conti si parla di precariato, di sottoccupazione, corruzione, droga, violenza... non mi sembrano argomenti frivoli. Ovviamente il registro adottato può piacere o meno, però tutto direi tranne che è un film superficiale!

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  10. ehm naturalmente volevo dire "viceversa potrei definire eccelsa anche IO Breaking Bad"

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  11. Vero, verissimo. Non avevo pensato a Monicelli, presa com'ero dalle giravolte più moderne a cui questo film fa riferimento. Però è vero: il contatto con Monicelli c'è e rende il film più agghiacciante di quel che è. Dimostra che le cose non sono cambiate, ma sono cambiate: cercare di guadagnare per vie poco canoniche è un'impresa tentata ora come allora. Il punto è che oggi a tentarla sono coloro che dovrebbero avere uno stipendio di tutto rispetto. Occorrerebbe riflettere ancora di più sul collegamento tra i due film!

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    1. Infatti, Veronica. E' proprio così: è un film che fa riflettere sul cinismo e la disperazione dei nostri giorni, quella di una generazione che non vede un futuro davanti a sè ed è disposta a tutto pur di assicurarselo. Con ogni mezzo. Come detto, credo che a Monicelli sarebbe piaciuto: avrebbe constatato (con amarezza, mischiata al suo sarcasmo tutto toscano) che aveva purtroppo visto giusto...

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  12. @OneThreeHill= infatti io ho detto che potrei cambiare idea quando l'avrò finita, per adesso non riesco a vedere nulla di così speciale. Ma so bene che è un giudizio parziale e non sull'opera finita. Finora da quello che vedo questo film mi pare meglio. Mi sbaglierò? Pazienza. Francamente bollare tutto il nostro cinema come ciofeca mi pare esagerato. E' vero negli Usa ci sono tanti film superiori ai nostri ma ci sono tante monnezze. Lo stesso dicasi per le serie made in Usa. Le nostre la maggior parte sono oggettivamente brutte. Tu dici che niente ti colpirà così tanto come Breaking Bad? Per me vale per Fringe, che, finale orrendo (perché ha oggettivamente avuto un finale orrendo), è la più bella serie tv sulla fantascienza che ho mai visto. C'è chi penserà che è una ciofeca e ha il diritto di farlo. Pace. Comunque non ho mai detto che Breaking Bad è superficiale, semplicemente la ritengo una bella serie, solo non così splendida. Sullo stesso genere, personalmente, preferisco Sons of Anarchy, ma debbo ammettere che ha perso mordente. Io, poi, come dicevo ieri a Sauro, ho poca pazienza con la serie tv, mi mettono ansia. Comunque se la troverà eccelsa dopo averla vista tutta Breaking Bad (e voglio vederla tutta), verrò a dirlo ;)
    @Sauro=infatti penso le serie tv usa che potrebbero essersi anche a Monicelli. I nostri maestri del cinema sono fonte di ispirazione ovunque. L'altro giorno Jean Dujardin diceva di ispirarsi al nostro Vittorio Gassman

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    1. Il fatto che si debba aspettare 2-3 stagioni per dare un giudizio significativo su una serie è il motivo principale per cui non le guardo... :) è una cosa mia: non ho tutta questa pazienza, è più forte di me. Mi dispiace quindi non poter dare un contributo valido a questa discussione: comunque il dibattito è stimolante, e sinceramente questo 'mondo inesplorato' mi incuriosisce :)

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    2. Non ho detto che tutto il cinema italiano è una ciofeca ma che da noi si fanno commedie su argomenti assurdi e frivoli, che nelle altre nazioni riderebbero di noi se lo sapessero: un film come questo, con tanti bamboccioni senza nè arte nè parte in America sarebbe inconcepibile! Insomma, se non hai lavoro, se c'è crisi, non stare a piangerti addosso: o te lo inventi il lavoro oppure vai a cercarlo dov'è! Io ho girato mezza Europa e sono andata avanti per anni a suon di borse di studio prima di trovare finalmente un posto qui che fosse consono alle mie aspirazioni: non mi è mai passato per la testa di mettermi a spacciare, eppure sono partita da zero! Esattamente come loro.

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    3. @One Three Hill: c'è del vero in quello che dici, in special modo sulla qualità infima delle nostre commedie (come ho già detto). Sottoscrivo in pieno. Sul resto... beh, dico solo che non è tutt'oro quello che luccica: attenzione a non farsi abbagliare dal Sogno Americano (ormai non ci credono più nemmeno gli americani stessi, e da tempo), il mito del 'self made man/woman' è un po' stropicciato. E' vero che in tempi di crisi bisogna arrangiarsi e trovare idee nuove (e soprattutto andare a cercare il lavoro dove c'è, e quindi anche fuori dal nostro paese) ma 'bollare' tutti i nostri giovani come bamboccioni mi pare esagerato e un po' ingeneroso: se in Italia mancano opportunità e sviluppo, in fondo, non è certo colpa loro!

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  13. @One Three Hill= mi trovo d'accordo con te sul fatto che 3/4 delle nostre commedie siano veramente oscene, così come le nostre fiction dove non si ha il coraggio di osare e ci rifilano sempre gli stessi stereotipi. Mi permetto una piccola osservazione: tu dici, giustamente, che il mio giudizio su Breaking Bad deve arrivare solo alla fine dell'opera. Ripeto hai ragione., ma ecco tu questo film italiano non l'hai neanche visto e lo cataloghi uguale a quelli mediocri Io, nel mio primo post, ho detto subito che la mia è impressione. Penso che come io debbo finire di vedere Breaking Bad e vedere questo film per poter dare UN REALE giudizio, tu debba vedere questo film per poter fare altrettanto ;) . Poi, ripeto, se vedendo il finale di Breaking Bad lo troverò eccelso lo dirò, ma finora non mi sento di considerarlo tale. Un caro saluto

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