sabato 29 settembre 2018

BLACKkKLANSMAN




titolo originale: BLACKkKLANSMAN (Usa, 2018)
regia: SPIKE LEE
sceneggiatura: SPIKE LEE, DAVID RABINOWITZ, KEVIN WILMOTT, CHARLIE WACHTEL
cast: JOHN DAVID WASHINGTON, ADAM DRIVER, LAURA HARRIER, TOPHER GRACE, JASPER PAAKKONEN
durata: 135 minuti
giudizio: 

Finalmente Spike Lee è tornato, e dire che non ci speravamo quasi più: era dai tempi de La 25a ora (2002) o, a voler essere più generosi, da Inside Man (2006) che il più famoso regista nero d'America non dirigeva un film degno della sua carriera. E questo BlacKkKlansman ci riporta quantomeno su buoni livelli, se non altro per qualità, spessore, impegno, vitalità artistica.

Certo, anche qui difetti ce ne sono. Ma sono quei difetti che, come negli anni migliori, ci hanno paradossalmente fatto amare Spike Lee in quanto caratteristici della sua personalità e del suo infinito impegno sociale: BlacKkKlansman è infatti un film "bulimico", viscerale, che mette parecchia carne al fuoco senza magari saperla cuocere al meglio, ma che almeno riesce a scuotere lo spettatore e risvegliare le coscienze, a costo di (s)cadere (ma solo un pochino) nella retorica del black power. Però, suvvia, diciamocelo: che Spike Lee sarebbe senza la sua sana ed onesta, strenua crociata in difesa dei neri d'America?

Per questo BlacKkKlansman mi è piaciuto: è una pellicola divertente e ironica, piacevolmente prolissa (le due ore e un quarto di durata sono un po' generose), piena di ritmo e con una splendida colonna sonora (che mette insieme Prince, Emerson Lake and Palmer, James Brown, nonchè la storica Oh Happy Day dei The Edwin Hawkins Singers) e che fa riflettere e rabbrividire su quanto i germi del razzismo e dell'intolleranza siano difficili di sradicare: la storia, vera, di Ron Stallworth, primo poliziotto di colore della sua città, Colorado Springs, si svolge verso la fine degli anni '70 ma potrebbe svolgersi oggi, perchè quell'America destrorsa e ottusa, che discrimina i più deboli pur sbandierando la propria democrazia, non è per niente dissimile da quella trumpiana di oggi (le cui immagini di repertorio, che il regista "appiccica" nel finale, stanno lì a dimostrarlo).

La figura del protagonista del film (ben interpretato da John David Washington) rappresenta uno dei primordiali tentativi di emancipazione dei neri americani. Relegato nell'ombra (viene assunto come archivista) e stanco di sopportare le continue battute razziste dei colleghi poliziotti, Stallworth riuscirà a farsi trasferire al reparto investigativo diventando agente sotto copertura: dopo aver aperto un'indagine contro la sezione locale del Ku-Klux-Klan, "sfrutterà" la collaborazione di un collega bianco (il sempre bravo Adam Driver) per infiltrarsi nelle maglie dell' estremismo wasp, (acronimo di White Anglo-Saxon Protestant) che non sembra per niente così innocuo di quanto, per quanto folle, possa apparire...

BlacKkKlansman irride e mette in guardia, a modo suo, con goliardia e sarcasmo, da un pezzo di America che, pur oltrepassando ampiamente il limite del ridicolo involontario, rappresenta l'estremizzazione di una politica tesa ad aumentare scientificamente le discriminazioni sociali e a tollerare comportamenti solo in apparenza folkloristici che però, con il silenzio compiacente delle istituzioni, possono alimentare tensioni sociali e guerre tra poveri.

Un po' quello che sta accadendo oggi nell' America di Trump, che non ha mai preso ufficialmente le distanze dal Ku-Klux-Klan e dai rigurgiti di razzismo bianco: uno dei momenti più esilaranti (e allo stesso tempo inquietanti) del film è quando gli adepti della setta scandiscono militarmente il motto "America First", lo stesso adottato dal neo-presidente in campagna elettorale! Così, le immagini di repertorio di Nascita di una Nazione di David W. Griffith (1915), film-simbolo per il Ku-Klux-Klan, mixate insieme a quelle delle manifestazioni razziste che un secolo dopo sono arrivate davanti alla Casa Bianca, gettano un'ombra inquietante sul futuro di questo paese e del mondo intero. Ma forse non avevano fatto i conti con il vecchio Spike Lee...

12 commenti:

  1. Credo che La 25.ora resterà insuperabile, ma questo film è un bel ritorno al passato

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    1. "La 25ma ora" è per me il vertice massimo della carriera di Spike Lee, e credo che resterà insuperato: per quanto "BlacKkKlansman" non sia affatto male, anzi, credo che ormai il regista americano non tornerà più su quei livelli... anche se ovviamente me lo auguro.

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  2. Felice di leggere che il caro Spike sia tornato a buoni livelli! Le tue parole mi fanno ben sperare - già l'aspettativa era alle stelle - per un film che, sin dal soggetto, sembra essere proprio pane per i denti per uno spirito irriverente come quello di Lee. Domanda: quando arriverà il film della svolta definitiva per Adam Driver?
    Tra qualche giorno ti saprà dire la mia sul film ;)

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    1. Non so se il film soddisferà le tue altissime aspettative (me lo dirai presto ;) ) però è indubbiamente il miglior film di Spike Lee da almeno tre lustri a questa parte. Riguardo Adam Driver, lo ritengo un ottimo attore che, per me, ha già trovato la sua giusta "collocazione": penso che lui preferisca restare un interprete "di nicchia" a disposizione dei grandi autori. Il suo ruolo in "Silence" di Scorsese testimonia in tal senso.

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  3. un po' pleonastiche e ridondanti le immagini finali, direi. proprio appiccicate con il Bostik.

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    1. oddio... forse sì. Però come ho scritto nella recensione, senza un po' di vecchia, sana, efficace retorica sul Black power che Spike Lee sarebbe? :)

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  4. prestissimo lo vedrò anche io xD

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  5. Ma il monologo di Belafonte? Fantastico mi ha ricordato i bei tempi di Malcom X!

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    1. Bellissimo e toccante. Che stempera per un attimo il registro goliardico del film e ti obbliga a pensare. E commuoverti.

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  6. Sono molto contento di leggere questa recensione. Ho sempre adorato Lee, e dai tempi di Inside man non era più riuscito ad essere se stesso.
    Non vedo l'ora di vederlo.

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    1. Stesso discorso per me: era da tanto, troppo tempo che il vecchio Spike Lee non tornava a "graffiare", e questo film finalmente lo riporta su buoni livelli. Evidentemente gli è bastato (si fa per dire) girare una storia che fosse nelle sue corde, incentrata sui suoi temi di sempre

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